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Governo Italiano

Dal Parlamento: Commissione Esteri Camera, Ambasciatore Armellini (OCSE), fare di più per povertà e istruzione

Data:

09/03/2009


Dal Parlamento: Commissione Esteri Camera, Ambasciatore Armellini (OCSE), fare di più per povertà e istruzione

I progressi nell’ambito degli Obiettivi di sviluppo del Millennio dell’Onu “dovrebbero indurre ad un moderato ottimismo”, in particolare per quanto riguarda la lotta alla povertà e sul fronte dell'istruzione, ma “il ritmo di miglioramento rimane certamente troppo lento per consentire il raggiungimento degli obiettivi entro il 2015, soprattutto in molti Paesi dell'Africa sub-sahariana”. Questa è la valutazione del rappresentante d'Italia presso l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), ambasciatore Antonio Armellini, in un’audizione alla Commissione Affari Esteri e Comunitari della Camera dei deputati, svolta il 29 gennaio 2008, nell’ambito  dell’indagine conoscitiva sugli obiettivi del Millennio delle Nazioni Unite

Leadership decisa e piani di sviluppo chiari
Armellini sottolinea che gli ulteriori sforzi per centrare gli obiettivi devono basarsi su alcuni presupposti essenziali: “una leadership politica decisa, che metta lo sviluppo sostenibile e la lotta della povertà al centro dell'azione dei governi; l'elaborazione di piani e di politiche per lo sviluppo chiari e attentamente focalizzati; bilanci nazionali ben predisposti, in cui le risorse per lo sviluppo siano identificate con chiarezza; un impegno deciso per la lotta alla corruzione; un coinvolgimento di tutti gli attori nell'elaborazione delle strategie di riduzione della povertà, secondo un principio di inclusività democratica; infine, l'importante ruolo di supporto che devono svolgere la comunità internazionale e, in particolare, i donatori”.

Obiettivi da raggiungere entro il 2010
L'esperienza della cooperazione allo sviluppo, negli ultimi quarant'anni, “è stata abbastanza ricca di esempi di inefficacia e la comunità internazionale ha ormai preso coscienza dei limiti delle passate politiche”, ha spiegato Armellini, ricordando che con la dichiarazione di Roma del 2003 è iniziato un processo, concretizzatosi nella dichiarazione di Parigi del 2005, che ha identificato una serie di obiettivi da raggiungere entro il 2010.

La dichiarazione di Parigi si articola intorno a cinque principi:
Ownership: i Paesi destinatari devono appropriarsi dei processi di sviluppo.
Alignment: i Paesi donatori devono basare la loro attività di cooperazione su strategie, istituzioni e procedure locali, cioè riferite ai Paesi di destinazione degli aiuti, con l'utilizzo crescente di sistemi finanziari e di risorse istituzionali locali e così via.
Il terzo principio è quello del coordinamento tra i Paesi donatori, le cui attività dovrebbero divenire sempre più trasparenti e complementari, in base al principio della divisione del lavoro, che mira tra l’altro a risolvere il problema di duplicazione e dispersione di risorse.
Managing for results: una gestione basata sui risultati raggiunti, piuttosto che sugli input dedicati a questi programmi; e che privilegi, quindi, metodologie adeguate per un monitoraggio dei risultati raggiunti.
Mutual accountability: donatori e Paesi partner sono reciprocamente responsabili per i risultati conseguiti.


La dichiarazione di Parigi ha avuto “un momento di impulso ulteriore” nel settembre del 2008, in occasione del forum che si è svolto nella capitale del Ghana, Accra. In quell'occasione “sono state decise azioni ulteriori che dovrebbero favorire un più rapido raggiungimento degli obiettivi del 2010”.

La politica italiana di aiuto allo sviluppo
L'ultimo rapporto OCSE sulla politica italiana di aiuto allo sviluppo risale al 2004. Tale rapporto “ha messo in evidenza una serie di criticità e di problemi strutturali”, ha rilevato Armellini, annunciando che entro il primo aprile 2009 l’OCSE consegnerà un memorandum che illustri i miglioramenti dell’Italia in questi ultimi cinque anni.
In ogni caso la presidenza italiana del G8  “sta cercando di realizzare una collaborazione con l'OCSE”  per  “introdurre un concetto integrato di cooperazione allo sviluppo” che passi dal “concetto tradizionale di efficacia dell'aiuto a quello di efficacia dello sviluppo”. Un approccio cioè che guardi “a tutto quello che concorre, nell'insieme della realtà economico-finanziaria di un Paese in via di sviluppo, a promuovere una crescita più equilibrata, comprendendo settori come la governance democratica, la capacity building istituzionale, la sicurezza, lo sviluppo della pace e così via”. Una strategia del whole-of-country approach, ossia la valutazione dell'insieme del Paese rispetto allo sviluppo, ha sottolineato Armellini.

*L’intervento stenografico dell’ambasciatore Armellini


Luogo:

Rome

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