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Governo Italiano

L’intervista: Universita’ - La Francesca, ora l’obiettivo e’ fare sistema

Data:

07/05/2009


L’intervista: Universita’ - La Francesca, ora l’obiettivo e’ fare sistema

Una piattaforma d’azione comune per l’internazionalizzazione del sistema universitario italiano: e’ quanto scaturito da un incontro svoltosi alla Farnesina nell’aprile scorso promosso dal Ministero degli Affari Esteri in collaborazione con la Conferenza dei Rettori delle Universita’ italiane ed il Ministero dell’Istruzione, Universita’ e Ricerca. Sono  state poste le premesse per la costituzione di un gruppo di lavoro congiunto tra i due Ministeri e gli Atenei italiani mentre la rete diplomatica contribuira’ a promuovere l’offerta di alta formazione accademica del nostro Paese.
 Il notiziario ‘’Diplomazia Economica Italiana’’  pubblica, nel suo numero di aprile ,che dedica l’approfondimento alle iniziative di internazionalizzazione a favore del sistema universitario italiano, un’intervista a  Gherardo La Francesca, Direttore Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale del Ministero degli Affari Esteri.
 
Come si presenta attualmente il quadro delle attività all'estero delle Università italiane?
Sono state avviate moltissime iniziative, e questo è il segno di una vitalità che va preservata e valorizzata. Manca però un vero coordinamento a livello di sistema. Questa carenza è evidente già nei rapporti tra le Università. Aggregando e integrando le rispettive forze, in numerosi progetti e in molti Paesi, gli Atenei italiani potrebbero aumentare il valore e la visibilità della loro offerta formativa. Ma carenze ancora più significative emergono nel mancato collegamento tra Università e istituzioni e tra Università e imprese in un'ottica di Sistema Paese. Basti pensare alla difficoltà ricorrenti incontrate da molte aziende italiane all'estero nel reperimento di risorse umane qualificate. Su questo piano l'apporto delle Università del nostro Paese può essere determinante sia attraverso iniziative di cooperazione all'estero, sia migliorando la capacità di attrazione di risorse umane qualificate dall'estero. Si tratta di adeguare organizzazione didattica, strutture e servizi alle esigenze di studenti e manager stranieri disposti a perfezionarsi nel nostro Paese. Il primo passo, evidentemente, è quello di aumentare l'offerta di corsi in inglese. In questo caso la strada è stata aperta dal programma “Invest Your Talent in Italy” che propone un modello di attrazione di risorse umane dall'estero, che vengono formate nelle migliori Università italiane e messe a disposizione delle imprese italiane per la propria internazionalizzazione nei grandi mercati emergenti. Mi riferisco in particolare all'India e alla Turchia, principali destinatari del programma voluto dal Ministero degli Esteri in collegamento con il Ministero dello Sviluppo Economico, ICE, sistema camerale e Università.

Come si può promuovere questo coordinamento?
La prima forma di coordinamento è la circolazione dell'informazione. In questa direzione il Ministero si è prodotto in un importante lavoro di individuazione e monitoraggio delle iniziative degli Atenei italiani nei diversi Paesi, che ha mobilitato sia le nostre sedi diplomatiche all'estero che un team di specialisti. Ne è emersa una fotografia aggiornata della situazione accompagnata da una valutazione sia delle criticità che del potenziale di sviluppo e miglioramento delle iniziative esistenti. Da questa foto, di concerto con MIUR e CRUI, passeremo all'immagine in movimento attraverso un sito interattivo che potrà essere aggiornato dalle Università. Consentirà a tutti i soggetti interessati - imprese, Regioni, Consolati, studenti, ecc - di accedere online alle informazioni d'interesse, utilizzando chiavi di ricerca geografiche (per Paesi) e per argomenti. In tal modo, si accrescono le possibilità per le Università di vedersi finanziate dal settore privato le iniziative avviate con Atenei stranieri.

L'informazione, da sola, però non basta?
Contestualmente abbiamo istituito un gruppo di lavoro congiunto assieme al Ministro dell'Università e Ricerca, alla Conferenza dei Rettori e al Consiglio Universitario Nazionale (CUN), con il compito di elaborare strategie a più livelli, a partire dalle esperienze di maggiore efficacia e successo, le cosiddette "best practices". Naturalmente, lungo il percorso sarà raccolto anche il contributo di altri interlocutori istituzionali e del mondo imprenditoriale. L'obiettivo è importante: si tratta di posizionare il nostro Paese sul mercato globale della conoscenza.

Quali sono le best practices?
Abbiamo individuato diversi modelli di intervento con caratteristiche e obiettivi diversi. Le iniziative più impegnative sono quelle di un vero e proprio insediamento all'estero dell'offerta formativa italiana. La strada è stata aperta, una decina di anni fa, dall'Università di Bologna che ha inaugurato una sede a Buenos Aires. Il prossimo traguardo dovrebbe essere l'avvio dell'Università italo- turca di Istanbul, e a seguire il progetto di Università italo-egiziana al Cairo e del Politecnico di Karachi. Meno impegnativi, dal punto di vista dell'investimento in strutture fisse, sono gli accordi bilaterali con Università estere dove vengono proposti corsi di laurea gestiti da Università italiane per studenti locali. E' il modello proposto in Cina dai Politecnici di Milano e Torino e dalle Università Luiss e Bocconi. Strategiche anche le iniziative per attrarre in Italia studenti particolarmente promettenti, e qui mi riferisco alla già citata iniziativa di “Invest Your Talent in Italy”. Infine, il progetto forse più ambizioso, ma che indubbiamente chiude il cerchio è quello denominato “One Dream One City” messo a punto dal Comune di Milano in collegamento con gli Atenei locali, Uffici consolari stranieri accreditati nel capoluogo lombardo, istituti bancari, mondo imprenditoriale, ecc. Tale progetto prevede, tra l'altro, la costruzione di un moderno campus per stranieri e italiani con numerose strutture di servizi (tra cui sportelli ad hoc per snellire le pratiche burocratiche) necessarie per rendere il soggiorno in Italia un'esperienza unica e irrinunciabile.

Dopodichè bisogna 'certificare' la qualità dell'offerta?
Sì. Ed è inutile nascondere i problemi: dalla rilevazione che abbiamo commissionato ad una società specializzata, emerge che il rating internazionale delle Università italiane, tranne alcune significative eccezioni, è tutt'altro che soddisfacente. Ma questo deve essere soltanto uno stimolo a migliorare.


Luogo:

Rome

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