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Governo Italiano

L’Intervista: Ambasciatore de Martino di Montegiordano, opportunita’ per le imprese italiane interessate ad esportare e/o investire in Australia

Data:

30/07/2009


L’Intervista: Ambasciatore de Martino di Montegiordano, opportunita’ per le imprese italiane interessate ad esportare e/o investire in Australia
Le opportunita’ per le imprese italiane interessate ad esportare e/o investire in Australia sono al centro di un’intervista all’Ambasciatore italiano a Canberra, Gian Ludovico de Martino di Montegiordano pubblicata nel numero del 29 luglio della newsletter di Diplomazia economica.Ecco il testo dell’intervista.

Ambasciatore, quali strade devono percorrere e a chi si devono rivolgere le imprese italiane per valutare meglio le opportunità aperte dal Piano infrastrutturale del Governo australiano? Le imprese italiane interessate a sfruttare le opportunità di business in Australia possono fare riferimento all'Ufficio Commerciale dell'Ambasciata d'Italia a Canberra. Altri contatti utili sono costituiti dalla rete consolare in Australia, dall'ufficio ICE di Sydney e dal sistema delle Camere di Commercio italo- australiane. Inoltre, l'Ambasciata d'Italia e gli altri Enti del Sistema Italia in Australia sono collegati alla rete Extender del MAE attraverso la quale vengono pubblicizzati i bandi di gara. Per maggiori informazioni, si può prendere contatto con l'Ambasciata d'Italia a Canberra, il cui indirizzo e-mail è ambasciata.canberra@esteri.it Ulteriori contatti utili sono poi a disposizione sui seguenti siti internet: www.ambcanberra.esteri.it www.ice.it/paesi/oceania/australia www.assocamerestero.it

Per acquisire una maggiore presenza sul mercato australiano le aziende italiane devono confrontarsi con competitor asiatici (Cina, Giappone) che hanno un forte insediamento locale. Quali sono le carte che gli italiani possono giocare nei diversi settori (beni di consumo, strumentali, intermedi)? La competizione dei Paesi asiatici è in forte crescita ma l'Unione Europea rimane, di gran lunga, il principale partner dell'Australia. L'interscambio UEAustralia è pari al 17,1% del commercio bidirezionale australiano, ed è superiore, nell'ordine, a quella di Asean, Cina, Giappone e Stati Uniti. L'Italia, con una quota del 2,4%, è l'undicesimo esportatore in assoluto, e il terzo esportatore europeo, dopo Regno Unito e Germania. Le principali voci del nostro export sono costituite da medicamenti (inclusi prodotti veterinari), beni strumentali quali macchinari, macchine elettriche e mezzi di trasporto, seguiti dai tradizionali beni di consumo del "Made in Italy". È, inoltre, da segnalare la tenuta dell'interscambio bilaterale nonostante la sfavorevole congiuntura globale. Nel primo quarto del 2009, sia le esportazioni dall'Italia che le importazioni dall'Australia sono cresciute rispetto allo stesso periodo del 2008. Se si guarda agli investimenti esteri, l'UE detiene una quota pari a un terzo di tutti gli investimenti esteri in Australia, per circa 300 miliardi di euro. L'investimento complessivo di Giappone, ASEAN e Cina, è intorno al 6%, meno di un quinto degli investimenti europei. Un'indagine condotta nel 2006 dalla Commissione Europea ha stimato la presenza di circa 2.300 imprese europee in Australia. Gli investimenti europei generano un indotto di circa 1,2 milioni di posti di lavoro, pari al 12% della forza lavoro australiana. In particolare, nei settori del manifatturiero, delle materie prime e dei servizi finanziari, la presenza delle imprese europee è estremamente significativa. Per le nostre imprese ci sono notevoli potenzialità di crescita e numerose aziende hanno una consolidata presenza in Australia. Per citarne alcune: ENI, Ansaldo, Saipem, Tenova, Case New Holland, Iveco, Socotherm, Prysmian, Parmalat, Ferrero, Il Gruppo Nuance,Luxottica Nel prossimo decennio sono previsti investimenti pubblici per 250 miliardi di dollari australiani per la realizzazione di progetti infrastrutturali con interessanti possibilità per le nostre imprese soprattutto nel settore ferroviario, portuale, aeroportuale e stradale. Lo stesso discorso vale per lo sviluppo di nuovi giacimenti minerari, che richiedono impianti di estrazione e la relativa infrastruttura idrica, elettrica e di trasporto. L'industria italiana vanta posizioni di eccellenza che possono essere ulteriormente valorizzate.

Quali sono i comparti in cui esiste spazio per investire tenuto conto delle caratteristiche delle imprese italiane (settori e dimensioni)? Innanzitutto il minerario. L'Australia è notoriamente abbondante nelle principali commodities minerarie (carbone, ferro, alluminio, rame, oro, gas, petrolio, uranio). Secondo i dati dell'Australian Bureau of Statistics (ABS), nel 2008 I nuovi investimenti nel settore sono ammontati a 36,7 miliardi di dollari australiani (ca. 20,4 miliardi di euro). Inoltre, circa 70 nuovi progetti, per un valore complessivo di 80 miliardi di Aud, sono in uno stadio di sviluppo avanzato. In notevole incremento è l'estrazione di ferro, carbone e uranio (risorsa di cui l'Australia detiene il 40% dei giacimenti mondiali). Nonostante gli effetti della crisi finanziaria ed economica internazionale, si prevede che l'anno finanziario 2009-10 sarà per l'Australia il secondo anno record, dopo il 2008-09, per quanto riguarda gli introiti dal commercio delle commodities ed il primo per quanto riguarda i volumi esportati. Non vanno però dimenticate le potenzialità di investimento esistenti anche nel settore energetico, soprattutto tramite la partecipazione a joint venture o investimenti in equity. Settori importanti sia per l'interscambio che per l'avvio di collaborazioni industriali sono anche la meccanica strumentale, la farmaceutica, l'aeronautica, la cantieristica, le bio-tecnologie. Anche nei beni di consumo le opportunità non mancano, come dimostrano le "success stories" degli investimenti di Parmalat e Luxottica, che sono ormai leader di mercato nei rispettivi settori. E gli Stati più 'attraenti' per i diversi tipi di imprese? Victoria e New South Wales sono i due Stati tradizionalmente più industrializzati, dove è concentrata la maggior parte delle imprese australiane e delle multinazionali straniere. Di grande rilievo è la presenza di imprese estere in New South Wales, dove si stima che circa il 60% de valore aggiunto ed il 75% dell'occupazione è generato da imprese a capitale estero. Vanno, però, menzionate anche le opportunità di investimento nei settori minerario ed energetico offerte dagli Stati del Queensland e del Western Australia. Il Governo del Queensland sta, inoltre, investendo moltissimo nell'obiettivo di diventare un polo economico e industriale con punte di eccellenza nella produzione creativa, nella Information and Communications Technology e nella elettronica. Infine, anche il South Australia offre notevoli opportunità di collaborazione industriale, soprattutto nei settori estrattivo (è lo Stato con le maggiori riserve di uranio al mondo), energetico (specie geotermia), gestione delle acque e industria della difesa.

L'Australia viene spesso presentata come una piattaforma per gestire i mercati asiatici. Ma lo stesso vale per località come Hong Kong e Singapore. Quali sono i vantaggi specifici dell'offerta australiana sotto questo profilo? Le imprese che utilizzano l'Australia come hub per il Sud-Est asiatico possono usufruire di una forza lavoro altamente specializzata, un sistema universitario d'avanguardia, una spesa in ricerca di base ed applicata fra le più alte al mondo, istituzioni stabili e democratiche, un settore finanziario solido, un ordinamento giuridico funzionale all'attività economica. A riprova di ciò, l'Australia è classificata nelle posizioni di vertice in tutte le classifiche internazionali sulla qualità della vita ed il clima economico. È terza nell'indice della libertà economica redatto dal Wall Street Journal, settima nell'indice della competitività mondiale dell'IMD, nona sia nella Classifica della Banca Mondiale sulla facilità di fare affari sia nella classifica di Transparency International sulla percezione della corruzione. Inoltre, Sydney è classificata fra le prime 10 città al mondo per la qualità della vita sia dall'Economist Intelligence Unit che dalla Mercer Consulting. Rispetto a Singapore o Hong Kong, chi decide di operare dall'Australia ha, inoltre, il vantaggio di insediarsi in un Paesecontinente con un mercato interno maturo ed in costante sviluppo. L'Australia ha uno dei livelli di PIL pro-capite più elevati al mondo ed una popolazione relativamente giovane ed in crescita. Occorre, infine, considerare che l'Australia detiene ingenti quantità di tutte le principali materie prime commerciate internazionalmente.

In che misura e come la comunità italiana espatriata in Australia può essere un asset nello sviluppo dei rapporti economici bilaterali? La comunità espatriata può ovviamente fornire reti e relazioni importanti. Credo, tuttavia, che il valore aggiunto generato dalla presenza di una comunità italiana così numerosa (circa il 5% della popolazione australiana ha origini italiane) consiste nella familiarità della popolazione australiana con il gusto e la cultura italiana. L’immagine positiva dell'Italia in Australia non deve però rimanere staticamente ancorata al passato e alla tradizione. È importante che l'Italia sia apprezzata non solo per la sua cultura ma anche, sempre di più, per la sua tecnologia e le sue tante eccellenze.


Luogo:

Roma

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