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Mostre: i gioielli di Mimmo Paladino e Cleto Munari all’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles (1 agosto-30 ottobre 2009)

Data:

06/08/2009


Mostre: i gioielli di Mimmo Paladino e Cleto Munari all’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles (1 agosto-30 ottobre 2009)

L’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles ospita dal primo agosto al 30 ottobre 2009 una mostra di dodici gioielli in oro, smalto ed ebano - in edizione limitata - ideati da Mimmo Paladino e realizzati dal designer ed imprenditore veneto Cleto Munari.

Mimmo Paladino è uno dei più significativi esponenti del movimento artistico conosciuto a livello internazionale come Trans-Avanguardia, grazie ad una felice definizione del critico Achille Bonito Oliva e che include anche Sandro Chia, Francesco Clemente e Enzo Cucchi. Le opere dell’artista campano sono presenti nelle collezioni permanenti dei maggiori musei internazionali, tra cui il Metropolitan Museum of Art di New York e il Los Angeles County Museum. Particolarmente apprezzati dalla critica sono i suoi interventi all’esterno del Museo Mart di Rovereto ed i mosaici all’interno del museo romano dell’Ara Pacis, progettato dall’architetto americano Richard Meier. Il linguaggio di Paladino è fluido e ambiguo e fa coesistere pittura e scultura allo stesso tempo. Le sue figure e forme inquietanti sono ispirate a culture primordiali, all’arte primitiva e alla cabala. Paladino è convinto assertore che l’arte debba porre quesiti e non necessariamente fornire risposte.

Cleto Munari lavora da molti anni per dare forma e continuità alla cultura di una zona del design che Ettore Sottsass definisce leisure, quella zona dove “forse non si impegnano industrie gigantesche, non si affrontano problemi vasti, ma si cerca di popolare lo spazio intorno a noi, lo spazio intimo, di presenze gradevoli, di memorie riconoscibili”. Valendosi della collaborazione dei più affermati operatori del settore, Munari valica il vincolo della funzionalità, sempre necessariamente presente negli oggetti di consumo prodotti industrialmente, permettendo così alla fantasia del designer o dell’architetto, coinvolto nel progetto, di sbrigliarsi e sbizzarrirsi senza condizionamenti.


Luogo:

Roma

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