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Intervista all’Inviato UE a Kabul, Ettore Sequi: queste sono le prime elezioni veramente afghane, popolazione mai così coinvolta

Data:

20/08/2009


Intervista all’Inviato UE a Kabul, Ettore Sequi: queste sono le prime elezioni veramente afghane, popolazione mai così coinvolta

Le elezioni presidenziali in Afghanistan del 2009 costituiscono una svolta nella giovane democrazia di questo Paese asiatico. Ne è convinto Ettore Sequi, Inviato dell’Unione Europea in Afghanistan, che in due interviste al Messaggero e al Tempo, nel giorno del voto, sottolinea come “per la prima volta la gente abbia potuto concentrarsi su questo evento. I candidati avevano programmi che la gente ha ascoltato, la campagna elettorale è andata bene, sono stati rispettosi l’uno dell’altro, anche se non sono stati affatto teneri. Hanno avuto argomentazioni politiche come non era mai accaduto. La stampa ha seguito, quando ci sono stati i dibattiti televisivi, la gente è rimasta a casa a guardarli. Quello tra il presidente Karzai e Ashraf Ghani ha avuto 10 milioni di spettatori”. E soprattutto, rispetto alle elezioni del 2004, queste “sono state organizzate interamente dagli afghani”.

Di sicuro non saranno elezioni “perfette”, ammette Sequi (già Ambasciatore d’Italia in Afghanistan dal 2004 fino al febbraio scorso), perché nei villaggi ad esempio “la decisione su chi votare viene presa in moschea, dagli anziani, è la tribù che decide”. D’altro canto, però, “oggi circa i due terzi della popolazione ha meno di 30 anni e di questi molti vivono nelle città sanno leggere e scrivere”.

C’è poi il problema dei brogli, che “naturalmente ci aspettiamo”, ma le autorità “hanno fatto uno sforzo perché tutto funzionasse”: la proclamazione dei risultati ci sarà il 17 settembre “proprio per dare tempo alle verifiche e a possibili riconteggi”.

Non ultima, la questione sicurezza: “Non possiamo sapere se i talebani attaccheranno oggi, domani. La parola d’ordine in Afghanistan è frammentazione. Sociale, etnica. Anche i talebani vivono questa condizione. I responsabili dell’intelligence afghana confermano di aver trattato con alcuni comandanti locali una tregua per consentire il voto. Altri insorgenti non hanno condiviso questa linea”.

Nonostante tutte queste incognite, comunque, queste saranno elezioni di svolta per l’Afghanistan. Per Sequi “la parola magica è credibilità”. Un processo elettorale credibile “che stabilisca senza dubbi che l’eletto è colui che gli afghani desiderano. Un candidato che dovrà rispettare gli impegni del programma. Un contratto per il futuro con gli afghani e la comunità internazionale. Un impegno nella lotta alla corruzione, al narcotraffico, per i diritti civili e la sicurezza. Consapevole di un sostegno reale della Comunità internazionale”. E tal proposito, Sequi assicura che l’Europa sosterrà chiunque verrà eletto dagli afghani: “Sono arrivati centinaia di osservatori internazionali da tutta Europa, persone che appartengono a organizzazioni per i diritti umani e Ong, che verranno schierate un po’ ovunque per seguire e valutare il voto di oggi. Collaboreremo con chiunque verrà votato in quello che deve essere un processo credibile”.


Luogo:

Roma

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