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Governo Italiano

Afghanistan: il Ministro Frattini alle Commissioni Esteri e Difesa, restituire il Paese agli afgani attraverso una ‘road map’ chiara e limiti temporali

Data:

16/12/2009


Afghanistan: il Ministro Frattini alle Commissioni Esteri e Difesa, restituire il Paese agli afgani attraverso una ‘road map’ chiara e limiti temporali

“Restituire l’Afghanistan agli afgani” con una “road map chiara e limiti temporali”. E’ questo l’obiettivo della “nuova strategia per la stabilizzazione” del Paese, discussa in sede NATO sulla scia di quanto prospettato dal Presidente USA Barack Obama, che ha deciso di inviare nel Paese rinforzi militari americani e indicato l’inizio del disimpegno nel luglio del 2011. Lo ha spiegato il Ministro Franco Frattini, insieme con il collega della Difesa Ignazio La Russa, in un’audizione alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato sugli sviluppi della partecipazione italiana alla missione ISAF, il 10 dicembre 2009.

Bisogna “lavorare insieme” – ha affermato il Ministro – per creare, oggi, le condizioni iniziali che permettano di “trasferire progressivamente al Governo di Kabul la responsabilità e la gestione della sicurezza, ma soprattutto del buongoverno del Paese”. Un impegno che si inquadra nello sforzo della comunità internazionale contro il terrorismo in Pakistan, per “consolidare il Governo locale e permettere che le lunghe frontiere tra i due Paesi smettano di essere transitabili senza alcun problema e, dunque, veicolo di facile aiuto per le organizzazioni terroristiche”.

Per far progredire questa transizione il Governo italiano ha fissato “tre binari”: “un aumento temporaneo e con una precisa finalità politica dei contingenti militari; una maggiore responsabilizzazione del Governo afgano; un rafforzamento dell’impegno nel settore civile e un miglior coordinamento tra questo e la dimensione militare”.

L’aumento degli effettivi “non è una finalità in sé”: bisogna “garantire una cornice di sicurezza, in cui la soluzione può essere solo politica”, creando le condizioni di un “graduale disimpegno internazionale in una fase successiva”. Una strategia da oggi non più “open ended”, ma con una “road map chiara, limiti temporali e obiettivi da realizzare entro quei tempi”.

Per quanto riguarda il secondo binario, la comunità internazionale “vuole un Governo afgano rappresentativo, deciso dagli afgani, competente ed efficace, che promuova lo sviluppo economico” e una “riconciliazione nazionale, tentando di “sottrarre quelle frange dell’insorgenza che non sono legate ad Al Qaeda dall’abbraccio dell’illegalità”. L’Italia è “a favore di un tentativo politico” teso a esplorare se le frange di talebani non legate ad Al Qaeda “accetteranno il ritorno alla legalità in cambio di una loro reintegrazione sociale, civile e politica”. Al Governo Karzai, inoltre, verranno chieste “azioni concrete” a cominciare dalla lotta alla corruzione. Al vertice di Londra del 28 gennaio prossimo l’Italia presenterà iniziative volte a dare un contributo rafforzato alla lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata, oltre che un contributo alla formazione delle pubbliche amministrazioni afgane.

L’ultimo binario, infine, riguarda il settore civile, il cui impegno vede “la centralità dell’ONU” e che “deve essere coordinato meglio” con la NATO. Da parte sua l’Italia ha già dimostrato di essere “tra i primi Paesi leader al mondo nella coalizione in Afghanistan”, attraverso il suo impegno nell’educazione, nella formazione della pubblica amministrazione, nella sanità, nello sviluppo economico e nell’agricoltura. A ciò si aggiungono due nuove iniziative: un contributo all’agricoltura, a Herat, con la ricostruzione della coltura dell’olio d’oliva in terreni abbandonati da decenni. E un impegno maggiore della Guardia di finanza nella collaborazione con la polizia di frontiera afgana al confine con l’Iran.

Per quanto riguarda i rinforzi militari, il Ministro La Russa ha reso noto che l’intenzione è di incrementare di mille uomini la presenza media, che nel periodo precedente alle elezioni “era di 2795 uomini”; entro giugno 2010, cioè nel periodo che parte da gennaio e arriva a giugno 2010, “noi contiamo di realizzare una presenza media di 3300 uomini. Essa sarà, invece, di 3700 uomini nell’ottobre 2010”.


Luogo:

Roma

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