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Governo Italiano

Libia: Frattini, lunedì la crisi dei visti può risolversi in ambito Ue

Data:

17/02/2010


Libia: Frattini, lunedì la crisi dei visti può risolversi in ambito Ue

Lunedì a Bruxelles la crisi libica può risolversi
Per sbloccare la crisi dei visti tra la Libia e i Paesi dell’area Schenghen, come conseguenza del contenzioso elvetico-libico, “dobbiamo incoraggiare entrambe le parti a trovare un accordo su un negoziato bilaterale che va avanti da molto tempo”. Lo auspicato il Ministro Franco Frattini, in un’intervista a Skytg24. Frattini ha ricordato che “vi sono ancora dei nodi che non si sono sciolti” ma “l’accordo è vicino”, tuttavia la Svizzera ha adottato un’iniziativa “che io avevo sconsigliato”, e cioè inserire i più alti esponenti delle istituzioni libiche come il Presidente Gheddafi in una ‘lista nera’ del Sistema Informativo Schenghen, “un modo di usare Schenghen non conforme agli obiettivi”. Allo stesso modo la Libia ha avuto una reazione eccessiva bloccando i visti per i Paesi Schengen, ha puntualizzato Frattini, che ha concluso con un auspicio: “Lunedì prossimo i ministri degli esteri Ue si riuniranno a Bruxelles ed io spero che le parti riescano a trovare un accordo”.

Iran: senza risoluzione ONU sanzioni UE
Per quanto riguarda il dossier nucleare iraniano, Frattini ha sottolineato che se una risoluzione contenente delle sanzioni nei confronti dell'Iran "non si può adottare" al Consiglio di sicurezza dell'Onu, "credo che sanzioni si debbano adottare a livello dell'Unione europea". Secondo Frattini misure per fare pressione su Teheran sul suo programma nucleare servono a "prevenire l'intervento militare" e che debbano essere "adottate abbastanza presto". Il Ministro ha poi sottolineato la necessità di "avere come principali alleati gli Stati Uniti, la Russia, i Paesi arabi e l'India", perché se ad agire é "un piccolo gruppo di Paesi", le sanzioni "sono del tutto inutili".

Afghanistan: non escluso un intervento temporaneo dell’Italia nel sud
Il Ministro "non esclude" un possibile intervento delle truppe italiane nelle operazioni in corso nella provincia di Helmand, nel sud dell'Afghanistan. Tuttavia "deve essere una richiesta di impiego temporaneo, non ci può essere chiesto di spostarci da Herat in un'altra zona del Paese", ha evidenziato, spiegando che "se occorre un intervento in aiuto ad un'operazione anti-terrorismo, gli italiani hanno sei ore, soltanto sei ore, di tempo per rispondere, e la decisione se accettare questa richiesta di intervenire in appoggio oppure se respingerla la prendono i comandi militari".


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