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Governo Italiano

L’intervista: Amb. Scalici, il nuovo Piano di sviluppo in Uruguay, opportunita’ anche per le imprese italiane

Data:

02/03/2010


L’intervista: Amb. Scalici, il nuovo Piano di sviluppo in Uruguay, opportunita’ anche per le imprese italiane

In Uruguay , in attesa di entrare in carica, il nuovo governo del Presidente eletto Pepe Mujica sta mettendo a punto un vasto programma di investimenti in infrastrutture per un ammontare indicato in circa 2 miliardi di dollari, da realizzare nei prossimi cinque anni. Dovrebbe consentire all'Uruguay di proporsi come una porta d'ingresso privilegiata nel Mercosur, il grande mercato del Sudamerica formato anche da Brasile, Argentina, Paraguay e Venezuela.

Un altro obiettivo del programma è quello di ridurre il divario nel tasso di sviluppo esistente tra la capitale Montevideo e i Dipartimenti interni del Paese.

Le caratteristiche del piano di sviluppo ma anche le prospettive per le imprese italiane sono al centro di un’intervista pubblicata nel numero di marzo dalla Newsletter-Diplomazia economica italiana, all’ambasciatore d’Italia a Montevideo Guido Scalici.

Quali sono le carte su cui intende puntare la nuova amministrazione?
Una delle priorità è l'ammodernamento delle infrastrutture. Storicamente, l'Uruguay ha sempre rivestito un ruolo strategico, all'ingresso del Mar della Plata, come elemento di separazione tra Argentina e Brasile. Oggi l'obiettivo del Governo è di tradurre questa collocazione in un forte vantaggio per l'insediamento di attività logistiche. Concretamente l'impegno riguarda l'ammodernamento del Porto di Montevideo e la costruzione di un secondo grande porto a La Paloma, in acque profonde, ai confini con il Brasile. Si aggiungono il ripristino di una rete ferroviaria ormai obsoleta, ma che riveste un ruolo strategico soprattutto per il trasporto del legname, dei prodotti della filiera agroindustriale, l'ulteriore sviluppo delle numerose aree industriali e logistiche che operano in regime di zona franca, aperte negli ultimi anni. Si tratta di offrire una base operativa efficiente e ben servita da servizi e collegamenti alle aziende che intendono operare in una vasta area che copre buona parte dell'Argentina, gli Stati meridionali del Brasile (che sono

anche quelli con il maggior tasso di sviluppo) nonché il Paraguay e la Bolivia, che sono raggiungibili dall'Uruguay anche per via fluviale. Altrettanto significativo sarà l'impegno del nuovo Governo nel settore dell'energia. Tra due anni dovrebbe diventare operativo il primo terminale per l'importazione di gas naturale liquefatto (gnl) in compartecipazione tra la compagnia petrolifera e l'ente elettrico uruguayani (Ancap e Ute) e l'argentina Enarsa. Si stanno costruendo nuove centrali termiche a supporto di una rete alimentata prevalentemente da fonte idroelettrica, ma soprattutto il Paese punta ad accrescere lo sfruttamento di fonti alternative: biomasse derivanti da lavorazioni agricole e alimentari, impianti solari ed eolici. Si punta su un largo numero di unità di piccole dimensioni ma diffuse su tutto il territorio.

Le dimensioni dell'Uruguay sono un vantaggio o uno svantaggio?
Entrambe le cose. Certamente il Paese, che conta circa tre milioni e mezzo di abitanti su una superficie di 176mila km2, soffre per la mancanza di un mercato interno sufficientemente vasto. In cambio gode di una maggiore stabilità e questo rappresenta un importante vantaggio soprattutto per il settore dei servizi.

Montevideo, ad esempio, è tuttora un'importante piazza finanziaria regionale, anche se ormai deve fare i conti con le nuove normative in materia di paradisi fiscali. In particolare, per uscire dalla 'lista grigia' Ocse dove è oggi collocato, l'Uruguay dovrà modificare alcune norme riguardanti la sorveglianza e il segreto bancario. Un forte sviluppo ha avuto il settore dei servizi informatici e del cosiddetto business processing (call center e attività contabili) per conto di grandi aziende multinazionali. Ora sta crescendo anche il settore ospedaliero e dei servizi clinici non solo per la clientela locale.

C'è un modello a cui Mujica intende ispirarsi?
È sempre difficile parlare di modelli perché, nella realtà, nessun Paese e nessun Sistema è uguale ad un altro. Ma ritengo che Mujica stia guardando con interesse a esperienze come quelle di Singapore per quanto riguarda le attività logistiche e lo sviluppo della cosiddetta economia della conoscenza. L'Uruguay del resto, ha un'eccellente tradizione universitaria sia pubblica che privata, che in parte ha subito un processo di decadimento e che ora il nuovo Presidente intende rilanciare.

Per quanto riguarda invece l'immenso potenziale agricolo del Paese, ritengo che Mujica intenda ispirarsi all'esempio della Nuova Zelanda che ha saputo mantenere una larga base sociale di coltivatori e allevatori, facendo crescere, contemporaneamente, grandi aziende e strutture di trasformazione e commercializzazione dei prodotti, in grado di competere sui mercati internazionali. Uno degli obiettivi del grande programma di infrastrutture è proprio quello di accompagnare questo progetto, migliorando i trasporti e l'accesso alle zone interne del Paese che certo non mancano di risorse. Sono in particolare l'allevamento bovino e la produzione lattiero-casearia, la filiera forestale (legname, cellulosa) supportata da un'attenta regolamentazione dell'abbattimento e della ripiantumazione delle aree sfruttate, la produzione risicola. Questi settori offrono anche importanti opportunità ai fornitori italiani di macchinari e tecnologie di trasformazione e conservazione.

E il turismo?
Ritengo che, anche sotto questo profilo, il potenziale del Paese sia molto vasto. A parte il caso particolare di Punta del Este, il modello attuale è incentrato su un turismo famigliare, con appartamenti in affitto e operazioni immobiliari lungo la costa. Ci sarebbe invece spazio per un numero maggiore di grandi strutture alberghiere e anche di villaggi turistici organizzati. In questo, come in altri settori, ci sono indubbiamente interessanti opportunità anche per gli operatori italiani.

Che però sembrano disattenti rispetto alle potenzialità del Paese?
Nell'interscambio con l'Uruguay l'Italia si colloca al secondo posto, tra i Paesi europei, dopo la Germania. È vero però che la presenza diretta delle aziende italiane in Uruguay è piuttosto ridotta. I nostri prodotti e i nostri macchinari sono commercializzati prevalentemente da rappresentanti locali e questo, nel lungo periodo, non è un punto di forza in quanto queste strutture possono cambiare agevolmente i canali di approvvigionamento. Ed è innegabile che anche in Uruguay la concorrenza asiatica, ma anche del Brasile e

di altri Paesi emergenti, si stia rafforzando. Ritengo quindi che chi già opera in quest'area abbia interesse a verificare sul posto l'offerta logistica dell'Uruguay in chiave regionale, ma anche le opportunità che si aprono grazie a nuovi progetti del Paese nel campo delle infrastrutture, dell'energia, dei servizi e del settore agroalimentare. L'Ambasciata d'Italia e anche l'Istituto del Commercio Estero Italiano e la Camera di Commercio Italiana a Montevideo godono di eccellenti rapporti con le Istituzioni, il mondo imprenditoriale e le strutture finanziarie locali. Possono quindi offrire un valido supporto e aprire i canali di comunicazione più efficaci alle aziende italiane interessate a questo Paese.

Luogo:

Roma

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