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Governo Italiano

L’intervista: Pezzotti, in Cisgiordania il capitale sono le risorse umane

Data:

01/07/2010


L’intervista: Pezzotti, in Cisgiordania il capitale sono le risorse umane

I Territori Palestinesi e in particolare il territorio sotto il controllo dell'Autorità palestinese,stanno completando il processo di formazione istituzionale ma, contemporaneamente, stanno ponendo le basi per creare un'economia competitiva, in grado di operare sia con Israele che con il mondo arabo, l'Unione Europea e gli Stati Uniti. È una opportunità di tipo nuovo su cui anche le imprese italiane possono contare? A questa e ad altre domande ha risposto il Ministro Luciano Pezzotti, Console Generale d’Italia a Gerusalemme con responsabilità sui Territori Palestinesi in un’intervista realizzata da ‘’Diplomazia Economica Italiana’’ e pubblicata nel suo numero di giugno.

I Territori Palestinesi sono tuttora visti dagli operatori economici italiani come un Paese particolarmente difficile.

L'immagine del Paese è tuttora legata ai suoi momenti più drammatici ma in Cisgiordania, cioè la parte dei Territori Palestinesi sotto il controllo dell'Autorità Palestinese, da quattro anni c'è ormai una situazione di stabilità e infatti i dati dicono che l'economia non solo cresce, ma lo fa a un tasso sostenuto. Nel 2009, che per la maggior parte dei Paesi è stato un anno di crisi, in Cisgiordania il PIL ha registrato un aumento del 5,5 per cento annuo. Certo, non si parte da grandi numeri, ma questo è un territorio di tre milioni e mezzo di persone. L'aspetto interessante però, quello che fa veramente la differenza, è la qualità delle risorse umane.
Innanzitutto il livello della formazione è eccellente rispetto agli standard della Regione. Qui la maggior parte dei ragazzi e delle ragazze studiano e parlano inglese e ricevono una buona preparazione di base anche nelle materie scientifiche. Non solo, ma ci sono diverse università con assoluti livelli di eccellenza in campo economico, medico e politecnico. Aggiungo che nel mondo accademico gli scambi con le università israeliane sono stati costanti e questo è indubbiamente un ulteriore punto di forza. Ma c'è di più: un'altra caratteristica predominante del tessuto sociale è il livello fortissimo di imprenditorialità e di iniziativa delle persone. Non dimentichiamo che sono state spesso costrette ad operare in condizioni difficili e quindi a reagire con determinazione

In che settori operano?

Le attività prevalenti, sia nell'industria che nei servizi, sono svolte da piccole e medie imprese. Molte di queste hanno una tradizione famigliare e questo è un ulteriore elemento di forza. E' vero che il 45% del PIL palestinese e il 65% dell'occupazione è coperto dai servizi in senso lato, ma il restante 55% è costituito da attività agricole, manifatturiere, edili e via dicendo. Stanno emergendo anche piccole realtà molto dinamiche nel settore dei servizi informatici e dell'hi-tech. La sfida che l'Autorità Palestinese sta affrontando è quella di consolidare e sviluppare tutti questi comparti, rendendoli competitivi sul piano regionale e di aprire flussi autonomi di esportazione oltre che in Israele, anche in direzione del Nordafrica, Paesi del Medio Oriente e della UE. Attualmente infatti il 90% delle esportazioni palestinesi è diretto verso Israele o comunque passa attraverso operatori israeliani, mentre uno degli obiettivi dell'ANP è di consolidare canali e rapporti commerciali diretti. Non dimentichiamo che sia l'Unione Europea che i Paesi aderenti alla Lega Araba prevedono un accesso doganale privilegiato (generalmente a tariffa zero) per i prodotti Palestinesi. E questo è un aspetto strategico. I Territori Palestinesi quindi hanno tutte le carte in regola per trasformarsi in una piattaforma produttiva efficace verso l'insieme dei mercati regionali. Ci sono le risorse umane, le capacità, c'è un importante impegno di aiuto di tutta la Comunità internazionale, ci sono le istituzioni e gli accordi commerciali e c'è la volontà politica ed istituzionale di puntare tutte le carte sull'inziativa privata. La cooperazione italiana sta cercando di supportare la dirigenza dell'ANP in questa direzione. In particolare è impegnata a spianare la strada per rendere possibile e attraente una maggiore presenza delle imprese e dei distretti italiani nei Territori Palestinesi. Il livello degli stanziamenti a questo fine è consistente. Gli imprenditori italiani, insomma, possono contare su un forte appoggio sia da parte nostra che da parte dell'Autorità Palestinese. Aggiungo che proprio a questo fine è in programma l'apertura di un ufficio dell'ICE (Istituto del Commercio Estero) a Ramallah, dipendente dal Consolato a Gerusalemme.

Come opera la cooperazione?

In più direzioni. Innanzitutto è stata stanziata una somma consistente di crediti di aiuto mirati a rafforzare le imprese palestinesi ma anche a orientarle a instaurare rapporti di collaborazione con le imprese italiane. Questo canale è affiancato anche da una struttura di consulenza in grado di aiutare entrambe le parti a capirsi e a mettere a punto iniziative ben strutturate. Stanno avanzando diversi progetti, accompagnati anche in questo caso da consistenti crediti d'aiuto, nel settore dei servizi a rete, sia per quanto riguarda il comparto energetico sia la filiera idrica e dello smaltimento dei rifiuti. Nel primo caso operiamo nell'ambito di un programma multilaterale (Electric Sector Management Program) congiuntamente alla Banca Mondiale e alla Banca Europea degli Investimenti. Il nostro stanziamento ammonta a 33 milioni di euro e una delle condizioni è anche il ricorso a forniture italiane. Grazie a questo supporto è stata avviata la riabilitazione e lo sviluppo delle reti elettriche di Betlemme, di Hebron e di diverse altre aree della Cisgiordania. Abbiamo avviato un'attività di supporto al microcredito e nella stessa direzione si stanno muovendo alcune banche di credito cooperativo italiane. Inoltre stiamo sviluppando una serie di iniziative quadro nella filiera agroalimentare e in quella dei materiali da costruzione (marmo e graniti): si tratta in sostanza di creare le infrastrutture logistiche, tecniche e normative che consentano lo sviluppo di veri e propri distretti in questi settori dove numerose imprese locali sono già attive e soprattutto hanno intenzione di crescere.
Non si parte quindi da zero ma da un patrimonio preesistente di conoscenze e attività. Aggiungo che poi esiste una gamma veramente consistente di iniziative di cooperazione gestite da diverse Regioni italiane. Operano nella stessa direzione e stanno dando dei risultati molto positivi. Nei Territori Palestinesi, ad esempio, con l'aiuto e la buona volontà dei cooperanti italiani delle nostre ONG si sono formate diverse cooperative di allevatori dotate di servizi veterinari e mangimifici ed è stato aperto anche un caseificio che produce mozzarelle, pecorini, scamorze.

Resta difficile però convincere le imprese italiane sulla praticabilità di questo Paese.

Ripeto qui l'invito del Primo Ministro Fayyad: cominciate a vedere quello che stiamo facendo e a rendervi conto della situazione sul posto. Credo che l'invito vada colto: le occasioni non mancano. La missione imprenditoriale che si è tenuta a Milano agli inizi di marzo è stata un momento importante e avrà un seguito. Prepareremo senz'altro anche delle altre missioni in futuro concentrandoci su filiere produttive specifiche. Personalmente sono convinto che i nostri imprenditori sappiano guardare avanti e sotto questo profilo va sottolineato un aspetto essenziale. Se si riuscirà a procedere nel processo di pace e di ricostruzione, la Cisgiordania e in generale i Territori Palestinesi saranno veramente un'area strategica per operare in tutto il Medio Oriente. Imprenditori, manager e tecnici palestinesi sono abituati a viaggiare nei Paesi vicini e nell'area del Golfo, dove spesso hanno studiato o maturato esperienze di lavoro. Dispongono quindi di una vasta rete di rapporti con tutto il mondo arabo che non è da sottovalutare.

I controlli imposti da Israele sui movimenti di merci e persone rendono difficile il movimento delle persone e delle merci?

È una componente essenziale della sfida. Ma anche in questo caso non bisogna fermarsi alle apparenze, perché da una parte Israele si rende conto che promuovere lo sviluppo economico dei Territori Palestinesi è anche un suo interesse. Qualcosa è stato fatto: il numero dei checkpoint è stato dimezzato. Erano 600, ora sono 300. Dall’altra parte, l'Autorità Palestinese ha chiesto di rinegoziare gli accordi che regolano il transito delle merci. Richiesta fortemente appoggiata da Italia, Europa e Stati Uniti. L'apertura del mercato palestinese è anche l'oggetto principale della task force guidata dall'ex premier britannico, Tony Blair.

Come si presenta il quadro giuridico?

I Territori Palestinesi stanno facendo molto sotto il profilo delle garanzie offerte agli investitori, e non è un caso che la Banca Mondiale collochi il Paese ai primissimi posti nella Regione. Nelle attività di cooperazione stiamo dando un forte supporto anche alle attività cosiddette di capacity building in cui rientra il rafforzamento delle istituzioni giuridiche con interventi di formazione e di consulenza nella messa a punto delle normative commerciali. Aggiungo, dettaglio importante, che la legislazione palestinese, a differenza di quanto avviene in altri Paesi, attribuisce piena facoltà alle parti di ricorso alle giurisdizioni arbitrali che possono utilizzare legislazioni di altri Paesi, inclusa quella italiana.


Luogo:

Roma

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