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Governo Italiano

Disarmo: Amb. Trezza (ONU), finalmente al bando le munizioni a grappolo

Data:

08/09/2010


Disarmo: Amb. Trezza (ONU), finalmente al bando le munizioni a grappolo

Un nuovo passo è stato compiuto sulla strada del disarmo mondiale: dal primo agosto di quest’anno è entrata in vigore una nuova convenzione internazionale che mette al bando le bombe a grappolo, che dalla seconda guerra mondiale in poi hanno causato migliaia di vittime civili nei teatri di crisi.

Le munizioni a grappolo entrano a far parte “della categoria delle armi inumane, suscettibili di causare sofferenze inaccettabili alle popolazioni civili”, afferma, in un articolo pubblicato su Affari Internazionali, l’Ambasciatore Carlo Trezza, Presidente del Comitato Consultivo del Segretario Generale dell’ONU per le questioni del Disarmo.

Le munizioni a grappolo, spiega Trezza, sono contenitori, sganciati da aerei, lanciatori terrestri o navali, per disseminare centinaia di piccoli ordigni destinati principalmente a colpire veicoli, concentrazioni di truppe, piste di atterraggio, materiale bellico. La loro “capacità di colpire obiettivi di area, piuttosto che singoli bersagli, accresce il rischio di causare danni collaterali, e cioè di colpire popolazioni e strutture civili”. Inoltre, “una percentuale delle munizioni lanciate non esplode al momento di colpire l’obiettivo e rimane sul terreno, causando vittime anche anni dopo la conclusione del conflitto”.

Ci sono voluti tre anni per la messa al bando delle munizioni a grappolo. Il primo passo del processo che condusse alla convenzione - racconta Trezza - fu un incontro che si tenne a Oslo nel febbraio del 2007 tra i rappresentanti di 46 paesi (tra cui l’Italia), che sottoscrissero l’impegno a concludere entro il 2008 un vero e proprio accordo giuridicamente vincolante. Ne è seguito “un intenso esercizio negoziale che ha permesso di concludere, in tempi rapidi, la Convenzione e quindi il processo di ratifica con l’entrata in vigore il 1° agosto”.

La Convenzione di Oslo ha ereditato, “migliorandole”, le disposizioni umanitarie della Convenzione di Ottawa del 1997 che proibisce le mine antipersona. “Essa prevede infatti espressamente l’assistenza alle vittime, lo sminamento umanitario e cioè la bonifica, costosissima, delle aree infestate nelle quali è impossibile vivere e lavorare”. Quindi, “l’applicazione della Convenzione rientra anche nelle competenze degli organismi responsabili dell’aiuto allo sviluppo”, sottolinea Trezza.

Il limite della Convenzione è la mancanza di universalità: “mancano all’appello proprio alcuni dei maggiori produttori e utilizzatori di tali armi come la Russia, gli Stati Uniti, la Cina, il Brasile, l’India e il Pakistan”, mentre “gran parte degli stati europei l’ha invece sottoscritta (è il caso dell’Italia) e in alcuni casi anche già ratificata”. Quindi, l’adesione da parte del maggior numero possibile dei 192 paesi membri dell’ONU “costituisce una delle principali sfide”.

Le munizioni a grappolo, avverte Trezza, “non scompariranno da un giorno all’altro”: le scorte “dovranno essere distrutte entro otto anni e lo sminamento dovrà esser completato in dieci anni”. Ma con l’entrata in vigore della Convenzione di Oslo “si apre un nuovo capitolo del disarmo umanitario che rafforza la sicurezza delle popolazioni civili e riduce le sofferenze anche delle donne e uomini delle forze armate impegnati nelle operazioni di pace, che sono particolarmente esposti, come mostra il caso del Libano, agli effetti delle cluster munitions”.


Luogo:

Roma

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