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Governo Italiano

Tunisia: Frattini, l’Europa faccia di più per lo sviluppo

Data:

17/02/2011


Tunisia: Frattini, l’Europa faccia di più per lo sviluppo

"Chiediamo che l'Europa faccia di più" per rilanciare l'economia tunisina. Del resto "se lo paragoniamo all'impegno della sola Italia, quello di Bruxelles decisamente non è molto". E’ l’appello del Ministro Franco Frattini alle istituzioni europee, durante l’apertura alla Farnesina dei lavori del “Tavolo Tunisia”, al quale partecipano il Ministro dell'Industria e della tecnologia di Tunisi, Afif Chelbi, oltre a rappresentanti dell’imprenditoria italiana, del mondo bancario, del sistema dei tour operator, delle Regioni italiane e di organismi quali Confindustria, Sace, Simest, ed ICE, per uno scambio di valutazioni sulle opportunità offerte dal mercato tunisino al sistema produttivo italiano.

Dopo aver ricordato il contributo italiano "con cinque milioni di euro a dono immediatamente disponibili ai quali se ne aggiungeranno altri 13, oltre a nuove linee di credito finora aperte con concessionalità dell'80%, dunque simili a un dono, con i quali si arriva a 73 milioni di euro per sostenere il settore privato", Frattini ha parlato dell'impegno europeo. "Un impegno importante - ha detto - ma non immediato, di 250 milioni di euro da parte dell'intera Europa entro il 2013 di cui 17 subito". Dati che, secondo Frattini, dimostrano che l'Europa "potrebbe fare un po' di più". E dare anche "segnali politici alla Tunisia - ha concluso - con la concessione subito dello stato di avanzamento nel rapporto con l'Unione Europea". Proprio di questi temi Frattini discuterà domenica e lunedì a Bruxelles incontrando prima i colleghi del PPE e poi durante il Consiglio Affari Esteri.

Il Ministro Chelbi ha affermato che "l'Europa dimostra di non aver realizzato la portata dell'evento storico avvenuto nel sud del Mediterraneo" e si è augurato che "con l'aiuto dell'Italia, dopo la rivoluzione tunisina, vi sia una presa di coscienza dell'impatto di quanto sta accadendo e avvenga un cambio di mentalità". Anche per l’imprenditore tunisino Tarek Ben Ammar "è una questione di volontà politica" e servono almeno "10 miliardi di euro necessari a rimettere in moto l'economia".

Al tavolo italo-tunisino era presente anche l'amministratore delegato dell'Eni, Paolo Scaroni, che ha sottolineato come i cambiamenti politici che hanno investito la Tunisia non abbiano inciso negativamente sulle attività del suo gruppo. "Pensiamo di investire 500 milioni di dollari nei prossimi tre anni", ha specificato Scaroni, ricordando l’impegno dei "nostri tunisini che non hanno mancato un appuntamento con il lavoro anche in momenti difficili: non un barile di petrolio né un metro cubo di gas sono andati persi". Per questo Scaroni ha assicurato di non essere "preoccupato nei confronti di un Paese nel quale l'Eni è "felice di essere anche se dal punto di vista petrolifero non ha le risorse dei suoi vicini come la Nigeria o la Libia. Ma abbiamo buone speranze e molte idee". E ha ricordato che l'Eni "ha fatto tanto in Tunisia: siamo lì dal 1960 e solo di tasse e royalty abbiamo versato un miliardo e mezzo di dollari in questi anni".


Luogo:

Rome

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