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Governo Italiano

Venticinque anni di Villa Vigoni

Data:

22/06/2011


Venticinque anni di Villa Vigoni

Pubblichiamo l’ultimo scritto dell’Ambasciatore Fagiolo. Si tratta di un testo sul 25° Anniversario di Villa Vigoni, l’istituzione italo-tedesca che per un quarto di secolo ha promosso eventi che hanno contribuito a rafforzare le relazioni tra Italia e Germania

Venticinque anni di Villa Vigoni, centocinquanta dalla unificazione italiana, centoquaranta da quella tedesca: ecco tre ricorrenze coincidenti nel tempo che giustificano una riflessione sul passato, ma soprattutto sul futuro della prestigiosa istituzione italotedesca costruita sulla riva del lago di Como. Per un quarto di secolo Villa Vigoni ha promosso eventi che in tutti i campi principali delle relazioni umane e nelle epoche più diverse contribuissero a promuovere vitalità e costanza delle relazioni tra Italia e Germania, relazioni che sono state sempre profonde, coinvolgenti, intense in un intreccio che abbraccia secoli di storia. Un rapporto complesso, ricco di assonanze, di adesioni razionali ed emotive. Ma non privo di stereotipi, semplificazioni, luoghi comuni sempre pronti a riemergere.

Esemplare resta la intensa programmazione che Villa Vigoni ha condotto in anni recenti nei campi della scienza, della formazione, della cultura, con le loro ricche connessioni sociali, economiche e politiche. Questo sullo sfondo di eventi significativi che hanno segnato il tempo a cavallo di due secoli, dalla riunificazione tedesca alla fine dei totalitarismi comunisti, dalla globalizzazione allo approfondimento ed allargamento della costruzione europea, all’emergere di nuovi protagonisti nella vita internazionali. Eventi tutti che hanno avuto un impatto profondo sull’Italia e sulla Germania e sulle loro reciproche relazioni. Rendendo ancor più necessario un confronto fra le componenti più rappresentative della politica, della cultura, dell’economia, della società civile dei due paesi. Questo appare il senso del cammino fin qui percorso da Villa Vigoni e soprattutto il viatico per quello che resta ancora da percorrere, in un secolo che vedrà profonde trasformazioni della comunità internazionale, dei sistemi produttivi, delle gerarchie fra le nazioni e continenti, degli equilibri fra sovranità statale e poteri delle organizzazioni multilaterali.

Il punto di partenza dell’attività di Villa Vigoni ha coinciso con gli ultimi anni della guerra fredda, la cui fine è riassunta nella caduta del muro di Berlino. Quest’ultima ha costituito il punto di arrivo di una storia convergente fra Italia e Germania, la riprova della fondatezza delle loro scelte di politica internazionale ispirate ad una vocazione europea ed atlantica, scandita, nei vari passaggi, dalla sintonia anche personale dei protagonisti di quella storia in entrambi i paesi, a cominciare dalle figure ormai mitiche di Adenauer e De Gasperi. L’azione di Villa Vigoni ha accompagnato, attraverso la riflessione comune ed il confronto costante, l’inserimento dei due paesi in una realtà nuova, le trasformazioni della loro politica interna, l’evoluzione delle loro economie, delle loro società, della loro ricerca scientifica, dei metodi di formazione. Partendo da un patrimonio che si era venuto accumulando negli anni della riconciliazione e della ricostruzione, che aveva indotto i due paesi a coniugare contestualmente europeismo ed atlantismo, a fare l’Europa senza disfare il tessuto delle relazioni con gli Stati Uniti, assumendo ,in passaggi cruciali come ad es. nella crisi degli euromissili, una posizione di avanguardia nei confronti del tentativo sovietico di modificare gli equilibri strategici del grande confronto.

Villa Vigoni è stata dunque importante per la comprensione di quanto stava accadendo nei due paesi. In Italia negli anni ’90 si verificava una radicale trasformazione del quadro politico. Venivano meno gli ostacoli alla alternanza di governo, legati agli automatismi ed alle rigidità della guerra fredda. Gli obblighi della finanza virtuosa imposti dalla revisione dei trattati comunitari intorno alla moneta unica determinavano crisi interne in un sistema nel quale, attraverso una crescita abnorme del debito pubblico, era stato sempre possibile stemperare i contrasti sociali riversandone gli oneri sulle generazioni future. Si dissolveva in Italia, ma non in Germania, nonostante il passaggio drammatico della riunificazione, il sistema di partiti che aveva sorretto il paese per tutti gli anni della guerra fredda e che era singolarmente speculare rispetto a quello tedesco. Certo restavano i profondi fattori di convergenza riconducibili ad una storia millenaria. Le economie sono ancora profondamente intrecciate, l’Italia è sempre l’altrove preferito dai tedeschi. Permane un fenomeno sociale di grande rilevanza, una larga comunità italiana in Germania, la più vasta in Europa, la cui presenza non è stata senza effetto su usi e costumi del popolo tedesco. Ma con la trasformazione del sistema politico italiano e la frammentazione degli interlocutori a sud delle Alpi si attenuava il terreno comune delle classi dirigenti dei due paesi, la coincidenza quasi istintiva di posizioni sulle questioni essenziali di politica internazionale. Villa Vigoni ha contribuito a rendere meglio comprensibili queste transizioni, a sottolineare le implicazioni storiche e culturali che le hanno accompagnate, mettendo ad autorevole confronto i punti di vista espressi nei due paesi e che altrimenti sarebbero restati separati, alimentando ancor più incomprensioni e malintesi.

Villa Vigoni è stata dunque particolarmente attenta in questi anni nel favorire una reciproca lettura delle realtà tedesca ed italiana, sempre nel più vasto quadro europeo, nel contribuire a salvaguardare il capitale prezioso accumulato negli anni dalla rifondazione dei due Stai sulle rovine della dittatura. Ha osteggiato quei luoghi comuni sempre pronti a riemergere. Non ha ignorato i punti di dissenso anche su fatti lontani, penso alla vicenda dei prigionieri di guerra in Germania, sui quali le interpretazioni potevano essere non coincidenti. Integrando e correggendo l’immagine che talvolta può essere stata data dai grandi mezzi di comunicazione, non sempre capaci di fornire un quadro convincente ed ampio. E costruendo, nei numerosi contatti personali promossi, un fondo di mutua conoscenza e di disponibilità che risulterà prezioso per gli anni a venire. E che potrà ancora avvalersi della formula originale su base binazionale e della suggestione dei luoghi come snodo anche geografico della storia europea. Tanto più che nelle manifestazioni di Villa Vigoni una impostazione carica di futuro ha sempre riservato largo spazio ai giovani. Come pure alla cultura scientifica, dalla quale in misura crescente dipende la modernità e la competitività dei nostri sistemi sociali ed economici. Anche i più grandi sforzi della ricerca cadono nel vuoto in mancanza di nuove generazioni con una formazione adeguata ed altamente qualificata. La capacità di mettere a frutto le risorse umane si rivela sempre più come un fattore decisivo di stabilità e concorrenza, incentivare la ricerca è più produttivo che elargire denaro, la cooperazione tra economia e scienza, si pensi alle energie rinnovabili, è una delle chiavi del futuro alle quali Germania ed Italia possono percorrere insieme.

Ritengo tuttavia che gli anni che sono dinanzi a noi saranno, nelle relazioni italotedesche, più difficili di quelli che li hanno preceduti. Essi necessiteranno di un intenso lavoro di approfondimento e chiarimento reciproco nel quale Villa Vigoni vorrà essere ancora una volta in prima fila. L’Europa attraversa un passaggio ricco di incognite, legate soprattutto alla coesione economica e finanziaria dei componenti dell’Unione ed alle sorti della moneta unica. L’Europa, che era stata il principale punto di convergenza tra Italia e Germania, potrebbe divenire un fattore di dissenso. Occorre ammettere che i due paesi non hanno affrontato nello stesso modo le trasformazioni dei due sistemi produttivi imposte dalla globalizzazione. La Germania è uscita dalla crisi riguadagnando competitività attraverso la ricerca, l’innovazione e la produttività del lavoro; le liberalizzazioni; un management dinamico; una grande disciplina salariale; una rigorosa tenuta dei conti pubblici. L’Italia non è stata capace di fare altrettanto, almeno non nella stessa misura. La Germania è emersa come il paese non solo egemone ma anche indispensabile in Europa. Quali saranno le conseguenze nei rapporti con l’Italia, in quegli allineamenti quasi automatici che ne avevano a lungo caratterizzato le posizioni comunitarie?

La Germania è consapevole di una nuova forza ed autorevolezza. Guarda alle potenze emergenti o riemergenti, la Cina la Russia, non più prevalentemente attraverso gli occhi dell’Europa, che stenta a costruirsi come cittadinanza regionale, come voce unica nelle relazioni internazionali. La Germania aveva sempre cercato di conseguire maggior potere attraverso la messa in comune della sovranità nelle strutture atlantiche ed europee. Di qui la nascita di una complessa rete istituzionale all’interno della quale crescere ed allo stesso tempo delimitare ed orientare le scelte e le relazioni con i paesi vicini. La rinascita tedesca era stata sino a ieri inserita all’interno di un concetto europeo che era servito a scongiurare ogni tentazione nazionale. Sarà così anche per l’avvenire? E quali le conseguenze nei rapporti tra la Germania e l’Italia, se dovesse consolidarsi una tendenza di Berlino a ricercare relazioni privilegiate con un numero di paesi europei che non comprenda l’Italia, invece di mobilitare le istituzioni comuni? Già nella scelta di tenersi lontana dall’intervento in Libia si è manifestata una tendenza tedesca a fare da se, ad anteporre forse interessi più immediati o implicazioni di politica interna rispetto alla solidarietà atlantica ed europea. La Germania non era stata forse mai come oggi tanto ammirata in Italia per la vitalità della sua economa ma anche della sua società civile, per la capacità ad es. di far posto ad immigrati provenienti da paesi non solo europei. Ma nella crisi economica e finanziaria che ha investito l’Europa non sempre le opinioni pubbliche degli altri paesi hanno saputo coglier il travaglio della Germania, la difficoltà dei suoi governi nel far accettare una politica solidale verso partner meno virtuosi. La Germania, adulta e più sicura di se, non necessita dell’Europa come di una sorta di anima di ricambio. Ma ha perso anche sensibilità verso gli altri Stato europei, in primo luogo l’Italia, talvolta esclusa dal cerchio delle consultazioni privilegiate? Ha perso la sua passione e le sue affinità con l’Europa? Ma non è la Germania il maggior fruitore dell’euro? D’altro canto non sempre i paesi del Nord dell’Europa colgono pienamente il peso che grava sull’Europa mediterranea, esposta a tutti gli squilibri, economici, sociali e demografici, che stringono d’assedio i confini meridionali dell’Unione. Mentre le nuove prospettive aperte dalle sollevazioni del mondo arabo sono altrettante occasioni per una nuova riflessione comune tra Italia e Germania. L’Italia a sua volta vive una stagione politica di incertezza circa il proprio futuro, le prospettive economiche, il ruolo delle giovani generazioni, la sfida energetica dopo il rifiuto dell’energia nucleare espresso dal responso popolare, l’immigrazione che provoca reazioni sociali anche irrazionali. La crisi italiana si iscrive nel dramma continentale. Ma la transizione italiana sarebbe ancora più difficile se improvvisamente venisse a mancare la sponda del partner più fidato della politica europea. C’è dunque un gran lavoro da fare per ridurre il divario tra ciò che si pensa dell’Europa in Germania e ciò che si pensa in Europa della Germania, per evitare che le divaricazioni alimentino reazioni istintive e semplificatorie, populismo, rancore, aggregazioni politiche antieuropee, in Italia come in Germania, in nome di un ritrovato nazionalismo.

Porre questi quesiti mi sembra che corrisponda anche ad anticipare alcuni dei capitoli fondamentali della agenda di Villa Vigoni per i venticinque anni successivi a quelli appena trascorsi. La distanza fra la Germania e l’Italia potrebbe crescere e consumare quelle assonanze che in passato avevano tanto giovato ai due paesi. Potrebbe risentirne quella spinta ad una Europa sempre più coesa che da essi era venuta in passato. Potrebbero affiorare spinte populiste, demagogiche, un ripiegamento entro angusti ambiti nazionali. Tanto più intenso e necessario allora dovrebbe apparire da queste brevi considerazioni il compito che attende Villa Vigoni negli anni a venire, auspicabilmente sorretto dalla consapevolezza dei governi dei due paesi dell’importanza dello strumento creato con tanta lungimiranza venticinque anni fa.

Silvio Fagiolo


Luogo:

Roma

12019
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