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Governo Italiano

“LONGITUDE”, La Generazione figlia del debito

Data:

04/11/2011


“LONGITUDE”, La Generazione figlia del debito

“Le classi dirigenti oggi al potere nel mondo occidentale debbono sapere ascoltare ciò che proviene dalla protesta, ma non scambiare la protesta con la proposta”: è uno degli elementi delle conclusioni cui approda l’editorialedel direttore di “Longitude” Pialuisa Bianco che nel numero 10 della rivista, in edicola, spiegale problematiche legate alla “Generazione figlia del debito”.Un editoriale del Ministro Franco Frattini fa, invece, il punto sulla missione internazionale in Libia, per trarrealcuni “insegnamenti”che possono essere utili all’Occidente in generale, all’Europa in particolare, in eventualinuove missioni.“Le lezioni apprese”dalla missione internazionale in Libia, evidenziano, secondo l’analisi del Ministro, “alcuni pilastri fondamentali”: la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu;la guida Nato della missione (“e’ stato solo sotto la guida Nato che un certo numero di paesi arabi hanno deciso di partecipare attivamente all’esecuzione della risoluzione Onu’’); la cooperazione regionale, ossia paesidel Golfo, Turchia con i quali si “può continuare a lavorare per vincere le grandi sfide legate alla sicurezza e allo sviluppo”, non solo per la Libia.

Alla “Generazione figlia del debito” sono legate le analisiche spiegano il fenomeno in termini “generazionali”:c’è una forte componente generazionale nelle contestazioni e nelle protestein tutto il mondo; ma anche in termini economici ein termini demografici.“Noi comprendiamo – sottolinea Pialuisa Bianco – le ragioni che possono deludere le aspettative di questa generazione che si affaccia alla vita in un momento complesso e complicato di crisi globale. Tuttavia sappiamo che per risolvere i problemi connessi alla crisi occorre una politica reale: la protesta, o peggio ancora la sua degenerazione in violenza, non ha mai risolto i problemi, semmai li ha aggravati”. L’analisi riguarda anche le similitudini e le differenze tra la “protesta delle piazze occidentali equella delle piazze arabe”. Quest’ultime hanno l’obiettivo di “abbattere le satrapie. Non sappiamo – aggiunge Bianco -quale sarà l’esito definitivo ma l’obiettivo è ben individuabile: i tunisini, i libici, gli egiziani vogliono appropriarsi del loro destino politico’’.

L’analisi sul tema centrale della rivista, è corredato da una serie di dati molto significativi: mappe sull’occupazione e la disoccupazione mondiale e le fasce di età; mappe che mettono in relazione la ricchezza nel mondo con le aspettative di vita attraverso il tempo.

Nella rivista servizi dedicatiad un tema, quello dell’approvvigionamento energetico, sempre più legato alla stabilità e alla sicurezza. Il riferimento specifico è al gas: Maurizio Massari analizza,da un punto di vista geopolitico,che cosa rappresenta il Caucaso, definito snodo fondamentale.

Tra le “storie” anche per immagini, quella di una donna afghana che si è guadagnata i gradi di generale, “epurata” dai talebani e “ripescata” da Karzai. Una possibile risposta viene fornita, infine, alla sostanziale impossibilità di continuare a costruire grandi infrastrutture a causa delle “proteste popolari”. La globalizzazione – così viene spiegato il fenomeno – ha esportato anche nei paesi emergenti ed in quelli in via di sviluppo un modello di sviluppo basato sulle grande infrastrutture e con esso ha esportato ilmodello della protesta: e così, nella maggior parte del mondo, quasi nessun potere legittimamente costituito riesce a costruire grandi infrastrutture.


Luogo:

Rome

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