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Governo Italiano

Cooperazione: Belloni, innovare il sistema della protezione civile

Data:

15/11/2011


Cooperazione: Belloni, innovare il sistema della protezione civile

Promuovere l’evoluzione e la messa a punto di meccanismi di miglioramento nella capacita’ di intervento umanitario e di emergenza. Con lo spirito, ad un anno esatto dall’insediamento del Capo del Dipartimento della protezione Civile Franco Gabrielli, “di compiere passi evolutivi’’ per un sistema, quello italiano “che ha gia’ migliorato sensibilmente la propria capacita’ di assistere le popolazioni colpite da eventi di crisi, grazie ad una volonta’ condivisa, da parte dello Stato, degli Organismi internazionali, del settore privato e della societa’ civile’’.Questo l’auspicio espresso dal Direttore generale della Cooperazione allo sviluppo del Ministero degli Esteri Elisabetta Belloni,concludendo i lavori della seconda e ultima giornata della conferenza internazionale su Protezione civile e interventi umanitari’’che si è svoltaa Roma il 13 e 14 novembre presso la Biblioteca Nazionale e promossa dalla Cooperazione italiana e dal Dipartimento della Protezione civile.

Il sistema della protezione civile, ha affermato Belloni, grazie alla creazione a livello delle Nazioni Unite di un approccio interagenzie e di un meccanismo di finanziamento comune dell’emergenza, e a livello Ue del Meccanismo europeo di intervento di cui si celebra il decennale con questa due giorni, ha avviato un percorso di coordinamento progressivo che, tuttavia, non puo’ dirsi compiuto.

Tre le priorita’ indicate da Belloni. Innanzitutto una rilettura del concetto di efficacia, “che non dipende solo dalla capacita’ di essere tempestivi, nell’intervenire, ma innanzitutto in quella di pianificare sulla base dei bisogni’’. La chiave e’ quella di mettere a punto a priori meccanismi di conoscenza delle risorse a disposizione, nella sfera pubblica e privata, che rientrano in una rafforzata capacita’ di prevenzione in cui l’Italia, tuttavia, ha mostrato grandi miglioramenti.

In secondo luogo, secondo il direttore Belloni, “c’e’ bisogno di una catena di comando chiara’’ soprattutto nei rapporti tra attori dell’intervento e Stato ricevente. Casi come Haiti, in cui le dimensioni del disastro naturale hanno causato l’azzeramento del livello Statale, come quelli della Libia, in cui e’ stata difficile l’interlocuzione istituzionale, dimostrano secondo Belloni che e’ necessario cominciare a riflettere su meccanismi di decisione e d’intervento di livello superiore a quello del singolo Stato.

Ultimo spazio di lavoro, secondo Belloni, quello della razionalizzazione delle risorse con l’attribuzione, all’interno di una programmazione civile d’intervento, dei ruoli adeguati a ciascuno strumento d’intervento, compreso quello militare, “ottenendo cosi’ un’ottimizzazione delle risorse che metta meglio a sistema tutti gli strumenti a disposizione, non soltanto a livello del singolo Stato, ma anche a livello superiore’’.


Luogo:

روما

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