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Governo Italiano

Egitto, Siria e Yemen, tre aree di crisi - Terzi, transizione democratica senza violenza

Data:

24/11/2011


Egitto, Siria e Yemen, tre aree di crisi - Terzi, transizione democratica senza violenza

Egitto, Siria e Yemen continuano ad essere all’attenzione della diplomazia internazionale. Tre aree di crisi dove il processo di transizione alla democrazia, costellato da violenze e repressione, fa fatica a concretizzarsi. L’Egitto si avvicina alle elezioni del 28 novembre in un clima di scontri e crescenti tensioni. Le rivolte in Siria rischiano di ripercuotersi su tutto il Medioriente mentre il crescente isolamento internazionale del regime di Assad sta ulteriormente aggravando le condizioni della popolazione civile. L'accordo nello Yemen firmato dal presidente Ali Abdallah Saleh, sponsorizzato dai sei Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo (Arabia Saudita, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Oman, Qatar e Bahrein) che prevede un suo allontanamento dal potere e nuove elezioni presidenziali anche se non nel brevissimo periodo, potrebbe aprire, anche in questo paese, la strada ad una prospettiva democratica. La posizione dell’Italia di approccio bilaterale e multilaterale ha consentito di mantenere un ruolo di primo piano nel concorrere a dare risposte concrete alle istanze che promanano da quella che viene definita la “Primavera araba’’.

“Il percorso di democrazia” in Egitto “deve proseguire nel rispetto della legalità e nel rispetto della non violenza”, ha detto il Ministro Giulio Terzi, sottolineando come l'esercito egiziano sia stato “una parte molto positiva nella prima fase” della rivoluzione egiziana, con la volontà di “essere un elemento di garanzia verso un percorso che portasse a una Costituzione nel Paese”. Anche per lo Yemen, dove e’ maturata un’intesa per l’uscita graduale dal potere dell’attuale presidente Saleh, Terzi ha auspicato che la strada della transizione democratica passi attraverso la fine della violenza e della repressione e ceda il posto alla partecipazione e alla condivisione. Il Ministro Terzi afferma, infatti, che l’Italia “saluta con favore la notizia dell'accordo per la transizione politica in Yemen”, firmato a Riad tra il presidente Saleh e l'opposizione, “ora è necessario che l'accordo venga attuato pienamente e che cessi ogni violenza”. Il Ministro ha auspicato che il presidente Saleh “operi il previsto trasferimento dei poteri senza ulteriori esitazioni, permettendo al popolo yemenita di decidere liberamente del proprio futuro”. L'Italia - ha concluso Terzi - “conferma il suo convinto impegno per la stabilizzazione dello Yemen, anche in ragione del suo ruolo fondamentale per gli assetti regionali”.

L'accordo, sponsorizzato dai sei Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo (Arabia Saudita, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Oman, Qatar e Bahrein) è stato firmato da Saleh alla presenza del re saudita Abdullah nel corso di una cerimonia trasmessa in diretta televisiva. Il piano, che a partire dallo scorso aprile era stato rifiutato per tre volte da Saleh, prevede che egli mantenga la carica onorifica di presidente per tre mesi, trasferendo i poteri reali al suo vice, Abd Rabbo Mansour Hadi. Questi dovrà costituire un governo di unità con le opposizioni e indire nuove elezioni presidenziali.

La presa di posizione del Ministro sull’Egitto segue quella espressa dall’Italia, attraverso l’Ambasciatore Cesare Maria Ragaglini, rappresentante permanente dell'Italia alle Nazioni Unite, sulla risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di condanna delle violenze contro i civili da parte del regime di Assad in Siria. L'Onu chiede, infatti, a Damasco di dare attuazione senza ulteriore ritardo al piano d'azione della Lega Araba.

"Siamo molto soddisfatti per l'adozione di una risoluzione la cui importanza va ben al di là del suo contenuto di condanna della situazione in Siria, visto il ruolo decisivo avuto dai Paesi arabi nel favorire questo risultato" ha detto l'Ambasciatore Ragaglini. "E' una risoluzione che interrompe un lungo silenzio dell'Onu su quanto sta avvenendo nel Paese - ha continuato Ragaglini - e certifica il crescente isolamento del governo di Damasco". L'Ambasciatore ha sottolineato inoltre che "l'Italia si augura, a fronte degli inequivocabili messaggi che provengono all'unisono dalla comunità internazionale, che abbia finalmente termine la brutale repressione del Regime e che le legittime richieste della popolazione civile possano finalmente essere ascoltate". La soddisfazione dell’Italia per la risoluzione Onu e’ stata espressa anche dal portavoce della Farnesina, Maurizio Massari, il quale ha anche precisato che la risoluzione è stata approvata anche da un "vasto numero di paesi arabi" e adesso "occorre incrementare la pressione" sul regime di Assad per porre fine alle violenze e "accelerare la transizione democratica".


Luogo:

Roma

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