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LONGITUDE: “Finché il debito non ci separi”

Data:

05/12/2011


LONGITUDE: “Finché il debito non ci separi”

Maastricht, la città che ha dato il nome al Trattato europeo che ha trasformato l’allora Comunità economica europea in Unione europea dando l’avvio al processo di creazione di una moneta unica, rischia, a vent’anni dallo storico avvenimento, di essere ricordata , non già come il luogo di nascita della moneta unica europea, ma come la “casa di Tefaf”, la più importante fiera europea dell’antiquariato. Il “debito sovrano” degli Stati dell’Unione, appesantito da una pesante crisi finanziaria ed economica internazionale, insieme con la mancanza di una “governance” politica ed economica rischia, dopo vent’anni dalla firma dei Trattati, di far naufragare la moneta unica e oltre. “La crisi che ha investito anche le economie europee – spiega il direttore di “Longitude”, Pialuisa Bianco nel suo editoriale - va al di là di quella che ha colpito l’Euro:è una crisi di sovranità, di identità culturale, di legittimità delle classi dirigenti”. In realtà – scrive Bianco – anche la Cancelliera Angela Merkel che accompagna i suoi “no” con la richiesta di regole severe comuni di controllo fiscali, rimanda nel tempo la questione di fondo, ossia la certezza di una “governance” economica e politica dell’Europa. Questo obiettivo e gli sforzi che ne conseguono per raggiungerlo è dettato dalla realtà che vede la crisi economica dei paesi europei dominata da un pesante debito pubblico, dalla crescita vicina allo zero e rischia di travolgere le classi dirigenti europee, le stesse che sono cresciute “all’interno dell’obiettivo Europa”, mentre aumentano, all’interno di questi stessi Paesi, le spinte antieuropeiste, le propensioni all’isolamento. Nei servizi dedicati alla crisi economica europea, un focus su Germania e Francia.

Come sarà “il nuovo ordine islamico”dei Paesi della cosiddetta “Primavera araba”? Questo interrogativo è oggetto delle analisi dell’altro titolo di copertina della rivista. Nella costruzione di questo “nuovo ordine islamico”, ci sono tutte le difficoltà che stanno accompagnando il processo di transizione, ma i primi segnali emersi anche dai risultati delle prime consultazioni elettorali, dicono che ci saranno cambiamenti nel “costume”, con particolare riguardo alle relazioni matrimoniali, nel sociale, nella gestione economica finanziaria. Nel “nuovo ordine islamico”, quale ruolo avranno le donne? “Sono stati rappresentati dai giornali internazionali come emancipate, moderne e trendy. Sono le donne – scrive Valeria Biagiotti – che hanno manifestato dopo la prima democratica consultazione elettorale che si è svolta in Tunisia, per esprimere i loro timori che la vittoria del partito islamico potrebbe portare ad un’erosione dei loro diritti”.

Il “rischio”, c’è, secondo l’analisi di Biagiotti, e non è limitato soltanto alla Tunisia ma anche all’Egitto e alla Libia. E’ il rischio dei “passi indietro” che potrebbero essere fatti con il “nuovo ordine”, anche per il ruolo delle donne, rispetto a quanto è stato conquistato con i “vecchi regimi” che pure sono stati spazzati via dalla volontà popolare. D’altro canto vi è una parte della popolazione femminile che si sentiva discriminata dal laicismo dei precedenti regimi e che si sente ora meglio rappresentata.

Nella rivista servizi dedicati alle leadership dei Paesi Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa), che hanno assunto un ruolo centrale sulla scena internazionale: rappresentano circa un terzo della popolazione mondiale, hanno un Pil complessivo di circa 13,6 miliardi di dollari e sono in possesso di 4300 miliardi di dollari di riserve estere, quasi la metà del totale mondiale.


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