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LONGITUDE: “Post-Qaeda – The next chapter of radical Islam”

Data:

04/03/2013


LONGITUDE: “Post-Qaeda – The next chapter of radical Islam”

L’attuale evoluzione dei gruppi dell’estremismo islamico nel post-Al Qaeda, (“Post-Qaeda- The next chapter of radical Islam”), la loro influenza sulle neonate democrazie del mondo arabo, è il titolo di copertina del nuovo numero di “Longitude”, la rivista diretta da Pialuisa Bianco, in edicola dal 6 marzo prossimo. Gli altri titoli riguardano le conseguenze economiche e politiche dell’attuale mappa demografica sulla società mondiale; il nucleare in Cina in un’analisi del capo delle relazioni internazionali dell’Enel, Gianluca Comisi, le “dimissioni” del Papa in un editoriale di Cesare De Michelis, professore di letteratura all’Università di Padova nonché presidente della Marsilio.

Il post-Al Qaeda

Nell’analisi di “Longitude” sul post-Al Qaeda oltre ad un approfondimento di Lorenzo Vidino, c’è un commento del consigliere diplomatico del Quirinale, Stefano Stefanini, (“The failed state syndrome”) mentre Roberto Buongiorni, inviato del Sole 24 Ore ricostruisce il ruolo dei Salafiti nella guerra civile siriana, (“Salafis in the Syrian Civil War”) e Stefano Cingolani scrive sull’intervento della Francia in Mali e del ruolo dell’Europa in quell’area (“France draws a line in the sand”). Focus anche su Israele in questo “contesto incendiario”: se ne occupa Emanuele Ottolenghi, (“Israel still stable amidst the chaos”), mentre Maurizio Molinari analizza le prospettive della prossima missione del presidente Obama in Israele il 20 marzo (“When Barry met Bibi”).

La mappa demografica

Nell’ambito della “sezione” dedicata alle conseguenze economiche e politiche dell’attuale mappa demografica (“The graying of the great powers”), un’analisi del Ministro degli esteri della Finlandia, Erkki Tumoioja.

L’ “architettura” mondiale

Il direttore di “Longitude”, Pialuisa Bianco nel suo editoriale (“In the dancing house”) prende spunto dall’ipotesi prospettata dall’ex segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, secondo la quale l’ “architettura” mondiale ha bisogno di essere ricostruita secondo un criterio sostenuto dal “decostruttivismo”. L’ipotesi, secondo quanto scrive Bianco, è “affascinante” ma anche “molto rischiosa”. Nella prospettiva di una ricostruzione, vanno mantenuti, in particolare per quanto riguarda i rapporti tra Stati Uniti ed Europa, “alcuni punti fermi” che non riguardano tanto la “valenza economica”, quanto “valori comuni” che costituiscono “l’architrave” del mondo occidentale.


Luogo:

Roma

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