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Germania - “La nuova Luce dell’emigrazione” diventa una mostra permanente

Data:

08/03/2017


Germania - “La nuova Luce dell’emigrazione” diventa una mostra permanente

Inclusione, formazione e cultura dell’accoglienza sono al centro del progetto artistico “La nuova Luce dell’emigrazione a Wolfsburg”, opera pittorica “monumentale” di 28 mq dell’artista Morena Antonucci, che ad aprile dello scorso anno è stata esposta nella sala del cittadino del Comune di Wolfsburg, in Germania. Il progetto fu accolto e promosso dall’associazione Abruzzesi di Wolfsburg (presenziata dal Cav. Rocco Artale), in collaborazione con l’Istituto di istruzione sindacale Arbeit und Leben nella Regione Bassa Sassonia e l’Ufficio emigrazione presso la Volkswagen di Wolfsburg. Oggi l’opera troverà la sua collocazione permanente all’interno del teatro comunale Hans Scharoun della città tedesca, uno dei più importanti teatri della Germania, che l’ha acquistata nell’agosto scorso.

La presentazione ufficiale avverrà al teatro di Wolfsburg venerdì 17 marzo alle 17, alla presenza delle rappresentanze istituzionali italiane e tedesche. All’evento - organizzato dal teatro Hans Scharoun (di cui è direttore Rainer Steinkamp) in collaborazione con l'Agenzia Consolare d'Italia di Wolfsburg - è previsto l’intervento introduttivo del giornalista Hans Karweik. L’opera nasce dalla collaborazione con il sociologo Vittorio Di Salvatore e dalla sensibilità artistica di Antonucci la quale, puntando sul ruolo centrale della cultura della migrazione italiana, rielabora e riscrive tematiche a sfondo sociale, anche in chiave autobiografica, legate al proprio vissuto di figlia di emigranti italiani in Germania.

Si tratta di un’opera di sensibilizzazione al concetto di inclusione e alla formazione di un contesto che si predisponga alla cultura dell’accoglienza, metaforicamente rappresentata dal venirsi incontro dei lupi italiani e tedeschi. Nel complesso, l’artista vuole lanciare un messaggio positivo della migrazione contemporanea, ponendo una particolare attenzione nel cogliere la “luce” che caratterizza e distingue la precedente forma di emigrazione italiana, iniziata sin dagli anni Sessanta, da quella attuale che vede il suo massimo sviluppo a partire dal 2010, in una società pienamente informatizzata e globalizzata destinata, secondo la pittrice, ad un futuro più “roseo” rispetto a quella passata.


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