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Governo Italiano

"Il terrorismo colpisce la libertà fronte comune anche in Italia"

Data:

01/09/2004


3 settembre 2004 - «La Francia sta dando uno straordinario messaggio, di unità e di determinazione di fronte alla sfida del terrorismo. Un segnale che va rivolto anche al mondo politico italiano, all' opposizione italiana con cui dobbiamo costruire un vero confronto sulle strategie per la lotta al terrorismo». Le 10 di mattina nello studio di Franco Frattini.

Le notizie sulla possibile liberazione dei giornalisti francesi sono nell' aria. Il ministro degli Esteri si prepara a un vertice dei colleghi europei, oggi Maastricht, che sarà dedicato soprattutto a un tema: la lotta al terrorismo. «Ho già fatto avere al presidente olandese le proposte dell' Italia, le nostre idee. L' Italia crede che sulla lotta al terrorismo l' Europa debba iniziare a fare cose concrete. In Francia durante la crisi per i due reporter sequestrati si è ricreata una grandissima unità, in nome del principio fondamentale secondo cui col terrorismo non si tratta.

Cito le parole del mio ex collega Dominique de Villepin: "I terroristi non possono dettare l' agenda dei paesi democratici".

Sulla legge che vieta i segni religiosi nelle scuole, una legge duramente contestata, la Francia si ritrova comunque unita. L' Italia deve saper cogliere questo messaggio: nel passato, salvo nel momento tragico del funerale dei caduti di Nassiriya, non ho visto coesione. Eppure il principio è chiaro, quello che il direttore di Repubblica ricordava qualche giorno fa: uno Stato democratico ha al suo interno gli strumenti per controllarsi e anche per correggersi, ma non può mai accettare che le regole siano imposte dall' esterno».

Non è ormai imprescindibile un dialogo con l' Islam approfondito come quello che conduce la Francia?

«Certamente e stiamo da tempo impegnandoci molto in questo. spesso si dice "dialoghiamo con l' Islam moderato". Io trovo giusto precisare che non c' è un Islam moderato e uno violento, estremista. L' Islam è moderato; il fondamentalismo è degenerazione, e per questo non possono esserci legittimazioni di queste forme degenerate, neppure avvicinando la parola Islam a questi personaggi. Chi uccide, chi sacrifica la vita, la dignità umana, non può rivendicare questo come un' azione compiuta in nome dell' Islam. L' Islam è per la cultura della vita, come dice anche l' importante Manifesto dei musulmani d' Italia. Invece il testo di Osama Bin Laden dopo l' attentato di Madrid diceva esattamente il contrario, "noi Al Qaeda siamo per la cultura della morte, voi occidentali amate la vita". Questo "voi" deve unire cristiani e musulmani. Il rispetto per la vita supera ogni relativismo».

Sul contronto con l' Islam però dai partiti della maggioranza, da suoi settori xenofobi, arrivano segnali diversi: nevrotici, sciovinisti, spesso anti-islamici, quasi razzisti.

«Noi, i ministri, siamo il governo: chi ha responsabilità politiche dentro il governo deve capire cosa fa bene al paese. Il nostro messaggio non è un messaggio di "appello alle armi" al mio partito. Ho un messaggio che deve portare a raccoglierci tutti intorno all' interesse comune del Paese: fare fronte con una grande convergenza di idee ad una minaccia che ha colpito paesi, popoli e ordinamenti democratici diversissimi».

Nell' alleanza strettissima con l' America di Bush, l' Italia sembra aver abbandonato il mondo arabo. Siete accusati di aver cancellato la politica di buoni rapporti e di attenzione della Dc di Moro, di Craxi, del dialogo con i paesi del Mediterraneo...

«L'Italia ha e vuole continuare ad avere un ruolo nel dialogo con il mondo arabo, un ruolo di cerniera nella regione. In Italia si sono incontrati più volte il ministro degli Esteri palestinese e il suo collega israeliano. Perché in Italia questi incontri? Perché questo paese è visto come la casa del dialogo».

Ministro, nel sequestro di Enzo Baldoni avete fatto tutto quello che si poteva fare?

«Ogni sequestro è diverso dall' altro, ha una sua caratteristica, ha degli autori e degli obiettivi diversi. La particolarità del caso Baldoni è stata quella dei tempi molto ristretti prima del suo tragico esito. Per la prima volta si colpiva un giornalista libero, che stava lavorando per mostrare le sofferenze del popolo iracheno... ».

Che idea si è fatto di Baldoni?

«L' ho conosciuto solo per i suoi scritti, mi sono fatto l' idea di un uomo fortemente amante della libertà, capace di difendere valori anche quando questi valori sono scomodi. Oggi ho ammirato le parole della moglie nell' intervista, e comunque sulla vicenda umana, personale, non voglio aggiungere altro se non ancora segnali di rispetto».

Torniamo all' Europa: quali saranno le proposte che mettete sul tavolo?

«Il terrorismo non può essere soltanto un capitolo della strategia europea di sicurezza. Abbiamo lavorato al "documento Solana" su Difesa e Sicurezza; dopo l' 11 marzo di Madrid, abbiamo approvato un piano d' azione. Tutto questo deve essere raccolto in una Carta Unica Europea che confermi la vocazione dell' Europa ad essere attore unitario sulla scena. Ho mandato alla presidenza olandese una serie di punti di discussione. Primo: la sicurezza è obbiettivo comune di tutti, ogni Stato deve sentirsi moralmente e politicamente, ancor prima che giuridicamente chiamato a contribuire alla sicurezza degli Stati dell' Unione. E questo con la politica, con gli aiuti umanitari, con l' intelligence e non solo con la polizia. Secondo: non basta più la risposta di prevenzione militare o poliziesca: bisogna allargare la strategia dell' Europa a un vero dialogo politico con i nostri interlocutori del mondo islamico. L' Europa con il Processo di Barcellona, con il Partenariato per il Mediterraneo, ha la possibilità di una forte azione di prevenzione del terrorismo».

Quali saranno le proposte più "operative"?

«Innanzitutto rafforzare lo scambio di intelligence: è un tema su cui impegnarsi a fondo, ancora un tabù, perché è un settore in cui la riservatezza nazionale è naturale. Io penso innanzitutto a favorire lo scambio di informazioni fra servizi di sicurezza e polizie, due settori in cui le impermeabilità sono ancora notevoli. Poi dobbiamo iniziare a considerare una capacità europea di intelligence nell' ambito del Segretariato del Consiglio: non vuol dire i "servizi segreti europei", che nessuno dei paesi membri potrebbe accettare, ma dobbiamo iniziare a riflettere insieme sull' intelligence anti-terrorismo.

«. Un ultimo tema: in queste settimane il tema della rifoma del Consiglio di Sicurezza Onu è tornato d' attualità.

«L' Italia ha una filosofia chiara: dobbiamo guardare agli obiettivi, non agli organigrammi, alle poltrone. Gli obbiettivi dell' Onu si rafforzano mobilitando sempre più i gruppi regionali, in maniera da dare all' Onu più capacità ad intervenire, più velocità nel prendere le decisioni. Secondo noi le aree regionali del mondo devono ritrovarsi, devono confrontarsi, in maniera che all' interno di queste aree si inizi a parlare di una rappresentatività per aree del mondo. Noi tra un mese a Roma firmiamo una Costituzione comune, ci stiamo creando una politica estera comune... l' Europa secondo me è pronta dovrebbe una proposta: quella di una rappresentanza Ue al Consiglio di sicurezza. In Europa, in una grande regione del mondo, esiste una unione di stati che sta diventando unione politica: questa Unione può lavorare in maniera comune, e l' atto esemplare sarebbe quello di parlare con una voce unica all' Onu. L' altro giorno ricordavo a Berlino quante difficoltà Adenauer e De Gasperi (assieme a Schuman) ebbero andando verso l' idea di Comunità europea. Italia e Germania devono combattere all' Onu la stessa battaglia ideale che combattono in Europa, una sfida politica per l' integrazione della nostra azione alle Nazioni Unite. è un obiettivo lontano, ma quello deve essere l' obiettivo finale: rilanciare lo spirito europeo, non liberare gli spiritelli nazionali contro ogni tendenza di integrazione».


Luogo:

Rome

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