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Governo Italiano

Frattini : nessuno in Europa critica le scelte di Putin

Data:

03/09/2004


Frattini : nessuno in Europa critica le scelte di Putin

5 settembre 2004 - Non dobbiamo confondere il desiderio di sapere che cosa è realmente successo nelle ultime, tragiche ore del sequestro nella scuola di Beslan con una richiesta di carattere inquisitorio o, peggio, censorio. Non dobbiamo lasciarci trascinare in equivoci. L'orrore per il terrorismo deve superare ogni altra iniziativa e oggi dobbiamo esprimere la nostra solidarietà ai russi, così come abbiamo fatto, tutti insieme». Franco Frattini sta per lasciare il castello di Sint Gerlach, dove i ministri degli Esteri dell'Unione hanno discusso per due giorni, e le agenzie di stampa trasmettono le reazioni indignate di Mosca a quella che viene definita una «richiesta odiosa e blasfema»: la richiesta di chiarimenti che il ministro olandese, Bernard Bot, a nome della presidenza di turno della Ue, ha lanciato la sera di venerdì con un comunicato di tre righe che ha aperto un fiume di polemiche e una mezza crisi diplomatica con il Cremlino.

D. Ministro Frattini, condivide la posizione espressa da Bot?

R. «Credo fermamente che se le sue parole fossero state il segno di una volontà inquisitoria, non avrebbero avuto il sostegno dell'Italia. Ma nella nostra riunione nessuno ha usato toni di tipo critico o censorio nei confronti delle autorità russe. Ed anche il ministro Bot in tutti i suoi interventi ha seguito questa linea. Anzi, la frase che io stesso ho ripetuto - comprendiamo il tragico dilemma in cui si è trovata la Russia - è proprio una frase che ha pronunciato Bernard Bot. E comprendere il tragico dilemma vuol dire esprimere solidarietà».

D. La solidarietà dell'Europa alla Russia, quindi, non è in discussione?

R.«Oggi la sola certezza assoluta che abbiamo è che dei terroristi hanno preso in ostaggio una scuola con tutti i suoi bambini e tante altre persone e che hanno provocato una strage. Questo dimostra una volta di più, e in modo atroce, che la prima emergenza che abbiamo di fronte è la lotta al terrorismo. Tra gli europei c'è sempre più la coscienza che siamo tutti chiamati a fronteggiare una minaccia comune. Anche la reazione dell'Europa che vuole diventare un soggetto politico deve essere unitaria. Sul piano operativo di prevenzione e di difesa, ma anche sul piano dell'iniziativa politica perché per battere il terrorismo non bastano le misure tecniche e i servizi segreti. Ci vuole un approccio politico globale».

D. Anche per la Cecenia la soluzione deve essere politica?

R. «Certamente la riflessione politica si deve applicare anche alla Cecenia. Tra Europa e Russia la riflessione sul terrorismo è uno dei terreni comuni di discussione e va percorso. Come noi diciamo che il ricatto del terrorismo non può essere mai accettato, così diciamo anche che bisogna costruire una dimensione politica, che si devono comprendere le cause profonde che alimentano il terrorismo. Ma attenzione: quando parlo di comprendere le cause non dico mai che possiamo giustificare il terrorismo».

D. Una dimensione politica, insomma, per lottare con più efficacia contro il terrorismo?

R. «Ai miei colleghi europei ho appena presentato un documento italiano che propone di sviluppare una linea comune contro il terrorismo che affianchi una strategia politica alle misure tecniche che abbiamo già deciso dopo l'11 settembre e dopo gli attentati di Madrid. L'Alto rappresentante della Ue per la sicurezza e la politica estera, Javier Solana, ha già elaborato alcune idee nei mesi scorsi, ma esse non sono più sufficienti. Quella che dobbiamo costruire oggi è una grande alleanza tra l'Europa e il mondo islamico sulla base di valori come il rispetto per la vita e per i diritti umani che sono comuni a tutti i Paesi civili e a tutte le religioni. In sostanza, l'Italia chiede un più forte dialogo della Ue con un ampio gruppo di interlocutori: Stati, autorità religiose e responsabili della società civile. Finora abbiamo dovuto reagire difendendoci, adesso è il momento di andare avanti sulla via della conoscenza e del dialogo».

D. Nel documento c'è anche un punto dedicato alla comunicazione...

R. «I terroristi usano i mezzi di comunicazione per diffondere messaggi terribili di morte. Si può rispondere raccontando tutto quello che l'Europa fa per gli aiuti umanitari, per la lotta alla povertà e all'oppressione politica, per il dialogo tra le religioni. Dobbiamo opporre una comunicazione della vita a quella, nera, della morte che sfruttano i terroristi».

D. L'insistenza sulla dimensione politica rappresenta una svolta nella linea italiana?

R. «L'Italia sente il dovere di mettere a frutto quello che ha seminato in tre anni di politica estera. Un rapporto stretto con gli Stati Uniti, con la Russia, ma anche con il mondo islamico e un ruolo importante in Europa che ci permette, tra l'altro, di organizzare a Roma la firma della Costituzione. Mettere a frutto tutto questo significa che se vogliamo che la Costituzione sia davvero un punto di partenza per una politica estera comune, allora dobbiamo sviluppare anche l'approccio comune nella lotta al terrorismo. Non possiamo lasciare che siano gli Stati a muoversi da soli, o peggio, divisi, in questo campo decisivo. Siamo chiamati a uno sforzo molto grande: l'Europa deve dialogare come soggetto unico. E l'iniziativa di cui l'Italia si fa promotrice oggi va in questa direzione».

D. Che accoglienza ha trovato la sua proposta tra gli altri ministri europei?

R. «Sul documento, che ho illustrato per la prima volta, sono intervenuti formalmente i ministri degli Esteri di due Paesi mediterranei molto sensibili a questo problema: la Grecia e la Spagna. E si sono dichiarati d'accordo nell'approfondire la discussione anche nella massima sede comunitaria di un Consiglio europeo. Ho raccolto anche molte altre adesioni: da quella del mio collega britannico a quella del ministro slovacco. Ma sulla necessità di assicurare un approccio politico globale alla lotta al terrorismo l'Italia ha colto anche il sostegno di grandi istituzioni del mondo islamico come la Lega araba e il Consiglio musulmano d'Italia. E' su questa grande convergenza che vogliamo realizzare la nostra iniziativa».


Luogo:

Rome

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