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Governo Italiano

Intervento del Ministro Frattini al convegno organizzato dalla Comunità di S. Egidio “Religioni e culture: il coraggio di un nuovo umanesimo”

Data:

06/09/2004


Intervento del Ministro Frattini al convegno organizzato dalla Comunità di S. Egidio “Religioni e culture: il coraggio di un nuovo umanesimo”

5 Settembre 2004 - Abbiamo tutti bisogno del coraggio di un nuovo umanesimo, il coraggio di promuovere ogni anno e sempre di più il dialogo tra le culture e le religioni. Il dialogo deve diventare una priorità nell'agenda della nostra politica. E noi lo alimentiamo anche grazie ad eventi come questo di oggi, in una Milano ricca di tradizione e impegno civile. Dobbiamo poi all'opera meritoria di organizzazioni come Sant'Egidio se il filo del dialogo tra culture, religioni, popoli diversi non si è mai interrotto, anche nei momenti più critici.

Il dialogo è essenziale in questi tempi, dominati dalla minaccia diffusa di un terrorismo fondamentalista che fa appello ad una matrice culturale e religiosa presentata come inconciliabilmente “altra” dalla nostra. Il dialogo è indispensabile ad evitare che la necessaria azione di contrasto della minaccia terroristica faccia degenerare la prospettiva del confronto in quella di uno scontro fra culture. Dal dialogo soltanto possiamo infatti tutti insieme ricostruire quella “cultura della vita” che un recente e rilevante manifesto delle comunità islamiche in Italia propone alle nostre opinioni pubbliche.

Quali sono i problemi che la politica, il mondo delle istituzioni debbono oggi fronteggiare? Combattere il terrorismo è una necessità alla quale non ci si può sottrarre, che presuppone unità di intenti e di comportamenti, proprio come abbiamo appena proposto ai ministri degli esteri europei: una lotta lunga e complessa perché profonde e complesse sono le sue cause. Crisi politiche e militari - in Iraq, Medio Oriente, Africa - , il grande e perdurante squilibrio tra il Nord ed il Sud del mondo e le sfide dell'ambiente e delle malattie: nonostante tutto questo non possiamo e non dobbiamo rinunciare ad incidere nella storia. Soprattutto l'Europa deve trovare una nuova ambizione, tanto nel pensare ad organismi ed istituzioni internazionali rinnovate ed efficaci, quanto nell'imprimere una svolta nelle relazioni tra popoli e culture, con il peso ed il prestigio di una storia e di valori cristiani. L'Europa ponte tra le culture ed i mondi, senza timidezza e paura. E l'Italia - in Europa - “casa del dialogo” tra civiltà, culture e religioni.

I processi di riforma del mondo arabo, infatti, non possono essere paracadutati dall'esterno. Non siamo certo noi a dover dire a questi popoli ciò di cui hanno bisogno: chi si accosta al dialogo non può imporre al suo interlocutore la propria visione. Le riforme delle società arabo-islamiche debbono e possono essere elaborate dal suo stesso interno. Tanto più che si tratta di società ricche di fermenti, percorse da aneliti di rinnovamento spesso tumultuosi, benché non sempre univoci (ne scorgiamo i sintomi, confusamente, anche in quello che accade in queste settimane nei Territori palestinesi). Saper ascoltare, allora, conoscere prima di giudicare, approfondire i problemi prima di accingersi a risolverli. Ecco l'importanza di questo nuovo umanesimo, adeguato certo alla nuova dimensione delle sfide che esso confronta, ma nello stesso tempo attento al lascito più duraturo della nostra cultura: all'insegnamento di amore per il prossimo della religione cristiana; al valore universale della dignità della persona umana, della conoscenza di se stessi e del rispetto per l'altro.

L'Italia ha sempre sostenuto con convinzione e determinazione il dialogo interreligioso: lo consideriamo infatti alla base delle relazioni pacifiche di convivenza tra popoli. L'Italia si è poi adoperata perché la dimensione del dialogo potesse essere affermata e condivisa dall'intera comunità internazionale. Anche per questi motivi stiamo facendo della dimensione culturale un pilastro, un asse portante della nuova politica estera italiana.

Stiamo lavorando a promuovere a Roma, nel mese di ottobre, una tra le prime iniziative di dibattito e confronto sul tema de “l'Islam e la pace”; un evento organizzato nell'ambito delle attività dell'Osservatorio del Mediterraneo. In un momento in cui l'estremismo si dichiara impropriamente rappresentante dell'Islam, alterando il grande e nobile messaggio di questa religione, abbiamo allora ritenuto importante invitare nel nostro Paese i responsabili di alcune istituzioni islamiche internazionali. Le loro testimonianze, serviranno a ricordare al mondo intero l'impegno continuo della religione islamica: verso la pace, e il dialogo con le altre religioni e culture. Ma quelle stesse testimonianze serviranno anche a proteggere quell'immagine inconfondibile dell'Islam, che nello stesso nome invoca proprio pace e amore fra popoli.

La politica ha poi promosso l'iniziativa per il Grande Medio Oriente, concordata a Sea Island tra i Capi di Stato e di Governo del G8 e alcuni degli Stati della regione ( “Partnership for Progress and a Common Future with the Region of the Broader Middle East and North Africa”) con l'obiettivo di aiutare questi Paesi a coniugare efficacemente con la modernità e la democrazia le proprie realtà economiche e sociali, la propria storia e le proprie tradizioni. Infine, il Governo italiano, continua ad operarsi con pazienza, determinazione e perseveranza affinché la comunità internazionale riesca ad offrire una prospettiva realistica di rilancio del Processo di Pace all'interno della cornice, che rimane al momento l'unica realisticamente concepibile, della Road Map. Nostra priorità è anche quella di contribuire a rilanciare il ruolo dell'Unione Europea, sinora incapace di essere protagonista come potrebbe e dovrebbe.

Nella nuova dinamica che speriamo possa attraversare l'iniziativa al Processo di Pace, dovrà trovare un posto significativo anche il progetto di ricostruzione e sviluppo dell'economia palestinese lanciato dal Presidente Berlusconi nel 2001 (il “Piano Marshall”), che continuiamo a sostenere con convinzione. La nostra azione, il nostro contributo, gli esempi che ho appena citato illustrano dunque l' impegno della politica: qui, oggi, in un incontro che è insieme risposta alla paura, appello ai coraggiosi, ammonimento ai violenti. Sono contento di poterne parlare con voi nel segno del vostro lavoro, del vostro impegno e dell'impronta positiva che quotidianamente date alla vostra esperienza nel mondo e del mondo.

C'è bisogno di un patto di civiltà, di quel nuovo umanesimo di cui stiamo parlando qui, oggi, fatto di rispetto delle identità differenti, fatto dunque di reciprocità. L'umanesimo nel suo volto migliore: quello delle buone cause e delle azioni e realizzazioni effettive e positive.


Luogo:

Rome

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