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Governo Italiano

L'errore più grande è il buonismo

Data:

05/09/2004


L'errore più grande è il buonismo

7 settembre 2004 - La Sinistra europea è tremendamente in ritardo sull'evoluzione politica internazionale. I suoi riflessi sono lenti. Questa contraddizione pesa sulle scelte dell'Unione europea, rendendole ambigue. La tragedia dell'Ossezia richiederebbe ben altre risposte. Non ha dubbi il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica, che invita alla fermezza di fronte alla sfida atroce lanciata dal terrorismo islamista.

D. Perché quelle parole tanto offensive da parte del ministro Bot? Poi è venuta la precisazione, però il danno era stato fatto. Non poteva essere evitato?

R. “Ero a Maastricht quando il ministro olandese ha rilasciato le dichiarazioni incriminate. Mi sembra che si sia effettivamente trattato di un incidente diplomatico, un banale errore di comunicazione prodotto da circostanze contingenti. Il problema vero non è costituito da Bot, ma da quello che ha detto Prodi, che ha sostanzialmente legittimato l'idea della richiesta di “chiarimenti”. Le sue affermazioni acquistano un oggettivo valore politico. Formalmente, fino a novembre, il presidente della Commissione Ue è ancora lui”.

D. L'approccio di Prodi è condiviso nel Continente?

R. Temo di sì. E' questa la posizione di Francia e Germania. E' questa la posizione in cui si riconosce la Sinistra europea. E dico subito che si tratta di una posizione sbagliata. Di fronte a tragedie così atroci come quella di Beslan, di fronte alle belve assassine che l'hanno prodotta, non si debbono creare artificiose divisioni politiche. Certo, è lecito porsi domande sull'efficienza degli apparati di sicurezza russi. Ma questo non autorizza alcuna dichiarazione offensiva verso un governo che, in questo momento, ha bisogno di sentire intorno a sé la solidarietà della comunità internazionale. Del resto, quando è accaduta, in marzo, la tragedia di Madrid, nessuno ha chiesto “spiegazioni” al governo spagnolo”.

D. Come si combatte la guerra al terrorismo?

R. “Senza buonismi retorici ed equivoci, ma con la durezza necessaria. In Algeria sono ad esempio riusciti a debellare la piaga del fanatismo criminale e assassino. E non hanno certo usato le buone maniere”.

D. Ma il caso della Cecenia è un po' particolare lì c'è il petrolio a complicare le cose...

R. “Le complica, appunto, ma non ne è la causa principale”.

D. Vale a dire?

R. “Mi sembra evidente che, se la principale risorsa della Cecenia non fosse il petrolio ma, poniamo, la coltivazione dei cavoli o delle banane, se le cose stessero così, il problema si sarebbe risolto da un pezzo. E questo spiega sicuramente l'accanimento dei russi. Rimane però il fatto che la questione dell'indipendenza di quella zona è molto vecchia. Basti pensare al fatto che, attualmente, di ceceni veri e propri ce ne sono molti pochi”.

D. E perché?

R. “Perché la popolazione venne deportata in massa al tempi di Stalin”.

D. Quindi?

R. “Quindi la Russia ha probabilmente sbagliato a non concedere l'autonomia dodici o tredici anni fa, quando si poteva ancora impedire che la realtà politica degenerasse. La situazione è comunque piuttosto complessa…”

D. Si tratta infatti di popoli abituati a convivere con la ferocia...

R. “Diciamo che parliamo di realtà molto lontane da quella a cui siamo abituati. Basti pensare che in Ossezia il governo stesso ha fatto appello ai civili armati per combattere i terroristi. Da noi sarebbe inimmaginabile. Poi, naturalmente, su questo retroterra storico e culturale si innestano le strategie di Al Qaeda e la miscela diventa davvero micidiale”.

D. E i leader della Sinistra sperano rispondere alle emergenze di un mondo del genere facendo professione di buoni sentimenti...

R. “E' il risultato del loro ritardo culturale, che lì porta alla cecità politica”.

D. Il governo francese non è però di sinistra. E quell'appello di Hamas...

R. “Su questa iniziativa del governo francese la penso come Giuliano Ferrara e il “Il Foglio"...".


Luogo:

Rome

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