Questo sito usa cookie per fornirti un'esperienza migliore. Proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra OK Approfondisci
Governo Italiano

Cerchiamo contatti decisivi. Le islamiche ci aiutino a isolare gli atti barbarici

Data:

13/09/2004


Cerchiamo contatti decisivi. Le islamiche ci aiutino a isolare gli atti barbarici

12 settembre 2004 - “Simona Torretta e Simona Pari sono due eroine dei nostri tempi, come migliaia di giovani italiani che si dedicano al volontariato”. Margherita Boniver, sottosegretario agli Esteri, di rientro dalla sua missione che l'ha portata in poco meno di tre giorni in cinque capitali arabe (Il Cairo, Beirut, Amman, Damasco e Sana'a), parla delle due ragazze. Il governo italiano, precisa, non ha ancora stabilito “alcun contatto concreto” con i rapitori. Ma il sottosegretario non perde di vista l'obiettivo di queste visite lampo: far leva sul mondo femminile musulmano per creare una rete di solidarietà che contribuisca al rilascio degli ostaggi.

D. Onorevole, ritiene che gli obiettivi del viaggio diplomatico in Medio Oriente siano stati raggiunti?

R. “Le cinque tappe sono state molto utili, non solo per suscitare sdegno nei confronti del sequestro, sull'esistenza del quale non avevo dubbi, ma soprattutto per toccare la società civile e l'associazionismo femminile, una realtà ricca di menti incredibili, giornaliste e intellettuali. La voce delle donne nelle società islamiche è un elemento essenziale per isolare gli atti barbarici”.

D. In che cosa si è mostrata la solidarietà femminile?

R. “Nell'energia con cui hanno raccolto i nostri appelli ovunque. In Giordania e nello Yemen si erano già mosse da sole attraverso i vari media, compreso Internet, che in questi paesi sono spesso al femminile. Il fatto che guidassi un'aggregazione diplomatica di sole donne ha suscitato curiosità e simpatia per una nazione, l'Italia che in questa parte del mondo è vista con straordinaria empatia”.

D. Chi sono queste donne?

R. “Sono persone formidabili, ben istruite e forti. Sotto il velo - in realtà ne ho visti ben pochi, qualcuno solo nello Yemen - ci sono fior di cervelli che lottano per studiare e avere un futuro”.

D. Che cosa significa per loro il rapimento di due ragazze?

R. “La parola che ho sentito più spesso associare al sequestro delle nostre connazionali è stata “terrore”, un concetto che viene accomunato alla violenza di ogni genere sulle donne. Dicono che non è possibile che i sequestratori siano dei musulmani perché la loro cultura, la loro religione e la loro visione della realtà proibisce e condanna atti del genere”.

D. Che cosa porterebbe del mondo islamico, in particolare di quello femminile, in Occidente?

R. “L'entusiasmo, la tenacia, la caparbietà. Molte donne hanno percorsi difficili ma non ho mai sentito un lamento. In questi giorni ha prevalso la volontà di battersi per le due Simona”.

D. E come vede questa lotto per il rilascio?

R. “La speranza c'è sempre. Il fatto che non ci siano ancora rivendicazioni certe deve farci riflettere. Ci stiano muovendo in tutte le direzioni per fare tutto quello che è possibile”.

D. Si può parlare di futuro dell'Iraq, anche in questo momento?

R. “Sono fiduciosa. Credo che appena si potrà accedere al processo elettorale per il quale adesso si sta verificando questa escalation di violenze, si riuscirà a vedere un Paese indipendente e autodeterminato. Prima del 2005, però, il contrasto dei gruppi terroristici si farà sentire spesso”.

D. Da tempo, e ora più che mai, si discute sul ritiro delle truppe dall'Iraq, cosa ne pensa?

R. “Sarebbe un guaio. Se i tanti paesi presenti e non parlo solo dell'Italia, fuggissero dall'Iraq adesso, per il popolo sarebbe l'anarchia. Significherebbe abbandonare gli iracheni a un destino incerto. Dobbiamo rimanere per dare il nostro aiuto”.


Luogo:

Rome

5719
 Valuta questo sito