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Governo Italiano

Intervista del Ministro Frattini: "Chi non manda soldati almeno mandi denari" (Panorama)

Data:

29/10/2004


Intervista del Ministro Frattini:

“Comprendiamo che paesi arabi e islamici non possano accettare di operare in Iraq sotto comando americano. Ma sappiamo che in Iraq sono facilmente distinguibili scacchieri separati. Un programma graduale di sostituzione delle truppe occidentali con soldati provenienti dai paesi arabi vicini può dunque partire da singole zone geografiche”.

Questo potrebbe accadere nella zona di Nassiriya dove sono gli italiani? “Potrebbe avvenire a sud nelle zone di Bassora e di Nassiriya, dove operano italiani, inglesi e polacchi. Ma anche nelle zone del nord dove i curdi godono per antica tradizione di larga autonomia. Quel che conta, tuttavia, è delineare una strategia politica comune. La conferenza internazionale sull'Iraq che si terrà il 23 novembre a Sharm el Sheikh dovrà provvedere a questo”.

Franco Frattini parla a poche ore dalla firma della costituzione europea che venerdì 29 ottobre consacra l'antico ruolo dell'Italia come cerniera del continente. Poiché tuttavia da quasi due anni la politica europea è fortemente condizionata dalla crisi irachena, diventa questo il punto nodale della nostra conversazione con il ministro degli Esteri.

“L'Italia è stata, insieme con la Russia, il primo paese a chiedere una conferenza internazionale di pace, prima che una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu segnasse la fine della presenza alleata come “potenza occupante” attribuendo al governo Allawi i pieni poteri.

Il 23 novembre i rappresentanti dei paesi arabi e islamici discuteranno con gli occidentali, l'Iran siederà accanto agli Stati Uniti e questo smentisce una volta per tutte i profeti di sventura”.

D. Le elezioni irachene potranno tenersi regolarmente in gennaio?

R. “Dovranno tenersi alla data stabilita e l'Onu dovrà lavorare molto per garantire l'indispensabile protezione e regolarità del voto. Ho fatto presente questa necessità allo stesso Kofi Annan. Mi auguro che i paesi che finora non hanno voluto mandare i soldati contribuiscano in termini economici”.

D. Si riferisce a Francia e Germania?

R. “Spero che i tedeschi incrementino la loro partecipazione all'addestramento delle truppe del nuovo stato iracheno e che in ogni caso ci sia da parte di tutti un forte contributo finanziario”.

D. Crede davvero che sarà possibile in tempi ragionevoli aprire un regolare processo politico in Iraq?

R. “Si continua a combattere, ma molte cose stanno cambiando in meglio. Moqtada al-Sadr è un radicale, ma se Iyad Allawi lo ha convinto a deporre le armi e i suoi uomini le stanno consegnando, vuol dire che intende partecipare al processo politico che si sta aprendo. Dopo le elezioni il governo eletto avrà più forza e potrà chiedere ai paesi arabi vicini la sostituzione graduale delle truppe occidentali nelle diverse aree del paese.

D. Pensa che anche l'opposizione italiana cambierà linea?

R. “Al di là delle posizioni attuali, credo che se la conferenza internazionale di pace darà i risultati attesi una parte dell'opposizione non potrà negare il suo consenso”.

D. A proposito di Nazioni Unite, crede che abbia qualche possibilità di essere accolta la proposta italiana di un seggio europeo?

R. “Bisognerebbe essere coerenti. Abbiamo deciso di far nascere un ministro degli Esteri europeo lasciando aperta la porta all'ipotesi che le decisioni di politica estera non siano più prese all'unanimità. Abbiamo deciso di giocare una partita unitaria nella sicurezza europea e nelle missioni militari all'estero. Abbiamo deciso di non metter in discussione i seggi che Francia e Gran Bretagna occupano storicamente nel Consiglio di sicurezza dell'Onu…”

D. Ebbene?

R. “Se nel Consiglio, dove a torto o a ragione pochi sono accusati di decidere per tutti, entrassero come membri permanenti India, Giappone, Germania, Brasile e Sud Africa, chi rappresenterebbe oltre un miliardo di musulmani e arabi? E' immaginabile che il Pakistan si faccia rappresentare dall'India o il Messico dal Brasile?

D. Per questo l'Italia ha proposto una rotazione dei seggi?

R. “La nostra proposta è di assegnare per quattro o cinque anni un seggio a paesi che rappresentino a rotazione la loro area. Per l'Europa comincia la Germania? Bene, poi toccherà all'Italia.”

D. Veniamo alla firma della costituzione europea.

R. “Ha ragione Silvio Berlusconi quando dice che se si firma a Roma in continuità ideale con il trattato del '57 è merito del semestre italiano di presidenza. Definimmo allora il 90 per cento delle questioni sospese, la sinistra disse naturalmente che non era vero e fu smentita.”

D. Quali erano i punti più delicati?

R. “L'istituzione del ministro degli Esteri europeo, che alcuni non volevano, e la nascita di un Consiglio europeo di difesa avvenne sotto la nostra presidenza. Non dimentichiamo che solo qualche mese prima Francia, Germania, Lussemburgo e Belgio avevano pensato a un sistema di difesa alternativo alla Nato e soltanto nel vertice di Napoli del 2003 hanno preso atto della necessità che ci sia una ideale banchina per far attraccare 25 navi lasciando ai paesi tradizionalmente neutrali la libertà di ancorarsi dove vogliono.

D. L'accordo non si concluse perché la Spagna e la Polonia non accettarono di essere ridimensionate nel voto.

R. “Difendevano il Trattato di Nizza che assegnava a ogni paese un voto ponderato e consentiva di formare più facilmente le minoranze di blocco. Questo avvantaggiava evidentemente paesi come la Spagna con 40 milioni di abitanti rispetto alla Germania che ne ha oltre 80 milioni e all'Italia, alla Francia e alla Gran Bretagna che stanno fra i 55 e i 65. La proposta di Giscard era che per approvare una delibera fossero necessari il 60 per cento delle popolazioni e il 50 per cento degli stati.

D. L'accordo è stato poi raggiunto su basi diverse.

R. “Siamo passati dal 60 al 66 per cento per le popolazioni e si è introdotto un meccanismo di blocco che permette a una minoranza qualificata di rimettere in discussione una delibera. Spagna e Polonia hanno ceduto sul mantenimento dei principi del Trattato di Nizza e hanno ottenuto che paesi di medio peso come i loro possano concorrere a fermare un provvedimento come salvaguardia dell'interesse nazionale. Noi avremmo preferito far cadere il Trattato di Nizza e un meccanismo che rendesse più fluide le decisioni. Nell'interesse europeo abbiamo deciso di aderire al compromesso”.

D. Che cosa guadagniamo con l'allargamento dell'Europa a 25 paesi?

R. “Uno straordinario mercato in via di sviluppo e grandi opportunità per i nostri imprenditori di compiere formidabili investimenti a costi minori. D'altra parte già siamo in primissima linea in tutto l'Est europeo”.

D. Che cosa ci rimettiamo?

R. “Se stiamo attenti, niente. La partita decisiva nei prossimi anni si giocherà nelle aree meno sviluppate. L'Italia dovrà far valere il proprio interesse nazionale per non essere penalizzata nei finanziamenti a sostegno del Mezzogiorno”.


Luogo:

Rome

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