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Governo Italiano

Dettaglio comunicato

Data:

01/01/2010


Dettaglio comunicato

Il Ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha inviato oggi al Segretario di Stato Cardinale Tarcisio Bertone, un messaggio in cui ha espresso la sua "profonda e sentita adesione” al solenne messaggio del Santo Padre per la “Giornata mondiale della pace 2010”, dedicata al tema “Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato”.

Il Ministro Frattini ha affermato che: “L’anno che si avvia a conclusione segna la lenta e faticosa ripresa dopo una crisi globale senza precedenti, che ha lasciato una profonda cicatrice ed i cui effetti rischiano di protrarsi a lungo. Ciò ha evidenziato la fragilità del sistema economico e produttivo globalizzato, offrendoci la possibilità di marcare una cesura tra il passato –caratterizzato dall’antinomia tra sviluppo economico e protezione dell’ambiente – ed il futuro, modellato sul principio dello sviluppo sostenibile.

La Terra è oggi in grave pericolo: la comunità scientifica ritiene infatti che la temperatura media del pianeta sia destinata a crescere di almeno 3° C nei prossimi 100 anni per effetto del riscaldamento globale, provocando l’innalzamento dei mari –che metterà a rischio la sopravvivenza di molti Stati insulari – ed incrementando la frequenza di inondazioni e uragani. Le foreste tropicali, “polmone verde” e deposito di oltre metà del patrimonio di biodiversità, sono a rischio per il ritmo della dilagante deforestazione. Le risorse idriche, bene scarso e prezioso per la sopravvivenza del genere umano, per la sicurezza alimentare e per la produzione industriale, si stanno prosciugando, contribuendo ad una rapida e pericolosa desertificazione.

Diverse ragioni spingono quindi ad aderire ad un approccio più rispettoso della natura. Dal punto di vista economico, innanzitutto, le risorse ambientali costituiscono un fattore di produzione finito e tendenzialmente esauribile: l’ecosistema è un complesso entropico dove “nulla si crea, né si distrugge”. Sul piano politico-sociale, invece, il deterioramento dell’ambiente moltiplicherà il rischio di conflitti per la sopravvivenza soprattutto nelle aree meno sviluppate e strutturalmente fragili come l’Africa, tenuto conto che le popolazioni più povere sono maggiormente colpite dall’emergenza ambientale. Un deterioramento che rischia di generare una nuova categoria di migranti: i “profughi ambientali” provenienti dalle aree più depresse del pianeta. Infine, un ecosistema compromesso risulta più vulnerabile a ulteriori danni legati all’inquinamento, alla depauperazione delle risorse ed al cambiamento climatico globale.

Come ha già ricordato il Santo Padre nella Sua Enciclica Caritas in Veritate, l’“ecologia umana” – ossia il rispetto dell’inviolabilità della vita e la tutela della dignità della persona – è paradigma dell’ecologia ambientale in senso stretto. La complessiva tenuta morale della società è a sua volta contraltare di una profonda maturazione della coscienza ecologica, tesa a modificare gli attuali stili di vita ed i modelli di consumo. Condividiamo le parole del Santo Padre quando afferma che i media (e, riteniamo, anche le scuole) – chiamati a formare e proporre modelli cui ispirarsi – debbano promuovere la responsabilità ecologica nelle nuove generazioni, anche nell’interesse di quelle successive.

Quella che il Santo Padre chiama la “solidarietà globale” si deve esprimere concretamente nelle politiche ambientali che vengono adottate, a livello nazionale dai singoli Stati ed a livello globale dalla comunità internazionale.

A livello nazionale, i Paesi del mondo più sviluppato sono chiamati ad accelerare l’impegno per riconvertire in senso sostenibile il proprio tessuto produttivo ed il proprio stile di vita. Possiamo e dobbiamo, al tempo stesso, focalizzare la nostra attenzione sulle grandi potenzialità di un’economia “verde”, nella quale coniugare le esigenze dello sviluppo con quelle della tutela ambientale: è la grande sfida cui occorre dare risposte adeguate.

A livello globale, è necessario che la “coscienza ecologica” si esprima anche come solidarietà fra Paesi a diverso livello di sviluppo. Il principio di responsabilità intra-generazionale rappresenta infatti una categoria etica fondamentale per orientare la governance globale verso lo sviluppo sostenibile.

Come già evidenziato da Papa Paolo VI nella Sua Enciclica Populorum Progressio e riaffermato dal Santo Padre nel Messaggio per la Giornata della Pace dello scorso anno, “lo sviluppo integrale dell’uomo non può avere luogo senza lo sviluppo solidale dell’umanità”.

In primis, è necessario che gli Stati che godono di un benessere maggiore forniscano a quelli più poveri le tecnologie di cui hanno bisogno per riconciliare le esigenze dello sviluppo con quelle della tutela ambientale.

In secondo luogo, i Paesi più industrializzati devono coinvolgere a livello decisionale quelli emergenti. Negli ultimi decenni la geografia economica mondiale è infatti profondamente mutata, con l’affermarsi di nuovi e autorevoli protagonisti che devono ora assumersi le maggiori responsabilità derivanti dall’accresciuto peso acquisito nell’ambito della governance globale. Il nostro futuro, anche in termini di impatto sul clima, dipende direttamente dalle decisioni dei Paesi che hanno intrapreso con slancio la via dello sviluppo economico, un’aspirazione di crescita legittima che va tuttavia perseguita con mezzi e tecnologie sostenibili. Un impegno necessariamente da condividere secondo il principio delle “responsabilità comuni ma differenziate” sancito sin dalla Conferenza di Rio.

Infine, i Paesi in via di sviluppo devono mettere a frutto le conoscenze e le professionalità di quelli più avanzati per programmare una crescita equilibrata e attenta ad un uso razionale delle proprie risorse naturali. In questo senso, la lotta al cambiamento climatico può divenire uno straordinario motore dello sviluppo, che ci auguriamo sia il più inclusivo possibile. Nessuno deve essere infatti lasciato fuori: dobbiamo avere ben presente il destino dei Paesi più poveri, che sono anche i più colpiti, spesso senza alcuna colpa, dai cambiamenti climatici.

Nella piena consapevolezza degli incerti risultati della Conferenza di Copenhagen che si è purtroppo conclusa senza l’assunzione di impegni vincolanti a breve termine, Le assicuro che l’Italia è determinata a compiere ogni possibile sforzo per contribuire alla protezione degli ecosistemi, alla tutela delle foreste, alla lotta contro il cambiamento climatico, alla protezione del patrimonio biologico naturale, verso una nuova era di sviluppo equilibrato, duraturo e sostenibile. Ne costituiscono testimonianza la nostra convinta adesione all’ambizioso “Pacchetto Ambiente” adottato a livello europeo e lo spazio destinato alle tematiche ambientali nell’ambito della Presidenza italiana del G8.

A questo proposito, sono lieto di ricordare come, al Vertice dell’Aquila, i principali responsabili delle emissioni di anidride carbonica abbiano, per la prima volta, riconosciuto la necessità di limitare l’innalzamento della temperatura a 2° C e adottato l’obiettivo di ridurre le emissioni dell’80% entro il 2050 con un accordo globale. Nel corso del G8 è stata inoltre lanciata una Global Partnership per lo sviluppo e la diffusione delle tecnologie a basso contenuto di carbonio; il nostro Paese è diventato capofila nella diffusione delle energie rinnovabili (biocombustibili, reti elettriche intelligenti); è stata approvata la Carta della Biodiversità a Siracusa; è stata costituita la “International Partnership for Energy Efficiency Cooperation”- IPEEC.

Riteniamo che la via verso un modello di sviluppo sostenibile possa essere percorsa solo impiegando tecnologie a basso impatto ambientale e che migliorino il livello di efficienza dell’utilizzo delle risorse. Unicamente investendo nella ricerca e nello sviluppo di soluzioni tecnologiche innovative sarà possibile ridurre l’intensità delle emissioni di anidride carbonica e la dimensione dell’inquinamento che deriva dal complesso delle attività produttive condotte dall’uomo. Non a caso, l’Italia ha finanziato un programma di promozione delle energie rinnovabili e contribuito attivamente all’avvio della “International Renewable Energy Agency (IRENA).

Non possiamo tuttavia non rilevare come, allo stato attuale, gli investimenti in tecnologie verdi siano frenati dalla volatilità dei prezzi degli idrocarburi. Occorre quindi stabilizzare i mercati dell’energia scoraggiando quei fenomeni speculativi che penalizzano la crescita - soprattutto dei Paesi più deboli - e l’innovazione tecnologica a fini ambientali. Un posizione che abbiamo sostenuto con fermezza, da ultimo in occasione del Vertice G20 di Pittsburgh.

Riteniamo anche che lo sviluppo del mercato virtuale del carbonio e l’ampliamento della sua dimensione, fino a raggiungere una partecipazione globale, rappresenti una componente fondamentale per vincere la sfida del cambiamento climatico. A questo scopo abbiamo avviato una collaborazione strategica con la Banca Mondiale per l’istituzione di un fondo dedicato alla formazione in materia di lotta ai cambiamenti climatici nei Paesi del Maghreb.

Appare inoltre sempre più evidente la stretta connessione tra cambiamenti climatici e sicurezza alimentare, tema cui l’Italia, insieme al Segretario Generale delle Nazioni Unite, ha dedicato un apposito simposio a Roma lo scorso mese di novembre. In tale occasione, i Paesi africani sono stati sensibilizzati sull’opportunità di assumere, anch’essi, impegni diretti di contenimento dell’inquinamento ambientale, proprio in considerazione del suo forte impatto sull’agricoltura.

La crisi economica, della quale stiamo superando la fase più acuta, ci impone di continuare ad agire con determinazione. Abbiamo dato prova di tempismo nel promuovere le misure che hanno sostenuto le nostre economie nei momenti più difficili. Dobbiamo ora creare quella fiducia che è premessa stessa dello sviluppo. Le trasformazioni richieste per conseguire la sostenibilità dovranno essere attuate senza sottovalutare gli oneri ma anche con la capacità di cogliere le grandi opportunità di crescita socio-economica e di benessere per un numero sempre maggiore di Paesi.

Il mondo si attende da noi una visione che sia all’altezza della sfida. I costi del “non fare” in materia ambientale sono molto superiori a quelli del “fare”. Salvaguardia delle risorse naturali e della biodiversità, sicurezza alimentare, lotta al cambiamento climatico sono tutte componenti della stessa equazione che può essere risolta solo con un approccio olistico. Non si tratta di affrontare un problema contingente o di cercare soluzioni di compromesso ma di avviare insieme, in un quadro globale, una trasformazione profonda delle nostre società e dei nostri modelli di sviluppo.”


Luogo:

Roma

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