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Governo Italiano

Ricordo di Silvio Fagiolo, di Maurizio Massari

Data:

29/06/2011


Ricordo di Silvio Fagiolo, di Maurizio Massari

Silvio Fagiolo era uno dei diplomatici più brillanti che la Farnesina ha prodotto negli ultimi decenni. Un diplomatico di altissimo profilo, stratega, in grado come non molti di esprimere una ‘visione’ politica, capace di guardarele cose nel loro insieme e con una prospettiva di lungo periodo.

Soltanto chi gli ha lavorato accanto e lo ha conosciuto da vicino (ho avuto questo onore) poteva apprezzarne le doti e rimpiangerne oggi profondamente la sua scomparsa. Distingueva scherzosamente, Silvio, i professionisti (inclusi i diplomatici) in ‘ingegneri e meccanici’, quelli che sanno progettare la macchina e quelli, meno visionari, che piuttosto ne aggiustano i pezzi quando si guasta. Lui era un esponente illustre della prima categoria, produceva policies, dava la linea ai ministri con cui lavorava su tutti i dossier più rilevanti. E’ stato protagonista e testimone diretto delle pagine più importanti della nostra diplomazia negli ultimi decenni.

La sua esperienza nelle sedi principali da Mosca, a Washington, a Bruxelles, Berlino lo aveva certo aiutato a diventare un diplomatico di spessore altissimo. Ma era soprattutto lui stesso con la sua curiosità intellettuale unica,il suo gusto per l’approfondimento, che aveva avuto il merito di saper valorizzare al massimo quelle esperienze e mettere tutto ciò al servizio della Farnesina. Silvio Fagiolo, diplomatico, stratega e negoziatorenegli anni della Conferenza Intergovernativa per la revisione del Trattato di Maastricht. Ma non solo. Nobile d’animo e dotato di una non comune onestà professionale ed intellettuale. Ed anche acuto analista e scrittore. Dovunque ha servito all’estero, ha lasciato tracce e contributi di idee importanti. Dalla Russia Sovietica produsse il libro sui ‘gruppi di pressione in URSS’, un contributo pioneristico sul pluralismo, seppur verticistico e nascosto, che teneva insieme l’URSS di Brezhnev; dalla sua esperienza a Detroit ne uscì con il volume ‘l’operaio americano’ sull’evoluzione dell’organizzazione scientifica del lavoro nelle fabbriche americane sulla scia del taylorismo e fordismo; dopo l’esperienza negli Stati Uniti nei primi anni dopo la caduta del muro produsse il volume ‘la pace fredda’, che anticipava le criticità del mondo post-bipolare. L’ultimo volume, sul percorso storico del’Unione Europa, l’ha scritto non da diplomatico, ma da professore alla LUISS. Gli studenti lo rimpiangeranno non meno dei diplomatici. Una perdita enorme per tutti coloro che hanno una cultura per l’estero, una sensibilità e un interesse genuino per capire le logiche del mondo in cui viviamo.


Luogo:

Roma

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