Giappone, team internazionale scopre nuova forma materia
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Giappone, team internazionale scopre nuova forma materia

Data:

30/01/2019


Giappone, team internazionale scopre nuova forma materia

Un nuovo tipo di ‘materia strana’, che potrebbe fornire nuove informazioni sull’origine della massa nell’universo dopo il Big Bang, è stata scoperta dagli scienziati di un team internazionale in Giappone, in parte finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale. L’esperimento E15 del Japan Proton Accelerator Research Complex di Tokai in Giappone ha riguardato i mesoni K, (o kaoni) particelle quantistiche diventate di recente un importante argomento di ricerca, che potrebbe fornire spunti su misteri quali l’origine della massa e il fenomeno quantistico di “confinamento del colore”.  Il contributo italiano è avvenuto nell’ambito del Protocollo esecutivo di cooperazione scientifica e tecnologica Italia–Giappone.

Il team internazionale è riuscito a dimostrare sperimentalmente, per la prima volta, che in seguito all’interazione di un kaone col nucleo di un atomo di elio-3 eliminando il neutrone, è possibile generare un nucleo strano esotico, contenente due protoni e un mesone K legato. Secondo il ricercatore giapponese Masahiko Iwasaki, leader del gruppo, “si apre un modo completamente nuovo di guardare e capire i nuclei, perché si è dimostrato che i mesoni k possono esistere nel nucleo come particelle reali e non solo virtuali: come uno zucchero che non si dissolva nell’acqua”. La ricerca è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista Physics Letters B, Volume 789, 10 February 2019, Pages 620-625, (https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0370269318310013) “Comprendere questi nuclei esotici ci fornirà intuizioni sull’origine della massa e nuove idee per interpretare – ad esempio – le stelle di neutroni”, spiega la ricercatrice dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Lnf) di Frascati Catalina Curceanu. “Nel frattempo, all’acceleratore DAFNE dei LNF-INFN sta per partire l’esperimento SIDDHARTA-2, che ha come obiettivo una miglior comprensione dell’interazione nucleare forte in sistemi con stranezza”.


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