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Afghanistan: ostetriche di frontiera per ridurre la mortalità materna

Data:

16/07/2018


Afghanistan: ostetriche di frontiera per ridurre la mortalità materna

Verso mezzanotte, Khurshid, 35 anni, si trovava condizioni gravissime. Incinta di 5 mesi e con un’emorragia in corso, era svenuta in casa. La sua famiglia l’aveva trasportata, in stato di incoscienza, al più vicino ed unico presidio medico in una remota zona montagnosa del distretto di Chest-e Sharif.

“Le sue condizioni mi scossero, ma capii subito che si trattava di un aborto spontaneo”, ricorda Amena, 22 anni, l’ostetrica in servizio al presidio localmente conosciuto come “family health house”.

Khurshid rischiava di morire per emorragia, una delle cause di mortalità materna più comuni al mondo.

La maggior parte di tali decessi sono evitabili. Nonostante ciò, gravidanze e parti continuano ad uccidere centinaia di migliaia di donne ogni anno. Molte di queste morti avvengono in zone povere e rurali dove l’accesso ai servizi sanitari è molto limitato.

L’Afghanistan è uno questi luoghi. Qui le donne soffrono del tasso di mortalità materna più alto nella regione Asia e Pacifico. In particolare, secondo gli ultimi dati delle Nazioni Unite, hanno 1 possibilità su 52 di morire per complicazioni legate alla gravidanza.

Amena conosce bene questi rischi.

Ha lavorato rapidamente per fermare l’emorragia e si è sentita sollevata quando le condizioni di Khurshid si sono stabilizzate.

“Sono molto grata ad Allah per essere riuscita a salvarle la vita”, dice Amena. “Il sollievo e la gratitudine erano evidenti sui volti dei suoi familiari”.

Family health houses

Amena lavora alla “family health house” da circa 2 anni. La struttura fa parte della rete di 123 centri che UNFPA ha contribuito a creare dal 2009.

Queste cliniche, che sono supportate dai governi di Italia e Canada, servono comunità in zone povere e remote delle province di Bamiyan, Daikundi, Faryab ed Herat.

Ostetriche e operatori sanitari sono sempre reperibili. Forniscono supporto per i parti, servizi di pianificazione familiare, assistenza sanitaria di base e molto altro. Al fine di garantire tali servizi UNFPA sta lavorando per aumentare il numero di ostetriche a disposizione.

Per la prima volta nella provincia di Herat, da cui proviene Amena, UNFPA ha lavorato in collaborazione con l’istituto provinciale di salute pubblica per offrire un programma di formazione ostetrica alla comunità locale. In particolare, il programma seleziona personale femminile proveniente da villaggi remoti che poi forma al fine di metterlo al servizio delle zone povere. Il primo gruppo di 35 ostetriche sarà presto inviato presso le “family health houses” nella provincia di Herat.

Aiutare le ostetriche aiuta le donne

“Stiamo lavorando con le autorità pubbliche per assicurare servizi ostetrici di alta qualità e per continuare a migliorali”, spiega il Dott. Bannet Ndyanabangi, rappresentante di UNFPA Afghanistan.

“Il training fornito alle ostetriche e la creazione della “family health houses” nelle zone più povere e remote dell’Afghanistan svolgono un ruolo chiave per il progetto e stiamo lavorando per espandere tali attività in altre province”.

Per aiutare ulteriormente le operatrici che operano nelle zone più isolate e che possono avere scarsa assistenza nelle loro strutture sanitarie, UNFPA ha istituto anche una linea telefonica gratuita di assistenza ostetrica. Grazie a tale servizio, ostetriche e medici altamente specializzati forniscono risposte tecniche e consulenza quando le operatrici sanitarie affrontano casi complessi e rischiosi.

Tempo per guarire

Questi sforzi stanno lentamente facendo la differenza. Oggi in Afghanistan circa il 60% della popolazione vive ad un’ora di cammino da un presidio sanitario e l’88% può raggiungerlo in due ore.

Khurshid è felice di essere sopravvissuta.

Si è presa un po’ di tempo alla “family health house” per riprendersi. Adesso aspetta di tornare a casa per ricominciare la sua vita e rivedere i suoi 4 figli.

“Mi sento in forma e sono davvero grata ad Amena per avermi salvato la vita ed avermi aiutato a guarire”, dice.


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