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Governo Italiano

Resoconto seguiti dell'audizione del Ministro degli affari esteri, Federica Mogherini, sulle linee programmatiche del suo Dicastero (Senato)

Data:

03/04/2014


Resoconto seguiti dell'audizione del Ministro degli affari esteri, Federica Mogherini, sulle linee programmatiche del suo Dicastero (Senato)

Audizione del Ministro Federica Mogherini sulle linee programmatiche del suo dicastero

(L’audizione del ministro è stata svolta anche nella seduta del 18 marzo)

Senato della Repubblica XVII LEGISLATURA

COMMISSIONI CONGIUNTE

3a (Affari esteri, emigrazione) del Senato della Repubblica

e

III (Affari esteri e comunitari) della Camera dei deputati

Resoconto stenografico n 10

BOZZE NON CORRETTE

10a seduta: giovedì 3 aprile 2014

Presidenza del presidente della 3a Commissione del Senato della Repubblica CASINI

I N D I C E

Seguito dell'audizione del ministro degli affari esteri Federica Mogherini sulle linee programmatiche del Dicastero

Interviene il ministro degli affari esteri, Federica Mogherini.

I lavori hanno inizio alle ore 8,35.

Seguito dell'audizione del ministro degli affari esteri Federica Mogherini sul processo sulle linee programmatiche del Dicastero

PRESIDENTE. L’ordine del giorno della seduta odierna reca il seguito dell'audizione del ministro degli affari esteri, Federica Mogherini, sul processo sulle linee programmatiche del Dicastero, sospesa il 18 marzo.

Ringrazio il ministro Federica Mogherini, per la sua presenza.

Comunico che è stata chiesta l'attivazione dell'impianto audiovisivo e la trasmissione del segnale radio, e che della seduta verrà redatto Resoconto stenografico.

Come ricorderete abbiamo avviato l'audizione lo scorso 18 marzo. In quell'occasione, dopo l'intervento del Ministro, ci sono stati una serie di interventi di colleghi deputati e senatori, cui il Ministro non ha avuto modo di replicare perché abbiamo dovuto interrompere i nostri lavori. Darei quindi subito a lei la parola, signor Ministro, sia per rispondere alle sollecitazioni che erano emerse la scorsa volta ma anche, prima ancora, per fornirci qualche aggiornamento, come credo voglia fare, sulla situazione in Ucraina.

Dopo l'intervento del Ministro darei la parola ai colleghi che avevano chiesto di intervenire già la scorsa volta, cui devo dare la precedenza, e che sono gli onorevoli Locatelli, Amendola, Spadoni e Porta, ed i senatori Mussini, Orellana, Amoruso e Minzolini.

MOGHERINI, ministro degli affari esteri. Avevo preso nota delle sollecitazioni più che delle domande fatte la volta scorsa e, poiché vedo presenti diversi dei deputati e senatori che avevano sollevato tali questioni, approfitterei per rispondere subito loro.

Ciò mi consente inoltre di fare un piccolo aggiornamento su due questioni sollevate, tra gli altri, dall'onorevole Fava: quella delle prospettive di medio periodo sulla crisi ucraina, e quindi delle relazioni della comunità internazionale con Mosca e quella sull'Afghanistan.

Sull'Ucraina sono in corso incontri, a livelli diversi e in differenti formati, su base quasi quotidiana. Proprio ieri sera sono rientrata dalla Ministeriale NATO, che ha avuto al centro dei suoi lavori sostanzialmente questo scenario.

Non posso qui che ribadire l'impostazione che il Governo ha dato fin dall'inizio della crisi, ovvero di avere una risposta che sanzionasse la rottura dell'ordine dei princìpi internazionali da parte della Russia.

L'annessione di fatto della Crimea va condannata e richiede da parte delle sedi internazionali, a partire dall'Unione europea, ma anche del G7 (di cui si è svolto un incontro la settimana scorsa), delle Nazioni Unite, del Consiglio di Sicurezza e dell'Assemblea Generale (dove, come sapete, ci sono stati due passaggi che hanno sancito un sostanziale isolamento della Federazione Russa), e anche da parte della NATO, una reazione ferma e netta sull'inaccettabilità della violazione del principio che i confini non si modificano né con azioni militari né tanto meno (in base ad un principio che alcuni di voi avevano giustamente richiamato) sulla base di linee etnico linguistiche.

Questo è infatti un principio pericolosissimo che potrebbe avviare una serie di reazioni a catena devastanti per quel po' di ordine globale che ancora abbiamo da gestire.

Resta però sullo sfondo - e questo va costantemente sottolineato anche perché è stata una linea caratterizzante della nostra posizione fin dall'inizio ed oggi è ampiamente condivisa - la necessità di mantenere la prospettiva di una partnership con la Federazione Russa.

È un principio che abbiamo affermato fin dall'inizio e che, negli ultimi giorni e nelle ultime settimane, è stato riaffermato anche dal Presidente Obama. Gli incontri che si sono svolti sia tra Lavrov e il suo omologo ucraino che tra Lavrov e Kerry sono incoraggianti da questo punto di vista, nel senso che c'è la consapevolezza che la soluzione non può che essere politica e che il canale del dialogo va comunque tenuto aperto.

Anche in sede NATO si è svolta una discussione molto approfondita sulle prospettive strategiche del partenariato con la Russia e si è convenuto sulla necessità, nel medio e lungo periodo, di mantenere o ricostruire una prospettiva di partenariato con la Federazione Russa, consapevoli del fatto che abbiamo diverse sfide da affrontare insieme e che non è in alcun modo possibile immaginare un ritorno ad una logica dei blocchi o della Guerra Fredda.

Le altre due linee di condotta che il nostro Governo sta continuando a seguire e che riscontrano una certa consapevolezza a livello di organizzazioni e di partner internazionali sono da una parte la necessità di costruire un ambiente in cui l'Ucraina riesca ad avere una relazione sostenibile con i propri vicini, compresa la Federazione Russa. Abbiamo avuto, in sede di Ministeriale NATO, una discussione su questo punto anche con il Ministro degli esteri ucraino.

Dall'altro lato - in particolare l'onorevole Fava faceva riferimento a una formula che io ho avuto modo di riprendere esattamente in alcuni passaggi, perché la ritengo molto efficace - dobbiamo fare in modo che l'Ucraina non sia mai costretta a scegliere tra l'Est e l'Ovest, tra i propri vicini orientali e occidentali. Dobbiamo costruire un ambiente in cui ovviamente nel medio periodo, sia possibile ristabilire un clima di cooperazione nella regione, e non certo di confronto.

È chiaro che tutto passerà dalla capacità dell'Ucraina stessa, del Governo di Kiev, e della comunità internazionale di sostenerlo nel fare della transizione, innanzitutto democratica ed economica del Paese, una storia di successo. Quello sarà il vero banco di prova della riuscita della soluzione della crisi, al di là delle relazioni con Mosca. C'è il passaggio delle elezioni presidenziali il 25 maggio, della revisione costituzionale ed i passaggi interni al Paese, che andranno accompagnati con grande attenzione per fare in modo che questa transizione sia il più possibile una storia di successo.

L'onorevole Fava accennava al tema dell'Afghanistan, chiedendo di essere noi, Governo e Parlamento, a decidere in quali tempi e modi continuare il nostro impegno. Anche questo tema è stato oggetto della ministeriale NATO di ieri. Ci tengo a sottolineare in questa sede (oltretutto a due giorni dalle elezioni presidenziali che si svolgeranno sabato in Afghanistan) che l'anno 2014 sarà un anno fondamentale e critico per l'Afghanistan e quindi anche per la coalizione di Paesi che negli ultimi anni ha segnato una presenza militare in quel Paese.

Il principio fondamentale è che qualsiasi cosa succederà, da qui in poi, sarà decisa insieme agli Afgani e dagli Afgani. Ieri, anche con il Vice Ministro degli esteri afgano, abbiamo detto che anche il seguito di una forma di assistenza e di formazione da parte nostra alle forze di sicurezza afgane non potrà prescindere da una esplicita e chiara richiesta delle autorità afgane. Il nostro impegno continuerà innanzitutto se e come loro lo richiederanno.

In ogni caso sarebbe un impegno di natura del tutto diversa, più incentrato sull'accompagnare la transizione democratica e di sicurezza, quindi con una dimensione civile più forte, e dal punto di vista militare unicamente incentrato sulla formazione delle forze di sicurezza.

È chiaro che tale decisione sarà presa nei prossimi mesi quando saranno concluse le lunghe e complesse procedure elettorali per le elezioni presidenziali. Come sapete, in Afghanistan la fase più "interessante" del periodo elettorale non è quella della campagna elettorale ma è quella del post elezioni.

Speriamo sia un processo non soltanto sereno, partecipato e sicuro (innanzitutto per le donne che decideranno di andare a votare, e per le candidate), ma anche un processo che si possa risolvere in tempi sufficientemente brevi, in modo da decidere non solo in quale modo, non solo portare a termine la missione ISAF (operazione che è in corso e ha i suoi tempi tecnici), ma soprattutto in quale forma garantire un sostegno della comunità internazionale alla fase di transizione che seguirà le elezioni presidenziali.

L'onorevole Cirielli poi mi invitava a fare un riferimento ai Balcani, cosa che non avevo fatto in fase introduttiva, non per mancanza di attenzione ma perché il mio intervento aveva già preso molto tempo. È chiaro che questa resta una priorità del Governo italiano, come lo è sempre stata nel corso degli anni, e mi auguro anche di più.

Ho avuto modo d'incontrare nei giorni scorsi i miei omologhi bosniaco e albanese. Nelle prossime settimane vedrò il mio collega del Montenegro. In particolare sull'Albania c'è un impegno italiano rispetto ai passaggi del percorso d'integrazione europea.

È chiaro che l'Italia, soprattutto nella fase del semestre europeo, dovrà e potrà giocare un ruolo fondamentale per garantire che la strada dell'integrazione europea proceda speditamente.

Sappiamo benissimo che la possibilità di successo e di pace di quella area, a noi così vicina culturalmente e storicamente, dipende moltissimo dal grado di capacità che abbiamo di collegare lo sviluppo di questa area al percorso di integrazione europea.

L'onorevole Picchi mi invitava a considerare come sinergiche la diplomazia governativa e parlamentare, cosa che sono felicissima di fare per storia personale, prima ancora che per convinzione politica. Credo che già in questi giorni ci siano ottimi esempi di come Governo e Commissioni possano lavorare insieme. È fondamentale per una serie di dossier, a partire da quello ucraino ma anche per quello del Mediterraneo e della Libia, e per una serie di altre questioni globali, avere un approccio il più possibile integrato nell'autonomia dei ruoli, ma con comunicazione ed informazione e per quanto possibile anche di sinergia nell'operare, che sicuramente può aiutarci a fare sistema istituzionale.

Da questo punto di vista, mi fa piacere darvi una notizia, che forse avete già sentito: ieri l'Italia, insieme ad altri Paesi, ha depositato a New York, presso le Nazioni Unite, la Ratifica del Trattato sul commercio delle armi. Credo che questo sia un ottimo esempio di come Governo e Parlamento, lavorando insieme, possano riuscire ad ottenere dei risultati arrivando in meno di un anno a perfezionare un percorso che può sembrare di nicchia, ma che per alcuni di noi non lo è affatto. È molto importante. So che in questi giorni si sta muovendo una delegazione parlamentare composta dagli eletti dell'America meridionale, per il Venezuela. Credo questa notte sia arrivato in Venezuela il sottosegretario Giro. Da questo punto di vista, tengo a dire che stiamo seguendo con estrema attenzione quello che sta succedendo in quel Paese.

Avevo avuto modo di incontrare l'ambasciatore venezuelano il giorno stesso in cui avevamo fatto la precedente parte dell'audizione non solo per ascoltare da lui la sua versione dei fatti, ma per rappresentargli la preoccupazione del nostro Paese non solo per gli italiani presenti in Venezuela, ma anche per il corso che gli eventi stavano prendendo.

L'impegno bilaterale c'è ed è forte rispetto alla comunità italiana e al Governo: la presenza del sottosegretario Giro è anche volta ad incontrare la comunità italiana e a capire quali siano i passi necessari per garantire la loro sicurezza e l'agibilità delle loro attività quotidiane.

Credo però che la strada da seguire da questo punto di vista sia quella della regionalizzazione, appoggiando insieme, come sta facendo l'Unione europea, il tentativo di facilitazione del dialogo tra Governo e opposizioni effettuato dall'organizzazione regionale degli Stati dell'America del Sud.

Credo che questo sia e possa essere l'unico spiraglio che abbiamo per facilitare un dialogo nazionale che possa portare ad un decrescere delle tensioni ed a una gestione della situazione più accettabile dal punto di vista del nostro Governo.

Il senatore Tonini aveva infine toccato il tema della riorganizzazione della rete dei servizi consolari e della revisione della spesa. Credo possa essere utile tornarci brevemente. Partendo dall'assunto che un'efficace azione di politica estera, alla quale noi tutti siamo attenti, presuppone una macchina dotata di adeguate risorse umane e finanziarie, e consapevoli che la politica estera è un investimento e non un lusso non solo per gli interessi nazionali ma anche per la stabilità internazionale, che di riflesso porta a tutelare interessi nazionali, la Farnesina sta vivendo la sfida di affrontare con risorse ridotte impegni internazionali complessi e crescenti.

I recenti tagli d'organico e bilancio, in un quadro di revisione della spesa pubblica che ha colpito tutte le amministrazioni, hanno inciso in questi anni sul funzionamento della macchina. Rispetto al 2008 il bilancio del Ministero degli esteri ha subìto una riduzione del 25 per cento. Tra le amministrazioni, la Farnesina è una delle meno costose. Questo è vero in termini nazionali (il bilancio della Farnesina è lo 0,2 per cento del bilancio statale e lo 0,1 per cento del PIL) e lo è ancora di più se confrontato con quanto investono altri Paesi europei nella politica estera.

Cito due dati, senza considerare l'aiuto pubblico allo sviluppo su cui, come già detto, intenderei continuare, grazie a una sinergia con il Parlamento, sul trend di aumento delle risorse. A fronte dello 0,2 per cento del bilancio dello Stato stanziato dall'Italia per la politica estera, la Francia dedica l'1,8 per cento e la Germania l'1,1.

La Farnesina ha già contribuito ad esercizi di revisione della spesa pubblica che si sono seguiti nel corso degli ultimi anni rideterminando la pianta organica (20 per cento in meno di diplomatici e 10 per cento in meno nelle aree funzionali) e successivamente, in questi ultime settimane, intervenendo sulla rete estera, la cui ristrutturazione è stata ampiamente discussa in sede parlamentare.

Con l'intento di perseguire gli obiettivi quantitativi imposti da ultimo dal dl decreto-legge n. 95 del 2012, abbiamo provveduto ad una riorganizzazione della rete. Abbiamo evitato la chiusura di due istituti di cultura, quelli di Lione e Stoccarda. Confermo l'impegno a continuare a garantire adeguati servizi consolari ai connazionali all'estero, inclusi quelli di nuova immigrazione, anche attraverso l'ammodernamento delle procedure e dei mezzi a disposizione, in particolare di quelli informatici, anche se so benissimo che questi strumenti non sono di facile accesso ad una parte dell'utenza. A questa continueremo a garantire la massima attenzione perché l'accesso ai servizi sia mantenuto e garantito. Si assicurerà, come in passato, l'adeguato rafforzamento degli organici delle sedi riceventi per mettere le stesse nelle condizioni di fronteggiare le accresciute competenze. Potranno essere attivate nelle circoscrizioni interessate forme alternative di presenza consolare, quali uffici consolari onorari, posti di corrispondenza consolare, missioni di un funzionario itinerante delle sedi riceventi.

Ho ascoltato l'intervento del senatore Tonini e confermo che siamo profondamente convinti della necessità, cominciando dall'Europa, di attualizzare l'assetto della nostra organizzazione consolare, ipotizzando una concentrazione delle principali funzioni consolari in pochi grandi consolati HUB, circondati da una rete di strutture periferiche più leggere con ampia utilizzazione di risorse reperibili in loco.

In questo contesto potranno anche essere valorizzate nuove forme di collaborazione con i patronati, nonché sinergie con l'Unione europea. Tutto ciò consentirebbe di drenare risorse da poter investire prioritariamente nei Paesi strategici per la crescita e la sicurezza dell'Italia. Ci tengo a dire che non è prevalentemente la riorganizzazione della rete diplomatica, consolare e culturale il capitolo su cui incide la revisione della spesa a cui stiamo lavorando. Nel quadro della spending review del commissario Cottarelli, la Farnesina ha presentato in questi giorni un pacchetto di proposte che prevede risparmi per circa 16 milioni di euro nel 2014, 42 nel 2015 e 52 nel 2016, per un totale di poco superiore a 108 milioni in tre anni. Le voci sulle quali interveniamo sono la riorganizzazione della rete diplomatica, consolare e culturale, di cui abbiamo parlato; il contributo, in termini sostenibili, ad Enti e organismi internazionali; la razionalizzazione del patrimonio immobiliare all'estero, una revisione del trattamento economico del personale all'estero.

A questo riguardo so che ci sono state molte sollecitazioni di origine parlamentare. Per la revisione del sistema ci stiamo ispirando ai modelli dei servizi occidentali, nella consapevolezza però che una loro trasposizione pura e semplice, in particolare di quelli del SEAE (Servizio europeo per l'azione esterna), costerebbe di più per l'erario rispetto all'attuale sistema, in ragione soprattutto della macchina amministrativa e burocratica necessaria a gestirli.

La nostra proposta si articola in due passaggi, il primo dei quali è immediato e consiste nello scorporo delle spese di rappresentanza dall'indennità di servizio all'estero, riducendo gradualmente lo stanziamento complessivo fino ad un taglio a regime di circa il 20 per cento. Questa norma è già pronta e potrebbe far parte di uno dei primi pacchetti normativi che stiamo finalizzando.

Il secondo passaggio è relativo alla riforma organica del trattamento economico all'estero, attraverso un disegno di legge, sul quale mi auguro possa esservi in sede parlamentare il massimo del confronto e del lavoro comune. Proprio oggi pomeriggio alla Farnesina avrò un incontro con i sindacati su questo tema, con l'intenzione di valorizzare al massimo tutte le componenti dei dipendenti, diplomatiche e non, consapevole del fatto che abbiamo enormi energie e competenze, tutte da valorizzare.

Credo di aver toccato tutti i punti sollevati durante il nostro incontro precedente ma ovviamente, se vi sono altre questioni, sarò contenta di rispondere.

PRESIDENTE. Signora Ministro, nel ringraziarla per il suo intervento, riassumo rapidamente lo stato dell'arte: siamo contenti che il sottosegretario Giro sia in Venezuela e, poiché anche abbiamo ricevuto sollecitazioni dalla comunità italiana e siamo interessati ad essere presenti in questa vicenda, mi consulterò con il presidente Cicchitto sulle modalità per farlo.

Ieri qui in Commissione al Senato abbiamo iniziato a trattare il tema della cooperazione, alla presenza del vice ministro Pistelli e con il senatore Tonini nella veste di relatore: stiamo lavorando bene e pensiamo di raggiungere un buon risultato in tempi accelerati.

Con riferimento agli uffici consolari ed alla riorganizzazione della rete, la Commissione ha un esperto in materia, il senatore Micheloni, cui delegheremo il dialogo con il Ministro.

Per quanto riguarda la Russia, domani avremo ospite qui una delegazione di senatori russi, mentre il senatore Amoruso, nella veste di Presidente dell'APM (Assemblea parlamentare del Mediterraneo), la prossima settimana andrà in loco per incontrare i massimi vertici parlamentari nel tentativo di mantenere una linea di dialogo, nel rispetto della posizione governativa dell'Italia, che apprezziamo.

LOCATELLI (Misto-PSI-PLI). Signora Ministro, le chiederò innanzitutto se siamo destinati a perdere quei 108 milioni di cui ha parlato o se possiamo utilizzarli per fare alcuni investimenti, ad esempio nella cooperazione allo sviluppo. Sono d'accordo su quanto stiamo facendo per quanto riguarda il partenariato con la Russia, senza rinunciare ad affermare alcuni princìpi di fondo, come pure lo sono su quanto ha detto circa l'Afghanistan e le misure di accompagnamento del processo di stabilizzazione, con grande rilievo dell'aspetto civile di formazione rispetto a quello militare.

Sono appena tornata dalle Nazioni Unite, dove per l'ennesima volta abbiamo giustamente parlato di mutilazioni genitali femminili. Ritengo però che ora, pur proseguendo sulla stessa linea, dovremmo cambiare tema, e mi riferisco ai CEFM (Child, early and forced marriages). Dato che è stata approvata una Risoluzione a novembre, dovremmo stare dentro a questo gruppo di lavoro e prendere l'iniziativa, a continuazione del tema delle mutilazioni genitali: sto pertanto predisponendo una mozione che dovremmo condividere qui in 3ª Commissione per affermare ancora il nostro impegno su questi temi.

Vorrei poi un'informazione sulla Ratifica della Convenzione di Istanbul: ci siamo quasi, perché le decisioni degli 11 Paesi che la faranno entrare in vigore ci sono, ma mancano solo alcuni aspetti procedurali.

Chiedo invece alla signora Ministro un impegno preciso e forte relativamente a "Pechino +20", un tema che in teoria viene preso in considerazione, ma sul quale in pratica - anche a livello di Nazioni Unite - non vedo un impegno rigoroso e serio per rilanciare il processo che stiamo perdendo da 12 anni a questa parte. Dovremmo invece rilanciare questa, che, nei fatti, è la Bibbia dei diritti delle donne. Chiedo dunque un impegno preciso in tal senso.

AMENDOLA (PD). Signor Presidente, per brevità di tempo faccio mie le considerazioni mosse dal senatore Tonini nella scorsa occasione e le sottoscrivo, condividendole pienamente; dal momento che dopo di me interverrà l'onorevole Porta sulle questioni relative alla riorganizzazione della rete consolare e della nostra proiezione all'estero, preannuncio che mi focalizzerò su altri due punti.

Confermo la nostra valutazione positiva su come l'Italia stia agendo in questa che è la prima grande crisi multipolare del secolo: si rompono e si riorganizzano gli equilibri e noi, con l'Unione europea ed i nostri alleati, credo stiamo facendo bene per evitare che i conflitti, anche sulla natura dei princìpi, ci portino a rotture più drammatiche (e fa bene ovviamente il Governo a non riconoscere l'annessione della Crimea). È una sfida che ritroveremo nei prossimi anni e che sarà complicata, quindi ci vorranno passione, intelligenza e sapienza politica, ma i primi passi del Governo e tutta la diplomazia che il Presidente del Consiglio sta mettendo in campo oggi ci fanno ben sperare, ricevendo il nostro pieno sostegno anche se qualcuno sospettava non si fosse all'altezza ma si sta ricredendo.

Detto questo, signora Ministro, veniamo ai due punti che, come le avevo anticipato, desidero sottoporre alla sua attenzione. Sul Mediterraneo, come ha detto in apertura, abbiamo tre grandi difficili scenari: in primo luogo, vi è l'Egitto, che si avvia alle presidenziali. Una delegazione del PD ieri ha incontrato l'ambasciatore egiziano per riproporgli la nostra amicizia ed il sostegno per una soluzione politica interna, basata però su determinati princìpi, perché non accettiamo sanzioni come la pena di morte per oppositori o comunque cittadini del Paese. In secondo luogo vi è la Libia, dove un Premier è andato via, lasciando davanti a noi un grande tema: riorganizzare la presenza nel Mediterraneo, come chiedono anche i nostri alleati.

Per brevità, vengo al cuore della questione: lei ha ragione ad invitare la diplomazia parlamentare e di Governo a marciare in comune. L'annuncio di un Libro Bianco fatto insieme al Ministro della difesa va nella direzione che da tempo discutevamo, sia in Commissione alla Camera sia in Commissione al Senato. Credo sia importante perché riorganizza strutturalmente anche la nostra vocazione geopolitica: un lavoro si è avviato alla Camera ed un altro è stato avviato al Senato e ritengo si tratti di un appuntamento su cui lavorare a seguito di quest'audizione, per far sì che l'Italia si doti di una «vocazione geopolitica ufficiale».

Mi interesserebbe sapere come possiamo muoverci comunemente, anche perché il substrato di questo lavoro è ovviamente la spending review, rispetto alla quale come Commissioni parlamentari non possiamo limitarci ad assistere ma cui dobbiamo contribuire.

AMORUSO (FI-PdL XVII). Signor Presidente, desidero concentrarmi essenzialmente su un aspetto, non prima di averla ringraziata per aver citato la nostra imminente missione che, come Assemblea parlamentare del Mediterraneo, avrà luogo la settimana prossima in Russia, dato che proprio ad esso intendo fare riferimento.

Lei, signora Ministro, nel suo primo intervento parlò di priorità del Mediterraneo, non soltanto come una questione del Sud Europa ma europea. Concordo pienamente con tale impostazione, ma a questo proposito l'Italia - e lei, signora Ministro, in modo particolare - dovrà svolgere un grande lavoro, che non si rivelerà affatto facile, in un momento come questo, in cui abbiamo di fronte un'estrema frammentazione delle politiche degli Stati europei, una debolezza delle istituzioni comunitarie ed una perdita di credibilità.

Per quanto riguarda i processi ormai in atto, quali quello di Barcellona ed il fallimento dell'Unione del Mediterraneo, ci troviamo di fronte a segni pesanti che chiaramente incidono su una politica europea in cui il Mediterraneo dovrebbe tornare ad essere centrale.

Tutto questo ha fatto sì che, di fronte a quelle criticità cui si riferiva anche l'onorevole Amendola, oggi vi sia, più che altro, un indirizzo molto forte verso politiche bilaterali.

La Francia, dopo l'abbandono della presidenza dell'UPM, è concentrata essenzialmente in una politica bilaterale con i Paesi del Nord Africa. La Spagna e il Portogallo guardano essenzialmente al Marocco. La Turchia ormai si sente esclusa dall'Europa e guarda più che altro al Medio Oriente e ai Balcani e alle ex Repubbliche sovietiche, attraverso finanziamenti e appalti che vengono gestiti reciprocamente con aziende di entrambe queste zone, che si scambiano importanti lavori.

Quanto all'Egitto, in un incontro di qualche settimana fa, lo stesso ministro degli affari esteri egiziano ci invitava a riprendere il processo di Barcellona, perché essi vedono quel tipo di azione come un percorso utile per quanto riguarda la possibilità di guardare anch'essi con più serenità a una politica europea che sia veramente di sostegno nei vari processi che hanno in corso.

Da questo punto di vista anche l'aspetto economico non è secondario perché oggi l'Europa interviene, anche con grandi finanziamenti, ma più che altro opera nel campo dell'assistenza umanitaria. È un fatto importante che viene però meno in quelle che sono necessità strategiche come gli interventi volti a favorire la stabilità delle transizioni democratiche in quei Paesi.

Un esempio valga per tutti: nel corso dell'ultimo incontro dei Presidenti dei Parlamenti del Mediterraneo, la Presidente italiana della Camera sostenne la necessità, da noi più volte ribadita, anche con politiche attente da parte dell'Italia (ricordo la conferenza sulla cooperazione economica, fatta proprio a Palermo due anni fa, in cui si guardava a strumenti utili in questa direzione), di istituire una banca mediterranea. Tal proposta fu immediatamente bloccata dai rappresentanti dei Paesi del Nord Europa, a cominciare dalla Germania.

Anche in tal caso, lo strumento della BERS interviene in maniera forte, prevedendo dei grandi finanziamenti (oltre 400 miliardi di interventi e opere infrastrutturali) in quattro Paesi (dalla Giordania alla Tunisia, dall'Egitto e al Marocco), ma alla fine non riesce ad operare. I suoi meccanismi sono infatti di difficile applicazione in questi Paesi, che sono in una fase di transizione, e, tra l'altro, non guardano a quella realtà importante dell'economia di quei Paesi costituita dalla necessità di un sostegno alle piccole e medie imprese, per cercare di dare un aiuto a una politica che dia maggiore possibilità di occupazione e affronti lateralmente anche l'altro grande problema della emigrazione e della fuga da questi Paesi.

Signora Ministro, le ho accennato alcuni temi sui quali l'Italia e lei potranno davvero svolgere un ruolo essenziale in questi sei mesi di presidenza italiana. Pertanto speriamo che, come lei ha sostenuto, il Mediterraneo torni ad essere, non solo un problema del Sud dell'Europa ma di tutta l'Europa.

PORTA (PD). Presidente, passo direttamente ai due punti che voglio porre all'attenzione del Ministro, con l'occasione ringraziandola anche per il metodo innovativo che ha voluto introdurre nel corso della sua audizione.

Per quanto riguarda la rete consolare, anche io mi riconosco totalmente nelle valutazioni fatte nella precedente audizione dal senatore Tonini. Mi riconosco nell'apprezzamento per guardare con entusiasmo il riorientamento della rete consolare, anche se vorremmo che a determinate chiusure corrispondessero altrettante aperture.

Le ombre invece ci preoccupano, soprattutto per il fatto che non sempre a queste chiusure corrisponde un adeguato impegno a garantire i servizi consolari ai nostri concittadini con il giusto riferimento, che faceva anche il senatore Tonini, alla nuova immigrazione.

Mi fa piacere che lo stesso Ministro riconosca che il sistema digitale elettronico ed i call center non hanno ancora dato le risposte che ci attendevamo. Il Ministro parla di un metodo diverso da quello utilizzato finora nel lavoro di razionalizzazione. È da qui che dobbiamo partire.

Abbiamo apprezzato i due passi indietro fatti su Stoccarda e su Lione, ma vorremmo che adesso si facesse qualche passo avanti. Mi riferisco al tentativo di cambiare il criterio della spending review. Facendo solo l'esempio degli istituti di cultura, non mi sembra che questi abbiano molto a che fare con la spending review, dal momento che gli istituti di cultura incassano molto di più di quanto costano al nostro erario.

Cerchiamo invece di agire, come abbiamo detto più volte anche con il collega Amendola, sul fronte delle entrate: percezioni consolari e contributi a determinati servizi. Basta con quel certo immobilismo che ci ha evitato sinora di percorrere nuove strade. Mi fa perciò piacere che il Ministro abbia fatto riferimento a possibili nuovi strumenti, come una Convenzione con i patronati.

Il secondo punto è un apprezzamento per le parole usate nel suo intervento, anche in parziale discontinuità con chi l'ha preceduta, sull'America Latina. La ringrazio perché la conferma dell'incarico a Donato Di Santo come coordinatore della Conferenza Italia-America latina, unitamente al lavoro che sta svolgendo il sottosegretario Giro, garantiscono la continuità e la centralità di questa area del continente americano, che è in realtà a noi così vicina.

Quanto sta succedendo in Venezuela conferma che parliamo di un continente più vicino di quanto a volte pensiamo.

Infine, mentre sull'Ucraina dobbiamo avere il coraggio di assumere nuovamente un ruolo positivo in questa crisi, chiaramente riconoscendo agli organismi multilaterali la loro centralità, sul Venezuela bene ha fatto il Ministro a richiamare l'ambasciatore italiano e ad incontrare l'ambasciatore venezuelano.

Anche se la nostra missione, come eletti nella Circoscrizione esteri in quella area, non è ovviamente la missione della Commissione affari esteri, noi vogliamo però


Luogo:

Roma

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