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Governo Italiano

Audizione del Ministro Mogherini, nelle materie di competenza del Comitato, con particolare riferimento alle politiche internazionali in materia di immigrazione (Camera dei Deputati)

Data:

08/04/2014


Audizione del Ministro Mogherini, nelle materie di competenza del Comitato, con particolare riferimento alle politiche internazionali in materia di immigrazione (Camera dei Deputati)

CAMERA DEI DEPUTATI

Martedì 8 aprile 2014

213.

XVII LEGISLATURA

BOLLETTINODELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI

 

Comitato parlamentare di controllo sull'attuazione dell'Accordo di Schengen, di vigilanza sull'attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione

Martedì 8 aprile 2014. — Presidenza della presidente Laura RAVETTO.

  

La seduta comincia alle 13.50.

 

AUDIZIONI

 

Audizione del Ministro degli affari esteri, on. Federica Mogherini, nelle materie di competenza del Comitato, con particolare riferimento alle politiche internazionali in materia di immigrazione.

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione del Ministro degli affari esteri, Federica Mogherini, nelle materie di competenza del Comitato, con particolare riferimento alle politiche internazionali in materia di immigrazione.  Ringrazio molto il Ministro per aver accolto il nostro invito, ben sapendo che è impegnatissima in appuntamenti a livello nazionale ed internazionale in ogni possibile area, quindi, siamo particolarmente onorati di averla qui in questa sede.  L'insediamento di questo Comitato è avvenuto in corrispondenza con due eventi particolari, il tragico naufragio di Lampedusa, in cui morirono 366 persone, e il rogo nella fabbrica dormitorio di Prato, in cui persero la vita sette operai, un episodio che ha dato impulso all'avvio di un'indagine specifica da parte del Comitato relativamente all'impiego di immigrati in quel distretto industriale.  Dal succedersi di questi eventi, il Comitato ha inoltre avviato anche una seconda indagine conoscitiva, sui flussi migratori in generale e sui rapporti tra i Governi dei Paesi frontalieri, con particolare riguardo alla prossima entrata in vigore del Regolamento Dublino III.  Le chiederemmo, quindi, di valutare se andrebbe fatta un'ulteriore riflessione non solo sul sistema di asilo come concepito secondo il Regolamento di Dublino ma, in generale, su tutte le normative attinenti agli aspetti di integrazione e di solidarietà.  Naturalmente, nelle diverse audizioni che abbiamo svolto, ci siamo concentrati sui Paesi di provenienza, che a tale proposito, sono risultati più rilevanti. Dalle audizioni è emerso, infatti, che continua ad essere consistente il flusso di migranti da tutte le aree libiche, per cui ci piacerebbe avere da lei, se possibile, un report sugli sviluppi dei rapporti bilaterali tra l'Italia e Libia, anche alla luce dell'entrata in vigore del Trattato di amicizia firmato a Bengasi nel 2008.  Per quanto riguarda l'impiego di immigrati nelle aree industriali di Prato, la scorsa settimana abbiamo svolto l'audizione di rappresentanti delle imprese e dei sindacati in quell'area. È emersa, in particolare, la preoccupazione relativa agli accordi e chi chiediamo se lei, Ministro, abbia delle informazioni in questo senso o possa comunque esprimerci una sua opinione sui rapporti e gli accordi tra l'Italia e la Repubblica popolare cinese. Risulterebbe, infatti, che non vi siano veri e propri accordi bilaterali con questo Paese tali da favorire la creazione di un clima di maggiore cooperazione, anche con riferimento all'impiego legale di questi lavoratori, sebbene ci sia stato un atto di indirizzo o comunque una sollecitazione da parte del Presidente della Repubblica in tal senso. Sappiamo che si tratta di materia europea, però le chiederemmo una riflessione in merito.  Con l'occasione di averla qui, vorremmo chiederle anche degli aggiornamenti relativi alla questione Ucraina, in particolare in seguito ai recenti sviluppi in Crimea. Come Presidente ho avuto un incontro informale con l'Ambasciatore dell'Ucraina a Roma, nell'ambito del quale sono state assunte informazioni formali, ma non verbalizzate. Do quindi la parola al Ministro degli affari esteri, Federica Mogherini.

  FEDERICA MOGHERINI, Ministro degli affari esteri. Grazie, presidente, grazie a voi per l'invito. Ho letto, almeno in parte, i resoconti delle audizioni precedenti che avete svolto e sapete meglio di me che il tema è di competenza del Ministero degli affari esteri solo in modo molto parziale, quindi, in queste mie comunicazioni tratterò gli aspetti che sono di pertinenza del Ministero degli esteri.  Prima di iniziare, però, non voglio eludere un riferimento alla situazione in Ucraina, visto che mi è stato sollecitato e che ritengo che ogni sede parlamentare atta a condividere le preoccupazioni e le posizioni del Governo insieme al Parlamento sia, in questa fase di tensione, particolarmente utile (abbiamo già fatto la stessa cosa con le Commissioni esteri in tre o quattro differenti occasioni nell'arco dell'ultimo mese e mezzo).  Non mi sottraggo, quindi, a questo invito, sottolineando l'utilità che la diplomazia parlamentare può avere in questa fase. Ogni canale di dialogo e di confronto, ad ogni livello, è sicuramente utile. Le notizie di questi ultimi giorni, di questeultime ore, dall'est e dal sud dell'Ucraina sono particolarmente serie e preoccupanti.  Si sta continuando a lavorare in tutte le sedi internazionali coinvolte per mantenere aperto il canale del dialogo e cercare di evitare che la situazione degeneri o peggiori ulteriormente. È una questione di queste ore, pertanto, quanto riferisco è la condivisione dello stato dell'arte al momento; seguiranno nei prossimi giorni ulteriori passaggi ed appuntamenti.  Lunedì prossimo, nel Consiglio affari esteri a Lussemburgo avremo sicuramente maggiori aggiornamenti, però mi sembrava utile condividere lo stato dell'arte, la preoccupazione e il perdurare della linea volta al tentativo di dialogo, soprattutto sollecitando il più possibile un canale di collegamento e di dialogo diretto tra Mosca e Kiev, un canale che deve essere facilitato da Unione europea e Stati Uniti.  Per venire alla vostra indagine, il fenomeno migratorio deriva, ovviamente, da una molteplicità di cause. Ad esso non può, quindi, corrispondere una risposta univoca e unilaterale. Per questa ragione, all'azione primaria condotta dal Ministero dell'interno in materia migratoria si è sempre affiancata negli anni, e continuerà ad affiancarsi, l'azione della Farnesina per facilitare, in un'ottica di diplomazia preventiva, il dialogo con i Paesi interessati da tali fenomeni.  L'approccio che l'Italia, anche in qualità di prossimo Presidente di turno dell'Unione europea, intende portare avanti comprende una pluralità di fattori, quali, ad esempio, il controllo il più possibile efficace e integrato delle frontiere esterne dell'Unione europea, la prevenzione dell'immigrazione illegale, il contrasto dei crimini ad essa connessi, a tutela della sicurezza e dell'incolumità, innanzitutto degli stessi emigranti, sulla base dell'impianto normativo dell'Unione europea.  L'efficace gestione del fenomeno migratorio non può prescindere, come giustamente è stato ricordato, da un costante dialogo con i Paesi terzi di origine e soprattutto di transito, che spesso è il vero problema dei flussi migratori, un dialogo che sia improntato alla collaborazione a tutto campo e alla condivisione delle responsabilità.  Questo concetto è chiaro da tempo all'Italia, che coltiva importanti rapporti con i Paesi della sponda sud del Mediterraneo, ma inizia ad essere finalmente chiaro anche all'Europa, che si sta impegnando a sviluppare la sua azione esterna in materia migratoria nell'ambito dell'approccio globale alla migrazione e alla mobilità.  L'area del Mediterraneo rappresenta una priorità assoluta non soltanto per l'Italia, ma per tutta l'Unione europea, e il nostro sforzo è volto a far comprendere pienamente ai nostri partner europei che il tema – dico «tema» e non «problema» – è comunitario e quindi da condividere.  Nel 2013, circa il 70 per cento degli arrivi via mare in Europa sono avvenuti attraverso la rotta del Mediterraneo centrale, con partenza dalla Libia e destinazione Italia, contro il 12 per cento della rotta occidentale e il 18 per cento di quella orientale.  Occorre tenere conto del fatto che in Libia, principale Paese di transito dei flussi migratori irregolari verso l'Italia e il resto d'Europa, il Governo non ha, ad oggi, pieno controllo del proprio territorio, né può garantire il rispetto dei diritti umani dei migranti. Ciò rende impraticabile, allo stato attuale, ogni ipotesi di collaborazione migratoria finalizzata al rimpatrio dei migranti verso tale Paese.  Questo non è l'unico e forse non è neanche il primo, ma è uno dei motivi per i quali l'Italia, in questi mesi, è fortemente impegnata a sostenere il processo di dialogo e di riconciliazione nazionale in Libia.  Un mese fa abbiamo ospitato a Roma una conferenza internazionale estremamente importante; ci sono alcuni segnali di difficile lettura nella dinamica della politica interna alla Libia, sebbene non del tutto scoraggianti, sul fatto che questo tentativo di conciliazione possa mettersi in moto.  È di ieri la firma dell'accordo per la riapertura di tutti i terminali petroliferi, compresi quelli della Cirenaica, che potrebbe essere un segnale incoraggiante. È chiaro che ogni segnale è parziale, perché la situazione è estremamente fluida e complessa.  Noi possiamo, innanzitutto, sollecitare la comunità internazionale a sostenere gli sforzi che i libici possono mettere in campo e ricordare alle autorità libiche, a partire dal Parlamento, ma anche a tutti i soggetti politici e sociali presenti in Libia, che la comunità internazionale non si rassegna a uno stato di disgregazione istituzionale, come effettivamente c’è al momento.  La stabilità della regione è strettamente connessa alla sicurezza e questo è un messaggio di cui ci facciamo portatori nella comunità internazionale. Non è possibile prendere in considerazione solo il parametro della sicurezza, che è connesso alla stabilità politica, in quanto entrambi, sicurezza e stabilità politica, sono elementi fondamentali per una gestione razionale, sostenibile e rispettosa dei diritti umani nell'ambito dei fenomeni migratori.  Non solo in Libia, ma anche in altre aree particolarmente instabili del Mediterraneo l'Italia è impegnata per cercare di accompagnare e di favorire processi di stabilizzazione. Penso, ad esempio, al Libano, su cui si sta compiendo uno sforzo da parte della comunità internazionale e in particolare dell'Italia, in quanto ci stiamo concentrando sul sostegno alle Forze armate libanesi.  Nei prossimi mesi ospiteremo a Roma una conferenza a livello ministeriale per capire come meglio sostenere lo sforzo del rafforzamento delle Forze armate libanesi, uno sforzo utile per la sicurezza e la stabilità non solo del Paese ma di tutta la Regione.  Pensiamo all'effetto spillover che la crisi in Siria può avere e sappiamo che anche quello è un elemento di instabilità regionale estremamente serio e drammatico, innanzitutto, per le sue conseguenze umanitarie, ma anche per la stabilità della regione.  Ciò a cui dobbiamo puntare fin d'ora è una strategia di medio periodo, promuovendo un più stretto dialogo con i Paesi di origine e di transito, anche in collaborazione con organizzazioni internazionali come l'OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) e l'UNHCR (United Nations High Commissioner for Refugees). Per questo abbiamo proposto alla Commissione europea – che l'ha condivisa – una iniziativa di dialogo regionale con i Paesi dell'Africa orientale, perché spesso rivolgiamo la nostra attenzione soltanto ai Paesi di transito; il problema, tuttavia, è la parte dell’iceberg che sta sotto la punta.  Si tratta di un'iniziativa sulla falsariga di quanto già avviene nel quadro del processo di Rabat, che è un foro di dialogo regionale sui temi migratori tra l'Unione europea e i Paesi dell'Africa occidentale, centrale e mediterranea, di cui durante il nostro semestre di Presidenza ospiteremo a Roma la quarta Conferenza ministeriale sulla migrazione e lo sviluppo.L'evento di lancio per la progressiva istituzionalizzazione del dialogo regionale con i Paesi dell'Africa orientale dovrebbe essere una Conferenza regionale a livello di alti funzionari sul tema della lotta al traffico di esseri umani.  Strumenti fondamentali del dialogo con i Paesi terzi sono, inoltre, i partenariati di mobilità e sicurezza che l'Unione europea sta firmando con diversi partner dell'area. È stato concluso nel giugno 2013 quello con il Marocco, il 3 marzo scorso quello con la Tunisia, mentre è in corso di negoziato un analogo partenariato con la Giordania. Si tratta di dichiarazioni politiche quadro su tutti i temi della cooperazione in materia migratoria e di asilo, che prevedono, tra l'altro, la conclusione di accordi di riammissione.  Durante il nostro semestre di Presidenza approfondiremo il dialogo sulla mobilità e la sicurezza, già in corso con i Paesi dell'Africa del nord e del Medio Oriente, e valuteremo l'avvio di un analogo dialogo con l'Egitto. La nostra attenzione prioritaria, soprattutto durante il semestre ma non solo, sarà rivolta alla tutela dei diritti umani in questo settore, tema particolarmente delicato e sensibile che sarà in cima all'agenda del nostro Governo.  Sono inoltre in corso dialoghi in materia migratoria con partner importanti dell'Unione europea quali la Cina, con la quale, al momento, non c’è un accordo, ed altri Paesi particolarmente importanti a livello globale, pur se non regionale.  Un discorso a parte merita l'impegno del nostro Paese sul piano della solidarietà europea in materia di immigrazione e di asilo. Lo scorso 18 ottobre abbiamo avviato – con un altro Governo, ma personalmente l'ho sostenuta e continua a essere uno strumento fondamentale – su base nazionale l'operazione «Mare Nostrum», di cui avete avuto modo di parlare in altre, approfondite sedute del Comitato, per il potenziamento della sorveglianza nel Mediterraneo, il salvataggio dei migranti in difficoltà e il contrasto all'azione criminale connessa all'immigrazione irregolare.  Finora l'operazione ha consentito il salvataggio di oltre 12.000 migranti, anche se i numeri sono in fase di costante aggiornamento. È ovvio, però, che i nostri sforzi da soli non sono sufficienti a garantire una risposta efficace. Dopo i drammatici eventi di Lampedusa, l'Italia ha condotto, in sintonia con la Commissione europea, un'azione di sensibilizzazione dei partner europei.  Il tema è stato affrontato in base a un principio di solidarietà tra tutti gli Stati membri nella gestione di un fenomeno che interessa l'intera Unione europea. L'azione di sensibilizzazione e di condivisione della preoccupazione rispetto alla dimensione umanitaria del fenomeno è in corso, ma molti passi devono essere ancora fatti e credo che ciò non sfugga a nessuno di voi.  La discussione sui temi migratori, avvenuta fin dall'ottobre scorso, ha rappresentato un primo passo avanti verso l'affermazione di una dimensione pienamente europea del problema. Anche la creazione di una task force dell'Unione europea per la gestione dell'emergenza migratoria nel Mediterraneo e per una più efficace gestione del fenomeno migratorio nel medio periodo ha costituito un passo in avanti nella presa di coscienza della valenza pienamente europea del problema (non soltanto della sponda sud dell'Europa).  A dicembre, il Consiglio europeo ha fatto propri gli esiti dei lavori della task force, sancendo l'aspettativa di una rapida attuazione delle 38 misure identificate in quel contesto e poi riprese nella comunicazione della Commissione dello scorso 4 dicembre. Da ultimo, il Consiglio giustizia affari interni, lo scorso 3-4 marzo, ha dedicato un punto di discussione a una prima verifica sull'attuazione di tali misure. Tra quelle in corso di attuazione, alle quali l'Italia guarda con maggiore interesse, vi è il rafforzamento dell'agenzia Frontex e il suo coordinamento con il sistema Eurosur per lo scambio di informazioni nella sorveglianza delle frontiere esterne, operativo dallo scorso 2 dicembre.  Vorrei ribadire che i passi fatti sul versante della sensibilizzazione a livello comunitario, della necessità di presa in carico del problema e della gestione della questione a livello europeo, sebbene abbiano registrato alcuni passi avanti, non sono decisamente esaurienti: c’è molto lavoro da fare e contiamo di portarlo avanti durante il semestre italiano di Presidenza.  Rispetto a Frontex, è per noi essenziale il rafforzamento dell'agenzia da un punto di vista tanto finanziario quanto operativo, attraverso una maggiore partecipazione degli Stati membri alle operazioni congiunte.  È ormai imminente l'adozione da parte del Parlamento europeo (dovrebbe avvenire nel corso della prossima sessione plenaria, il 10 aprile) del nuovo Regolamento Frontex che, conformemente al diritto internazionale e alla Convenzione di Ginevra sui rifugiati, stabilisce norme comuni e regole di ingaggio per le operazioni congiunte in mare e per la tutela delle persone bisognose di protezione che viaggiano in flussi misti.  Lo scorso 28 marzo la Commissione europea ha pubblicato, inoltre, la comunicazione sulla politica del rimpatrio dell'Unione europea, che costituisce uno dei capisaldi della politica europea in materia di immigrazione illegale. Questa conferisce particolare attenzione al tema dei ritorni volontari e della reintegrazione nei Paesi di origine dei migranti irregolari sottoposti a decisioni di rimpatrio.  Vorrei ribadire che la nostra priorità sarà quella di lavorare sulla dimensione del rispetto dei diritti umani, che sappiamo essere un punto particolarmente problematico. Un aspetto fondamentale della lotta all'immigrazione irregolare riguarda, naturalmente, il contrasto dei reati ad essa connessi, in particolare la tratta e il traffico di esseri umani, fenomeni particolarmente odiosi, soprattutto quando coinvolgono donne e bambini, come avviene nella maggior parte dei casi.  La risposta europea al problema è esplicitata nella strategia dell'Unione europea per l'eradicazione della tratta di esseri umani, che copre il periodo 2012-2016, completata dalle due direttive sulla prevenzione e la lotta al traffico di esseri umani e sulla protezione delle vittime della tratta.  L'Italia intende dedicare grande attenzione a questo tema durante il semestre di Presidenza, puntando innanzitutto alla definizione di standard procedurali per gli operatori impegnati nel soccorso delle vittime, al fine di garantire una loro identificazione sistematica e puntuale.  Il controllo delle frontiere si basa anche su un efficace sistema di ingressi legali nel territorio dell'Unione europea, che mira a fare dello spazio Schengen una vera area di libertà a tutela dei diritti e sicurezza.  L'azione europea in tema di gestione integrata della mobilità dai Paesi extra Schengen si articola in quattro filoni principali, che mirano a dare un'impostazione organica e funzionale al rilascio dei visti, ai controlli alle frontiere e alla tutela delle banche dati, per coniugare la libertà di movimento con le legittime esigenze di sicurezza.  Mi riferisco alla riforma del Codice visti, al progressivo dispiegamento del Visual information system, all'avvio del pacchetto Smart Borders e al passaggio al sistema informativo Schengen di seconda generazione.  Il nostro Paese intende fare della politica dell'Europa in questo ambito un punto specifico del suo programma di Presidenza. Si tratta di un punto di interesse prioritario per noi. Nel 2013 l'Italia è divenuto il secondo dei partner Schengen a concedere visti, con 2.125.490 visti rilasciati, secondo solo alla Francia con 2.471.220 visti. Per la prima volta abbiamo superato la Germania, che si attesta poco sopra i 2 milioni di visti.  Le nostre 172 sedi abilitate hanno rilasciato, in media, un visto ogni 15 secondi e in otto anni il numero di visti emessi è raddoppiato. Durante la Presidenza italiana sarà avviata la discussione interna al Consiglio sulla riforma del Codice visti, recentemente presentata dalla Commissione europea. È nostro obiettivo consegnare alla Presidenza lettone, che seguirà quella italiana, un testo che possa rappresentare la base per il successivo negoziato con il nuovo Parlamento europeo in vista dell'adozione del nuovo Regolamento nel corso del 2015.  Con la Commissione europea contiamo, inoltre, di apportare alcune innovazioni in materia di visti di corto soggiorno, che introducano alcuni cambiamenti significativi per fare della politica dei visti uno strumento di crescita, attraverso un incremento dei flussi per turismo e affari. Le principali modifiche riguarderanno l'accorciamento dei tempi di trattazione delle domande di visto, il rilascio dei visti in frontiera per promuovere il turismo breve, il maggiore ricorso ai visti multi-ingresso e di durata pluriennale.  Alla riforma nel Codice visti si affianca la completa operatività entro il 2015 del Visual information system, sistema che prevede l'acquisizione da parte degli uffici consolari delle impronte digitali dei richiedenti visto. Si tratta di una misura decisa con un regolamento del 2008, volta a garantire maggiore sicurezza e attuata sinora in 60 Paesi extra Unione europea.  Entro il 2015 il VIS entrerà in vigore nei Paesi in cui i partner Schengen rilasciano complessivamente il maggior numero di visti. Questo comporterà un complesso sforzo organizzativo per gestire il mantenimento degli attuali tempi di trattazione delle pratiche di visto da parte dei nostri uffici consolari, anche a fronte dell'incremento delle domande che attendiamo per l'Expo del 2015, che possono essere particolarmente consistenti.  Un ulteriore obiettivo della nostra Presidenza sarà l'avanzamento della discussione in Consiglio sul pacchetto Smart Borders. Si tratta di due proposte di regolamento, che mirano a monitorare le presenze di stranieri nell'area Schengen e ad agevolare il transito di viaggiatori abituali non a rischio.  L'Italia sarà inoltre impegnata a promuovere la gestione efficace dei flussi migratori attraverso i canali legali, che considero il modo più efficace per depotenziare gli afflussi attraverso quelli illegali.  Porteremo avanti il negoziato su due importanti proposte di direttiva nel campo dell'immigrazione legale, che erediteremo dalla Presidenza greca tra un paio di mesi: la proposta di direttiva relativa alle condizioni di ingresso e soggiorno dei cittadini di Paesi terzi per motivi di ricerca, studio, scambio di alunni, tirocinio retribuito e non retribuito, volontariato e collocamento alla pari; e la proposta di direttiva sulle condizioni di ingresso e soggiorno di cittadini di Paesi terzi nell'ambito di trasferimenti intrasocietari. È stata, invece, già adottata nei mesi scorsi la proposta di direttiva relativa alle condizioni di ingresso e soggiorno dei lavoratori stagionali.  Nel dicembre 2014, quindi nel corso delle nostra Presidenza, giungerà a scadenza il Programma di Stoccolma, che aveva delineato sotto Presidenza svedese le linee strategiche del settore della giustizia e degli affari interni per il quinquennio 2010-2014. Il Consiglio europeo del prossimo giugno dovrà definire le linee strategiche dell'azione europea nel settore della giustizia e degli affari interni per il quinquennio successivo, 2015-2020.  Si tratta di un appuntamento estremamente importante, che vede l'Italia fortemente impegnata, anche in vista della sua futura Presidenza, nella definizione di tali priorità strategiche. Abbiamo accolto con grande favore la comunicazione pubblicata dalla Commissione europea lo scorso 11 marzo dal titolo «An open and secure Europe: making it happen», che fa stato dei risultati fin qui raggiunti nel quadro del Programma di Stoccolma, suggerendo al tempo stesso alcune linee guida per la piena attuazione dell’acquis nel settore dell'asilo e per la piena integrazione delle politiche migratorie dell'asilo nelle politiche esterne dell'Unione europea.  Rispondo anche all'invito sull'approfondimento dell'impegno dell'Unione nel settore dell'asilo, che sarà una delle priorità del nostro semestre, anche in linea con le sollecitazioni più volte venute dal Parlamento. Vigileremo sulla piena attuazione del sistema comune europeo di asilo, la cui adozione è stata completata nel giugno del 2013, approfondendo anche le proposte elaborate dalla Commissione nella comunicazione che ho appena citato.  In particolare, in materia di asilo condividiamo la necessità di sviluppare alcuni dei temi su cui la comunicazione della Commissione pone l'accento, dal mutuo riconoscimento della decisione di asilo, al possibile esame congiunto delle richieste di protezione internazionale, dal pooling dei centri di accoglienza, all'utilizzo più esteso dei resettlement.  Con riguardo al Regolamento Dublino III, che stabilisce la responsabilità dell'esame delle domande di asilo in capo allo Stato di primo ingresso, pur essendo consapevoli della difficoltà di modificare il testo recentemente approvato, metteremo ogni energia affinché sia garantita la massima flessibilità nell'applicazione dello stesso nell'ambito dei margini previsti.  In particolare, intendiamo approfondire il tema del ricongiungimento familiare quale criterio determinante previsto dal Regolamento, accanto all'interesse superiore dei minori nell'individuazione dello Stato responsabile dell'esame delle richieste di protezione internazionale.  Nell'ambito della comunicazione della Commissione appena approvata, condividiamo l'accento posto sull'opportunità di integrare le politiche migratorie in tutte le altre politiche dell'Unione europea, allineandole con gli obiettivi di crescita della strategia 2020 attraverso una maggiore valorizzazione della migrazione regolare.  L'obiettivo che si pone la Commissione è senz'altro condivisibile: creare, in prospettiva, un nuovo concetto di Europa come spazio unico di migrazione, prevedendo il riconoscimento nei diversi Stati membri del permesso di soggiorno nazionale rilasciato al cittadino di un Paese terzo. Ciò risponde alla necessità di trovare risposte adeguate alle sfide poste dai fenomeni migratori, nella consapevolezza che essi rappresentano una vera e propria risorsa per l'Unione europea.  All'esigenza di attrarre nuova popolazione fa da contraltare la necessità di integrare con successo i flussi migratori nel tessuto sociale, economico e politico dell'Unione. Credo che l'integrazione rappresenti la chiave per il successo di qualsivoglia politica migratoria comune. La sfida che l'Unione europea è chiamata ad affrontare è quella di sviluppare un approccio che abbia l'obiettivo prioritario dell'integrazione effettiva di cittadini di Paesi terzi soggiornanti nel territorio degli Stati membri, garantendo loro diritti e obblighi analoghi a quelli dei cittadini dell'Unione europea.  L'Italia raccoglie questa importante sfida e a questa ispirerà la sua azione prioritaria durante il semestre di presidenza. Vi ringrazio.

  PRESIDENTE. Grazie, Ministro, per questa relazione di dettaglio che ci ha fornito molte informazioni e molte sollecitazioni per approfondire l'indagine. Do ora la parola ai colleghi che intendano intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.

  RICCARDO MAZZONI. Signora Ministro, la ringrazio per la relazione molto dettagliata e sono particolarmente felice della puntualizzazione sul Regolamento Dublino III, anche se, essendo stato rinnovato nel luglio dell'anno scorso, sarà molto difficile intervenire, perché un regolamento non si modifica con delle direttive durante il semestre di presidenza. Mi conforta, però, sapere che il Governo italiano l'abbia inserito tra le priorità. La mia domanda prende spunto da quanto ha dichiarato il Ministro dell'interno Alfano la scorsa settimana, secondo cui nei primi tre mesi dell'anno ci sono già stati 11.000 sbarchi, cioè sette volte di più rispetto al 2013, e nei prossimi mesi potrebbero arrivare da 300.000 a 600.000 migranti: un esodo biblico.  Premesso che non è consegnando un avviso di garanzia a chi sbarca a Lampedusa che si risolve il problema dell'immigrazione clandestina, vorrei chiederle se avere eliminato il reato di clandestinità, che esiste in tutti gli altri Paesi d'Europa, non sia un incentivo in più a venire verso le nostre coste.  Valuto molto positivamente i visti di corto soggiorno per incentivare il turismo e gli affari, però, c’è anche un'immigrazione che non passa dai gommoni e dagli scafisti: l'immigrazione cinese. Nelle scorse sedute del Comitato abbiamo parlato del problema Prato, per cui bisogna fare attenzione a non dare un grimaldello a un sistema già molto oliato e raffinato, che passa in parte da un'immigrazione illegale proveniente dalla Slovenia, ma in gran parte attraverso un sistema di visti turistici, poi seguito da false assunzioni per ottenere il permesso di soggiorno e, infine, da licenze commerciali fasulle. Si entra così nel circuito, quando va bene, altrimenti si diventa schiavi.  Nell'incentivare il sistema dei visti di corto soggiorno, quindi, teniamo ben presente che potremmo dare un'ulteriore arma a mercanti di schiavi che non arrivano con i gommoni, ma provocano danni economici e sociali, come abbiamo visto nel distretto di Prato. Sarebbe quindi auspicabile una collaborazione maggiore da parte delle autorità diplomatiche cinesi in Italia.  Un imprenditore audito la scorsa settimana ci ha detto che per entrare in Cina è necessario effettuare l'esame del sangue, mentre qui si entra attraverso maglie molto più larghe: i Consolati cinesi, quando si chiede di identificare un cittadino cinese, si permettono di rispedire alle Questure raccomandate che non vengono neanche aperte. Vorrei sapere se ci sia un impegno del Governo per sottoporre questo problema alle autorità di Pechino. Grazie.

  FEDERICO FAUTTILLI. Un grazie sentito a lei, Ministro, per la sua presenza e soprattutto per l'ampia e approfondita relazione che ci ha voluto proporre e che leggerò attentamente in seguito. Per il momento, desideravo anch'io porle brevemente due domande.  Se non sbaglio, la presidente ha posto una domanda sulla questione Cina, che è stata ripresa dal senatore Mazzoni. Mi sembra che lei abbia risposto che non ci sono accordi.  Vorrei sapere, quindi, se sia possibile promuovere un'iniziativa del nostro Governo nei confronti del Governo cinese per affrontare le problematiche di carattere economico e sociale che emergono da questa forte immigrazione – cinese – nel nostro Paese, a cominciare dalla realtà di Prato, visto quanto è recentemente accaduto. Nelle audizioni delle forze economiche e sociali di quella realtà, infatti, ci siamo resi conto di come il problema debba essere affrontato in tempi brevi con il Governo cinese.  Nella sua relazione si elencano le iniziative di carattere normativo che il Governo intende assumere nel semestre di Presidenza italiana dell'Unione europea. Vorrei chiederle se sia possibile promuovere una Conferenza europea sull'immigrazione mediterranea, per mettere a fuoco la questione dal punto di vista della cultura politica con gli altri Stati membri dell'Unione europea, anche perché credo sia giunto il momento di istituire in Italia un centro di accoglienza europea, per superare le strettoie che il Regolamento Dublino III comporta.  Si dovrebbe valutare anche la possibilità di istituire un servizio di ricezione delle domande di asilo e di protezione presso i consolati e le ambasciate italiane nei Paesi dell'altra sponda del Mediterraneo, per consentire viaggi normali ed evitare la crescita esponenziale di cifre che, purtroppo, visti i dati citati dal Ministro Alfano la scorsa settimana, appaiono estremamente preoccupanti.

  NADIA GINETTI. Desidero consegnare al Ministro il resoconto di un incontro tenutosi giovedì scorso in Sicilia, a Palermo, alla presenza del Ministro dell'interno, sulla politica di immigrazione europea. Si è trattato di un incontro tra il Senato – che vi ha partecipato con la Commissione politiche europee – le Assemblee regionali e il Parlamento europeo per consegnare, durante la Presidenza italiana del semestre europeo, delle tematiche su cui concentrare l'intervento e le proposte.  L'immigrazione è una delle questioni di particolare significato che abbiam


Luogo:

Roma

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