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Governo Italiano

Intervento

Data:

09/08/2006


Intervento
  • Signor Sindaco di Charleroi,
  • Signor Presidente dell'Associazione du Bois du Cazier
  • Signor Direttore del Museo du Bois du Cazier
  • Autorità belghe

Care connazionali, Cari connazionali

Oggi commemoriamo il 50° anniversario della tragedia di Marcinelle, una delle più dolorose della storia dell'emigrazione italiana.

Una delle più drammatiche, non l'unica. Quei giovani erano al Bois du Cazier, perché non avevano scelta, costretti dalla disoccupazione, dalla povertà, dalla disperazione, dal nobile desiderio di assicurare la sopravvivenza delle proprie famiglie ed ai propri figli una vita diversa da quella che erano stati costretti a vivere loro.

50.000 erano gli emigranti italiani, dopo l'accordo italo-belga del giugno 1946 che si erano stabiliti in Belgio con le loro famiglie per lavorare come minatori in condizioni ambientali, economiche, sociali durissime.

Non dobbiamo, non possiamo dimenticare i sacrifici di questi nostri connazionali che, attraverso le loro rimesse, come attraverso le rimesse di migliaia di italiani il nostro Paese è riuscito a risollevarsi ed a ricostruire a poco a poco quel tessuto economico e sociale che ci ha permesso la ricostruzione delle nostre case, delle nostre città, del nostro apparato industriale.

Per questo, oltre ai legittimi sentimenti di dolore, e anche di rabbia dobbiamo sempre un ringraziamento forte a quelle persone, alle loro famiglie, agli orfani, per quel sacrificio.

E' stato detto che quella tragedia fece più, per la formazione della coscienza europea, di quello che fecero tanti trattati firmati in quegli anni.

Credo che sia vero.

Il mondo dell'emigrazione attraverso il coraggio, l'ingegno, il sacrificio, ha reso possibile nei decenni l'incontro fra persone, culture, professionalità, nazioni, che oggi condividono il comune progetto dell'integrazione europea. Quel progetto, dei cui effetti noi oggi beneficiamo, è iniziato decenni fa, e la nostra emigrazione, attraversando confini ritenuti allora quasi invalicabili, ne costituisce una componente fondamentale e anticipatrice. E il sacrificio, che ha accompagnato quella migrazione, è parte indimenticabile di questo progetto, di questa realtà chiamata Europa.

Anche per questo, come ogni anno nel ricordare i nostri connazionali non manchiamo mai di ricordare gli altri lavoratori che morirono a Marcinelle, i 95 belgi e gli altri di diverse nazionalità europee, e tutti i morti sul lavoro di ieri e di oggi.

Una identità, sia nazionale che di valori, si costruisce non solo sulle vittorie, sulle affermazioni, sulle conquiste. Si costruisce anche sul dolore, sulla condivisione di sofferenze o di lutti. Anche per questo, per questa occasione commemorativa, abbiamo utilizzato un libro che si serve di mezzi diversi per ricordare: le testimonianze scritte, le fotografie, i dipinti. Ognuno di questi mezzi documenta e fissa un particolare, una circostanza, un'atmosfera, un paesaggio, un volto, con le finalità di onorare, di ricordare e di consegnare la testimonianza alle generazioni future.

Sì, perché la tragedia di Marcinelle è assolutamente storia contemporanea in quanto storia aperta e incompiuta. Solo in Italia muoiono per incidenti sul lavoro 1400 persone ogni anno, e le condizioni sono drammaticamente peggiori in continenti come l'Africa, l'Asia, e nei Paesi dell'est europeo, dove si concentra anche la maggior parte dei 246 milioni di bambine e bambini che secondo le stime delle organizzazioni internazionali sono costretti a lavori pericolosi e insalubri.

La tragedia di Marcinelle è una porzione del passato che fa parte del presente che siamo vivendo e che ci richiama, ognuno di noi singolarmente e tutti in quanto italiani, in quanto europei, ad una responsabilità civile e morale, ad un impegno per tutelare i diritti umani ovunque nel mondo, per affermare i principi della nostra Costituzione sul diritto al lavoro e sul diritto dei lavoratori.

Portare avanti questi impegni credo sia il modo migliore per ricordare e onorare i nostri connazionali che l'8 agosto del 1956 persero la vita a Marcinelle.

Grazie.


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