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Governo Italiano

Intervento

Data:

04/10/2006


Intervento

Care Consigliere, cari consiglieri del Cgie,
sono lieto di partecipare a questa prima, importante, sessione del Cgie successiva al periodo di forzata inattività, una sessione che ha al centro alcuni dei nodi essenziali che riguardano, da una parte la riforma del Cgie, dall'altro alcune priorità che hanno diretta corrispondenza con le aspettative e le problematiche delle nostre comunità all'estero. I servizi consolari, la finanziaria, l'informazione e Rai International, la continuità operativa della Conferenza Stato - Regioni - Cgie.

Sono certo che la vostra riflessione, arricchita dai contributi dei parlamentari eletti dai nostri connazionali all'estero, saprà dare continuità ad un impegno e alla qualità di un organo istituzionale che in questi anni ha positivamente operato. Consentitemi, cari consiglieri, una premessa di ordine generale prima di entrare nel merito specifico dei punti da voi trattati. La grandezza di un Paese si riconosce dalla capacità di ritrovarsi uniti sulle scelte e sui valori fondamentali, e questo è vero specialmente per quanto riguarda la politica estera. Recentemente questa coesione, questo spirito, è stato alla base della scelta condivisa che ha portato l'Italia a svolgere un ruolo propositivo e di alto profilo, sia a livello europeo che internazionale, rendendo possibile una missione, quella in Libano, certamente rischiosa ma che avevamo e abbiamo la responsabilità di sostenere. Una missione che ha oggi fermato un conflitto e che nel prossimo futuro speriamo contribuisca a far avanzare processi di pacificazione in una delle aree di maggiore criticità. In Libano peraltro era attiva prima del conflitto una non trascurabile presenza di nostri connazionali, che, per primi tra i Paesi europei, siamo riusciti ad evacuare in sicurezza, nonostante le non facili condizioni operative. Oggi l'Italia, Paese fondatore dell'Unione Europea e della Nato, membro del G8 e, dal gennaio del 2007, del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, è un Paese impegnato su più fronti ed a diversi livelli e importante sulla scena internazionale: per questo è un Paese chiamato, e pronto, ad assumersi le sue responsabilità, in un quadro di rilancio del multilateralismo, di processi tesi a promuovere la pace e la cooperazione tra i popoli.

Entrando nel merito dei temi di fondo che caratterizzano il dibattito, a partire dal futuro del Cgie stesso. Ho affermato a più riprese in questi giorni, e anche nel corso dell'audizione in parlamento, che per quanto riguarda il futuro del Cgie non si tratta di discutere il se, ma il come. Vorrei sollecitarvi una riflessione sulla necessità di tempi più rapidi sulle riforme da fare, giacchè mantenere il Cgie in una condizione più o meno di “stand by” rischia di depotenziare la capacità analitica e propositiva che l'organo ha sempre avuto. Discutere se il Cgie debba esistere o no, come qualcuno, pochi in verità, ha fatto è inutile e ingeneroso. Il Cgie è importante per quello che ha fatto ed a maggior ragione sarà importante per quello che farà. E allora la vera riflessione è sulla ridefinizione dei compiti e della natura di questo organismo, sapendo che la realtà dell'emigrazione, e della rappresentanza istituzionale dell'emigrazione, è profondamente cambiata con le modifiche costituzionali che hanno istituito la Circoscrizione Estero. Per questo ritengo indispensabile una riflessione sul ruolo e sul futuro del Cgie e dei Comites, e da questo punto di vista è positivo e salutare il dibattito che avete iniziato sia in sede di Comitato di Presidenza che di Commissioni. E' ovvio che, rispetto alla riforma del Cgie, il Governo opererà per parte sua una specifica riflessione e avanzerà proposte conseguenti. In questa fase ritengo tuttavia utile astenermi dall'entrare nel merito, privilegiando il metodo della ricognizione e dell'ascolto e auspicando in tempi brevi la costituzione di un tavolo di confronto al quale possano sedere tutti i soggetti interessati. L'obbiettivo, lo ripeto, è quello di sollecitare una riforma che ci consenta di rinnovare il Cgie ed i Comites per rendere questi organismi ancora più dinamici e operativi. Nonostante i limiti e le riforme da fare, essi sono infatti le basi della vita democratica delle nostre comunità, secondo un modello che alcuni Paesi hanno tentato di imitare e che è da più parti considerato vitale ed originale.

Per quanto riguarda le consultazioni politiche, sia quelle elettorali che quelle referendarie, hanno evidenziato un grande interesse e partecipazione da parte dei nostri connazionali all'estero per la politica italiana, smentendo clamorosamente i profeti di un apatico accoglimento del diritto sancito dalle modifiche costituzionali del 2000. Tuttavia, l'esperienza delle ultime prove ha messo in luce anche alcuni aspetti critici legati all'impostazione della legge 459 del 2001 che non si devono nascondere : difficoltà di aggiornare in tempo reale gli indirizzi, ristrettezza dei tempi imposti dalla legge, criticità di alcuni servizi postali e plichi elettorali sovrabbondanti nel contenuto che generano confusione. Per questo occorrerà giungere a modifiche della legislazione vigente, semplificando alcune procedure e variando alcuni degli stessi presupposti della legge 459. Voglio in questo senso evidenziare che il pesante carico di lavoro connesso agli adempimenti elettorali ha messo a dura prova i nostri uffici consolari, già pesantemente colpiti negli anni scorsi dai tagli delle risorse umane e finanziarie.

Ciò ha generato, in alcuni casi, ritardi e disservizi a discapito dei nostri connazionali che richiedono giustamente una migliore qualità nei servizi offerti secondo quei principi di “attenzione per l'utente” che sono alla base dei moderni sistemi amministrativi.

A questo proposito, come già anticipato in occasione dello scorso Comitato di Presidenza, anche se le nostre Sedi all'estero hanno dimostrato, nonostante tutto, di riuscire a gestire in maniera adeguata la duplice consultazione di aprile e giugno scorsi, si è reso necessario avviare un'attenta riflessione sullo stato della rete diplomatico-consolare. Ho chiesto l'avvio di una “mappatura” di tutta la nostra rete consolare con l'obbiettivo di mettere in rilievo i principali punti di sofferenza e le necessità più urgenti delle sedi rispetto a quanto richiesto dai loro rispettivi bacini di utenza. Se negli ultimi anni, infatti, il problema della scarsità di risorse è stato in parte risolto con l'assunzione dei cosiddetti “digitatori”, si rende ora necessario adottare misure più strutturali di riordino della rete estera. Si è deciso quindi di avviare un'attenta analisi della situazione attuale, dei carichi di lavoro effettivi, della domanda che emerge dalle nostre comunità e non solo, nonché dell'offerta dei nostri servizi consolari. Al tempo stesso abbiamo chiesto anche ai Comites, qualora lo riterranno utile, di inviare loro valutazioni, che saranno utili ad integrare la fotografia della situazione. Abbiamo ritenuto di percorrere questa strada perché la conoscenza è la prima condizione per sapere dove e cosa cambiare. I dati di questa operazione, che saranno disponibili a breve ci permetteranno di avere un quadro completo della situazione, prima di stabilire l'ordine di priorità degli interventi da intraprendere, con l'obbiettivo di aumentare l'efficienza ed il buon funzionamento della rete consolare.

Le difficoltà croniche che la rete consolare affronta non sono tuttavia legate solo alla carenza di risorse umane. Il problema principale è ben più ampio e riguarda anche la scarsità di fondi per il normale funzionamento delle quotidiane attività degli Uffici all'estero. Il bilancio del Ministero degli Esteri è venuto progressivamente riducendosi nel corso di questi anni, generando difficoltà nell'amministrazione dell'intera rete diplomatico-consolare. Alla luce anche della difficile situazione economica che sta attraversando il Paese, che non lascia sperare di poter disporre a breve scadenza di stanziamenti aggiuntivi, è giunto il momento di riconsiderare l'organizzazione e le procedure di lavoro dell'intera Amministrazione, immaginando di apportare- se necessario - modifiche normative alle modalità di gestione ed introducendo un maggiore utilizzo delle nuove tecnologie disponibili.

In questo contesto, si inserirà positivamente il nuovo Sistema di Anagrafe, che permetterà non solo un più agevole lavoro di bonifica delle anagrafi consolari, ma potrà consentire alla nostra rete all'estero di operare in maniera più efficiente e rapida, grazie alle innovazioni tecniche contenute nel programma stesso. Una volta avviato ed a pieno regime, infatti, il nuovo “Sistema informativo consolare” permetterà un risparmio notevole di risorse umane e finanziarie, alleggerendo i carichi di lavoro dei singoli operatori e migliorando al tempo stesso la qualità dei principali servizi richiesti dai nostri cittadini residenti all'estero. In merito a questo programma, sono lieto di potervi annunciare che il competente Servizio per l'informatica di questo Ministero ha già stipulato il contratto con un consorzio di aziende nazionali, incaricato di creare e sviluppare il programma. Non ci aspettiamo che la nuova anagrafe possa essere pienamente attiva prima di un paio di anni, ma una volta a regime essa permetterà di integrare fra loro i differenti servizi consolari e di interagire maggiormente e più semplicemente con il cittadino e con le altre Amministrazioni statali.

Restando in tema di innovazioni tecniche, segnalo che abbiamo quasi completato l'invio alle nostre sedi all'estero delle apparecchiature necessarie per l'emissione del nuovo passaporto elettronico e la formazione del personale preposto al loro utilizzo. Il nostro Paese ha scelto di mantenere inalterata l'attuale organizzazione di rilascio, che non discrimina i nostri connazionali residenti all'estero rispetto a chi risiede in Italia. L'avvio del rilascio dei passaporti elettronici avverrà a fine ottobre sia presso le Questure che presso gli Uffici consolari.

Questi sforzi sono finalizzati a rispondere alle difficoltà rinnovando la cultura dell'intervento e gli strumenti, affermando sempre più la cultura del risultato, della soddisfazione dell'utente e della loro valutazione. Introducendo anche discontinuità laddove ci consentono di offrire un servizio più adeguato a costi più contenuti. Quali che saranno le scelte che assumeremo, certamente la situazione presente ci impone la responsabilità di cominciare ad affrontare questi temi. Ce lo chiedono i nostri connazionali e ce lo impone la logica.

Tra le principali difficoltà affrontate dalla nostra rete diplomatico-consolare, bisogna menzionare in particolare l'elevato numero di richieste di riconoscimento di cittadinanza, presentate soprattutto in alcune aree dell'America Latina. A tal fine, il Ministero sta studiando come meglio allocare le risorse umane e finanziare disponibili per poter affrontare nella maniera migliore possibile l'emergenza relativa al riconoscimento dello ius sanguinis. Il Governo inoltre ha presentato un disegno di legge sulla cittadinanza che rende più agevole l'applicazione dello ius soli e pone criteri più rigidi per l'acquisizione della cittadinanza per matrimonio intervenendo sui tempi, sulla permanenza del vincolo matrimoniale e sull'integrazione linguistica e sociale.

Per quanto riguarda l'informazione dell'Italia nel mondo e Rai International, si rende necessario garantire ai nostri connazionali residenti all'estero un servizio di informazione ed intrattenimento di ben altra qualità. Nel Convegno promosso qui alla Farnesina il 24 luglio sul tema dell'informazione dell'Italia nel Mondo e Rai Internaztional abbiamo messo a confronto i diversi soggetti responsabili a vario titolo, il Ministro delle telecomunicazioni Paolo Gentiloni, il sottosegretario per le comunicazioni della Presidenza del Consiglio Riccardoi Franco Levi, esponenti del Cda della rai, la Fnsi ( Federazione Nazionale della Stampa ), la direzione e il comitato di redazione di Rai international e di Rai news 24 ecc. E' stata una grande occasione di confronto dalla quale è poi scaturita la necessità e l'impegno di rispondere con strumenti operativi adeguati ad una grande necessità : cominciare ad affermare, per la prima volta e come fanno ormai la gran parte degli altri Paesi, un alto profilo della comunicazione dell'Italia nel mondo. E' del tutto evidente che lo strumento per raggiungere questo obbiettivo non può essere Rai International, questa Rai International. Quindi anche da questo punto di vista, utilizzando anche il materiale di approfondimento analitico emerso dalla conferenza, credo sia importante che anche il Cgie rifletta e avanzi proposte sull'importante tema dell'informazione televisiva all'estero e su quella dall'estero verso l'Italia. In quest'ottica dobbiamo spingere per una nuova dimensione del servizio pubblico radiotelevisivo, allargando ai nuovi media, ricercando possibili sinergie con altre testate rai e con altre emittenti, rimotivando e riqualificando le professionalità esistenti, valorizzando nuove competenze e puntando a guadagnare ascolti e consensi grazie alla qualità del servizio anziché inseguendo al ribasso format di livello molto scadente. In una società democratica, moderna e complessa, un servizio pubblico radiotelevisivo corrisponde ad un interesse di ordine generale per il soddisfacimento delle esigenze democratiche, sociali e culturali e quale garanzia di pluralismo, incluse le diversità culturali e linguistiche. E se questa è la missione di un servizio pubblico la nostra ferma e responsabile richiesta è che Rai International non diventi l'ambito di collocamento per chi non ha avuto soddisfazione ad altri livelli, politici o aziendali. Rai International deve diventare uno strumento di qualità, sottratto alla lottizzazione interna ed esterna all'azienda Rai, con dirigenti che vengono scelti sulla base delle competenze e della professionalità, che conoscono il mondo dell'emigrazione e che da questo sono riconosciute. Solo così sarà possibile avviare la profonda trasformazione, il potenziamento e la valorizzazione di Rai International che potrà così assumere una valenza positiva anche in considerazione del largo bacino d'utenza internazionale sul quale può contare. Anche attraverso il sistema della sponsorizzazione, Rai International può divenire la vetrina del Sistema Italia e del Made in Italy, promuovendo all'estero l'immagine del nostro Paese.

Proseguendo sugli altri punti all'ordine del giorno di questa Assemblea, vorrei soffermarmi sulla questione degli interventi scolastici, argomento che so essere stato trattato anche in seno alla IV Commissione tematica del Consiglio che si è riunita in questi giorni. L'esperienza acquisita in questo settore ci dimostra che è necessaria una maggiore flessibilità negli interventi, a causa delle differenti situazioni locali, degli specifici processi di integrazione della lingua italiana nei sistemi scolastici dei Paesi ospitanti e della mutata realtà sociale delle nostre comunità all'estero. L'impianto previsto dalla normativa attuale è frutto di una visione ormai datata della presenza degli italiani all'estero, legata soprattutto al fenomeno dell'emigrazione del dopoguerra. Si rende quindi necessario proseguire la riflessione sull'adeguamento della normativa vigente in materia, già avviata nel corso della scorsa legislatura, grazie anche alle idee ed alle proposte da voi formulate.

L'altro punto all'ordine del giorno riguarda la Finanziaria 2007. Questa finanziaria si sviluppa secondo tre principi guida strettamente inteconnessi : crescita, risanamento, equità. L'importo complessivo della manovra è pari a 33,4 miliardi di euro, di cui 18,6 miliardi ( circa 1,2 punti di pil ) per interventi finalizzati a promuovere la crescita, lo sviluppo economico, l'equità e la giustizia sociale ; 14,8 miliardi ( circa 1 punto di pil ) destinati alla riduzione del deficit. In sostanza la manovra consegue gli obbiettivi di destinare risorse consistenti per la crescita economica, avviare il risanamento strutturale dei conti pubblici, aumentare l'equità sociale e la protezione degli strati più deboli. Ma su questo tema avete fissato uno specifico punto all'ordine del giorno nella giornata di venerdì, e in quella data potremo affrontare più compiutamente l'argomento avendo a disposizione anche maggiori elementi di dettaglio. Per quanto riguarda gli italiani all'estero, come ho già comunicato nella giornata di ieri, sono contento di riaffermare che nel corso dell'iter parlamentare per l'approvazione della legge finanziaria sono stati stanziati in Tabella A del Ministero Economia e Finanze per nuove finalizzazioni relative agli Italiani nel Mondo pari a 14 milioni di euro. Fondi che saranno destinati, anche alla luce delle indicazioni che i parlamentari eletti all'estero faranno pervenire, ai capitoli di spesa ritenuti prioritari per le nostre comunità all'estero e per la promozione del sistema Italia nel mondo. Inoltre, la disponibilità della stessa cifra per gli anni 2008 e 2009 (per un totale di 42 milioni di Euro) ci consentirà di finanziare ulteriori interventi, valorizzando la pratica della programmazione e della continuità. Considero questo un risultato soddisfacente, ancora di più se consideriamo il contesto di sacrifici, e quindi di tagli, entro il quale il governo è stato costretto ad operare per risanare l'economia e rilanciare crescita e sviluppo. Questo consente di confermare per il 2007 il bilancio 2006 con qualche modesto ma significativo aumento. Lo considero un importante segnale di attenzione verso gli italiani all'estero, finalizzato a valorizzare una risorsa strategica per il nostro Paese.

In conclusione, desidero soffermarmi sui seguiti della Conferenza permanente Stato-Regioni-Province Autonome-CGIE. Proprio ieri, si è riunita la Cabina di regia, che ha partecipato ai lavori della VI Commissione tematica del CGIE, e ascolteremo tra breve l'illustrazione dell'esito dei lavori. Ritengo comunque che questo esercizio potrà portare ottimi risultati; infatti, come già anticipato nel Comitato di Presidenza di settembre, nel difficile frangente della finanza pubblica, appare quanto mai opportuno poter non solo disporre di un quadro completo degli interventi promossi dalle Regioni e dagli enti locali a favore dei nostri connazionali all'estero, ma soprattutto avviare un'attenta riflessione sulla necessità di una maggiore cooperazione a livello nazionale tra i diversi attori coinvolti. In questo senso occorre rilevare il permanere di una miriade di interventi che troppo spesso si sovrappongono, si disperdono e non garantiscono continuità, finendo con il non valorizzare i pur consistenti investimenti che molte delle Regioni d'Italia individualmente fanno nei diversi Paesi. L'efficacia dell'intervento di qualsiasi Paese dipende innanzitutto dalla sua capacità di fare sistema Noi continueremo a rilanciare il patto con le Regioni, a tentare di rendere i nostri rapporti più stretti e continuativi, nel rispetto delle specifiche competenze e autonomie, ma consapevoli che rafforzare la collaborazione tra Regioni e amministrazione della Stato, fissare obbiettivi e strumenti comuni, superare duplicazioni di interventi e sovrapposizioni è un obbiettivo comune il cui risultato finale è una migliore qualità della spesa e una risposta più efficace alle domande dei nostri connazionali all'estero.

Vi ringrazio per l'attenzione ed auguro buon lavoro.


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