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Governo Italiano

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Data:

11/12/2006


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40° Anniversario della fondazione dell'IILA
Istituto Italo-Latino Americano

Intervento conclusivo di Donato Di Santo Sottosegretario di Stato agli affari esteri per i paesi dell'America Latina e Caraibi

L'intuizione del Presidente Fanfani di costituire l'Istituto Italo-Latino Americano si è dimostrata una scelta non solo giusta ma, anche e soprattutto, lungimirante. Se oggi abbiamo celebrato, con solennità e passione, alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano, i quarant'anni dell'IILA non è certo per parlare del passato bensì per guardare al futuro già attraverso la costruzione di un presente in cui le relazioni tra l'Italia e il subcontinente siano sempre più strette e funzionali.

Abbiamo ricevuto in “eredità” uno strumento straordinario -e forse in alcune fasi della sua lunga storia non adeguatamente valorizzato nel suo potenziale- per affrontare il futuro nei rapporti con l'America Latina ed i Caraibi. Uno strumento pienamente vivo ed attivo che, se ben impiegato -richiamandoci, pur sapendo di non poterlo eguagliare, allo stile e ed alla vocazione istituzionale che ne caratterizzò l'ideatore- potrà rappresentare un formidabile contributo alla ricostruzione di un solido, proficuo e costruttivo rapporto dell'Italia e degli italiani con i paesi, i contesti e le culture dell'America Latina e Caraibi.

E' uno strumento, dicevamo, versatile ma che esibisce una traccia significativa e precorritrice: l'IILA è Italo-Latino Americano, non Italo-Americano come pure, a buon diritto, avrebbe potuto essere battezzato.

L'attributo originale della “latinità” sta a sottolineare che non ci riteniamo certo gli unici titolari di rapporti con realtà -penso, ad esempio, ai paesi dell'attuale “Mercosud a cinque”- che pur profondamente influenzate dall'italianità (nella cultura, nell'architettura, nell'alimentazione, nello stile di vita) , non possono certo essere comprese senza valorizzare l'apporto della fondamentale radice latina-mediterranea. E' su questa base comune che il contributo iberico è stato fondante, controverso e determinante, tanto nella fase complessa e tragica della conquista e della colonizzazione quanto nella recentissima fase di riscoperta e di costruzione, dopo il pieno affermarsi degli stati-nazione, di sviluppo, modernità e progresso, ancorato ai due grandi idiomi, spagnolo e portoghese, ed alla dinamica capacità di un grande paese come la Spagna di stimolare nuove iniziative di crescita. Ringrazio, a questo proposito per il suo intervento, la Segretario di Stato per Iberoamérica del governo spagnolo, Trinidad Jimenez, l'amica Trini: una persona che ha un vissuto intrecciato con le vicende latinoamericane, che conosce bene quei paesi ed alla quale mi lega stima ed affetto.

Anche la latinità, da sola, fuori dalle mitologie che talora occultano la storia, risolve solo una parte dei problemi del rapporto con realtà che sono sempre e comunque mestize, concetto che tanto fastidio ha dato -e forse ancora da- a coloro che si ostinano a non ammettere che la realtà precipua e vitale del mondo, del movimento della storia e dei popoli, è il meticciato.

In questo l'America “latina” è maestra straordinaria, laboratorio precoce, incomprensibile o soltanto “esotico” se ignorassimo il fondamentale apporto delle culture e dei popoli africani e se non considerassimo la straordinaria ricchezza dei popoli e culture originarie. Sotto la coltre di cenere di oltre cinquecento anni la brace continua a covare ed a regalarci immagini riflesse in specchi ancora interrati.

Le tante ironie e battute che ci ricordano da “dove” discendevano gli argentini o gli uruguayani riaffermano, con un sorriso, il carattere pacifico e bonario, fors'anche subalterno, della nostra ricolonizzazione. Come ebbe a segnalare Giolitti quello avrebbe potuto essere il nostro impero, …senza imperialismo.

“Quando gli albanesi eravamo noi” (come titola un libro bello e amaro di Gian Antonio Stella) … abbiamo saputo, con umiltà e carattere, pur non privi di contraddizioni, fonderci con realtà tanto ospitali quanto sconosciute. Una ricolonizzazione in cui anche noi ci affrancavamo, in cui paradossalmente potevamo imbastire alleanze e solidarietà con le popolazioni locali… Ed è un vero peccato che, come ci ricorda Ludovico Incisa di Camerana, pur abbondando gli studiosi della materia, nelle Università italiane manchino cattedre specifiche di storia dell'emigrazione.

L'estremo Occidente, già menzionato dal Maestro Carlos Fuentes, il nuovo mondo, dopo essere stato per tanto tempo sognato, perseguito e rincorso, nella strenua ricerca di alternative di sussistenza per un affamato mondo contadino, oppure nell'innamoramento politico-letterario di luoghi reali e personaggi meravigliosi che, in assenza dei pacchetti turistici che oggi ci avvicinano, forse troppo, ad ogni possibile Macondo, lasciavano spazio e libertà all'immaginazione. Questa frontiera è andata via via sfuggendo al nostro raggio d'azione. Raggio sempre più lungo chilometricamente e sempre più breve culturalmente, che descrive una circonferenza tendenzialmente asfittica in quanto a perimetro della curiosità intellettuale.

Forse l'ultima grande e drammatica stagione d'incontro è stata quella appunto tragica ma oltremodo intensa dell'accoglienza che milioni di italiani hanno dato ai tanti esiliati cileni, uruguayani, brasiliani, argentini, haitiani, in fuga da violenze indicibili e da regimi dittatoriali come quello di Pinochet, … torturati nel corpo e nello spirito, proprio e della nazione, che ritrovavano nelle sedi dei sindacati, dei partiti, delle associazioni, nelle parrocchie, nelle case delle famiglie italiane degli anni '70-'80 una solidarietà inedita. Quando ancora il televisore aveva il trasformatore, nello spazio temporale tra la sua accensione e quella -lenta e incerta- dello schermo c'era tutto il tempo per parlare di ciò che succedeva nei loro martoriati paesi e di sognare altri futuri di libertà.

Una testimone di questa vicinissima eppur -fortunatamente- lontana stagione è Lita Boitano, insieme a Estela Carlotto ed alle altre abuelas e madres, prescelte dal caso per ricordarci, ad ogni udienza di un processo in cui il governo italiano ha deciso di costituirsi parte civile, che la memoria con le sue cicatrici indelebili non va in prescrizione ed è indispensabile per costruire il futuro.

Arriviamo ad oggi. Ed è adesso che il nuovo incontro si sta realizzando, attraverso l'immigrazione economica, sempre più numerosa, dal Perù, dalla Repubblica Dominicana, dall'Ecuador, dal Brasile, dalla Bolivia… Persino dall'Honduras, che ci ha regalato il sacrificio estremo di Iris Noelia Palacio Cruz, la giovane che per salvare la bambina italiana che accudiva ha sacrificato la propria vita.

C'è una Italia in America Latina e c'è una America Latina in Italia. E non si tratta di retorica. Dobbiamo esserne consapevoli ed incorporare questa consapevolezza nel nostro progetto di grande rilancio delle relazioni tra le due sponde dell'atlantico.

Questo rilancio, quantitativo e qualitativo, va promosso innanzitutto valorizzando i grandi, veri punti di forza dell'Italia nel mondo globalizzato: il patrimonio storico, artistico e culturale insieme al gusto e all'alimentazione. Questi capisaldi, sommati alla piccola e media impresa -altra specificità che ci contraddistingue come sistema paese-, possono diventare le nostre frontiere avanzate non solo di riavvicinamento ma di sempre maggiore integrazione e sinergia con i paesi dell'America Latina e Caraibi. Anche grazie alla candidatura di Milano che speriamo possa ospitare l'Esposizione universale 2015.

Attraverso le politiche di governo dobbiamo saper costruire politiche di stato in America Latina. Saper interpretare l'attuale situazione (con un Presidente del Consiglio fortemente impegnato su queste tematiche e con un Ministro degli Esteri che le conosce e le considera prioritarie), significa agire con consapevolezza e impegno affinché ciò che si costruisce non duri lo “spazio di un governo” bensì, con un richiamo doveroso e rispettoso ai lungimiranti fondatori dell'IILA, diventi patrimonio comune e stabile del nostro paese. In tutte le sue articolazioni nazionali, regionali e locali. Saremo all'altezza della eredità ricevuta in questi quarant'anni di IILA se sapremo proiettare, come stato, non solo come governo, nuove politiche di cooperazione, scambio e valorizzazione dei tanti vincoli, affinità e vocazioni che legano Italia e Latino-America.

Circolano già idee con un forte contenuto simbolico. Ad esempio, come ha proposto l'Ambasciatore Bruni, Segretario generale dell'IILA, intervenendo ad un recente convegno del CeSPI sulle politiche culturali verso l'America Latina e Caraibi, fare del 12 ottobre la giornata dell'incontro dell'Italia con le culture latinoamericane. Oppure un'altra idea, proporre ai Presidenti delle Regioni e ai sindaci delle città italiane di fare del 2 giugno una scadenza in cui essere presenti personalmente nei paesi dell'America Latina. Si tratterebbe di atti simbolici che attesterebbero tuttavia una rinnovata e sempre più viva volontà di scambio e di collaborazione, alimentata da uno strumento efficace come l'Istituto di cui oggi celebriamo il quarantesimo anniversario.

Qualcosa, sul piano strettamente politico, abbiamo iniziato a farla. Per esempio, la decisione saggia e lungimirante del nostro governo (insieme ad alcuni altri paesi latinoamericani) di astenersi nelle votazioni per il seggio non permanente latinoamericano per il Consiglio di Sicurezza dell'ONU, ha evidenziato la piena legittimità di entrambi i paesi candidati (Guatemala e Venezuela), ha permesso di evitare una spaccatura negativa e dalle imprevedibili conseguenze all'interno del subcontinente, ha favorito la scelta consensuale di un terzo candidato, Panama, eletto in forma plebiscitaria. Posso dire che anche i nostri alleati statunitensi, nell'incontro che ho recentemente avuto a Washington con l'Assistente Segretario di Stato Shannon, hanno riconosciuto la linearità del nostro atteggiamento.

In questi sei mesi di attività come Sottosegretario per l'America Latina e Caraibi ho potuto verificare direttamente le grandi professionalità e competenze di innumerevoli funzionari sia presso la Farnesina che nelle nostre Rappresentanze, a partire da quelli della Direzione generale per i paesi delle Americhe, e le enormi potenzialità che hanno il nostro Paese e la nostra politica estera di rilancio dell'iniziativa verso il subcontinente.

In tutti i paesi latinoamericani e caraibici che ho visitato in questi primi mesi (Antigua e Barbuda, Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Honduras, Messico, Nicaragua, Perù, Repubblica Dominicana, Uruguay) ho riscontrato in tutti gli interlocutori -governativi, politici, della società civile, delle istituzioni- una “domanda” di Italia cui dobbiamo saper dare concrete risposte.

Quindi, se c'è -da tempo- la “domanda”, se ci sono le risorse umane ed intellettuali: cosa è mancato? E' mancata, oltre alle risorse finanziarie -ma questo è un nodo che riguarda complessivamente il Ministero degli esteri-, la volontà politica di comprendere e di rispondere a questa domanda. Per dare risposte bisogna, prima, comprendere la domanda: credo che questo passaggio sia stato carente.

Cosa propongo, cosa mi propongo: dare corpo (e magari anche un po' d'anima) alla fiducia di cui il Presidente del Consiglio ed il Ministro degli Esteri mi hanno onorato chiamandomi a ricoprire questo incarico. Mettere al servizio del mio paese venticinque anni di appassionata attività politica e di ricerca sulle tematiche del rapporto con l'America Latina. A questo proposito ringrazio Massimo D'Alema per le parole affettuose che mi ha rivolto e che accolgo come incitamento a fare ancora meglio il mio lavoro.

Farlo con l'aiuto impagabile della mia segreteria, politica e tecnica, di tutta la struttura del Ministero degli esteri, dell'Istituto Italo-Latino Americano, delle Ambasciate d'Italia nei paesi latinoamericani e caraibici, così come di quelle nei paesi europei e presso le strutture comunitarie europee, delle Nazioni Unite e delle sue articolazioni, e degli organismi come l'Organizzazione degli Stati Americani.

Farlo con l'apporto intelligente e competente di tanti esperti, intellettuali, accademici, conoscitori di queste tematiche che, intuendo il possibile cambio di fase, hanno mostrato di crederci e si sono messi generosamente a disposizione di questa realizzazione. In particolare voglio ricordare l'apporto del Direttore del CeSPI, Josè Luis Rhi-Sausi, al quale ho chiesto di essere mio consigliere in questa opera di rilancio e di costruzione e che mi ha offerto la possibilità -in tre specifici e densi seminari- di raccogliere preziosi contributi e proposte da parte delle centinaia di qualificate persone che vi hanno partecipato.

Farlo con la stretta sinergia e collaborazione che hanno dimostrato di volermi dare, e di questo li ringrazio particolarmente, il Vice Ministro Danieli per quanto riguarda la presenza delle comunità italiane in Sud America, e la Vice Ministra Sentinelli in relazione alla cruciale strategia di cooperazione allo sviluppo con alcuni paesi dell'America Latina e dei Caraibi. La loro sensibilità e attenzione potrà apportare moltissimo al nostro lavoro di ricostruzione e rilancio.

Farlo, infine, con una stretta collaborazione con quell'Italia delle cento città, delle venti Regioni e delle mille attività di cooperazione, di ricerca e di studio che legano, in una miriade di nodi virtuosi, la complessa società civile italiana alle realtà latinoamericane. L'aver accompagnato, nel pieno rispetto della reciproca autonomia, la delegazione di sei Regioni italiane, guidata dalla Presidente del Piemonte Mercedes Bresso, e di tanti enti locali che nel luglio scorso si è recata in Brasile corrisponde a questa volontà di fondo. Come pure la decisione di effettuare un giorno al mese una permanenza a Milano, città e regione fortemente impegnate sul versante internazionale a partire dall'America Latina: sono alla quarta, utilissima permanenza e ringrazio, a questo proposito per l'aiuto fornitomi, l'amico Gilberto Bonalumi e la sua Rial.

In questi primi sei mesi abbiamo posto le basi: il 2007 sarà l'anno decisivo per dare le risposte alle domande che ci vengono rivolte e per impostare una vera e propria strategia di politica estera verso l'America Latina e Caraibi.

Sarà l'anno di un forte e rinnovato impegno da parte dell'IILA, che darà a questa strategia un contributo determinante.

Sarà l'anno della terza Conferenza nazionale Italia-America Latina e Caraibi. Un evento che, facendo tesoro delle due precedenti edizioni, sappia parlare di economia, commercio, finanze, ma anche di società, di piccola e media impresa, di cultura, di politica, di cooperazione. Sappia farlo coinvolgendo la Farnesina e i massimi livelli istituzionali, le Università, i Centri di ricerca, le città, le Regioni, la società civile nelle sue tante articolazioni.

Sarà l'anno di una forte caratterizzazione europea del nostro lavoro, in stretto contatto con la Commissione europea e con le strutture comunitarie, così come discusso con la Commissario Benita Ferrero Waldner nel corso di vari ed importanti incontri nei quali è stato evidenziato l'originale apporto che l'Italia può dare sull'asse di fondo che l'Unione Europea ha tracciato nei rapporti con l'America Latina: quello della coesione sociale. Stessa sintonia ho potuto registrare nell'incontro con il Presidente dell'Assemblea Parlamentare Europa-America Latina (EUROLAT) José Ignacio Salafranca, che ringrazio per l'intervento a questo nostro evento.

Sarà l'anno di uno stretto raccordo con le assemblee legislative di Camera e Senato, già avviato con due audizioni, da me richieste, nelle quali ho esposto alle rispettive Commissioni esteri le linee di politica estera verso l'America Latina, ricevendo importanti contributi di riflessione e proposta di cui ringrazio i deputati ed i senatori intervenuti e, con speciale riconoscenza, quelli fra essi eletti nelle circoscrizioni latinoamericane.

Sarà l'anno della costruzione di una stretta collaborazione con quei paesi europei per vocazione “vicini” all'America Latina, quali Spagna, Portogallo, Francia, e con i paesi presidenti di turno dell'Unione. In particolare con la Spagna, sede del Segretariato Iberoaméricano, che speriamo possa attivamente collaborare con l'IILA. Del resto la presenza qui oggi di Enrique Iglesias e di Trinidad Jimenez è la prova più concreta di questa collaborazione. Colgo l'occasione per ringraziarli, e per ringraziare il governo uruguayano, per averci invitato al XVI vertice Iberoaméricano, tenutosi poche settimane fa a Montevideo. Auspichiamo che questo invito possa confermarsi anche il prossimo anno, a Santiago del Cile, in occasione del XVII vertice.

Sarà l'anno necessario per completare la ripresa di presenza politica diretta del governo italiano nei paesi dove non è stato ancora possibile recarci come Cuba, El Salvador, Haiti, Panama, Paraguay, Venezuela, gli altri paesi dell'area caraibica e l'Ecuador dove mi recherò a gennaio, in occasione dell'insediamento del nuovo Presidente Correa.

Sarà l'anno della preparazione della presenza dell'Italia al vertice Euro-Latino Americano (UE-LAC), che si terrà nel 2008 a Lima. Vogliamo giungere a quel decisivo appuntamento con idee, progetti, strumenti finanziari di cofinanziamento per interventi nel campo della piccola e media impresa (ne ho iniziato a parlare, nella sua sede di Washington, con il Presidente del Banco Interamericano de Desarrollo, Moreno, ricevendone un deciso impulso positivo; ne parlerò prossimamente con il Presidente della Corporacion Andina de Fomento, Garcìa, e con le altre istituzioni finanziarie subregionali quali la BCIE ed altre). Vogliamo giungere a quell'appuntamento caratterizzando la nostra presenza, di paese fondatore della Comunità europea, con proposte e pratiche che favoriscano l'avvicinamento tra Europa e America Latina e Caraibi e che agevolino il raggiungimento almeno di alcuni di quegli accordi biregionali che potrebbero essere vicini alla loro maturazione, tra quelli con i paesi centroamericani, con il Mercosud, con i paesi caraibici, con i paesi andini. In questo lavoro preparatorio un ruolo fondamentale lo avrà l'IILA, lo avranno agenzie internazionali dove l'Italia partecipa attivamente, come la CEPAL e l'Unione Latina, lo avrà complessivamente, in tutte le sue articolazioni, il Ministero degli esteri.

Come vedete, cari amici latinoamericani, europei ed italiani, abbiamo molto da fare e da costruire. L'IILA, pertanto, ha tutte le condizioni per svolgere un ruolo centrale in questo lavoro. Un ruolo all'altezza della sua storia.

Permettetemi infine di ringraziare tutti gli operatori dell'IILA per l'impegno profuso nell'organizzazione di questa splendida e riuscitissima giornata, in primo luogo -e cito lei per tutti- la Direttrice dell'IILA Simonetta Nannerini vero motore, ma con garbo e discrezione, di tutto il lavoro che è servito a rendere memorabile questa celebrazione.


Luogo:

Roma

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