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Governo Italiano

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Data:

27/04/2007


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Nelle scorse settimane abbiamo salutato con soddisfazione la liberazione del giornalista Daniele Mastrogiacomo ottenuta anche grazie alla mediazione di Emergency. Una soddisfazione che non si è potuta trasformare apertamente in gioia per tutti coloro che hanno sofferto per gli assassini di Sayed Agha, l'autista di Mastrogiacomo e di Adjamal, il suo interprete. Il Governo italiano ha da subito ringraziato, pubblicamente e senza esitazioni, Gino Strada ed Emergency per la disponibilità manifestata a svolgere questo delicato lavoro. Un lavoro di diplomazia dal basso, sociale, reso possibile dalla credibilità conquistata da Emergency per la scelta di curare indistintamente tutti coloro vittime della guerra e la contemporanea denuncia degli orrori che l'opzione bellica porta con sé. Per questo oggi, con la stessa nettezza, dico che dobbiamo far di tutto affinché Emergency torni al più presto in Afghanistan garantendogli le condizioni di sicurezza necessarie e predisponendosi all'ascolto delle loro richieste. Il Governo Italiano, come ha spiegato anche il Ministro D'Alema nel corso del dibattito parlamentare, ha messo in atto tutte le azioni possibili senza avere ricevuto, ad oggi, nessuna risposta positiva. Anzi, abbiamo visto comparire all'orizzonte l'inaccettabile ed ingiustificata opzione della pena di morte per il mediatore di Emergency quando su questo caso sono molte le cose ancora non chiare.

Nelle scorse settimane, avevo già fatto presente come malgrado il governo fosse in campo, sul caso Hanefl si dovesse fare di più.

Per questo ho annunciato la possibile sospensione del programma di cooperazione sulla giustizia con il governo Afghano di fronte alla minaccia di pena di morte per Hanefi. Dicevo della soddisfazione con cui l'intero popolo della pace aveva salutato l'azione di diplomazia dal basso svolta da Gino Strada.

Questo prezioso strumento è stato pesantemente offuscato da un lato dal barbaro assassinio di Adjamal, dall'altro dal comportamento e dalle gravi ed infondate accuse di collusione con i Talebani rivolte dai servizi segreti afgani nei confronti di Emergency L'azione di questa si contraddistingue, ovunque nel mondo, per il fatto di rivolgersi alle popolazioni civili che necessitano di intervento medico-sanitario, senza chiedere "carta d'identità".

Qui sta la grandezza dell'opera dell'Ong di Gino Strada, ancora più meritevole perché interviene nei paesi sconvolti dai conflitti dove spesso è l'unico intervento umanitario capace di raggiungere l’obiettivo.

Nel momento in cui scrivo apprendo dell'appello che il governo Afghano ha rivolto a Emergency affinché continui il suo lavoro. Sono parole che accolgo con soddisfazione e con qualche speranza perché, nel rivolgere l'invito a restare, colgo da parte del governo Afghano una discontinuità che passa dal riconoscimento del ruolo essenziale svolto da Emergency.

Ma la discontinuità va praticata con i fatti andando incontro alla richiesta di liberazione di Hanefi e di garantire condizioni di sicurezza necessarie per permettere ad Emergency di continuare il proprio lavoro. La vicenda non è conclusa e serve un cambio di passo. Così come un cambio di passo può essere la Conferenza internazionale di pace come occasione per definire la nuova strategia per l'Afghanistan. La strada per la conquista della pace ha bisogno di tante gambe. A partire da quelle colpite dalla violenza delle bombe e curate negli ospedali di Emergency


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