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Governo Italiano

Dettaglio intervento

Data:

29/10/2007


Dettaglio intervento

• Grazie innanzitutto a tutti voi per avere accettato di partecipare a questa prima riunione di inaugurazione di quello che abbiamo chiamato ‘Gruppo di Riflessione Strategica’. Credo vi debba innanzitutto una spiegazione . Perché questa un’iniziativa? Quali le sue finalità?

• 1. Perché il GRS. Perché oggi. La partita in gioco.
La mia esperienza da Ministro degli esteri nell’ultimo anno e mezzo ha rafforzato  in me una convinzione: e cioè che le rapide trasformazioni del sistema internazionale hanno fatto venir meno molte delle vecchie certezze e degli schemi  precostituiti con cui abbiamo per molto tempo convissuto. Viviamo un momento di grande complessità e fluidità del sistema internazionale. E’ aumentata  fortemente anche la competizione internazionale. Le posizioni dei paesi in questo sistema, ancora in transizione, non sono più fisse e predeterminate. Esistono  per i diversi attori del sistema, nazionali e regionali, sia rischi di arretramento sia opportunità di avanzamento. Insomma: i giochi sono aperti. C’è una partita in corso dal risultato finale incerto.  E questo vale per tutti: inclusi ovviamente l’Italia e l’Europa.

C’è quindi l’esigenza di iniziare a riflettere sul futuro per cercare di individuare risposte a quella che è poi la questione centrale : qual è e soprattutto quale sarà in prospettiva - da qui alla fine del prossimo decennio : l’arco di tempo in cui si giocherà la partita  di cui parlavo - il ruolo del nostro Paese in Europa e nel sistema globale? in che modo la nostra politica estera può con efficacia essere messa al servizio degli interessi nazionali in un contesto internazionale così mutevole e sempre più complesso? E’ una riflessione difficile, che certo non possiamo svolgere o esaurire oggi. Ma che è importante avviare. E per la quale è necessario riunire le competenze, le forze intellettuali e le esperienze concrete provenienti dai diversi ambienti della società italiana legati  ed interessati alla politica estera. Abbiamo perciò pensato di dar vita – e’ questo lo scopo del Gruppo – un tavolo informale di discussione e riflessione per uno  scambio di opinioni nei prossimi messimi sui  principali temi dell’agenda internazionale che toccano piu’ direttamente i nostri interessi nazionali. Su come intenderemmo far lavorare concretamente questo tavolo si soffermeranno dopo il Segretario Generale , Amb. Massolo e Marta Dassù (che lo condurrà con UAP/Massari). Dico solo che questo tavolo di discussione non è un nuovo organismo, un’istituzione aggiuntiva. Niente affatto. Non abbiamo bisogno  di nuove strutture. Abbiamo bisogno piuttosto di parlarci e comunicare e riflettere in maniera molto pratica, agile ed efficace. Senza appesantimenti burocratici.

• 2. Non siamo ‘speciali’. Anche gli altri paesi stanno riflettendo.
Intendiamoci: l’esigenza di una riflessione allargata ed approfondita sul ruolo del  nostro paese ed i nostri nazionali in un contesto internazionale in rapido mutamento -   non riguarda solo l’Italia. Non siamo un caso ‘speciale’. E’ un’esigenza sentita in un po’ tutti i principali Paesi protagonisti del sistema internazionale. Alcuni di questi, come gli Stati Uniti hanno - come sapete – hanno un processo sistematico (quadriennale) di revisione della loro Strategia di Sicurezza Nazionale (NSS) : l’ultima è stata nel 2006; i russi hanno aggiornato quest’anno le linee concettuali della loro politica estera (le ultime erano del 2000); francesi ed inglesi stanno riflettendo anch’essi sull’aggiornamento dei rispettivi ‘Concetti’ di politica estera. Ed anche l’Unione Europea -  che nel 2003 dopo la crisi dell’Iraq, anche per rimediare alla divisioni che ne conseguirono, si era per la prima volta data una sua Strategia di Sicurezza -  probabilmente nel 2008, con la Presidenza francese, procederà ad un aggiornamento  di quest’ultima. Potrei anche menzionare la NATO che nel Vertice del 2009, in occasione del suo sessantesimo anniversario, avrà il compito di aggiornare l’attuale  Concetto Strategico  che risale al 1999.
Il punto che vorrei insomma sottolineare: c’è un’esigenza ormai diffusa nei principali Paesi di riflettere in maniera più approfondita ed in prospettiva sui rispettivi obiettivi ed interessi nazionali e sulla funzionalità delle politiche estere e degli strumenti a disposizione nel rispondere a questi interessi in un contesto internazionale sempre  più complesso, articolato e competitivo.  L’Italia non può permettersi di restare indietro in questa riflessione. Siamo tra gli otto ‘grandi’ sul piano globale e tra i  quattro ‘grandi’ in Europa. Se vogliamo sperare di riuscire a difendere queste nostre posizioni  dobbiamo attrezzarci per essere competitivi in tutti i sensi, anche sul piano delle idee e delle proposte.

• 3. Che cosa sta cambiando. Interessi nazionali e libertà di manovra.
Ho parlato di cambiamenti, di contesto internazionale fluido, mutevole. Se guardiamo alle trasformazioni intervenute dopo la fine della guerra fredda e, in una seconda fase,  dopo l’11 settembre possiamo dire che sono cambiate e continuano a cambiare almeno tre principali fattori:  gli attori e la struttura del sistema internazionale; le ‘issues’ della politica estera;  i ‘vincoli’ della politica estera. 

Gli attori. E’ sotto gli occhi di tutti. Abbiamo una proliferazione degli attori internazionali, istituzionali e  non istituzionali. Gli Stati nazionali restano gli attori principali del sistema internazionale. Ma le articolazioni all’interno degli stati sono sempre più complesse. Non sono più  i ministeri degli esteri e nemmeno i primi ministri a poter fare da soli la politica estera. Ci sono i diversi ministeri, i poteri locali. Tutto ciò significa che una politica estera rispondente agli interessi nazionali nel suo insieme deve tener conto ed amalgamare l’insieme di queste articolazioni settoriali e sub-nazionali. C’è poi la varietà di attori ed interessi non statali, il mondo economico, la società civile nazionale e transnazionale, la ‘foreign policy community’ di esperti ed analisti che la globalizzazione delle comunicazioni ha reso sempre più influente nell’elaborazione delle idee ed iniziative di politica estera.  

Insieme agli attori sta cambiando la struttura del sistema internazionale. Il punto qui a mio avviso non è tanto nel passaggio dall’unipolarismo al multipolarismo (il sistema internazionale in fondo non è mai stato pienamente unipolare nemmeno dopo la fine della guerra fredda, così come non è oggi pienamente multipolare, malgrado le difficoltà che stanno attraversando gli Stati Uniti). Ciò che è più rilevante secondo me è la trasformazione in corso da un mondo ‘euro-occidentale-centrico’, ad un mondo ‘senza un baricentro’, dove la distribuzione delle risorse economiche, militari, demografiche farà si che l’Occidente entro la fine del prossimo decennio cesserà di essere  il solo o addirittura il principale perno ed ‘azionista di maggioranza’ del sistema.  Le questioni da porsi qui sono: quali saranno le implicazioni per noi, l’Italia, l’Europa e l’Occidente nel suo insieme? Come potremo influire su questi cambiamenti strutturali per far sì che l’ascesa economica delle nuove potenze asiatiche, e più in generale extra-europee avvenga : a) in un contesto di pace e stabilità; e b) senza colpire i nostri interessi economici, ossia in un quadro che non sia ‘a somma zero’ (zero sum)? 

Stanno cambiando le ‘issues’. Soprattutto sta cambiando e si sta allargando il concetto di ‘sicurezza’. Pensavamo dopo la fine della guerra fredda di non dovercene più occupare. Ci siamo sbagliati. Ed è infatti poi venuto, cogliendoci di sorpresa,  l’11 settembre. Abbiamo allora pensato che il terrorismo fosse la sola nuova vera sfida. Ed anche qui ci siamo sbagliati. Si sono infatti affacciate prepotentemente nell’agenda internazionale altre nuove questioni, che non avevamo previsto, quali ad esempio la dimensione energetica della sicurezza, quella ambientale, quella della proliferazione (non solo nucleare, ma anche missilistica, delle altre armi di distruzione di massa).  Si profilano negli anni a venire ulteriori sfide ed emergenze (ad es. la scarsità di risorse idriche) e sconvolgimenti (quello demografico, ad esempio: 9.5 miliardi nel 2050, ben tre miliardi più di oggi!). Dobbiamo prepararci per tempo per affrontarle efficacemente. Ma per prepararsi, bisogna che rafforziamo la nostra capacità di analisi e previsione.  

Last but not least, stanno cambiando i ‘vincoli’della politica estera. Eravamo abituati fino a qualche anno fa a ragionare in termini di categorie fisse e vincoli istituzionali e di schieramento che ci risolvevano automaticamente il problema delle nostre scelte di politica estera. In breve: europeismo e  atlantismo  risolvevano i nostri problemi esterni. Oggi questi punti di riferimento restano necessari ma non sono di per sé più sufficienti a definire in concreto i margini della nostra azione esterna. Ci sono qui almeno due elementi di novità di cui tener conto : a) innanzitutto, di fronte alla proliferazione delle minacce, ciascun paese, anche all’interno dello schieramento euro-atlantico, ha oggi maggiori margini di manovra per quanto riguarda la sua azione di politica estera. La partecipazione alle operazioni di pace è un buon esempio. Dall’Iraq, all’Afghanistan, al Libano, le modalità e la durata degli impegni e contributi dei diversi paesi membri dell’Unione Europea  della NATO è stata e continua ed essere molto variabile. Ciascun paese oggi si regola ‘caso per caso’, in base alle proprie priorità, risorse, esigenze di stabilità politica interna. La tendenza è sempre più quella delle ‘coalitions of the willing’, delle geometrie variabili, delle cooperazioni rafforzate. Ci sono meno ‘scelte obbligate’  e  più libertà di scelta, maggiore flessibilità. margini di azione. Scegliere è però anche più rischioso: per scegliere bene bisogna avere le idee chiare sulle  proprie priorità, sui costi/benefici delle proprie azioni; b) le alleanze ed istituzioni  regionali e multilaterali di riferimento non  sempre riescono a rispondere  tempestivamente alle nuove sfide. C’e’ un gap, direi,  tra la rapidità con cui si propongono le nuove sfide e  la risposta ad esse da parte degli organismi della governance regionale e globale. Non c’è istituzione , dal Fondo Monetario all’Unione Europea, che non sia in qualche modo criticata per le sue inadeguatezze. Prendiamo il caso della sicurezza energetica, dove l’UE soltanto dopo la crisi ucraina del 2006 ha iniziato a fare i primi passi verso una politica comune. Ma e’ un processo che richiederà tempo . E’ evidente che senza un‘attiva politica bilaterale nei confronti dei nostri principali fornitori non riusciremmo a garantirci nel breve e medio termine la nostra sicurezza energetica. E’ un esempio che riconduce ad una domanda di fondo: qual è il mix ideale tra bilateralismo e multilateralismo che un paese come l’Italia che è e resta multilateralista nel suo DNA,  puo’ seguire per difendere in maniera ottimale i propri interessi? Credo che nel modulare questo mix le opzioni  siano oggi aumentate. Dobbiamo studiarle.

 


4. Quale politica estera. L’Italia come attore regionale e globale.
Che significano tutti questi cambiamenti per un paese come l’Italia, una media potenza che aspira ovviamente a difendere la propria posizione internazionale ed i propri interessi? Che tipo di politica estera dovremo concepire per massimizzare i nostri interessi con le risorse che abbiamo?  Il dilemma spesso posto tra una politica estera regionale ed una politica  globale è a mio avviso un falso dilemma. L’Italia è allo stesso tempo una potenza regionale - i cui  interessi, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza -  sono dettati dalla sua collocazione geografica e geo-politica: non c’è dubbio che in questa ottica i Balcani e l’arco di crisi compreso tra il Mediterraneo ed il Golfo è il ‘perimetro’ dove i nostri interessi di sicurezza (immigrazione, criminalità, terrorismo, rifugiati, energia) sono maggiormente esposti. Ma nel mondo globale ed interdipendente un paese industrialmente avanzato e membro del G8 come l’Italia non puo’ non avere anche interessi globali, soprattutto per quanto riguarda la sua proiezione economica. Cina ed India nel giro dei prossimi  dieci-quindici anni saranno tra le prime quattro economie al mondo. Altri paesi come il Brasile crescono a ritmi sempre più elevati. Non possiamo ignorare queste realtà. Dobbiamo costruire con queste  potenze emergenti delle partnership politiche ed economiche solide se vogliamo restare in gioco, difendere i nostri interessi e la nostra posizione internazionale.
Il dilemma insomma non è tra dimensione regionale e globale. Siamo ‘condannati’, fortunatamente, ad entrambe. Il problema è piuttosto cercare di prevedere i futuri sviluppi, definire con chiarezza le nostre priorità ed adattare, aggiornare i  nostri strumenti di azione per poter essere efficaci.

5. Il task del GRS . Ambire ad una concettualizzazione.
 Riassumendo in breve i punti  principali di questa mia introduzione:
-  la partita internazionale in gioco nei prossimi anni è decisiva e pone l’Italia e l’Europa di fronte a nuove sfide, che dobbiamo capire ed interpretare per poterle affrontare adeguatamente;
- dovremmo, per muoverci nella giusta direzione, definire in prospettiva con chiarezza le nostre priorità, l’evoluzione degli interessi nazionali per poter adeguare strumenti e politiche;
- dobbiamo svolgere questo esercizio sia in ambito nazionale, sia in ambito europeo. La duplice ottica con cui dobbiamo guardare al futuro è la nostra posizione in Europa e nel sistema globale e la posizione dell’Europa nel mondo. Non possiamo non avere l’interesse a rafforzare entrambe. Ed il nuovo trattato europeo ci deve incoraggiare in questo senso. Dobbiamo però capire in dettaglio dove e come agire, rischi ed opportunità delle diverse scelte in un contesto che, come ho detto, allarga oggi le opzioni per gli stati nazionali.
Per essere chiari nei nostri propositi: sarebbe utile poter concettualizzare in qualche modo le nostre sfide e gli interessi nazionali in una prospettiva di medio-lungo termine, così come stanno facendo diversi nostri partners europei (Francia e UK) e come farà l’UE stessa nel 2008. Il compito principale che il GRS dovrebbe assolvere è quello di aiutare a svolgere questa concettualizzazione degli interessi nazionali anche nella prospettiva della revisione della nuova strategia della sicurezza europea che verrà varata nel secondo semestre del 2008 con la presidenza francese dell’UE.
Conto sulla vostra partecipazione e collaborazione.


Luogo:

Roma

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