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Governo Italiano

Dettaglio intervento

Data:

22/11/2007


Dettaglio intervento

Sono particolarmente lieto di intervenire oggi, assieme al Ministro Babacan, ai lavori di questo Seminario, giunto alla sua IV edizione. Sono anche lieto di rilevare come questa  occasione di dialogo e di reciproca conoscenza si sia consolidata negli anni, affermandosi come contributo essenziale al rafforzamento delle relazioni, di per sé eccellenti, tra Italia e Turchia.

Oltre che nel rilievo degli argomenti di discussione, dall’autorevolezza di coloro che vi partecipano, dall’interesse e dall’attenzione con cui essi vi si applicano e che riescono a suscitare nell’uditorio, un valore aggiunto di questo Foro che merita di essere sottolineato consiste anche nel suo proporsi come istanza permanente e organica del partenariato italo-turco, ciò che assicura non solo continuità e concretezza al dialogo ma anche la possibilità di verificarne puntualmente e tempestivamente i seguiti.

In prospettiva, l’utilità del Foro di dialogo è destinata ad accrescersi ulteriormente. Penso ad esempio alla prospettiva dei Vertici governativi annuali che i Primi Ministri Prodi e Erdogan, nel loro incontro a Roma dello scorso 7 novembre, hanno deciso di rendere operativa già a partire dalla prossima primavera, per i quali il Foro di dialogo costituirà un riferimento obbligato, proprio in quanto insostituibile strumento di raccordo tra la dimensione della cooperazione bilaterale circoscritta all’ambito intergovernativo e quella allargata alle società civili.

L’avvio anche con la Turchia, come già con alcuni dei nostri maggiori partners europei e mediterranei, dell’esercizio del Vertice annuale è una circostanza significativa. Essa testimonia il livello di intensità e maturità raggiunto nelle relazioni tra i nostri Paesi. I vertici daranno un’evidenza simbolica, ma anche operativa e concreta, al rilievo strategico delle relazioni bilaterali consacrato nello “strategy paper” sottoscritto ad Ankara lo scorso gennaio.

La rispondenza ad interessi strategici dell’Italia di una collaborazione ancora più intensa e ravvicinata con la Turchia è ben più di una formula retorica. Se ne trova puntuale conferma nel passare in rassegna i più vari argomenti di interesse comune, e nei campi più disparati: politico, economico e socio-culturale. Con riferimento più specifico ai temi - di sicuro interesse ed attualità - che siamo chiamati ad affrontare negli incontri di oggi, mi fa piacere condividere alcune riflessioni dalle quali emerge con evidenza la convergenza dei nostri rispettivi interessi e posizioni.
 


Medio Oriente
Per collocazione geografica, retaggio storico ed interessi geopolitici quella del Medio Oriente è una regione di interesse primario per entrambi. Sia per l’Italia  che per la Turchia impegnarsi attivamente per contribuire ad una prospettiva di pace, stabilità e sviluppo nella regione è un’esigenza prioritaria e vitale. È motivo di soddisfazione rilevare come la politica estera turca abbia conosciuto in questi ultimi anni un notevole sviluppo, con una maggiore proiezione verso aree, quali il Medio Oriente, in cui il potenziale d’influenza di Ankara è ancora in parte inespresso.

Forte di legami tradizionalmente solidi con Israele che non hanno mai comportato la messa in discussione della solidarietà con il popolo palestinese, Ankara gode oggi di una posizione per alcuni aspetti unica nell’area. Ancora più se si tiene conto dei buoni rapporti che la Turchia intrattiene con altri Paesi-chiave della composita scena mediorientale (su tutti, la Siria), il ruolo che le compete non puo’ che essere di primo piano. Ne sono dimostrazione significativa la recente visita ad Ankara effettuata dal Presidente israeliano Peres, l’omaggio tributatogli dal Parlamento turco, così come la contestuale presenza in Turchia del Presidente Abbas. Gli eventi che ho menzionato consacrano anche sul piano dei simbolismo la centralità di Ankara negli equilibri mediorientali, in un contesto segnato dall’approssimarsi di appuntamenti internazionali potenzialmente decisivi.

Penso in primo luogo all’Incontro/Conferenza Internazionale di Annapolis, ormai finalmente ufficializzato per il 26 e 27 novembre prossimi, ma anche alle riunioni e ai meccanismi di verifica e di approfondimento del processo negoziale che ne seguiranno. Il coinvolgimento attivo della Turchia in questo esercizio complesso e delicatissimo è la conseguenza naturale del ruolo di primo piano a cui accennavo. Per il governo italiano, che sarà a sua volta presente ad Annapolis e condivide con la Turchia l’auspicio che questa occasione storica di rilancio del Processo di Pace israelopalestinese non si risolva in una mera photo opportunity, in un  guscio vuoto dalle conseguenze potenzialmente catastrofiche, si offre l’occasione di lavorare fianco a fianco con la Turchia per conseguire un obiettivo comune: quello di passare dal Processo all’Accordo di Pace - emancipare il negoziato dalla logica perversa della sequenzialità che ha prodotto la paralisi degli ultimi anni per giungere in tempi certi, e auspicabilmente rapidi, a definire le condizioni di una pace giusta e duratura nell’ottica bistatuale.

Ma desidero ricordare anche il Libano, un altro Paese cruciale per gli equilibri dello scacchiere mediterraneo-medioorientale in cui la Turchia è fortemente impegnata, accanto agli altri Paesi europei tra cui in prima linea l’Italia (io stesso mi righerò nuovamente a Beirut al termine della mattinata), una via di uscita pacifica e consensuale alla grave crisi politico-istituzionale in atto. In Libano Ankara contribuisce anche con un importante contingente alla missione UNIFIL, a seguito di una decisione non facile, ma segno ulteriore di responsabilità e leadership in chiave sia mediterranea che europea, per il quale tengo a ribadire il più sincero apprezzamento.

E non posso non ricordare il drammatico teatro iracheno, al quale la Turchia è direttamente esposta e rispetto al quale occorre dare atto alla leadership turca di avere sinora fronteggiato le provocazioni e anche gli attacchi subiti dando prova di ammirevole moderazione ed equilibrio.

Nello scacchiere mediorientale la Turchia è quindi un interlocutore di crescente ed apprezzato rilievo. Lo dimostra anche la piena riuscita della riunione ministeriale sull’Iraq ospitata a Istanbul ad inizio mese a seguito del vertice di Sharm-el-Sheikh. Ma ricordo che lo scorso maggio si sono svolti sempre in Turchia incontri al vertice tra Pakistan ed Afghanistan, finalizzato al rilancio di un dialogo bilaterale problematico in un’altra cruciale regione di crisi. Un’altra regione, è il caso di aggiungere, verso cui converge l’interesse e l’impegno dell’Italia.

È appena il caso di aggiungere, infine, che l’influenza stabilizzatrice che la Turchia è in grado di esercitare in un’area di interesse strategico per l’Europa e la sua capacità di dialogare in modo equilibrato e responsabile con tutti gli attori della regione costituisce un valore aggiunto di non poco conto che essa porterà in dote nell’Unione Europea, una volta completato il processo di adesione.

Economia
I successi ottenuti dalla Turchia in questi anni in campo economico sono più che lusinghieri. Definitivamente archiviato il periodo delle cicliche crisi finanziarie, abbiamo oggi di fronte un interlocutore solido, capace di attrarre forti investimenti, impegnato con determinazione nel portare a termine le proprie riforme per essere in grado di competere sul piano globale.

I dati macroeconomici sono eloquenti: una crescita stimata al 5,5% per il 2007 ed in media al 7,4% negli ultimi cinque anni; un’inflazione attestata intorno al 7%; una disoccupazione scesa all’8,8% ed uno stock del  debito pubblico passato dal 90% del PIL nel 2002 al 45% dell’anno in corso – un percorso di rientro a cui l’Italia guarda con ammirazione, se non invidia.

Ci siamo candidati da tempo, direi con successo, ad essere un partner di riferimento nel settore economico-commerciale; determinante è stata ed è la capacità di dar vita ad una collaborazione quasi esemplare tra le rispettive Amministrazioni pubbliche e tra queste ultime e il mondo economico. Le nostre strutture – dal “Tavolo Turchia” al “Monitoring Committee” all’Ambasciata – promuovono e mantengono uno stretto raccordo con il mondo dell’impresa ed anche con le Regioni e gli enti locali che sempre più si interessano a questo Paese. Un approccio tra operatori pubblici e privati del sistema economico, che rivolge particolare attenzione ai settori culturale, scientifico e sociale, è che sarà essenziale per assicurare sostenibilità ad una presenza economica che ci vede sì ai primi posti, ma incalzati dalla concorrenza di competitori agguerriti.

Un esempio particolarmente felice di una cooperazione tra i due Paesi capace di combinare efficacemente pubblico e privato consiste nell’iniziativa, avviata su proposta turca, di istituire una Università italo-turca proprio qui ad Istanbul. Più tardi firmerò con il Ministro Babacan la Dichiarazione Congiunta che enumera i principi sulla base dei quali verrà poi definito un accordo intergovernativo. Un passaggio importante, che arricchisce i rapporti bilaterali di un progetto innovativo, coerente con le nostre strategie e con importanti ricadute positive non solo sul piano culturale ed accademico ma anche su quello socio-economico.

Cultura
Vengo ora al terzo tema all’ordine del giorno, la reciproca conoscenza e le percezioni reciproche tra Turchia ed Europa. Sin dall’avvio del negoziato di adesione, la Commissione Europea ha individuato in questo aspetto un elemento cruciale nel percorso europeo della Turchia, nella consapevolezza che, nonostante i decenni di collaborazione sul piano politico in ambiti quali la NATO o il Consiglio d’Europa, molto resta da fare, per sensibilizzare le opinioni pubbliche di ambo le parti.

E’ stato creato il meccanismo del “Civil Dialogue”, per la promozione dei contatti e della comunicazione tra le articolazioni sociali ai diversi livelli. Ricordo per inciso che nelle fasi preparatorie di quel meccanismo avevamo indicato alla Commissione proprio questo Foro come esempio di “eccellenza”  cui fare riferimento anche sul piano europeo.

L’Italia si trova a questo riguardo in una situazione per certi versi privilegiata: lo spessore dei rapporti economici cosi come i crescenti flussi turistici contribuiscono a diffondere la consapevolezza delle profonde trasformazioni prodottesi nel Paese. Vi è in Italia un consenso trasversale sulla prospettiva di adesione della Turchia all’Unione Europea, che potrà consolidarsi ulteriormente a misura che il processo di riforma verrà portato a compimento.

Certo, anche il nostro Paese sconta alcuni ritardi sul piano dell’informazione, ma in questi ultimi anni vanno moltiplicandosi le iniziative di elevato profilo: vorrei qui citare, limitandomi solo a queste settimane, il Seminario organizzato nei giorni scorsi a Trieste dal titolo “La Turchia in Europa”, la mostra fotografica inaugurata all’Ara Pacis di Roma “Guardando Istanbul”, il Media Forum previsto ad Istanbul a metà dicembre sotto il significativo titolo di “Capire la Turchia”.

A sua volta la Turchia si presenta in maniera diversa, più aperta, non monolitica, i suoi imprenditori, i suoi studenti ne recano un’immagine nuova. E registriamo con soddisfazione la simpatia e l’apprezzamento con i quali l’Italia viene considerata in Turchia. Non è del resto frequente trovare Paesi nei quali lo studio dell’italiano susciti tanto interesse quanto in Turchia, spesso per puro interesse culturale.

Non solo quindi la prosecuzione delle riforme, ma anche la promozione dei contatti a tutti i livelli, sul piano sia bilaterale che comunitario, vanno continuate ed incoraggiate, in modo da facilitare il percorso di adesione all’Unione Europea. Una migliore e più aggiornata conoscenza reciproca puo’ senz’altro giovare all’immagine della Turchia nel resto d’Europa; ma anche a quella dell’Europa in Turchia. Un’immagine negli ultimi tempi un po’ appannata, in quanto l’Europa viene talora percepita in Turchia, anche per responsabilità dell’Europa stessa, come una struttura asettica ed un traguardo distante. E che va invece considerata e apprezzata non solo come un ideale comune in cui credere ma come strumento concreto per il raggiungimento di obiettivi di maggiore sviluppo, coesione e benessere.

Conclusioni
Negli scorsi mesi abbiamo assistito ad una fase complessa nella vita politica del Paese, ma la democrazia turca ha dato prova di vitalità e solidità. Conclusa quella fase, la Turchia ha riaffermato con determinazione la volontà di rilanciare e portare avanti il suo processo di riforma, che negli ultimi anni ha già ottenuto importanti risultati. Riforme che, come le stesse Autorità turche non mancano di evidenziare, sono anzitutto nell’interesse del popolo turco.

Dopo essere stata a lungo impegnata in un percorso di avvicinamento alla modernità intesa come adesione ai canoni di organizzazione dello Stato e della società di matrice occidentale, la Turchia percorre oggi una strada per certi versi inedita, sicuramente originale e forse precorritrice, quella dell’equilibrio tra  dimensione  religiosa islamica ed principi dello Stato laico fondato da Kemal Ataturk. Una sintesi affidata alla responsabilità di una maggioranza governativa di ispirazione islamica, che gode oggi della credibilità acquisita nella precedente legislatura ed è consapevole dell’attenzione con la quale questa esperienza viene seguita all’estero ed in particolare in Europa, per la quale la prospettiva di adesione turca costituisce un banco di prova determinante delle sue ambizioni di global player oltre che della sua capacità di declinare la sua identità futura al plurale, in termini cioè di inclusività e integrazione e non di esclusione dell’Altro.

La posizione coerente e convinta del governo italiano è che queste questioni, dalle quali dipendono in misura non secondaria le sorti future del progetto europeo, vadano risolte con una risposta inequivocamente affermativa, con una decisione risoluta e lungimirante in favore dell’ingresso della Turchia in Europa. Ribadisco volentieri in questa sede il sostegno dell’Italia alle aspirazioni turche, nella consapevolezza tuttavia che la strada da compiere resta lunga e disseminata di ostacoli.

Il recente Rapporto della Commissione Europea va considerato un messaggio di forte incoraggiamento: il rallentamento nel percorso riformistico era inevitabile data la situazione politica, oggi è possibile attendersi un rinnovato impegno da una maggioranza rinvigorita dal successo elettorale.

Confidiamo in una ulteriore, coraggiosa spinta riformatrice della società turca e nella capacità di affrontare nella trasparenza le delicate questioni ancora aperte. In amicizia e con spirito costruttivo incoraggiamo i nostri amici turchi a completare il processo,  a partire dalla modifica dell’ormai famoso Art. 301 del codice penale, e a verificarne l’effettiva applicazione.

Tra i nodi che restano da sciogliere, in conclusione, non posso non menzionare il dossier cipriota, dove purtroppo registriamo ancora difficoltà nel condurre in porto il piano Gambari, promosso dalle Nazioni Unite. La questione cipriota è costellata di tentativi, di rilanci negoziali, di rivendicazioni, di fallimenti. Un intreccio che richiede una vera e coraggiosa capacità di compromesso da entrambe le Parti, per superare con lungimiranza gli ostacoli esistenti. Il prossimo anno si apre un periodo molto importante nel quale, dopo le presidenziali cipriote, l’assenza di scadenze elettorali potrà consentire un confronto politico più sereno e slegato da immediati obiettivi elettorali e condizionamenti interni. E’ l’occasione,  importante, per rilanciare i negoziati sotto l’egida delle Nazioni Unite e con il sostegno dell’Unione Europea, cercando di valorizzare i vantaggi che ciascuna delle parti potrà trarre da una soluzione piuttosto che le concessioni che ciascuna sarà inevitabilmente chiamata a fare : nell’interesse del percorso europeo della Turchia, dello sviluppo economico e sociale dei Turco-ciprioti, e nell’interesse stesso di Cipro, Paese partner nel progetto di integrazione europea e le cui istanze vanno tenute in debita considerazione.

Nel rinnovare i sentimenti di vivo apprezzamento per l’iniziativa del Foro, desidero infine formulare a tutti i partecipanti i più sinceri auguri di una fruttuosa prosecuzione dei lavori.


Luogo:

Istanbul

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