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Governo Italiano

Dettaglio intervento

Data:

09/07/2008


Dettaglio intervento

Cari amici,
anzitutto un ringraziamento a tutti i presenti ed in particolare alle numerose personalità che con i loro interventi arricchiranno le tematiche poste alla base del nostro convegno. Un convegno che affronta in chiave di speranza un argomento che potrebbe essere determinante per un definitivo riequilibrio dell’economia italiana, per una definitiva ascesa del Mezzogiorno ai livelli di produttività e di benessere del Centro e del Nord d’Italia. L’avvenimento straordinario cui ci troviamo di fronte è la decisione del nuovo Presidente UE Nicolas Sarkozy di porre un rinnovato dialogo euro-mediterraneo come tema strategico del suo mandato semestrale. A fronte di questa decisione sta la posizione di indubbio privilegio del Mezzogiorno italiano rispetto a qualsiasi altra area europea, comprese le sponde spagnole. Il problema è come sfruttare al meglio questa posizione di privilegio. Per avere un’idea dell’importanza del tema bastano pochi dati. Limitandoci ai paesi del Golfo e a quelli del nord-Africa ci troviamo di fronte ad un complesso di 380 milioni di individui destinati a superare i 500 milioni nel 2025. Questi paesi hanno complessivamente un tasso di crescita del PIL superiore al 5 per cento annuo. Gli ultimi dati certi, quelli del 2006, danno il 5,8 come media generale, il 5,4 per i paesi del Maghreb e il 5,9 per i paesi del Golfo. Questi dati sono confermati dalle stime per il 2007. Guardando all’Italia, l’interscambio con i paesi del Mediterraneo vede importazioni per 35 miliardi di euro ed esportazioni per 23; ma è significativo che l’interscambio col Mediterraneo è in continua crescita mentre diminuisce quello con l’America e con l’Unione Europea.

L’interesse dell’Italia alla questione mediterranea si può rilevare da diversi fattori:
Il rinnovato interesse peri rapporti euro mediterranei;
I progressi (per la verità molto modesti) realizzati nella costruzione di un’area di libero scambio euro-mediterranea. Questi progressi sono stati principalmente fatti tramite accordi fra l’Unione Europea e i Paesi della riva sud;
Il dinamismo dei paesi del Medio Oriente che, associando nella GAFTA, la grande area araba di libero scambio, sette paesi del nord-Africa, hanno dato vita ad un unico blocco economico arabo. Il fatto è importante perché i paesi del Golfo con il loro surplus di capitali derivanti dal petrolio, sono i naturali finanziatori della crescita del mondo arabo. Sta all’Europa fare quello che finora non ha fatto, creare per l’intera area progetti di sviluppo credibili e fattibili, in linea con le regole del mercato, consentendo che i capitali del Golfo finiscano effettivamente nel Mediterraneo e non emigrino più in America o in Giappone;
La sempre più rilevante funzione di collegamento fra il continente europeo e quello asiatico in un periodo di vivace crescita di Cina e India;
Il proseguimento delle politiche di modernizzazione dell’area, che con il dovuto appoggio dell’Unione Europea potranno assicurare una maggiore stabilità sociale che permetterà a sua volta progressi nel rafforzamento delle istituzioni democratiche;
Infine il ruolo strategico dell’area del Mediterraneo allargato come produttrice e terminale di grandi quantità di greggio e di gas naturale e sede favorevole per impianti di energia solare ed eolica per i quali possediamo interessanti brevetti. La cooperazione euro mediterranea è dunque per l’Italia, e soprattutto per il Mezzogiorno, un obiettivo strategico prioritario.

Lasciamo senza troppi rimpianti il perimetro originario del processo di Barcellona, troppo declaratorio, troppo eurocentrico, troppo burocratico. Alla sua costituzione, tredici anni fa, Barcellona si era posta tre obiettivi giusti e importanti: fare del Mediterraneo un’area di sicurezza e di pace, promuovendo il rispetto dei diritti umani, la pluralità politica, combattendo il terrorismo e la diffusione della droga; fare dell’intera area mediterranea, entro il 2010, una zona di libero scambio per prodotti agricoli, industriali e per i servizi, favorendo la cooperazione nei settori strategici dell’energia, delle risorse idriche, dei trasporti e dell’ambiente; infine lo sviluppo del dialogo fra le varie culture ed il potenziamento degli scambi a livello umano, scientifico e tecnologico. Di questo bel programma non molto è stato realizzato nonostante la solennità degli impegni ripetuti nel tempo. E credo che dobbiamo essere noi europei a recitare il mea culpa.

Sul piano economico l’unica cosa certa è che nel 2010 non avremo il Mediterraneo trasformato in una grande area di libero scambio. Al 2010 mancano due anni e ne sono passati tredici e importanti risorse finanziarie sono state male impiegate. Eppure l’area di libero scambio, se accompagnata da una politica di solidarietà, sarebbe essenziale per una prosperità condivisa di tutti i suoi partners, per accompagnare i paesi della sponda sud nei processi di trasformazione economica e di riforme sociali. In materia di cultura e società qualcosa si è fatto ma è un bicchiere d’acqua di fronte ad un mare di problemi. L’Europa non ha ancora trovato una chiave di dialogo generale nemmeno col mondo arabo che viene normalmente definito moderato.

Qualche novità è venuta dalla recente conferenza di Atene che ha riconosciuto un ruolo importante alla cooperazione nell’istruzione, nei media, nell’audiovisivo e nello sport. La nuova strategia considera primaria la valorizzazione dell’intera sfera delle politiche culturali attribuendo alle espressioni più innovative della comunicazione un ruolo cruciale per promuovere democrazia, diritti umani, conoscenza reciproca. E’ una strategia nuova, speriamo in buoni risultati.

Sul piano degli scambi culturali un ruolo di primo piano lo avrà Napoli che a settembre dovrebbe ospitare la prima riunione del Consiglio della Fondazione Anna Lindh. A Napoli avrà anche sede stabile il segretariato della Fondazione, un riconoscimento che premia l’attività della Fondazione Mediterraneo e del suo Presidente Michele Capasso.

D’accordo con il Ministro Frattini ho anche fissato a Napoli la riunione ministeriale del Forum Mediterraneo che si terrà nel 2009. L’Unione per il Mediterraneo prenderà vita tra pochi gi orni.

Il 13 luglio mattina il ministro Kouchner riunirà i ministri degli Esteri dei paesi membri del partenariato, nel pomeriggio il Presidente Sarkozy riunirà i Capi di Stato e di Governo. Noi nutriamo molte attese da questo mutamento e dalla dichiarata ambizione francese di rimettere il Mediterraneo al centro della strategia europea. Avremmo preferito la prima definizione, Unione Mediterranea ma poi la preoccupazione tedesca di non dividere i 27 paesi membri dell’UE ha fatto propendere per l’Unione per il Mediterraneo. Confidiamo che il mutamento di nome non incida sulla sostanza del programma che noi vorremmo informato ad una decisa "co-governship", a un maggiore coinvolgimento dei paesi della sponda sud nei processi decisionali. Lasciano bene sperare i principali elementi innovativi dell’UpM a livelli istituzionali, la creazione di una Co.Presidenza NordSud e la istituzione di un Segretariato per la gestione dei progetti per il quale noi auspichiamo una sede non europea. Il lancio di grandi progetti in macrosettori prioritari saranno l’altra novità dell’UpM. Nell’attuale bozza di dichiarazione di Parigi sono state individuate quattro macro-aree prioritarie; disinquinamento del Mediterraneo, energia alternativa in particolare solare, protezione civile, autostrade del mare. Tutte queste macroaree sono di interesse italiano e saremo parte attiva in ognuno di essi. L’Italia intende inoltre sviluppare il settore della sicurezza, sulla base del nostro progetto per una "sicurezza condivisa": sicurezza della navigazione e delle infrastrutture, gestione dei disastri naturali, pesca illegale, lotta alla criminalità. Un particolare riguardo lo avremo per il settore delle Piccole e Medie Imprese attraverso l’iniziativa presa con la Spagna per la creazione di un’apposita Agenzia. Di PMI vi parlerà diffusamente l’Ambasciatore Badini. Io mi limiterò a ricordare che quando parliamo di PMI parliamo di un settore cruciale non solo per lo sviluppo economico ma anche per la stabilità politica e sociale dei paesi interessati. L’esempio dell’Italia è illuminante: se il nostro paese ha saputo affrontare e superare crisi sociali e politiche di dimensioni a volte devastanti, lo deve alla solidità dei milioni delle sue piccole e medie imprese che hanno assicurato ai cittadini la continuità della vita. Purtroppo le PMI fanno la parte del pulcino nero nel complesso dell’interscambio commerciale.

Noi vorremmo che a favore delle PMI agisca un vero e proprio net-work che non si limiti a favorire alle imprese l’accesso al credito ma ne soccorra tutte le necessità in uno spirito di piena "co-governship". Dobbiamo essere innovativi. Non è possibile continuare a produrre più conferenze che progetti.

In occasione della mia recente partecipazione al Forum del Mediterraneo in Algeria ho riscontrato il vivo interesse dei Paesi Partners ad impegnarsi per rafforzare la cooperazione tra le due sponde. Non dobbiamo scoraggiare questo interesse ma sollecitarlo, farlo crescere. Sarà perciò importante la definizione del piano d’impresa, vale a dire le modalità operative, la struttura organizzativa, le esigenze finanziarie che dovranno mettere l’Agenzia in condizioni di agire a partire dal 2009.

Il coinvolgimento del settore privato sarà importante per l’agenzia e costituirà un elemento innovativo dell’UpM. Il capitale privato, ben gestito, potrebbe ovviare a una delle carenze del processo di Barcellona. Il mondo imprenditoriale e la comunità finanziaria possono essere infatti degli antidoti efficaci contro i rischi del dirigismo burocratico che può portare a iniziative non compatibili con il mercato e allo spreco di risorse. Le energie del settore privato dovranno essere mobilitate in forma permanente e continua, istituendo una sorta di canale di progettazione sempre aperto. Dopo la novità dell’UpM sarà fondamentale riempire la cooperazione euromediterranea di sempre maggiori contenuti progettuali.

Spero di essere riuscita a dare un’idea della dimensione del problema euro mediterraneo e della quantità dei temi che in esso si affrontano. Temi economici, politici, culturali. C’è un immenso lavoro da fare in ogni campo di attività, dalla grande questione dell’energia al ruolo delle piccole e medie imprese, dai problemi della sicurezza a quelli dell’integrazione culturale. Lasciamo la politica alla diplomazia. Per ogni altro settore di intervento ci sono nel Mezzogiorno energie e volontà che aspettano solo di essere sollecitate, coordinate, utilizzate. Occorrerà avere il coraggio di un mutamento radicale di mentalità rispetto al passato, capire che c’è un enorme campo di attività da sviluppare e che questo è il modo giusto, non l’assistenza, per risolvere i problemi del Mezzogiorno. E’ una sfida ad afferrare la modernità. Il nostro Sud può trovare nel Mediterraneo l’occasione giusta: gli armatori riguardo alle strade del mare. La Città della Scienza per l’energia solare e il disinquinamento e altro ancora. Ma c’è bisogno, nell’azione di governo, di maggiore coordinamento, di maggiore sinergia; occorre ridurre la frammentarietà degli interventi. Se l’Unione per il Mediterraneo manterrà le promesse su cui nasce, il Mezzogiorno italiano, oltre ad essere protagonista sulla sponda sud, può diventare il principale ponte di transito dell’intera Europa verso i paesi del Mediterraneo e viceversa. E’ una opportunità che permette anche qualche sogno.


Luogo:

Roma

Autore:

Stefania Craxi

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