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Governo Italiano

Dettaglio Intervento

Data:

02/07/2008


Dettaglio Intervento

1ª seduta: mercoledı` 2 luglio 2008

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca le comunicazioni del Ministro degli affari esteri Frattini sulle linee programmatiche del suo Dicastero.
Comunico che, ai sensi dell’articolo 33, comma 4, del Regolamento del Senato, e` stata chiesta l’attivazione dell’impianto audiovisivo e radiofonico e che la Presidenza ha gia` preventivamente fatto conoscere il proprio assenso. Se non ci sono osservazioni, tale forma di pubblicita` e` dunque adottata per il prosieguo dei lavori.
Onorevoli colleghi, ringrazio il Ministro per la sua presenza odierna e per la sua disponibilita` a rendere alcune comunicazioni sulle linee programmatiche del Ministero degli affari esteri, nonche´ il presidente Stefani per la sua collaborazione.
Ricordo che il Ministro Frattini, insieme al Ministro La Russa, e` stato ascoltato l’11 giugno scorso dalle Commissioni esteri e difesa congiunte dei due rami del Parlamento sulle missioni internazionali di pace. E` venuto quindi a riferire alle Commissioni esteri e politiche dell’Unione europea, sempre di Camera e Senato, il 19 giugno scorso, sulla  posizione che il Governo italiano avrebbe assunto nel Consiglio europeo del 19 e 20 giugno scorso. Oggi, invece, l’onorevole Ministro si trova in presenza delle sole Commissioni esteri congiunte, per discutere complessivamente – cosa di cui lo ringrazio – degli indirizzi che sta seguendo e intende seguire nella conduzione del Ministero degli affari esteri. Sono sicuro che molti saranno gli spunti e le opportunita` che ne scaturiranno per svolgere un dibattito che sara` ricco e costruttivo.

FRATTINI, Ministro degli affari esteri. Signor presidente Dini, la ringrazio per la presente opportunita`: e` vero, questa e` la terza volta che riferisco dinanzi alle Commissioni, e l’ho fatto anche in Assemblea sulla situazione libanese. Confermo, quindi, la mia disponibilita` costante e convinta ad incontrarmi con il Parlamento in occasioni come queste, nelle quali e` possibile svolgere l’illustrazione delle linee programmatiche del mio Dicastero, ma anche di altre specifiche tematiche (che magari, per ragioni di tempo, oggi non riusciremo a sviluppare fino in fondo).
Posso dire che una straordinaria densita` di impegni internazionali ha accompagnato le prime ore di vita del Governo Berlusconi. Ricorderete che, proprio il giorno dopo il mio ritorno alla Farnesina, un passaggio importante nella crisi libanese si e` risolto nell’accordo di Doha, che mi ha indotto a svolgere una prima missione a Beirut, per presenziare all’elezione del presidente Sleiman, dal quale sono stato ricevuto in un incontro bilaterale come unico Ministro occidentale tra i presenti.
In meno di due mesi di vita del Governo, ho svolto dieci missioni all’estero: francamente, si tratta di un’attivita` molto intensa, giustificata
dagli impegni sui vari scacchieri internazionali.
Sono convinto che riferire al Parlamento, per riceverne indicazioni e valutazioni, sia utile anche in vista di altre missioni che mi accingo a compiere, con incontri che reputo importanti, soprattutto all’indomani della mia partecipazione al G8 dei Ministri degli esteri in Giappone (durante l’ultima fase della Presidenza giapponese, prima di quella italiana, che avra` luogo – come sapete – a partire dal gennaio 2009).
Devo dire piu` in generale, ritrovando quell’esperienza e quel valore aggiunto che avevo lasciato al Ministero degli affari esteri nel 2004, che sempre di piu` si conferma il ruolo del nostro Paese come di ponte sotto molti aspetti. Questo modello italiano nella politica estera puo` costituire la linea guida dell’intervento che svolgero` davanti a voi.
Il nostro e` innanzi tutto un Paese-ponte in senso geografico. Alla vigila del lancio dell’Unione del Mediterraneo da parte della Presidenza francese, infatti, tutti comprendiamo quanto sia importante il ruolo geograficamente proiettato nel Mediterraneo che l’Italia naturalmente riveste, ossia quello di vero e proprio ponte tra Occidente e scenario mediorientale e balcanico. L’Italia e` fortemente ancorata al quadro occidentale, ma, allo stesso tempo, ha un naturale ruolo di ponte geografico verso il Medio Oriente: pensate all’importanza che per noi rivestono la Turchia o i Balcani occidentali, dove ovviamente esercitiamo rilevanti funzioni, su cui mi soffermero` dopo piu` diffusamente.
Parlerei, pero`, anche di un ponte politico che l’Italia garantisce, in primo luogo, tra atlantismo ed europeismo: nessun Paese, forse, e` altrettanto convintamente europeo e cosı` pronto a confermare ad ogni momento l’essenzialita` di una coesione euroatlantica e, nello stesso tempo, una forte proiezione in tal senso. Questo e` un altro esempio di come questo ponte politico si possa declinare: evidentemente, noi come europei guardiamo con forte speranza al proseguire del rapporto d’integrazione e riteniamo che cio` non contraddica la continuazione del processo di adesione di nuovi membri. Ecco perche´ questo Governo ha una precisa posizione sulla Turchia, come sui Balcani occidentali, e ritiene che l’integrazione dell’Unione europea possa procedere di pari passo – ovviamente con un’adeguata riforma delle istituzioni – con un’ulteriore visione, che prima o poi dovra` avere limiti, ma che oggi non si puo` fermare.
Nello stesso tempo, guardiamo sempre al ruolo di facilitatore e di ponte politico dell’Italia tra gli Stati Uniti e la Russia, secondo quello che potremmo definire lo «spirito di Pratica di mare». Mi riferisco a quando il presidente Berlusconi penso`, giustamente, di promuovere: non tanto e non solo una riconciliazione personale tra Putin e Bush, quanto una forte spinta in avanti della Russia verso l’alleanza atlantica. E ci riuscimmo, nel 2002, con il vertice di Pratica di mare, del quale vi e` un gran bisogno di ricostituire lo spirito oggi, nel momento in cui vediamo insorgere tante difficolta` nei rapporti tra Federazione russa e Stati Uniti d’America.
Mi riferisco anche al nostro ruolo politico di ponte tra gli interessi, evidentemente legittimi, del popolo palestinese ad avere uno Stato ed il diritto ineludibile di Israele ad avere sicurezza e uno Stato che possa crescere in prosperita`.
Se solo ricordiamo l’evolversi della situazione in Kosovo, appare evidente come, in fondo, l’Italia abbia saputo guardare alle ragioni dell’Europa e degli Stati Uniti riconoscendo l’indipendenza del Kosovo. Il nostro e` stato uno dei primi Paesi a considerare – come io stesso ho fatto incontrando personalmente il Ministro degli esteri della Serbia qualche giorno fa – le ragioni della Serbia. E non e` un caso se, unico Paese ad aver riconosciuto il Kosovo, l’Italia e` stata incoraggiata a presentare una candidatura per il posto di alto rappresentante dell’ONU per il Kosovo. Credo che nessun altro Paese che pure avesse riconosciuto il Kosovo avrebbe potuto ricevere il via libera dalla Federazione russa e dalla Serbia, come noi l’abbiamo avuto, per la nomina di un diplomatico italiano che oggi si e` insediato come rappresentante di Ban Ki-Moon. Cio` e` potuto accadere perche´ l’Italia ha meritato il ruolo che ci viene riconosciuto, come ho gia` detto, in senso politico.
Infine, pensiamo al ruolo di ponte e all’azione che nel campo della cultura l’Italia svolge nel mondo. Siamo considerati un popolo che, senza arroganza, ne´ paternalismo parla di diritti umani, che promuove la democrazia senza imporre un modello precostituito e costruito e che testimonia ogni giorno come, con la partecipazione dei nostri militari nelle missioni di pace, accanto ad una azione risoluta antiterrorismo, sappia svolgere azioni civili di grande importanza per la cooperazione con le popolazioni.
Un altro segnale che non vi sara` sfuggito e` la recente nomina di un altro italiano a rappresentante nella NATO per l’impegno civile in Afghanistan.
Tutti questi sono segnali che attribuiscono alla proiezione internazionale dell’Italia un carattere di specificita`.
Al di la` della linea guida enunciata vi chiederete, tuttavia, quali sono i grandi assi della politica estera italiana, sui quali dovro` essere necessariamente rapido per questione di tempo.
La prima linea di azione e`, e deve essere, guardare alla sfida europea come ad una sfida che si trova dinnanzi ad un bivio. E lo e` perche´ oggi la credibilita` del  processo di integrazione e` in gioco, in ballo. Non possiamo assistere passivamente senza assumere una posizione politica al «no» irlandese verso il quale, tuttavia, dobbiamo dimostrare ogni giorno rispetto e considerazione evitando imposizioni o di mettere all’angolo l’Irlanda.
D’altra parte bisogna ricordare che molti altri Paesi hanno, altrettanto  democraticamente, espresso il loro assenso attraverso le ratifiche. Dunque, non possiamo restare in silenzio dinnanzi ai crescenti dissensi che provengono dalla Polonia, o alla riluttanza della Repubblica Ceca.
Dobbiamo essere molto sinceri, non possiamo abbandonarci al pessimismo.
Dobbiamo dichiarare con estrema chiarezza qual e` il nostro obiettivo: se, come il Governo italiano ritiene, l’integrazione debba continuare e se nei Parlamenti  nazionali gli iter delle ratifiche del trattato di Lisbona debbono proseguire oppure se nei prossimi mesi si assistera` ad un moltiplicarsi di richieste nazionali di aggiungere in un caso un protocollo, in un altro una dichiarazione esplicativa o un annesso che chiarisca questo o quel punto, cosa che ridurrebbe la credibilita` del processo di integrazione.
La mia personale posizione e la posizione del Governo italiano al riguardo e` molto chiara. Si ritiene che le istituzioni siano un mezzo per realizzare delle politiche e che, quindi, non ci si possa impantanare in discussioni istituzionali interminabili, ma che allo stesso tempo sia necessario affrontare in ambito europeo questioni rilevanti quali l’immigrazione, la sicurezza, l’energia ed i cambiamenti climatici, il governo dei prezzi e la crescita economica, purtroppo assente, spiegando all’opinione pubblica che queste politiche o sono europee o non sono efficaci.
Tra l’altro, forte della discussione che ha avuto luogo nel G8 di Kyoto, sono piu` che mai convinto che parlare di governance oggi sia impensabile, se non si fa massa critica almeno in Europa. Siamo sempre troppo piccoli; quando ci confrontiamo con giganti asiatici, o con il Sud America che cresce a ritmi vertiginosi anche l’Europa e` piccola e pensate a quanto e` piccola l’Italia. Dunque, appare evidente, come in relazione a queste politiche solo l’Europa possa fare la differenza. Lo dobbiamo spiegare ai cittadini europei, agli irlandesi per esempio, che sono fieramente orgogliosi di essere europei – lo hanno affermato – ma non hanno compreso che la complicata stesura del trattato di Lisbona e` in fondo necessaria per garantire una maggiore governabilita` del fenomeno dell’immigrazione o una migliore politica  energetica (non l’hanno capito perche´ solo gli addetti ai lavori lo avrebbero potuto fare, anche se, a dire il vero, pure qualche addetto ai lavori non ha letto il trattato di Lisbona).
Emerge in maniera chiara, percio`, che occorre sostenere la Presidenza francese per ottenere risultati concreti per cio` che concerne, per esempio, il Patto europeo sull’immigrazione o per avviare una nuova e seria stagione che consenta di  affrontare discussioni su grandi dinamiche economiche.
E ` possibile fronteggiare l’aumento dell’inflazione solamente con un aumento del costo del denaro o ci dobbiamo preoccupare, come io credo (ma non e` questo il compito della Banca centrale europea), di rilanciare lo sviluppo e considerare quindi il contributo della Banca centrale come una delle componenti della risposta, ma non la sola componente monetaristica?
Come infatti ha affermato giustamente il presidente Sarkozy, siamo in presenza di un fenomeno complesso e quando vi e` grande inflazione e scarso sviluppo non si puo` semplicemente affrontare il problema dal punto di vista dell’inflazione, senza considerare gli aspetti relativi allo sviluppo.
Queste sono discussioni tutte politiche che, evidentemente, non si possono  risolvere nell’ambito di una discussione istituzionale.
Noi sosterremo questo approccio politico che credo rappresentera` per gli irlandesi il miglior viatico per tornare al referendum e votare nuovamente, magari, in  primavera, prima delle elezioni europee del 2009.
Penso, infatti, che se si andra` a votare senza sapere per quale modello d’Europa si vota anche nella europeista Italia i votanti saranno un po’ meno rispetto al 2004, quando si presento` alle elezioni ben il 70 per cento degli aventi diritto. Ci sono Paesi dove la previsione di affluenza al voto europeo e` tra il 25 e il 28 per cento.
Quindi dall’Europa, e certamente dalla visione di un’Europa che si allarga (l’ho detto altre volte e lo confermo con un flash), la Croazia non puo` restare fuori. Ormai la Croazia ha lavorato molto e molti capitoli negoziali sono stati aperti. Ritengo che quel negoziato si debba chiudere per far sı` che, entro il 2010, la Croazia entri nell’Unione europea in quanto Paese ormai maturo che ha superato molti ostacoli.
Diverso e` il discorso sulla Turchia, per la quale il Governo italiano e` favorevole a proseguire il negoziato per l’adesione.
Infatti, a differenza di altri Paesi, in Italia vi e` un dibattito al riguardo. Noi  auspichiamo – ed io personalmente auspico – che la Presidenza francese, che pure ha affermato con chiarezza di non essere favorevole ad un’adesione piena della Turchia quanto piuttosto ad un partenariato strategico, invii nondimeno il segnale politico di aprire almeno due nuovi capitoli durante il suo semestre di presidenza dell’Unione europea. Questo sarebbe un bel segnale politico di equilibrio che io, francamente, mi aspetto dal presidente Sarkozy anche se cio`, ovviamente, non pregiudicherebbe l’esito finale, che non si realizzera` ne´ domani ne´ dopodomani.
Non dimentichiamo poi la situazione dei Balcani occidentali dove vi sono Paesi candidati, come la FYROM, ed altri che si preparano a presentare la propria candidatura, come la Serbia. Non dimentichiamo che tali Paesi hanno una profonda vocazione europea, che noi non dobbiamo ne´ umiliare, ne´ mortificare, ne´ dobbiamo invitarli a dimenticarla, come qualcuno ha fatto.
Dall’Europa passo alla relazione euroatlantica, che e` l’altro asse della politica estera del Governo: Europa e relazione euroatlantica, infatti, ne costituiscono i due pilastri. Italia e Stati Uniti possono, e devono, lavorare insieme bilateralmente ed agire, a mio avviso, in due scenari che sono scenari di successo nel quadro  dell’alleanza atlantica e nel quadro di un rinnovato impegno per la difesa europea. Sono dunque questi i due pilastri dai quali Europa e Stati Uniti possono trovare nuova linfa alle loro relazioni.
Sı` alla lotta al terrorismo e alla sicurezza internazionale; sı` al commercio internazionale; ma evidentemente sı`, ancora di piu`, a quel quadro di sicurezza globale che la NATO, per un verso, e una politica di difesa europea ricostituita, per un altro verso, dovrebbero assicurare. Considero con grande favore il fatto che la Presidenza francese ha posto la politica di difesa europea come una delle priorita`.
E` il momento che l’Europa diventi, finalmente, produttore di sicurezza e non piu` solo consumatore di sicurezza a spese degli Stati Uniti. Lo siamo stati, Italia ed Europa, per tanto tempo ed e` ora il momento che le capabilities militari dell’Europa aumentino. Ritengo che questa sia la risposta a chi pensa che possa esservi  un’Europa contrappeso degli Stati Uniti d’America: non vi e` niente di piu` sbagliato.
Se potessi sintetizzare tale aspetto della politica estera italiana, che questo Governo affrontera`, non parlerei di meno America ma di piu` Europa nei nostri  rapporti bilaterali. Piu` Europa, certamente, affinche´ essa possa essere un alleato piu` forte, che serva agli Stati Uniti almeno quanto a noi serve l’alleanza con gli Americani. Questa e` la migliore risposta a quell’antiamericanismo ideologico  secondo il quale piu` gli Stati Uniti crescono, piu` si indebolisce l’Europa.
L’Europa deve essere piu` forte, questo e` vero, ma deve esserlo senza limitarsi a sostenere che quando c’e` una crisi, questa debba essere gestita dagli Stati Uniti, mentre quando bisogna puntare il dito l’Europa e` pronta a farlo. Questo e`  sbagliato e, bisogna ammettere, che purtroppo alcune volte l’abbiamo fatto.
L’Italia puo` esercitare una funzione preziosa insieme anche, ovviamente, ai suoi partners internazionali in un contesto multilaterale. Ma quali sono i forum  multilaterali nei quali l’Italia puo` svolgere, sta svolgendo e ha svolto nel recente passato, come in quello remoto, un ruolo?
Noi stiamo in una posizione felice: fino a dicembre siamo membri del Consiglio di sicurezza; siamo, ovviamente, attori importanti della NATO e attori strategici e principali in alcune Regioni di crisi del mondo; inoltre, avremo la Presidenza del G8, del quale siamo membri, il prossimo anno.
E ` evidente, quindi, che siamo interessati ad una riforma profonda delle Nazioni Unite.
Ho incontrato questa mattina il presidente dell’Assemblea generale, il macedone Kerim, con il quale abbiamo convenuto che l’interesse dell’Italia non e` un interesse ad approcci sfilacciati alla riforma.
Noi vogliamo una riforma comprensiva di una maggiore democraticita` dell’Assemblea generale, di un ruolo forte dell’ONU come attore di pace e strumento di legittimazione e di un Consiglio di sicurezza per il quale non possiamo – anzi non dobbiamo – limitarci a discutere dell’eventualita` di aggiungervi uno o piu` membri permanenti.
Per quanto riguarda il Consiglio di Sicurezza, dobbiamo chiederci anzitutto a che serva; se e come il Consiglio di sicurezza interpreti oggi i bisogni del mondo; se la sua credibilita` sia forte o meno. Avremo subito una verifica di cio` in relazione a come agiremo per lo Zimbabwe e a quali misure adotteremo contro il dittatore Mugabe, che ha invitato i leader occidentali ad andare ad impiccarsi.
Questa crisi sara` una prova di credibilita` per il Consiglio di sicurezza ed io credo che lo sia anche per l’Europa: non perche´ ho deciso di assumere un’iniziativa nazionale – e spero che il richiamo all’ambasciatore agisca da stimolo per gli altri colleghi europei – ma perche´ l’Unione europea non puo` restare in silenzio su un tema del genere e poi affermare di volere il multilateralismo.
Se il multilateralismo non e` efficace, se ci si limita a sostenere che la situazione dello Zimbabwe e` una questione africana che deve essere risolta dall’Unione africana, che non e` stata e non sara` probabilmente in grado di farlo, allora noi verremmo meno a quel forte credo nel multilateralismo, che deve proseguire e proseguira`.
L’Italia, dunque, con la Presidenza del G8 avra` un’occasione importante.
Infatti, non solo avremo l’occasione di riprendere quei grandi temi di governance globale, gia` presenti nell’agenda giapponese, ma posso anticiparvi un solo punto, forse non innovativo, ma che rappresenta il contributo della Presidenza italiana. Accanto ai Paesi del G8, esistono tanti altri attori internazionali e globali che non sono membri del G8: noi dobbiamo trovare il modo di coinvolgerli.
E` evidente che la formula rigida di un G14 di un G15 forse non e` adatta, ma dobbiamo anche valutare che su alcuni scenari internazionali e` impensabile ragionare senza la Cina o l’India, cosı` come e` impensabile ragionare senza l’Africa (e non mi riferisco soltanto al Sudafrica).
Per la prima volta, in occasione della Presidenza italiana del cosiddetto gruppo Outreach (siete tutti addetti ai lavori e sapete di cosa parlo: di un gruppo flessibile che vogliamo rendere ancora piu` tale), inviteremo l’Egitto a parteciparvi (e non e` mai stato fatto). Noi lo inviteremo perche´ e` il piu` grande Paese arabo africano dell’Africa settentrionale e non c’e` nessun altro che possa parlare non a nome di tutto il mondo arabo, ma rappresentando un grande Paese al tempo stesso  africano, mediterraneo, arabo e musulmano.
L’Egitto sara` coinvolto allorquando ragioneremo delle grandi migrazioni di massa, della crisi alimentare, della stabilizzazione di alcune aree dell’Africa che, a partire dal Corno d’Africa, stanno diventando delle polveriere per l’insediamento di cellule sempre piu` aggressive del terrorismo legato ad Al Qaeda. L’Egitto confina con quei Paesi e sa bene come si possa fornire un contributo.
Come possiamo parlare di stabilizzazione dell’Afghanistan, che sara` un altro tema del G8 a Presidenza italiana, senza coinvolgere Afghanistan e Pakistan nel gruppo Outreach? Se non risolviamo il tema della demarcazione dei confini tra questi due grandi Paesi (che non ne hanno perche´ l’area tribale tra Pakistan e Afghanistan non e` demarcata come confine) allora tale area costituira` il migliore serbatoio di colture per i terroristi e per gli estremisti.
Noi coinvolgeremo a livello ministeriale, per la prima volta (come in realta` fece gia` la Germania, Presidente del G8), ed estenderemo il ragionamento regionale all’Arabia Saudita, che mai era stata consultata su questo tema e che credo possa dare un grande contributo alla riflessione sulla stabilizzazione in Afghanistan. Questo e` soltanto un esempio di come il G8 possa essere uno strumento atto a rivitalizzare la discussione su alcuni grandi temi sui quali le organizzazioni internazionali si interrogano.
Vi saranno poi ovviamente Paesi dell’America latina – come il Messico e il Brasile – con cui vorremo ragionare sui temi energetici, della produzione agricola e,  ovviamente, del commercio internazionale. Questi comunque sono soltanto alcuni esempi.
Procederei ora ad un rapido panorama sulle diverse aree geografiche di interesse per la politica estera italiana: Mediterraneo e Medio Oriente anzitutto. All’inizio della prossima settimana saro` in Israele e mi rechero` poi a Ramallah per incontrare il presidente Abu Mazen in Egitto.
Ieri ho inoltre sentito il Ministro degli esteri siriano per avere un quadro ancora piu` completo della situazione e l’ho invitato a Roma per un colloquio bilaterale.
Certamente Medio Oriente, e Medio Oriente allargato, rappresentano una delle principali aree di attenzione. L’Italia e` un Paese mediterraneo ed europeo, ma ha al tempo stesso una grande responsabilita` nella guida della missione UNIFIL2, la quale sta ottenendo i successi sperati anche perche´ si sta pragmaticamente migliorando l’efficienza operativa sul terreno della missione.
Gli esiti dell’accordo di Doha sul Libano aprono scenari promettenti e, inoltre, israeliani e siriani stanno prendendo sul serio il negoziato sui loro confini (cosa, questa, francamente molto promettente). Si apriranno degli scenari abbastanza promettenti se noi riusciremo ad aggiungere a questi tasselli la demarcazione dei confini tra Israele e Libano (e risolvere quindi il problema dei territori ancora contestati) e ad affrontare il tema dei campi profughi palestinesi in Libano. L’Italia ha deciso la settimana scorsa di contribuire finanziariamente all’inizio della  ricostruzione di questi campi e al miglioramento delle condizioni di vita; me lo ha chiesto direttamente il primo Ministro Siniora e non potevo dire di no.
Sono convinto – raccogliero` in proposito le opinioni di tutti i leader che incontrero` – che ci sia una finestra di opportunita`, che si chiude pero` con le elezioni americane. Il nuovo Presidente degli Stati Uniti avra` infatti bisogno di tempo per studiare il dossier. Ricordo che l’accordo politico per il Governo di Israele e` stato fortunatamente rinnovato e confermato e dara` quindi ad Olmert la possibilita` di essere un attore ancora forte fino alla fine dell’anno. Poi si vedra`.
Questi sono i motivi per cui dobbiamo fare tremendamente in fretta per affrontare tutto cio`.
Non possiamo evidentemente limitarci al processo di pace araboisraeliano e non possiamo limitarci a dire (come diremo in tutti i modi) che il diritto di Israele e` assoluto e inequivocabile e che chi continua a negare l’esistenza di Israele e` come Hamas e non puo` quindi essere interlocutore politico del Governo italiano, anche se, ovviamente, noi abbiamo salutato il cessato al fuoco con Hamas: lo abbiamo salutato con gioia e abbiamo ringraziato gli amici egiziani che, come sapete, hanno lavorato fortemente a livello di intelligence.
Ad ogni modo, non basta parlare di Medio Oriente. Ritengo occorra aprire un piu` ampio ambito regionale che comprenda i Paesi del Golfo.
Credo che i Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo stiano diventando attori indispensabili: lo sono per l’Iraq, per l’Afghanistan e per il Medio Oriente. Pensate, colleghi, alle possibilita` che l’Italia puo` sviluppare avendo eccellenti rapporti con essi.
Molti di voi lo sapranno, altri forse no, ma all’interno dei Paesi europei noi siamo forse il primo Paese per interscambio con i principali Paesi del Golfo (con gli Emirati Arabi, per esempio).
Abbiamo dei rapporti eccezionalmente intensi, che negli ultimi anni si sono  intensificati: penso alle visite, agli incontri e alle relazioni anche personali del Ministro D’Alema (che e` oggi qui presente), che mi impegno a portare avanti.
Tutto cio` ci fa dire che oggi il Golfo e` una Regione che non possiamo trascurare, ma che anzi dobbiamo coinvolgere di piu`. Io intendo farlo, proponendo a quei Paesi (gia` a meta` mese, nel corso di una visita che faro` in quell’area) di impegnarsi in un nuovo, veramente nuovo, piano di ricostruzione della Palestina. Se noi investiamo dollari nel rilancio economico della Palestina, li investiamo nella sicurezza di Israele. Sembra un paradosso, ma non lo e`. Ormai sono tutti d’accordo su  questo, solo che non si fa. Bisogna invece farlo. Quei Paesi hanno un interesse strategico a che Israele viva in sicurezza e che i loro fratelli palestinesi possano finalmente uscire dalla disperazione economica in cui si trovano. Se c’e` quindi un’area in cui noi possiamo andare a chiedere aiuto sostanzioso e` proprio l’area del Golfo e questo io intendo fare.
In mezzo al grande Medio Oriente c’e` poi l’Iran. Non parlero` a lungo di questo discorso visto che molte volte abbiamo affrontato l’argomento.
Credo che l’Iran vada ricondotto al negoziato internazionale sul tema nucleare, ma vada ricondotto anche al negoziato e ad un dialogo su temi che sono  assolutamente strategici per l’Italia, come, ad esempio, il dialogo sulla lotta al narcotraffico in Afghanistan. Se c’e` un tema che interessa gli iraniani (che confinano con la Provincia di Herat, dove e` presente il contingente italiano e quindi un interesse forte lo abbiamo anche noi), e` quello di bloccare il flusso del narcotraffico che parte dall’Afghanistan e che, come prima tappa, passa per l’Iran.
Credo che in questo caso, anche lı`, metteremo alla prova la volonta` dell’Iran. L’Iran ci dice spesso che sull’arricchimento dell’uranio non si contratta e noi diciamo che non va bene.
Se pero` ci dicesse anche che non si contratta sulla prevenzione del narcotraffico, allora sarebbe un atteggiamento ancora piu` grave perche´ dimostrerebbe la  volonta` di un rifiuto pregiudiziale di impegno con la comunita` internazionale.
Dobbiamo togliere all’Iran alcuni alibi e mantenere al contempo una linea di fermezza, che credo questo Governo abbia fatto bene ad assumere e che  conserveremo. Non sono molto ottimista sulla risposta che arrivera` all’offerta generosa di Javier Solana, pero` mi sono impegnato con i colleghi europei ad aspettare prima di valutare e di trarre conseguenze politiche.
Aspetteremo (certo non in eterno) e poi valuteremo.
L’altra area geografica di interesse primario per l’Italia e per la sua politica estera e` quella che si trova ad est dell’Adriatico: mi riferisco ai Balcani, alla Russia e al Caucaso.
Queste tre Regioni sono Regioni chiave.
I Balcani, di cui ho gia` parlato, non possono essere una Regione allo sbando, un’enclave tra il Mar Nero e il Mar Adriatico: deve essere una Regione ricondotta ai criteri di Stato di diritto, di collaborazione e di sicurezza che abbiamo stabilito in Europa. In quell’area il nostro lavoro e` quindi un lavoro diretto.
Ma dobbiamo guardare alla Federazione russa – e lo dobbiamo fare richiamandoci allo spirito di Pratica di mare – come ad un Paese che deve essere partner non solo dell’Italia, ma anche dell’Europa. Francamente non posso pensare che questioni  bilaterali appartenenti ad un doloroso passato, come quelle concernenti alcuni Paesi un tempo occupati dall’ex Unione Sovietica, ancora contribuiscano a connotare i rapporti dell’Europa con la Russia di sentimenti di riluttanza e diffidenza.
Non possiamo permettercelo perche´ la Russia e` un nostro partner naturale non solo nel settore energetico, ma anche nelle azioni di contrasto al traffico della droga, cosı` come nel campo della sicurezza internazionale e della lotta al terrorismo.
E` evidente che all’Italia spetta lo speciale compito di agevolare i rapporti con la Russia in Europa, anche perche´ abbiamo un grande interesse sulla Regione del Caucaso. Vogliamo mantenere questo interesse e intrattenere un dialogo molto stretto con Paesi promettenti come la Georgia, usciti da un passato recente difficile, o come l’Ucraina che non e` strettamente caucasico, ma e` di grande importanza, perche´ mostra apertura verso l’Europa.
Mi propongo di organizzare in Italia, nel prossimo mese di novembre, una Conferenza ministeriale sul Caucaso alla quale saranno invitati a partecipare i Paesi membri dell’Unione europea, la NATO, le Nazioni Unite ed i colleghi Ministri degli esteri dei Paesi dell’area caucasica, nonche´ gli amici della Federazione Russa: faremo il punto sulla situazione del Caucaso che e` una Regione chiave per l’interesse dell’Europa ed, in particolare, dell’Italia.
Spostando il nostro interesse in zone piu` remote, non dobbiamo dimenticare due grande attori globali come la Cina e l’India che richiamano la nostra attenzione.
Voglio farvi notare che in un recente passato abbiamo registrato un intensificarsi di rapporti con l’India e la Cina. L’ex Presidente del Consiglio e l’ex Ministro degli esteri nel 2007 hanno partecipato a missioni in India che dovremmo ricambiare con analoghi inviti alla leadership indiana a prendere parte a colloqui bilaterali in Italia.
Dobbiamo fare molto anche nei confronti della Cina: lo scorso 10 giugno ho incontrato il Ministro degli esteri cinese, Yang Jechi, con il quale abbiamo concordato il riconoscimento alla Cina di un ruolo importante, a patto che si allinei ad alcuni pri


Luogo:

Roma

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