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Governo Italiano

Dettaglio intervento

Data:

30/07/2008


Dettaglio intervento

Seduta di mercoledì 23 luglio 2008
Sulla pubblicità dei lavori.
PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso l'attivazione di impianti audiovisivi a circuito chiuso e la trasmissione televisiva sul canale satellitare della Camera dei deputati.
Seguito dell'audizione del Ministro degli affari esteri sulle linee programmatiche del suo dicastero.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del Regolamento, il seguito dell'audizione, del Ministro degli affari esteri sulle linee programmatiche del suo dicastero. Ricordo che l'audizione è stata avviata presso il Senato lo scorso 2 luglio.
Segnalo che, per sopravvenute modifiche al calendario dei lavori della Camera, la seduta potrà proseguire finché lo riterremo opportuno. Tuttavia dobbiamo considerare che il Senato riprenderà i suoi lavori alle 15,30.
Ricorderete che nella precedente seduta sono intervenuti diversi colleghi, quindi nella seduta odierna ascolteremo la replica del ministro. Se avremo ancora tempo, si potranno formulare ulteriori domande, che dovranno comunque essere telegrafiche per consentire al ministro di rispondere.
Do la parola al Ministro per la replica, ringraziando ancora una volta per la disponibilità mostrata nei confronti delle nostre Commissioni.

 

FRANCO FRATTINI, Ministro degli affari esteri. Presidente Stefani, presidente Dini, cari colleghi, è chiaro che oggi risponderò alle domande alle quali non avevo risposto nella scorsa seduta. Evidentemente non abbiamo molto tempo, quindi cercherò di essere abbastanza rapido, per lasciare spazio ad eventuali domande.
Sulla riforma delle Nazioni Unite, il senatore Compagna e l'onorevole Boniver avevano chiesto cosa stesse accadendo. Ho avuto personalmente una serie di incontri, anche recentemente, con il presidente dell'Assemblea generale, con alcuni colleghi - in particolare, ho trovato molto interessante l'incontro con i colleghi cinese e russo - per capire se vi sarà, come alcuni temono, una ripresa delle iniziative di questo gruppo di quattro-cinque Paesi che aspirano ad una riforma accelerata del Consiglio di sicurezza. Al riguardo ho avuto risposte abbastanza rassicuranti, perché esiste la convinzione che la riforma del sistema ONU debba essere assai più ampia anziché limitarsi alla modifica del Consiglio di sicurezza. È necessario, quindi, affrontare il tema dell'Assemblea generale, che va anch'essa profondamente riformata, per dare credibilità e democraticità al sistema ONU.
Inoltre, esiste la convinzione che ove mai l'India presentasse una proposta di risoluzione sul Consiglio di sicurezza, la stessa sarebbe respinta dalla grande maggioranza degli altri Paesi.
C'è, quindi, un dibattito aperto e mi sento di poter dire che quando saranno pubblicate e discusse le relazioni della commissione di «saggi» nominata dal presidente Kerim, noi saremo in grado, in autunno, di avere le idee chiare. Insomma, intendo dire che non c'è l'accelerazione che si è registrata in altri momenti.
Ancora sul funzionamento del Consiglio di sicurezza, certamente il grande tema da affrontare è quello della sua credibilità ed effettività - un tema che anche l'onorevole Nirenstein aveva posto, oltre agli altri colleghi - per riflettere, direi per la prima volta in modo approfondito, sul tema del ruolo delle Nazioni Unite in caso di reali situazioni di crisi che impongano una risposta urgente. Risposta che, purtroppo, il Consiglio di sicurezza oggi spesso non è in grado di dare.
Vi posso dire con un certo interesse che ieri, a margine di una riflessione molto importante che abbiamo avuto al CAGRE - Consiglio dei ministri degli esteri - a Bruxelles, la presidenza francese ci ha stimolati e l'Italia si è ben volentieri associata all'idea di ragionare, a proposito dell'Africa, sul ruolo del Consiglio di sicurezza.
È chiaro che in quel territorio esistono casi in cui la credibilità e l'effettività del Consiglio di sicurezza è in forte discussione, dal Ciad, alla missione in Sudan, all'azione sullo Zimbabwe: tre teatri in cui l'azione delle Nazioni Unite si è rivelata finora inefficace.
In particolare, sullo Zimbabwe abbiamo deciso ieri, come Unione europea, di far scattare una prima serie di sanzioni europee e di aprire il terreno - ove queste sanzioni europee restino in qualche modo inefficaci - all'apertura di una discussione in Consiglio di sicurezza per esaminare altro tipo di sanzioni.
Per quanto mi riguarda, mi sono espresso nei sensi della più forte delusione per quanto sta accadendo in Zimbabwe. Ho ribadito il fatto che quell'accordo di facciata tra Tsvangirai e Mugabe è privo di contenuti sostanziali, quindi, a mio avviso, non apre nessuna reale prospettiva che il dittatore dello Zimbabwe possa davvero cedere la guida del Governo all'opposizione, come l'Unione europea desidererebbe. È chiaro che questo è un altro teatro di crisi in cui il ruolo delle Nazioni Unite è in gioco.
Evidentemente questo vale anche per un altro grande tema sollevato, a proposito del Consiglio di sicurezza, ancora una volta dall'onorevole Nirenstein e dal senatore Compagna: la reazione agli attacchi terroristici contro Israele.
Oggettivamente abbiamo visto ieri un nuovo attacco terroristico, quindi è chiaro che il sentimento israeliano di accerchiamento di fronte ad una presenza ostile sia al sud che al nord è qualcosa che, unitamente al ripetersi di attacchi terroristici che purtroppo si stanno intensificando nelle ultime settimane, chiama in causa, ancora una volta, il ruolo delle Nazioni Unite.
Mi era stato chiesto se l'Italia immaginasse una candidatura al Tribunale penale internazionale e al Tribunale speciale per la ex Jugoslavia. L'onorevole Perduca sa che noi stiamo valutando le opportunità in quanto, nel gennaio 2009, vi sarà il rinnovo di sei dei diciotto membri della Corte.
Noi siamo fin dall'origine sostenitori del ruolo della Corte penale internazionale e certamente l'Italia ha sempre sostenuto - per il Tribunale anche attraverso contributi finanziari e accordi ad hoc per l'esecuzione delle sentenze e la protezione dei testimoni - il ruolo della Corte e del Tribunale per la ex Jugoslavia.
Stiamo valutando seriamente la possibilità di partecipare a questa elezione che è, come sempre, incerta nei suoi esiti per il numero tradizionalmente molto elevato di candidati.
In merito alla domanda sulla moratoria della pena di morte che mi è stata rivolta dall'onorevole Mecacci, posso affermare che abbiamo affrontato il tema in sede europea e presenteremo una nuova iniziativa sulla moratoria durante la prossima Assemblea generale; questa moratoria sarà il seguito di quella adottata e approvata lo scorso dicembre. Lo faremo promuovendo, come Unione europea, una intesa transregionale di Paesi ovviamente non soltanto europei. La decisione è presa. Proporremo, come Italia, che il tema della moratoria e il tema generale della pena di morte restino come punto fisso in agenda nell'Assemblea generale.
L'onorevole Vernetti ha posto una domanda sulla situazione in Afghanistan. Posso dirle, onorevole, che è nostra intenzione mantenere una presenza complessa in Afghanistan, non solo militare ma anche politica. Il nostro diplomatico Gentilini è stato definitivamente confermato come rappresentante civile della NATO in Afghanistan - ha preso servizio nei giorni scorsi - e questo ci consentirà di avere una visione ancora più ampia. Sapete che c'è una candidatura anche italiana estremamente autorevole per un altro posto di grande importanza, quello di rappresentante dell'Unione europea per l'Afghanistan, ossia il rappresentante di Javier Solana. Anche per questo posto l'Italia è in gioco - non anticipo altro per scaramanzia - con un suo funzionario di ottimo livello, l'attuale ambasciatore a Kabul, l'ambasciatore Sequi, che credo abbia buone chance.
Certamente su questo tema dovremo tornare e, come forse vi avevo già accennato, è mia intenzione per il G8 degli esteri a presidenza italiana convocare uno speciale outreach sulla stabilizzazione della regione Pakistan-Afghanistan, invitando i ministri degli esteri dei due Paesi e i ministri degli esteri dei Paesi «regionali» che hanno la maggiore influenza sulla stabilizzazione di quell'area. Penso in particolare alla Cina e all'Arabia Saudita, che hanno svolto tradizionalmente un ruolo importante.
Una domanda generale è stata posta dall'onorevole Fassino sulle politiche migratorie dell'Unione europea. Al prossimo Consiglio dei ministri degli interni, che si tiene questa settimana, la presidenza francese presenterà la proposta di «Patto europeo per l'immigrazione». Il documento, che è piuttosto complesso, a mio avviso è molto buono. Esso riprende il 95 per cento dei suggerimenti che avevo lasciato da Vicepresidente della Commissione responsabile per quella materia e li traduce in una formula, quella del patto europeo, che darà ovviamente ancora più impulso politico rispetto a quanto si è fatto finora.
Posso aggiungere che abbiamo proposto ai francesi, che hanno accettato, di organizzare insieme la seconda Conferenza ministeriale euro-africana su migrazione e sviluppo. La organizzerà l'Italia, con la Francia e la Spagna, e si svolgerà a Parigi in ottobre. Questa seconda Conferenza ministeriale fa seguito a quella che io, ancora una volta da Vicepresidente della Commissione, avevo proposto, allora solamente con Spagna e Francia, a Rabat, circa due anni fa. L'Italia sarà presente anche a questa Conferenza, ad altro titolo, ed io la rappresenterò non come commissario europeo ma come Governo italiano.
È stato sollevato dall'onorevole Vernetti il tema del dialogo euro-mediterraneo. Come sapete, l'iniziativa di Unione mediterranea è stata avviata. A proposito di questo, sarà forse utile, presidente Stefani e presidente Dini, dedicare uno specifico incontro in autunno per vedere la progressione di questa idea, che è stata finora soltanto lanciata dalla presidenza francese. Credo che sarà molto utile intanto verificare il metodo di lavoro, cioè se si realizzerà come noi crediamo debba realizzarsi, questa co-ownership dei processi decisionali. Se continuiamo con il vecchio approccio di cooperazione rischiamo solamente di proseguire il processo di Barcellona che, come sapete, non ha dato tutti i risultati sperati. È chiaro che i grandi temi su cui l'Unione mediterranea dovrà lavorare non saranno solo temi della dimensione mediterranea meridionale, ma anche della dimensione mediterranea orientale.
L'Italia ha posto un particolare accento sui Balcani e sulla Turchia, due aree ovviamente mediterranee di cui l'Unione mediterranea non potrà disinteressarsi. Lo vedremo, credo, nei prossimi mesi, su tutti i temi, da quelli economici - ambiente, energia, piccole imprese, trasporti, infrastrutture - a quelli tipicamente politici, dal processo di pace all'adesione della Turchia, dalla stabilizzazione dei Balcani alla lotta al terrorismo, alla questione dell'incitamento e della radicalizzazione, fino ai temi tipicamente culturali e al dialogo interculturale e interreligioso. Queste sono le grandi aree dell'Unione mediterranea.
Ancora l'onorevole Fassino aveva posto una domanda sul rafforzamento dell'eurozona e sul ruolo della Banca centrale europea. L'idea del Presidente Sarkozy è di fare di questo semestre, specialmente nell'eurogruppo, un momento di discussione sulle finalità di una politica monetaria europea che certamente deve esserci, ma che non può essere solo una politica monetaria.
In un'epoca di bassa crescita, di sviluppo scarso e di consumi in calo, evidentemente una politica solamente monetaria può non essere la risposta sufficiente. Il Presidente Sarkozy, che ha già espresso le sue idee in materia, vuole sollevare il tema e suscitare un dibattito su quella che potremmo chiamare la governance economica.
A proposito di governance economica, evidentemente il meccanismo deve essere affrontato a livello non più solo europeo, e men che meno solo italiano, nel quadro G8. Quello della global governance economica sarà uno dei temi del G8 a presidenza italiana dei ministri dell'economia; un tema sul quale, ovviamente, il Ministro Tremonti sta riflettendo. Sapete anche che se, come io auspico, il Trattato di Lisbona entrerà in vigore prima delle elezioni europee, noi avremo per la prima volta un documento europeo che è un protocollo, non una norma di trattato, sul funzionamento dell'eurogruppo. Voi sapete che, adesso, il funzionamento dell'eurogruppo si deve a regolamenti interni, mentre il Trattato di Lisbona prevede un protocollo ad hoc che ne disciplina, direi per la prima volta, molto opportunamente il funzionamento.
Il presidente Marini, l'onorevole Fassino e, ancora, l'onorevole Vernetti hanno sollevato il tema della difesa europea. Il Governo italiano crede fortemente allo sviluppo di una difesa europea, che è una delle priorità della presidenza francese. I temi fondamentali sono tre: il rafforzamento della cooperazione tra Unione europea e NATO, l'attenzione alle capacità civili per gli interventi in aree di crisi, come affiancamento alle capacità militari della difesa europea in senso proprio, l'aggiornamento - non direi il cambiamento - del documento strategico sulla strategia europea di sicurezza e difesa. Su questi tre temi lavoriamo con la presidenza francese in coordinamento strettissimo, condividendo le priorità.
A mio parere, un tema altrettanto importante, nel quadro dei rapporti tra Unione europea e NATO, sarà quello di affrontare alcuni snodi politici relativi ad aree particolarmente complesse - penso al Caucaso e ai rapporti tra Unione europea e Russia - che, evidentemente, non si possono né comprendere né risolvere se non si affronta il tema della difesa europea. A nessuno sarà sfuggito che il caso «Georgia» con le regioni separatiste dell'Abkhazia e dell'Ossezia del sud è emerso in occasione del vertice NATO di Bucarest, in concomitanza con l'accelerazione del processo di allargamento della NATO verso la Georgia e l'Ucraina.
Se non si toccano questi temi, non ha senso parlare di aree di crisi come se si trattasse di crisi solamente politiche. Ieri abbiamo dibattuto a lungo di questo al CAGRE con un certo successo della discussione.
Il presidente Marini e il senatore Boldi avevano sollevato il tema del negoziato sulla Turchia. Sono in diretto contatto con il Governo della Turchia insieme a un gruppo di Paesi che dedicano una particolare attenzione al problema europeo della Turchia, tema promosso da Italia e Gran Bretagna con la presenza di Paesi importanti quali Svezia, Polonia, Ungheria, Spagna.
Con un costante contatto essi seguono l'evolversi di una vicenda molto delicata, che riguarda la decisione che la Corte costituzionale turca prenderà tra qualche settimana sulla costituzionalità del partito del Primo ministro Erdogan e sulla richiesta di bando politico di una serie di politici e dello stesso Erdogan per contrasto con la laicità dello Stato turco. È facile immaginare l'effetto dirompente che una simile sentenza della Corte costituzionale potrebbe avere, per cui appare necessario seguirne le implicazioni, essere pronti a una reazione europea e non promuovere singole prese di posizione o dichiarazioni «alla spicciolata» da parte degli Stati.
In una lettera inviata ai colleghi ministri di questi Paesi e al Commissario europeo Rehn, ho sintetizzato il mio ultimo incontro con il Primo ministro Erdogan, avvenuto ad Ankara due settimane fa.
Riteniamo doveroso svolgere entro la presidenza francese una prossima conferenza sul tema dell' adesione della Turchia per l'apertura di due capitoli negoziali, e abbiamo quindi fissato la data, il 19 dicembre 2008. La presidenza francese sembra disponibile a fissare una conferenza per la valutazione di ulteriori due capitoli negoziali, che spero verranno aperti.
L'esito del negoziato non sarà prossimo, ma ritengo che in un momento simile sia importante tenere aperta la questione.
L'onorevole Orlando aveva posto una domanda generale sul Caucaso. Ne abbiamo parlato molto ieri al CAGRE con i colleghi ministri degli esteri.
Per tutte le implicazioni dei rapporti tra Europa e Russia, di sviluppo dell'allargamento della NATO, di implicazioni georgiane e ucraine nei loro rapporti con l'Unione europea, ho preso l'iniziativa di promuovere a Roma una conferenza internazionale sul Caucaso, che si svolgerà nel mese di novembre, e vi è stata una reazione di soddisfazione e di apprezzamento sia americana che russa. Ne ho infatti parlato a Mosca con il Primo ministro Putin e con il Ministro degli esteri Lavrov. La Russia e gli Stati Uniti parteciperanno a questa conferenza internazionale di Roma, che avrà il compito, insieme all'Europa, alla NATO e all'OSCE, di fare il punto coordinato. Se infatti sul Caucaso ognuno degli attori internazionali si muove «alla spicciolata», la questione resta delicata e rischia persino di peggiorare.
Analoga attenzione dobbiamo attribuire all'Asia centrale, altro tema che l'onorevole Vernetti aveva sollevato. Credo che esistano spazi per pensare a un'iniziativa nel prossimo anno ed occuparci di Paesi che stanno diventando centrali, per quanto riguarda ad esempio le politiche energetiche.
L'onorevole Zacchera aveva posto una domanda sulla riforma della legge sulla cittadinanza italiana. L'interruzione del lavoro della precedente legislatura sull'esame di riforma della legge del 1992 sulla cittadinanza non significa che non si debba riprendere una riflessione, che considero utile e necessaria.
L'ultimo tema sollevato dall'onorevole Fassino riguardava l'Expo 2015 a Milano. Ho appena incontrato al Ministero il sindaco Moratti. Stiamo presentando un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, che dovrà regolare l'organizzazione della fase preparatoria dell' Expo 2015, in cui ovviamente il Ministero degli esteri avrà un ruolo primario, in coordinamento con gli altri organismi, gli enti territoriali della Lombardia in primo luogo. Sarà un esempio importante per fare sistema come Italia, Paese ospitante del G8.
Purtroppo, mi sono dilungato, ma i temi e le vostre domande erano molti. Aggiungo una sola considerazione sulla Serbia, tema del giorno al Consiglio dei ministri europei di ieri. Non ribadisco quello che avete già appreso da tutti gli organi di informazione. Il Ministro degli esteri serbo, che ha incontrato me e la presidenza francese, ha annunciato che ripristinerà le relazioni diplomatiche con l'Italia. Questo è un segnale apprezzabile. Anche noi abbiamo dato onestamente segnali di grande apertura verso la Serbia.
Un punto che la stampa oggi non ha colto a sufficienza è che la mia proposta di anticipare l'entrata in vigore immediata dell'accordo economico-commerciale Europa-Serbia - Interim Agreement - è stata positivamente presa in considerazione dalla presidenza, che ha incaricato il COREPER di esaminare entro due settimane l'accordo, per consentirne l'immediata entrata vigore.
La ratifica dei Paesi rimane necessaria sull'accordo generale, ma non sull'accordo di commercio e economia, perché è competenza esclusiva della Commissione europea e, poiché il commissario Rehn era d'accordo con me, la cosa è sostanzialmente decollata, anche se si dovranno attendere i tempi tecnici.
L'esito di questa mia proposta pone la posizione italiana in una visione di particolare favore, laddove credo che l'Italia abbia tutto l'interesse politico a esercitare con la Serbia un ruolo di capofila, avendo tra l'altro il responsabile ONU per il Kosovo. Il Consigliere Zanier è il delegato di Ban Ki-moon per il Kosovo, per cui abbiamo un interesse speciale a lanciare messaggi estremamente positivi alla Serbia, affinché quel lavoro di intelligence che in pochi giorni ha portato all'arresto di Karadzic porti all'arresto di Mladic. Sono ottimista e il Ministro degli esteri mi ha detto che questo è il primo effetto del cambio radicale di tutta la struttura di intelligence, che Tadic ha voluto sotto il suo diretto controllo. Il nuovo capo dei servizi di sicurezza è un personaggio non legato al potere politico, un tecnico di grande valore, che immediatamente si è messo lavoro…
… FRANCO FRATTINI, Ministro degli affari esteri. Rispondo volentieri al senatore Livi Bacci. Mi scuso con lei, ma non le avevo risposto perché immaginavo che le plurime spiegazioni pubbliche fossero sufficienti.
La norma italiana non è affatto in contrasto con le norme europee. Se fosse stato così, Barroso glielo avrebbe comunicato.
Stiamo spiegando e illustrando perfettamente come quella normativa serva non a prendere le impronte dei Rom, ma a conoscere l'identità di quelli che ne sono privi, siano essi Rom o di qualsiasi altra nazionalità. Riguarda tutti e riguarda i bambini per proteggerli e non per schedarli.
Siamo convinti che queste spiegazioni saranno sufficienti per ottenere dalla Commissione europea una valutazione di apprezzamento, e che questa normativa diventerà la base per l'introduzione delle impronte digitali in tutti i documenti di identità, in tutti i passaporti dei cittadini di tutti i Paesi europei.
Questo accadrà in Italia a partire dal 2010 e in Europa già dal 2009 per tutti i documenti di ingresso in Europa di cittadini non comunitari. I cosiddetti «visti biometrici», che ho varato come Vicepresidente della Commissione e che tutti i Paesi europei, così come il Governo Prodi, hanno accettato, prevedono l'introduzione di impronte digitali come regola generale per l'identificazione di ogni documento. Quindi questa normativa è assolutamente in linea con la normativa europea già in vigore sulla materia.
Non comprendo quale sia il vertice di settembre sui Rom, ma in qualunque vertice ribadiremo la necessità di integrarli nel tessuto economico e sociale e l'esigenza che rispettino le leggi del Paese in cui abitano. Se non rispettano le leggi, come in qualsiasi altro Paese devono essere sottoposti al trattamento legislativo nazionale.
Un ultimo punto riguarda la regolarizzazione di massa, uno dei punti chiave che l'Europa ha già adottato.
Esiste un regolamento del Consiglio del 2006 che fu adottato dal Consiglio dei ministri a seguito della regolarizzazione di massa spagnola di circa 700 mila persone, laddove il Consiglio si impegnò a far precedere ogni atto di regolarizzazione da una consultazione con la presidenza di turno e con la Commissione europea. Queste sono le regole europee, che personalmente considero corrette.
Il tema delle regolarizzazioni di massa si affronta non con la sanatoria, ma con la prevenzione. Su questo, l'Europa deve fare probabilmente di più rispetto al passato.
Condivido l'idea del senatore Divina di una conferenza internazionale pubblica, che coinvolga soprattutto la società civile. Raccolgo l'idea di un ordine del giorno come raccomandazione per il Governo, affinché si possa fare …
… FRANCO FRATTINI, Ministro degli affari esteri. Signor presidente, anch'io cercherò di essere telegrafico. Onorevole Boniver, il Corno d'Africa sicuramente oggi è una delle principali aree di origine del terrorismo legato ad Al Qaeda. Questo è il cuore del problema, che si collega alla domanda posta dall'onorevole Narducci sulla Somalia.
È evidente che l'accordo fragilissimo fra le due fazioni è stato immediatamente smentito da una parte di una delle fazioni legata all'estremismo, quindi al terrorismo fondamentalista. Certamente il Corno d'Africa deve essere oggetto di un'analisi più approfondita e il fatto che le Nazioni Unite non abbiano finora delineato una strategia vincente è motivo di preoccupazione.
Quanto all'incontro che si è tenuto a Ginevra sull'Iran, ieri l'ho definito deludente tanto da rendermi pessimista. Un incontro in cui il face to face non è entrato neanche fra i temi di discussione. Malgrado per la prima volta vi fosse stato un invito formale della delegazione russa - tengo a sottolineare che non erano infatti gli americani, ma i russi a chiedere il face to face - da parte iraniana c'è stato un documento sul talk to talk, sulle modalità per impostare la discussione, neanche sui termini dell'inizio del negoziato.
Io credo, francamente, che se oggi dobbiamo dare credito - e finora dobbiamo farlo - alle parole del Presidente iraniano, non dobbiamo dimenticare che egli ha detto: «Non arretriamo di un millimetro». Questa è stata la reazione al CAGRE di ieri, che si è concluso dicendo che aspetteremo, entro tre settimane, ancora una volta la delegazione iraniana. La risposta di oggi, a stretto giro di posta, è quella che vi ho detto.
Di qui la mia reazione di pessimismo. Una novità che posso anticiparvi è che, su proposta di Italia, Francia, Germania e Regno Unito, siamo d'accordo sull'idea di definire, prima della pausa estiva, l'attuazione piena delle sanzioni della risoluzione n. 1803. Abbiamo deciso l'adozione di un documento esplicativo e attuativo che il Consiglio dei ministri adotterà, presumibilmente, tra questa e la prossima settimana.
Questa è la reazione immediata, ed è ovvio che l'attuazione delle sanzioni può essere sospesa se e quando il negoziato vero inizierà. Rispetto alla risposta del «discutere per discutere», francamente, ci è sembrato giusto dare un segnale.
Onorevole Mecacci, certamente il tema della moratoria non vale solo per Tareq Aziz. Mi permetto di dire che ci sono tanti prigionieri che aspettano l'esecuzione in Iraq, quindi il tema della pena di morte va sollevato per tutti. Ovviamente Tareq Aziz è il più noto, ma sarebbe giusto ribadire ancora una volta che la moratoria adottata e approvata dalle Nazioni Unite si riferisce a tutti coloro che sono stati condannati a morte. Domani avremo l'occasione - ovviamente ci sarò anch'io - di esplorare, sebbene non credo con grande fortuna, la volontà del Governo iracheno.
Sull'apertura delle Olimpiadi di Pechino, la mia posizione l'ho già chiarita. Mi permetto di invocare, con il suo appoggio, onorevole Mecacci, i diritti umani dei ministri degli esteri: in quel periodo - 12 agosto - sarò in vacanza.
Sicuramente sarà presente il Sottosegretario delegato allo sport, mentre il Presidente del Consiglio non ha ancora valutato se andare o meno. Comunque, è una sua decisione, né in attuazione né in contrasto con regole europee. La valutazione europea è stata di libertà di scelta e il Presidente di turno dell'Unione ha detto che, probabilmente, lui ci sarà, anche perché glielo hanno chiesto gli altri leader europei. Sarà quindi a Pechino come Presidente di turno e non solo come presidente francese.
Onorevole Antonione, la Serbia ha avuto obiezioni in CAGRE dagli olandesi e dai belgi. Non è un segreto. Noi crediamo che la proposta, da me avanzata e raccolta, di fare entrare in vigore subito l'accordo interinale sia l'unica strada, perché non richiede il consenso unanime del Consiglio dei ministri. Il Commissario europeo ha detto che lui è favorevole, quindi, come voi comprendete tutti, questo significa dare alla Serbia un accordo di partenariato economico e commerciale immediato, senza bisogno di ratifica da parte degli Stati membri.
Onorevole Nirenstein, io sono d'accordo con lei. Quelle scene di gioia mi hanno dato profondissima tristezza. Credo che il tema della radicalizzazione e dell'incitamento dovrà essere uno dei temi sui quali veicolare gli aiuti ai territori palestinesi. Io ne ho parlato personalmente con Abu Mazen e con il Primo ministro Fayad. Entrambi sono disponibili a veicolare sulla cultura e sull'educazione un flusso di risorse anche europee finalizzato a contribuire a sradicare il fenomeno dell'incitamento. I palestinesi si rendono conto che quell'incitamento e quell'odio che per lungo tempo è stato diretto solamente contro gli israeliani adesso si riflette anche contro i palestinesi stessi, da parte di Hamas. Quindi, cominciano ad essere anche loro messi all'indice dell'odio da parte di quelli che essi stessi considerano i fratelli della striscia di Gaza, che però tanto fratelli non sono perché li considerano dei veri e propri nemici.
Onorevole Narducci, io mantengo il silenzio stampa perché continua a chiedermelo il coordinamento delle ONG; mi dicono che parlare dei nostri contatti - che esistono - significherebbe metterli in discussione. Quella è una zona tra le più pericolose dell'Africa. Condivido con lei che i gruppi islamici oltranzisti si dirigerebbero verso i cooperanti per la semplice ragione che un cooperante è facile obiettivo: di solito non ha scorte armate e si reca nei luoghi più miserabili per fare del bene. Questa è la ragione per cui è facile prendersela con i cooperanti.
Il problema è che in Somalia manca una stabilizzazione politica. Nel G8 noi porremo questo della stabilizzazione anche politica come uno dei temi su cui inviteremo i leader africani a parlare. Dico sinceramente che apprezzo molto il ruolo del Presidente Ping e dell'Unione africana, ma abbiamo avuto la prova del fuoco sullo Zimbabwe e mi sembra che in questo caso ancora grandi risultati non ce ne siano stati.
Onorevole Pianetta, quanto alla sua domanda sugli obiettivi del millennio, noi speriamo che in questa legislatura si proceda alla riforma della cooperazione. Voi ci avete lavorato moltissimo nella scorsa legislatura, dunque c'è un ottimo lavoro già impostato. Una norma urgente che abbiamo proposto è entrata nel disegno di legge, il collegato alla manovra, ed è una norma di semplificazione delle procedure burocratiche. Questo è un primo passo. La facciamo entrare in vigore subito, ma non è certo questa la riforma della cooperazione, come è evidente.
PRESIDENTE. Ringrazio il Ministro Frattini e i colleghi presenti.
Dichiaro conclusa l'audizione.


Luogo:

Roma

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