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Governo Italiano

Dettaglio intervento

Data:

31/07/2008


Dettaglio intervento

Seguito della discussione del disegno di legge: S. 759 - Ratifica ed esecuzione del Trattato di Lisbona che modifica il Trattato sull'Unione europea e il Trattato che istituisce la Comunità europea e alcuni atti connessi, con atto finale, protocolli e dichiarazioni, fatto a Lisbona il 13 dicembre 2007 (Approvato dal Senato) (A.C. 1519) (ore 10,11).


PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge di ratifica, già approvato dal Senato: Ratifica ed esecuzione del Trattato di Lisbona che modifica il Trattato sull'Unione europea e il Trattato che istituisce la Comunità europea e alcuni atti connessi, con atto finale, protocolli e dichiarazioni, fatto a Lisbona il 13 dicembre 2007.
Ricordo che nella seduta di ieri sono stati approvati gli articoli di cui si compone il testo.

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati
Invito il Ministro degli affari esteri, onorevole Franco Frattini, ad esprimere il parere del Governo.

FRANCO FRATTINI, Ministro degli affari esteri. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi consentirete anzitutto di svolgere tre brevi riflessioni sull'importanza del dibattito che oggi concludiamo in quest'Aula dopo il voto del Senato. Prima ancora, però, desidero esprimere un sentito ringraziamento alla Commissione affari esteri della Camera, e in particolare al suo presidente Stefani e a tutti coloro che hanno con lui lavorato per permettere che si arrivasse oggi, in tempi veramente rapidi, al voto finale sulla legge di autorizzazione alla ratifica del Trattato di Lisbona. Ciò fa onore certamente al Parlamento italiano e alla stessa Italia: con questo voto, saremo il ventitreesimo Stato membro ad avere ratificato il Trattato di Lisbona. Ed è evidente che l'impegno di tutti è stato fondamentale per mettere in luce quale sia l'importanza del voto di oggi.
Successivamente, nel corso dell'espressione del parere sugli ordini del giorno, farò taluni specifici commenti di approfondimento; ma, come ho detto, mi preme esprimere sin d'ora tre principi. Il primo: quella che noi vogliamo è un'Europa delle politiche, non un'Europa delle burocrazie e delle troppe regole. Su questo aspetto ci si concentra da molto tempo, ma talvolta si fallisce nello spiegare direttamente ai cittadini europei che il Trattato di Lisbona non è di per sé la ricetta per sostituire alla mancanza di politiche una politica, ma è lo strumento che consentirà, se vi sarà la volontà di fare tali politiche, di non avere ostacoli istituzionali. È lo strumento cioè che consentirà, se vi sarà la volontà di fare un'Europa della difesa, di non essere paralizzati dal diritto di veto di uno o due Paesi su ventisette; è lo strumento che consentirà, se vorremo realizzare - come dovremo realizzare - un'Europa della sicurezza, cioè un'Europa capace di governare le migrazioni e al tempo stesso di fronteggiare l'illegalità e contrastare il terrorismo e il crimine organizzato, di non essere paralizzati dalla possibilità di ciascuno di bloccare il dibattito a tempo indeterminato. È cioè uno strumento che, ove esisterà la volontà politica, ma ciò dipenderà da noi, aiuterà a rendere l'Europa più capace di rispondere ai desideri concreti dei cittadini.
Quali sono i grandi settori su cui, grazie al Trattato di Lisbona, credo che noi potremo fare un passo avanti?
In primo luogo, una presenza dell'Europa sulla scena internazionale. L'Europa è stata molte volte un «nano politico» - bisogna dirlo con grande franchezza - e un grande «gigante economico» nel costruire il mercato unico europeo. È stata un «nano politico» incapace di affrontare, ad esempio, solo per citare la cronaca delle ultime settimane, il dramma di crisi nell'Africa che hanno visto l'Europa lontana, troppo lontana, a partire dallo Zimbabwe, per non dimenticare la Somalia o il Sudan. Sono esempi che dicono come l'Europa abbia più che mai la necessità, dall'Africa ai Balcani, dal Medio Oriente all'Iran, di parlare con una voce sola e non di creare gruppi e sottogruppi di Paesi che guidano, con gli altri che seguono. Con il Trattato di Lisbona avremo finalmente un'espressione, nella persona dell'Alto rappresentante per la politica di difesa e sicurezza, di ciò che dovremo costruire ossia una politica europea nella scena internazionale.
L'altra domanda dei cittadini cui dobbiamo rispondere - ho già parlato della difesa e della sicurezza - è quella ambientale. Si tratta di una domanda dei cittadini dell'Europa che si chiedono come sia possibile avere oggi, dinanzi alle grandi assise internazionali, un'Europa che parla con voci discordanti per ciò che riguarda la protezione dell'ambiente e l'azione verso i cambiamenti climatici. Anche su tale argomento, passando con il Trattato di Lisbona ad un sistema che deciderà a maggioranza e non più all'unanimità, potremo fare dei passi avanti. Lo stesso vale per l'energia e non mi dilungo anche su questo punto.
Tuttavia, vi sono temi su cui anche il Trattato di Lisbona riafferma il rispetto dell'identità nazionale. Non dimentichiamo questo aspetto. L'Europa non può e non deve essere uno strumento per annacquare e distruggere le tradizioni profonde che ognuno degli Stati membri porta in dote, arricchendo il dibattito europeo.
Il Trattato di Lisbona, come voi sapete colleghi, esprime con grande chiarezza la sua affermazione nel senso che l'Europa è un'unione di Stati ma anche di popoli. Ciò viene affermato con estrema chiarezza. Si devono tutelare i diritti delle minoranze e quelli dei gruppi, degli Stati e dei cittadini e non si deve creare un «Superstato» come, all'inizio di un lungo dibattito cominciato molti anni fa, qualcuno aveva potuto immaginare. Per tali ragioni voi avrete, come Parlamento, e noi avremo, come sistema parlamentare, una voce in più se il Trattato di Lisbona verrà, come spero, ratificato da tutti e quindi entrerà in vigore.
Come sapete, una delle principali novità è quella di attribuire ai Parlamenti nazionali la capacità anche di chiedere formalmente il ritiro di un'iniziativa legislativa che non corrisponda alla sussidiarietà, che cioè sia invasiva delle competenze nazionali. Questo potere dei Parlamenti nazionali non esisteva e credo che sia un altro passo in avanti da sottolineare.
Infine, un altro grande merito del Trattato di Lisbona è quello di porre finalmente, con la Carta dei diritti fondamentali, la persona umana al centro dell'azione dell'Europa. I diritti sono diritti della persona, non dei gruppi, e sono diritti che ciascuna o ciascuno potranno far tutelare e chiedere che siano rispettati pienamente. Si tratta di un passo avanti che abbiamo compiuto rispetto al Trattato di Nizza e anche di tale punto dobbiamo essere consapevoli.

Queste sono le ragioni per votare a favore della ratifica del Trattato di Lisbona: per rispettare una volontà di costruire strumenti efficienti e, al tempo stesso, per riaffermare che l'identità degli Stati e dei popoli non è in discussione, ma per sottolineare, una volta in più, che su alcune politiche persino l'Europa è troppo piccola nella scena internazionale, figuriamoci quanto sono piccoli gli Stati membri (pensate alla governance economica globale, ai cambiamenti climatici, alla lotta al terrorismo). Per questo ci vuole più Europa e, al tempo stesso, la forza degli Stati nazionali e dei loro Parlamenti di parlare direttamente ai cittadini come, purtroppo in passato non sempre si è fatto.
Ed allora evidentemente il principio che ci deve guidare è che dobbiamo costruire un'Europa capace di fare politiche che rispondano ai cittadini e non, mai, alle burocrazie che non sono rappresentative dei cittadini e dei popoli. Questo è il principio di democrazia per cui Lisbona offre uno strumento, non la soluzione. Se le politiche non ci saranno, onorevoli colleghi, sarà colpa nostra, non colpa del Trattato di Lisbona, ma se non ci sarà il Trattato di Lisbona ognuno potrà dire «a causa del diritto di veto la mia politica non ci può essere», «a causa della difficoltà istituzionale quell'azione non la possiamo fare». Togliamo l'alibi a chi non vuol fare camminare in avanti l'Europa.
Ecco perché sugli ordini del giorno presentati il Governo è in linea di massima favorevole all'accettazione. Ho soltanto alcune precisazioni su alcuni ordini del giorno, sui quali invece ho qualche perplessità, come l'ordine del giorno Casini n. 9/1519/4…

…FRANCO FRATTINI, Ministro degli affari esteri. Va bene, signor Presidente.
Il Governo esprime parere favorevole sugli ordini del giorno Barbieri n. 9/1519/1, Mussolini n.9/1519/2 e Renato Farina n. 9/1519/3. Sull'ordine del giorno Casini n. 9/1519/4 si propone una riformulazione nel senso di eliminare, all'ultimo capoverso del dispositivo, le parole «insieme allo strumento di ratifica». In altri termini, posso scrivere una lettera ai miei colleghi degli altri Paesi europei dicendo quello che il presidente Casini e gli altri firmatari auspicano, ma trasmettere una nota esplicativa insieme allo strumento di ratifica è una procedura che non esiste e che non possiamo seguire. Sulla sostanza condivido…

… FRANCO FRATTINI, Ministro degli affari esteri. Sì, signor Presidente.
Il Governo esprime parere favorevole sugli ordini del giorno Volontè n. 9/1519/5, La Malfa n. 9/1519/6, La Loggia n. 9/1519/7, Garagnani n. 9/1519/8, Bertolini n. 9/1519/9 e Froner n. 9/1519/10.
Il Governo non accetta l'ordine del giorno Leoluca Orlando n. 9/1519/11 in quanto, ad avviso del Governo, introduce una limitazione che non possiamo accettare relativa all'indicazione - che come sapete non può essere soltanto di questo o quel Governo, in particolare del Governo italiano - sulla nomina dei giudici della Corte di giustizia europea e del tribunale di primo grado. Essa non può essere diversa da Paese a Paese; gli attuali giudici italiani, ad esempio, non sono ex giudici della Corte costituzionale, ma sono persone che svolgono le loro funzioni con assoluto prestigio. Per questo una simile limitazione francamente non è condivisa dal Governo.
Il Governo esprime parere favorevole sugli ordini del giorno Razzi n. 9/1519/12 e Cota n. 9/1519/13.
Per quanto riguarda l'ordine del giorno Costantini n. 9/1519/14, vi è una perplessità consistente nel fatto che i firmatari propongono di andare verso un'armonizzazione sostanziale del diritto penale europeo, che nessun Paese membro ha sino ad ora accettato e che l'Italia non è in condizioni di accertare. Gli onorevoli firmatari Costantini e Di Pietro si riferiscono al reato di falso in bilancio, ma è evidente che, se si aprisse, la strada sarebbe lunga e riguarderebbe tante fattispecie di reato che gli Stati membri regolano in modo del tutto diverso. Dobbiamo sviluppare la cooperazione in materia penale e non realizzare un codice penale europeo. Siamo molto lontani da questo. Quindi, su tali presupposti il Governo non accetta l'ordine del giorno Costantini n. 9/1519/14.
Il Governo accoglie come raccomandazione sull'ordine del giorno Garavini n. 9/1519/15. Infatti, condivido la sua proposta di una voce favorevole al referendum europeo e sono favorevole all'idea che un domani vi sia un referendum europeo sui trattati. Tuttavia, onorevoli colleghi, sapete tutti che si tratta di una strada molto lunga da percorrere e, comunque, sulla sostanza la accolgo come raccomandazione.
Il Governo esprime parere favorevole l'ordine del giorno Maran n. 9/1519/16.
Il Governo accoglie come raccomandazione l'ordine del giorno Touadi n. 9/1519/17. Infatti, l'onorevole firmatario sa bene che la decisione di istituire una procura europea è una delle opzioni previste e consentite dal Trattato, ma non vi è l'obbligo e richiede una decisione unanime. Vi posso dire, onorevoli colleghi, che siamo molto lontani dal consenso unanime per l'istituzione di una procura europea. Ovviamente, lo dico con cognizione di causa, dopo aver svolto per tre anni e mezzo un ruolo di responsabilità europea in tale settore. Come raccomandazione, se il suo è un auspicio, lo posso considerare e valutare come tale.
Il Governo, infine, esprime parere favorevole sugli ordini del giorno Zampa n. 9/1519/18 e Gozi n. 9/1519/19…

… FRANCO FRATTINI, Ministro degli affari esteri. Chiedo di parlare …

… FRANCO FRATTINI, Ministro degli affari esteri. Signor Presidente, non mi sottraggo certo al quesito dell'onorevole Palomba. So perfettamente che lei, onorevole, non propone di cambiare il Trattato, ma che propone un'autolimitazione del Governo italiano.
Il Governo non condivide il fatto che l'autolimitazione debba riguardare soltanto ex giudici della Corte costituzionale o primi presidenti o procuratori generali della Corte di Cassazione, e non ad esempio avvocati o professori universitari di indubbia indipendenza. Questa è la ragione per la quale esprimo parere contrario: è riferita alla caratteristica dell'autolimitazione …


Luogo:

Roma

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