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Governo Italiano

Dettaglio intervento

Data:

24/10/2008


Dettaglio intervento

COMMISSIONI RIUNITE (III-XIV CAMERA E 3A-14A SENATO)
III (AFFARI ESTERI E COMUNITARI) - XIV (POLITICHE DELL'UNIONE EUROPEA) DELLA CAMERA DEI DEPUTATI E
3A (AFFARI ESTERI, EMIGRAZIONE) - 14A (POLITICHE DELL'UNIONE EUROPEA) DEL SENATO DELLA REPUBBLICA

(Fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)

FRANCO FRATTINI, Ministro degli affari esteri. Ringrazio i presidenti e tutti voi. La presentazione del Consiglio europeo di questa settimana ha al suo interno alcuni elementi di speciale interesse per il nostro Paese. Ieri, abbiamo lavorato su questo al Consiglio dei ministri degli esteri in Lussemburgo e da domani pomeriggio ci ritroveremo a Bruxelles.
Il Consiglio europeo affronterà in primo luogo la situazione economico-finanziaria alla luce degli interventi adottati dal G7 finanziario a Washington e dal vertice dell'eurogruppo a Parigi. Ieri, i ministri hanno sostenuto l'esigenza che da tale vertice si passi a un consenso a 27 del piano d'azione approvato con il Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre. Questo dovrà quindi essere recepito dal Consiglio europeo, anche se per indicazione dell'eurogruppo alcuni Paesi tra cui l'Italia hanno già adottato misure immediate e attuative.
Uno dei punti importanti è rappresentato dalla importanza del coordinamento con la BCE, al fine di evitare distorsioni di concorrenza e di riaffermare il ruolo della Banca centrale, cardine del sistema finanziario europeo.
Il secondo aspetto è un invito, che il Consiglio formulerà alla Commissione, ad adottare il principio di flessibilità nelle decisioni individuali sugli aiuti di Stato. Non si smantella dunque il sistema europeo sugli aiuti di Stato, ma, nel rispetto del principio della concorrenza e del mercato unico, si introduce il criterio della flessibilità nell'applicazione dei criteri interpretativi. Questo dovrà essere realizzato dalla Commissione europea.
L'altro punto che sarà portato all'attenzione dei Capi di Stato e di Governo è il rafforzamento delle norme in materia di stabilità e vigilanza, aspetto importante che riguarderà il miglioramento della regolamentazione della sorveglianza degli intermediari bancari, uno dei punti su cui sono emerse le defaillance del sistema.
Si tratta quindi di adottare sulla base di un quadro europeo decisioni rapide sulla trasparenza delle operazioni e norme sulla sicurezza dei depositi a livello nazionale. La trasparenza delle operazioni riguarda gli intermediari, la sicurezza dei depositi riguarda i risparmiatori, quindi entrambi gli aspetti saranno oggetto di decisioni.
Un ulteriore punto sarà rappresentato dalla riaffermazione del principio di responsabilità. È ormai opinione largamente condivisa a livello europeo che le prestazioni da riconoscere ai dirigenti delle imprese finanziarie e bancarie debbano riflettersi sulla loro retribuzione. Le retribuzioni e indennità di buonuscita non saranno quindi più svincolate dal contributo effettivo, positivo o negativo, del dirigente al successo dell'azienda. I premi attribuiti a coloro che hanno fatto fallire le imprese appartengono ormai a uno scenario definitivamente superato, su cui i capi di Governo daranno una precisa risposta.
Un ulteriore punto consiste nel rilanciare l'economia reale. Quando la settimana scorsa adottammo il primo pacchetto di misure d'emergenza, il Presidente Berlusconi parlò di azione finalizzata non a salvare i banchieri, ma a dare fiducia per sostenere l'economia reale. Il sostegno all'economia reale è un altro dei pilastri delle conclusioni che adotteranno i capi di Stato e di Governo.
È necessario quindi utilizzare meglio la Banca europea per gli investimenti (BEI) e guardare di più alle piccole e medie imprese e alle infrastrutture. Questi sono i punti chiave, su cui il Ministro Tremonti aveva già formulato la proposta lungi mirante di coinvolgere in un piano europeo la Banca europea per gli investimenti e gli investitori nazionali, come la nostra Cassa depositi e prestiti, per individuare un fondo generale per il finanziamento di grandi progetti nei settori energetico, climatico e delle infrastrutture. Il consenso si fonderà sulla constatazione di come aiutando l'economia si prevengano fenomeni come questo.
In tale dibattito, infine, sosterremo l'esigenza di una forte riflessione sulla governance economica globale, tema chiave della prossima presidenza italiana del G8. Il Ministro Tremonti ne ha parlato, ma l'obiettivo è ripensare lo stesso formato del G8, che ormai mostra i segni del tempo, un G8 finanziario ma anche con competenza generale, cui solo episodicamente vengono invitati attori che invece devono essere responsabilizzati. Mi riferisco a grandi attori asiatici, ma anche alle economie emergenti di tutti i continenti, compreso quello africano e il Sudamerica.
L'altro tema di discussione è il Trattato di Lisbona. Con pragmatica disillusione, vi comunico che questa settimana non adotteremo decisioni e ascolteremo le riflessioni del Primo ministro irlandese. Dobbiamo essere realisti: l'Irlanda non è pronta a proporci soluzioni. Hanno ratificato 24 Paesi su 27, giacché mancano la Repubblica Ceca, la Svezia e l'Irlanda. Ci aspettiamo non oltre dicembre una road map, ovvero la definizione di una strada per capire quando e come il Trattato di Lisbona entrerà in vigore. Lasciare nell'incertezza significherebbe affrontare al buio la campagna elettorale europea causando una forte disaffezione degli elettori europei.
Considero realistica la possibilità che a dicembre la presidenza francese proponga una strada individuando i momenti chiave. Un serio pragmatismo mi induce a rilevare l'esiguità delle speranze di un'entrata in vigore del trattato di Lisbona in primavera. Appare però indispensabile non adottare la soluzione apparentemente più facile, ma sicuramente disastrosa. Poiché il Trattato di Lisbona entrerà presumibilmente in vigore a legislatura europea iniziata, qualcuno potrebbe infatti suggerire di rinviare di una legislatura e di giungere al 2013. Questa sarebbe la soluzione peggiore, anche se fare entrare in vigore il Trattato di Lisbona a legislatura avviata comporta senz'altro dei problemi, che però si possono affrontare e risolvere.
È stato costituito il gruppo di riflessione strategica sul futuro dell'Europa presieduto dall'ex premier spagnolo Felipe Gonzales e composto da nove esperti, tra cui il professor Mario Monti, scelti in base non al Paese di origine, ma a riconosciute capacità. Questi nove esperti avranno il compito di riflettere sull'orizzonte di medio periodo dell'Unione europea tra il 2020 e il 2030.
L'altro tema sarà il pacchetto energia-ambiente, laddove una proposta della Commissione riguarda il 20 per cento di riduzione della emissioni di gas serra, il 20 per cento di aumento dell'efficienza energetica, il 20 per cento di energie rinnovabili sul totale delle risorse energetiche entro il 2020. Tale pacchetto contiene quindi proposte normative, di cui abbiamo cominciato a discutere. Abbiamo formulato due osservazioni, che riscuotono consenso in altri Paesi membri, che hanno robusti sistemi industriali e manifatturieri come l'Italia.
Confermiamo l'idea di un obiettivo globale di riduzione dell'inquinamento e quindi delle emissioni, ma riteniamo che questo obiettivo debba essere perseguito sulla base non solo di criteri politici, ma anche di una valutazione di impatto costi-benefici per i sistemi industriali. Oggi, il mondo è cambiato rispetto a gennaio 2008, data in cui la Commissione europea aveva adottato questo pacchetto. Alla luce della crisi economico-finanziaria globale, dobbiamo valutare l'impatto dell'adozione di quel pacchetto, se non reso flessibile come chiediamo, sui sistemi industriali dei Paesi membri dell'Unione europea.
Riteniamo possibile adottare a dicembre una decisione sui grandi obiettivi non secondo i parametri di rigidità condivisibili prima dell'emergere della situazione di crisi globale e prima di valutare che si tratterebbe di un'azione assunta unilateralmente dall'Europa e gravante sulle imprese europee, alla quale non si adeguerebbero gli altri grandi attori inquinanti del mondo, quali Cina, India, Stati Uniti. Alcuni di questi grandi non hanno infatti neppure ratificato l'attuale Protocollo di Kyoto. L'Italia chiede quindi che l'adozione di questa strategia sia accompagnata da una valutazione di impatto della ricaduta delle varie opzioni, in termini di sistemi industriali nazionali. Questa riflessione non è stata ancora fatta mentre noi la richiediamo.
Abbiamo fatto un esercizio nazionale, per cui, se questo fosse il pacchetto rigidamente inteso, come concepito dalla Commissione a gennaio, il costo per la sola Italia equivarrebbe a non meno dell'1,14 del PIL a chiusura del sistema. L'Italia ha infatti una grande efficienza energetica, che, abbinata a una rigidità degli abbattimenti, crea molto più danno al nostro piuttosto che a sistemi molto meno efficienti, che faticano meno a ridurre i parametri. Questa è la ragione che ci induce a chiedere una valutazione di impatto sul sistema dell'economia reale di ciascun Paese.
Avremo poi una discussione sulla sicurezza energetica, laddove il tema della dimensione esterna dell'Unione europea si rivela particolarmente importante. L'obiettivo è diversificare i Paesi fornitori, aumentando le capacità infrastrutturali. Ci siamo confrontati sulle grandi infrastrutture energetiche, sul Nabucco, sul South Stream, sul North Stream, su tutte le infrastrutture proposte o messe in cantiere.
È quindi evidente l'impatto geostrategico del rapporto con la Federazione russa. In questo complessivo quadro di sicurezza energetica, sosteniamo la proposta formulata dal Presidente Berlusconi prima dell'estate nell'incontro con il Primo Ministro britannico, ovvero la convocazione di una Conferenza internazionale tra produttori e consumatori, per trovare finalmente un luogo per discutere strategicamente della domanda e dell'offerta di prodotti energetici.
Altro tema è il Patto europeo sull'immigrazione e l'asilo, che è stato approfonditamente esaminato e che il Consiglio adotterà come atto di indirizzo politico. Esso contiene il riepilogo e la conferma dei princìpi strategici su cui negli ultimi tre anni l'Europa ha lavorato e ai quali ho contribuito nell'ambito dei precedenti incarichi. Questi riguardano l'immigrazione irregolare, il partenariato di mobilità con i Paesi di origine per il lavoro regolare, il contrasto all'immigrazione illegale, un regime europeo di asilo. Oggi, infatti, esiste una procedura ma non ancora un regime sostanziale, per cui vige una sorta di country shopping, in base al quale ci si reca nel Paese dove più facilmente si può ottenere il riconoscimento dell'asilo e in seguito, in assenza di frontiere interne, si transita liberamente. Questo è inaccettabile.
Una delle questioni più innovative consiste nel perseguire una nuova strategia di sicurezza accanto alla strategia di accoglienza con un partenariato che legherà l'Europa ad alcuni Paesi di origine di flussi migratori. Abbiamo già avviato due progetti pilota, uno a est con la Moldavia, uno a sud con il Senegal, per canalizzare offerte di lavoro regolari verso i Paesi europei. Il rafforzamento dell'agenzia Frontex rappresenta l'altra faccia della medaglia, ovvero la prevenzione, il controllo delle frontiere esterne.
È stata accolta la proposta da me formulata a gennaio 2008 come Commissario europeo di realizzare dal 2012 un registro elettronico europeo delle entrate e delle uscite dal territorio di Schengen. Oggi, infatti, nessun identificatore biometrico è in grado di registrare chi entri e chi esca e abbiamo solo visti cartacei, strumenti non registrati in una banca dati comune. Tale registro elettronico dal 2012 darà la possibilità di contrastare la prima fonte di immigrazione illegale, quella degli overstayer, che rimangono dopo il periodo legittimo del visto. Oggi, è impossibile controllare questo fenomeno.
Abbiamo iniziative importanti, quali il processo di Rabat, una collaborazione euromediterranea che sta funzionando, per cui ci riuniremo a Marsiglia tra qualche settimana.
Un tema di politica internazionale riguarda la crisi del Caucaso. La discussione prenderà l'avvio dalle riflessioni emerse già ieri al CAGRE. Riteniamo che i russi abbiano ottemperato ai loro obblighi di ritiro dalla zona temporanea di sicurezza, come confermatoci da Xavier Solana e da Bernard Kouchner. Oggi, si devono considerare due aspetti: l'organizzazione della Conferenza di Ginevra, che si aprirà il 15, stesso giorno del Consiglio europeo, e il funzionamento della missione europea, a cui l'Italia partecipa come secondo contributore dopo la Francia.
Il terzo appuntamento è rappresentato dalla Conferenza dei donatori per la Georgia, che si terrà a Bruxelles il 22 ottobre e a cui anche l'Italia parteciperà, avendo già dato in Georgia il più visibile contributo in termini di aiuto alle persone rifugiate o in difficoltà, in quanto il Centro di assistenza della Croce Rossa Italiana, in funzione in Georgia dal 17 agosto, è stato più volte lodato da tutti gli osservatori internazionali. Ieri, il Ministro Kouchner, che lo ha visitato tre giorni fa, ha riconosciuto pubblicamente che nessun altro Paese ha realizzato un Centro di assistenza così efficiente in Georgia.
Il Governo italiano ritiene che i tempi siano maturi per riprendere il negoziato con la Russia per il nuovo accordo di partenariato con l'Unione europea. Continueremo a dare alla Georgia segnali positivi di avvicinamento al quadro europeo. Credo che si debba accelerare il negoziato per un nuovo regime dei visti e un accordo di libero scambio Europa-Georgia, ma al tempo stesso sin dal vertice Europa-Russia di novembre riaprire con la Russia un negoziato complessivo, che riguardi sicurezza, economia, energia, lotta al terrorismo, tutti aspetti di comune interesse.
Il momento è maturo, e, se l'Europa conserverà una posizione equilibrata come avvenuto finora, potrà fare la differenza anche nel ristabilimento di condizioni normali…
… FRANCO FRATTINI, Ministro degli affari esteri. Grazie molte, signor presidente. Tutte le domande poste richiederebbero una ben più dettagliata serie di riflessioni, ma sarò necessariamente rapido.
Il tema della flessibilità sugli aiuti di Stato, onorevole Fassino, riguarda le modalità con cui venire incontro all'economia reale. Sulle spese di investimento, dunque, è ormai obiettivo condiviso far collaborare i soggetti europei e nazionali che si occupano di investimenti. Ritengo che la linea sia quella di dar rapidamente vita a un Fondo europeo che con la BEI metta le casse depositi e prestiti nazionali degli Stati membri in condizione di attuare una strategia di investimenti anzitutto infrastrutturali. L'intenzione è quindi limitare il tema della flessibilità agli investimenti senza un pericoloso espandersi verso la spesa corrente, ritenendo che quanto viene speso per investimenti a sostegno dell'economia reale europea sia in linea con gli obiettivi di fondo di Maastricht.
Sarebbe errato ritenere che Maastricht sia nata con i suoi parametri per deprimere l'economia. Alla luce del mondo che cambia, però, dobbiamo interpretare le regole di Maastricht e non smantellarne l'impianto, obiettivo su cui si sta lavorando.
Per quanto riguarda il Trattato di Lisbona, credo che lei, onorevole Fassino, si auguri quanto me la definizione di una road map, che personalmente aspetterei dalla Presidenza francese, che è molto determinata. Vogliamo aiutare l'Irlanda a proporre, a suggerire, ma il redde rationem è a dicembre, momento in cui chiederemo alla Presidenza di tracciare comunque la strada per il percorso successivo.
Non ne abbiamo ancora discusso a livello di ministri o di capi di Governo, ma personalmente ritengo che, se non si arrivasse a una road map condivisa o attuabile, sarebbe pericoloso prorogare le attuali istituzioni. Si darebbe infatti il senso di una sospensione che mantiene la situazione per un tempo non ben definito. Se la road map stabilisse la fine entro novembre, la Commissione europea potrebbe rinnovarsi a novembre anziché a luglio. Qualora però la road map non fosse condivisa, dico francamente che ognuno si assumerà le proprie responsabilità. Scatterà il trattato di Nizza e la prima conseguenza automatica sarà la riduzione del numero dei commissari europei intorno al tavolo. Ogni Paese saprà che qualcuno dovrà togliere il «suo commissario europeo»; questa evidentemente è una prospettiva, non minaccia, su cui tutti dovremmo fortemente riflettere.
Flessibilità del pacchetto energia-ambiente significa adottare un diverso timing; vuol dire capire che, per esempio, se per arrivare al 2020 poniamo obiettivi intermedi, tutti vincolanti, chi parte da un'efficienza energetica maggiore come noi incontra maggiori difficoltà a raggiungerli, anche se nel 2020 tutti potremo arrivare agli obiettivi finali. Altri Stati, che partono da una efficienza energetica molto bassa, possono raggiungere più facilmente gli obiettivi di riduzione di emissioni intermedie. Siamo quindi flessibili sul timing, ma non sull'esigenza di salvaguardare gli obiettivi finali.
Per quanto riguarda la Georgia e le prospettive dell'apertura della Conferenza di Ginevra, ieri ne abbiamo discusso a fondo. Desideriamo che questa si apra con tutti gli attori intorno al tavolo, anche se siamo consapevoli di non poter consolidare uno status quo de facto determinato dall'azione di agosto. Lo dico con grande chiarezza: non si può accettare di vedere al tavolo il cartellino «Ossezia del sud», ma neppure immaginare un tavolo senza la Russia. L'ambasciatore Morel, rappresentante europeo, sta cercando di trovare una formula che permetta a tutti i grandi attori (Russia, Stati Uniti, Unione europea, OSCE) di sedersi intorno a un tavolo e di evitare quelle che sarebbero delle forzature.
Tutti riconoscono che sarà un processo lungo (qualcuno ieri ha detto: «Non pensate di cavarvela con una riunione»), che durerà nel tempo e dovrà accompagnarsi - ecco perché la tesi del Governo italiano è chiara - a una riapertura del negoziato strategico sulla Russia e sulle altre questioni. Sarebbe difficile aprire una Conferenza di Ginevra, che potrà durare mesi se non anni, affermando di non voler riaprire il negoziato con la Russia sull'accordo globale finché tutto non sarà finito. Questa sarebbe una sospensione indeterminata, verso cui non riteniamo opportuno andare.
Per quanto concerne la flessibilità sugli investimenti, prenderemo in considerazione alcuni investimenti giustificati per il rilancio dell'economia reale, quali ad esempio quelli infrastrutturali sulle zone di montagna. Nel parlare di spesa corrente i problemi sono più complicati. Gli incentivi a categorie di persone, le deroghe su discipline relative a categorie di personale pubblico o la materia che riguarda sconti su prezzi petroliferi per determinate aree creano allo stato maggiore difficoltà. Le aree che hanno una propensione bassa allo sviluppo devono essere invece incoraggiate con interventi infrastrutturali; questo sicuramente c'è nel piano a cui pensiamo tra BEI e casse depositi e prestiti nazionali.
Onorevole Consiglio, intendiamo negoziare quel pacchetto energia e ambiente con una attenta valutazione dell' impatto e delle ricadute sull'economia reale. Da qui emergono le nostre perplessità, perché siamo consapevoli che l'economia reale di molti Paesi come l'Italia subirebbe un grave danno, se quel pacchetto fosse rigidamente deciso e attuato. Riteniamo quindi che il negoziato debba essere di sostanza (non si tratta soltanto di dire «via libera e poi si vedrà»), perché interpretandolo come la Commissione europea ha voluto fare a gennaio la ricaduta sulla nostra economia sarebbe molto negativa. Dobbiamo dunque evitare che questo accada.
L'onorevole Bellotti aveva posto un quesito sul ruolo della politica e dei singoli Paesi. Oggi, consideriamo con occhi diversi una materia come quella agricola. Quanto è accaduto ci fa riconoscere che, se avessimo interpretato diversamente la normativa europea sullo zucchero, tante imprese italiane, che sono state chiuse perché l'Italia ha rispettato alla lettera la strategia europea, avrebbero subìto danni minori.
Ritengo importante che la politica si riappropri della materia, anche per l'Italia. Alcuni Paesi hanno considerato sbagliato e pericoloso convocare il cosiddetto «G4», che ritengo invece un buon apripista per l'Europa, condividendo che le quattro grandi economie comincino a ragionare e poi aprano le porte. A quella riunione partecipavano il presidente dell'Eurogruppo, il presidente della Commissione europea, il presidente della Banca Centrale, e non è stata una riunione divisiva, tanto che l'Eurogruppo ha immediatamente seguito.
È quindi positivo che anche l'Italia si trovi oggi a giocare una parte importante. Non si vuole negare, ma anzi attribuire agli altri Paesi europei il ruolo che meritano; tuttavia l'immagine evocata di quella conferenza stampa da cui è emersa una decisione forte dopo soltanto tre ore di discussione ha avuto un effetto positivo per i mercati, perché è la fotografia di un gruppo di leader che decidono in fretta e seriamente.
Sono convinto - lo dico anche all'onorevole Orlando - che gli spazi della politica debbano essere usati non contro l'Europa, ma per l'Europa. Il primo punto all'ordine del giorno del Consiglio sarà perciò l'adozione da parte dei leader europei di quanto l'Eurogruppo ha indicato, non contro l'Europa, ma per far confluire nel quadro europeo una decisione politica assunta da alcuni Paesi dell'Unione. È estremamente importante che i Governi lo facciano in sintonia di intenti, perché rafforza l'Unione europea come soggetto decisore.
Sul Caucaso, onorevole Orlando, vogliamo valutare cosa accadrà a Ginevra il 15 ottobre, ma esiste una possibilità, che evoco per la prima volta qui in Parlamento. Credo che la materia sia talmente delicata da meritare una riflessione anche di più ampio spettro. A gennaio l'Italia sarà presidente del G8, e credo che la presidenza italiana del G8 si dovrà occupare del Caucaso e che quella sarà la sede, perché intorno al tavolo del G8 ci saranno la Russia, gli Stati Uniti, il Giappone, i grandi attori emergenti. Da qui a gennaio-febbraio potrebbe essere il momento migliore per fare un outreach che invita le potenze regionali, perché nel frattempo sarà maturato qualcosa dalla Conferenza di Ginevra. L'Italia quindi non abbandona l'idea di mantenere la stabilizzazione del Caucaso come una delle priorità della politica estera e, onorevole Gozi, anche della politica di vicinato, per cui riteniamo che l'Europa debba fare di più.
Ci preoccupiamo molto del Caucaso, ma - lo dico con grande franchezza - è un deficit decisionale dell'Europa non riuscire dopo tanti mesi a dare alla Serbia il segnale positivo di fare entrare in vigore un accordo interinale commerciale, perché un Paese su 27 lo sta bloccando. Dobbiamo preoccuparci certamente del Caucaso, ma la situazione dei Balcani occidentali è ancor più urgente in una scala di priorità. Dovremo giocare molto sul Caucaso, ma ancor più sul resto della politica di vicinato.
Nella riunione di Marsiglia, che rilancerà operativamente l'Unione del Mediterraneo, dovremo discutere a lungo se collocare la sede in un Paese del sud o del nord, se invitare la Lega araba a partecipare a tutte le riunioni o solo a quelle di livello ministeriale. Questo differisce dall'idea che mi ero fatta dell'Unione del Mediterraneo, ovvero di un'Unione in grado di decidere, di lanciare un grande piano di investimenti infrastrutturali ed economici, di promuovere le piccole e medie imprese. Lì dovremo esprimere una parola di chiarezza. Se si decide di ripetere il processo di Barcellona, manteniamo la sede provvisoria a Bruxelles per altri due anni, non decidiamo, ma poi qualcuno ci dirà che forse abbiamo già perduto l'idea. È quindi necessario interpretare con un po' di ambizione questa politica di vicinato, perché l'idea di Sarkozy è stata brillante, ma ora deve essere riempita di contenuti. Ho aperto una parentesi perché nessuno aveva toccato l'argomento, che mi sembrava utile citare.
Per quanto riguarda la vigilanza bancaria, le cooperazioni rafforzate, il futuro della zona euro, dovremo ragionare. Il Ministro Tremonti è impegnato su questo e su una riflessione come presidenza economica del G8 il prossimo anno. Sta infatti riflettendo su un rinnovo di questo patto storico. Tutti ormai parlano di Bretton Woods, ma il Ministro Tremonti ne parlava già quattro mesi fa (bisogna dargliene atto), prima che questa crisi esplodesse pubblicamente.
Per quanto concerne il Patto per l'immigrazione, onorevole Gozi, forse ci avviciniamo. Possiamo compiere un passo avanti e migliorare la parte del Patto sull'asilo e stabilire che la politica di asilo debba essere sostanziale, non solo procedurale.
Senatore Livi Bacci, che cosa fare degli irregolari che già esistono sui nostri territori europei credo rappresenti il tema più delicato. Francamente, non abbiamo ancora una risposta, se non quella di applicare accordi di riammissione con gli Stati di origine, che prevedano programmi di sviluppo e integrazione, perché nessuno è disposto a riprendere migliaia di persone senza ottenere qualcosa in cambio.
Possiamo invece intervenire sulla blu card stabilendo non un periodo di due anni, ma un biennio rinnovabile con il diritto a spostarsi in qualsiasi Stato dell'Unione europea e a cambiare lavoro. Questo è un valore aggiunto che era nella mia proposta originaria come Commissario europeo e che credo potremo inserire nel Patto europeo.
Ho già affrontato il tema della governance economica globale. Credo che sia il momento dell'Europa anche per quanto riguarda la riforma delle Nazioni Unite. Oggi, infatti, tutti parlano di governance del mondo, ma le Nazioni Unite non hanno l'efficienza che i tempi richiedono. Sul G8 e sulle Nazioni Unite è necessaria una riflessione in cui l'Europa può fare la differenza, se arriverà unita.
Tutti parlano di ampliare i seggi al Consiglio di sicurezza, questione che rappresenta un minimo aspetto della riforma dell'ONU. Io che da sempre sono favorevole ad avere il seggio europeo alle Nazioni Unite, non posso essere d'accordo su proposte minimali che aggiungono questo o quel seggio in più senza porsi il problema complessivo della riforma delle Nazioni Unite


Luogo:

Roma

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