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Governo Italiano

Dettaglio intervento

Data:

20/06/2008


Dettaglio intervento

Comunicazioni del Ministro Frattini alle Commissioni Riunite e congiunte:

3ª (Affari esteri, emigrazione) e 14ª (Politiche dell’Unione europea) del Senato della Repubblica
e
III (Affari esteri e comunitari) e XIV (Politiche dell’Unione europea) della Camera dei deputati

RESOCONTO STENOGRAFICO

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca le comunicazioni del ministro degli affari esteri Frattini sul Consiglio europeo del 19 e 20 giugno 2008.
Comunico che, ai sensi dell’articolo 33, comma 4, del Regolamento del Senato, e` stata chiesta l’attivazione dell’impianto audiovisivo e che la Presidenza ha gia` preventivamente fatto conoscere il proprio assenso. Se non ci sono osservazioni, tale forma di pubblicita` e` dunque adottata per il prosieguo dei lavori.

Onorevoli colleghi, diamo il benvenuto al ministro degli affari esteri Frattini che molto gentilmente si e` reso disponibile, nonostante l’orario non agevole, per riferire sul prossimo Consiglio europeo che aprira` i suoi lavori oggi pomeriggio a Bruxelles, con una audizione che assume un rilievo particolare alla luce del risultato del referendum irlandese. Immagino, dunque, che i colleghi siano ansiosi di ascoltare dal Ministro quale sara` la linea portata avanti dall’Italia.

Prima di dare la parola al ministro Frattini, ricordo che la convocazione della seduta dell’Assemblea del Senato e` stata anticipata di mezz’ora rispetto all’orario previsto dalla Conferenza dei Capigruppo. Abbiamo quindi un’ora di tempo per ascoltare il Ministro. Per questo motivo vi invito, sin da ora, a rispettare – al termine dell’illustrazione del Ministro – i tempi «europei» previsti per gli interventi, in maniera tale da non prevaricare gli altri colleghi, consentire a tutti di parlare e dare al Ministro la possibilita` di una breve replica.

FRATTINI, ministro degli affari esteri. Signor Presidente, onorevoli Presidenti di queste Commissioni congiunte, colleghi, visti i tempi piuttosto ristretti a nostra disposizione, mi limitero` nella mia introduzione a offrirvi alcuni spunti che corrispondono, agli esiti delle discussioni gia` avvenute tra i Ministri degli esteri in preparazione del Consiglio europeo di oggi e di domani per prospettare alcune idee e soluzioni in merito alle quali il Governo italiano intende, ovviamente, chiedere al Parlamento una valutazione.

La lettura dello stato attuale delle cose va evidentemente fatta alla luce dell’esito negativo del referendum irlandese al quale aggiungerei l’immediata discussione che si e` aperta in tutti i Paesi europei e gli effetti prodotti, in particolare, dalla ratifica ieri da parte del Regno Unito del Trattato di Lisbona. Questo e` un elemento da non ignorare, giacche´ molti di coloro che avevano detto (in alcuni casi anche Capi di Governo e Capi di Stato), a mio avviso un po’ precipitosamente, che il Trattato era morto hanno trovato in quella britannica una risposta molto forte anche se, come sapete, nella seconda Camera inglese, l’House of Lords, si e` svolta una discussione basata soprattutto su aspetti tecnici e di legittimita` del Trattato e non un’analisi profonda sui temi politici, peraltro gia` svoltasi, con esito altrettanto positivo, nella Camera dei Comuni.

In sostanza, fino ad oggi, 19 Stati europei hanno ratificato il Trattato di Lisbona, l’Irlanda non ha proceduto a tale ratifica, stante il risultato del referendum, e i rimanenti Paesi, tra cui l’Italia, hanno in corso una procedura parlamentare di ratifica.

I Governi europei (direi tutti non avendo registrato sostanziali obiezioni nella discussione tenutasi lunedi`in Lussemburgo) concordano in primo luogo sul fatto che il Trattato di Lisbona non si puo` rinegoziare.
Ovviamente, imbarcare l’Europa in una riapertura del negoziato non solo condannerebbe il tutto al fallimento ma abbandonerebbe, o allontanerebbe, una risposta al no irlandese che certo non arriverebbe rientrando in un lungo ed estenuante dibattito sulle technicalities delle istituzioni.

In secondo luogo non ci si puo` concedere una pausa di riflessione indeterminata restando in attesa come accadde dopo il no francese ed olandese al Trattato istitutivo della Costituzione europea firmato a Roma. Va tenuto conto, infatti, che il Trattato di Lisbona ha inteso modificare l’impostazione di un Trattato costituzionale organico in un Trattato sul funzionamento delle istituzioni proprio per venire incontro alle perplessita` e ai dubbi di coloro che ritenevano tale Trattato poco rispettoso o non sufficientemente rispettoso delle prerogative nazionali. Come tutti ricordiamo e` per questa ragione che si e` abbandonata l’idea del Trattato costituzionale.

A titolo puramente personale, avendo vissuto quella fase, mi permetto di aggiungere anche che l’abbandono del Trattato costituzionale organico ha certamente dato una risposta alle preoccupazioni allora emerse, ma ha di fatto trasformato il Trattato di Lisbona in una serie di emendamenti ai trattati gia` esistenti, rendendo lo stesso meno leggibile per il cittadino. La battuta poco felice di un ex collega ed amico commissario di non avere neanche letto il Trattato da` l’idea di come il contenuto dello stesso sia oggettivamente apparso di difficile comprensione.

In terzo luogo, si deve dare tempo all’Irlanda per proporre soluzioni per uscire dalla crisi. L’errore piu` grande sarebbe imporre qualcosa a un Paese i cui cittadini vanno sempre rispettati anche se non numerosi e considerati da parte sia di Bruxelles sia delle altre capitali avendo democraticamente espresso il loro voto.

A questo proposito abbiamo gia` ascoltato, e riascolteremo questa sera, il primo Ministro irlandese e il collega Ministro degli esteri irlandese che ci hanno fatto capire che prima di ottobre non vi saranno proposte.

Non vi saranno, cioe`, le proposte trapelate su alcuni osservatori, su alcuni giornali, circa opt-out speciali o norme derogatorie per l’Irlanda. Credo sia assolutamente prematuro parlare di questo. Imbarcarci da oggi in una discussione su norme preferenziali da offrire immediatamente ad un Paese che si e` espresso contro la ratifica del Trattato attraverso un referendum sarebbe francamente un esempio negativo per gli altri Paesi che lo hanno gia` ratificato e per quelli che si accingono a farlo. Altri Paesi europei stanno lavorando in tal senso, come sta facendo questo Parlamento e i restanti altri Paesi.

A proposito delle prospettive sui tempi di approvazione del Trattato, faccio presente che i colleghi svedesi avranno bisogno di qualche mese in piu`, avendo in corso una procedura costituzionale; la ratifica dovrebbe dunque avvenire tra ottobre e novembre. Gli altri Paesi europei, compresa la Polonia, contano di arrivare ad una conclusione immediatamente prima o immediatamente dopo l’estate, quindi in tempi brevi.

In sintesi, credo che su questo primo aspetto questa sera, con i Capi di Stato e di Governo, si confermera` che l’Irlanda puo` e deve non solo riflettere insieme a noi sulle ragioni – sulle quali mi soffermero` a breve – del no degli elettori, ma anche prospettare delle ipotesi di soluzione per uscire dalla crisi che non possiamo e non vogliamo proporre noi. In altri termini, sarebbe del tutto incomprensibile anticipare ora idee quali quelle di assi privilegiati o gruppi di Paesi che stabiliscano di fare a meno dell’Irlanda. Nella discussione dei Ministri degli esteri tenutasi in Lussemburgo e` emerso che un messaggio di questo tipo sarebbe inaccettabile.

Non e` accettabile ovviamente per la Francia che, assumendo la Presidenza dell’Unione il 1º luglio, ha un interesse politico legittimo ad accompagnare a compimento questo percorso attraverso il lavoro dei Parlamenti nazionali (che ritengo debba proseguire verso la ratifica) e un’offerta di collaborazione intensa all’Irlanda, affinche´ suggerisca qualche soluzione.
Sulle ragioni del no irlandese vi e` stata una prima esplorazione ed e` stato condotto anche un sondaggio Eurobarometro che, come sapete, e` abbastanza utile perche´ e` rivolto a campioni significativi. Ebbene, e` emerso che la tipologia dei votanti irlandesi che hanno espresso il no e` composta soprattutto da donne e giovani appartenenti a classi medio-basse.

Bisogna tenere conto poi che una larga maggioranza dei cittadini irlandesi aveva dichiarato nei mesi precedenti, quelli piu` lontani dal voto, di essere in fondo favorevole all’adozione del Trattato di Lisbona e che in realta` la percentuale dei votanti del referendum e` stata bassa. Inoltre, l’80 per cento degli irlandesi ha dichiarato di sentirsi europeo e di voler restare nel sistema europeo (sondaggio condotto dopo il no irlandese). Accanto all’analisi del voto, nel sondaggio condotto e` emerso che nell’80 per cento dei casi la risposta data e` stata: «guai ad uscire dall’Europa» e nel 75 per cento: «vogliamo regole speciali».

L’Irlanda ricorda bene cosa accadde con il Trattato di Nizza. Credo che anche voi ricordiate che l’Irlanda boccio` il Trattato di Nizza con referendum, ottenne un particolare trattamento e poi con il secondo referendum gli irlandesi lo approvarono. Dalla risposta degli irlandesi emerge la stessa impostazione: «vogliamo stare in Europa, ma vogliamo un trattamento preferenziale». Questo e` il quadro che fotografa la situazione.

L’analisi del collega irlandese Martin sulla ragione del no e quindi della grande astensione dal voto anche dei favorevoli (questo e` stato l’elemento) e` di questo genere: donne, giovani e classi meno abbienti sono andati a votare no, mentre coloro che si erano dichiarati favorevoli non sono andati a votare si`, vista la percentuale molto bassa dei votanti; non hanno espresso in modo militante il loro si` per l’Europa, avendo pesato i limiti del Trattato di Lisbona, la sua non leggibilita`, la non comprensibilita` di quanto e` in esso scritto, la fuorviante interpretazione data nella comunicazione sul suo contenuto.

Era stato detto che il Trattato di Lisbona avrebbe consentito i matrimoni omosessuali e gli aborti, anche laddove sono vietati; tutte notizie assolutamente non vere, essendo il diritto di famiglia espressamente escluso dalle norme del Trattato di Lisbona come materia comunitarizzata. E ` stato detto che il Trattato di Lisbona avrebbe consentito la droga libera, altra comunicazione falsissima, perche´ anche la materia degli stupefacenti era fra quelle, sottratte alla comunitarizzazione nell’ambito della giustizia e della sicurezza. Soprattutto ha pesato – secondo l’analisi del collega irlandese la questione globalizzazione e la mancanza di risposte concrete a temi vicini al cittadino molto piu` delle istituzioni.

In altri termini, posso riassumere i fatti in questo modo: non e` stato compreso il messaggio (che e` – bisogna dirlo – un po’ per addetti ai lavori) che senza istituzioni efficienti le decisioni importanti per i cittadini sono piu` difficili. Questa e` la ragione che giustifica il Trattato di Lisbona, l’eliminazione del diritto di  veto nazionale, la stabilita` della Presidenza del Consiglio europeo. Senza istituzioni piu` efficaci, le decisioni che stanno a cuore ai cittadini sono piu` difficili.
Questo messaggio non e` passato. E` passato invece soltanto il messaggio,  anch’esso spiegabile, che i cittadini si sentono lontani dalle istituzioni europee per la crisi dei prezzi dei prodotti alimentari, la crisi energetica e il grande tema  dell’immigrazione. Bisognerebbe spiegare che senza le istituzioni europee la direttiva importantissima sui rimpatri e sull’immigrazione adottata ieri non sarebbe stata possibile. Ma questo, purtroppo, e` difficile da spiegare trattandosi di un messaggio che passa con difficolta`. A cio` si aggiungono anche i temi dei cambiamenti climatici e dell’energia.

Ebbene, tutte queste tematiche sono state percepite come lontane dalla capacita`di decisione dell’Europa.
Queste le prime analisi che sono tutt’altro che esaurite, ma che permettono oggi di affermare che la soluzione di questa battuta d’arresto, che e` seria e non va assolutamente sottovalutata con un’alzata di spalle, deve essere politica. Per questo motivo non possiamo imbarcarci in un nuovo negoziato sugli emendamenti e sulle regole. Ecco perche´ oggi sarebbe pericoloso parlare subito di opt-out irlandese o di annessi e dichiarazioni di specificazione. Accadde in passato, e` vero, ma non e` questo quello che i cittadini europei e irlandesi attendono. Infatti, se si andasse a votare per il secondo referendum senza aver sciolto il nodo tutto politico della vicinanza tra Europa e cittadino, i cittadini irlandesi voterebbero di nuovo no. Questo e` quello che ci ha riferito il ministro Martin.

Pertanto, o ci occupiamo da subito dei prezzi dei prodotti agricoli, adottiamo una linea sulla politica energetica, accompagniamo la Presidenza francese sulla difesa comune europea (altro tema chiave su cui la Presidenza francese pone una priorita` che l’Italia sostiene) e sull’immigrazione oppure tornare al voto irlandese tra sei mesi ci condannera` ad un nuovo no.

La conclusione e` che ovviamente il Trattato di Lisbona potrebbe non entrare in vigore il 1º gennaio, e` che se le proposte arriveranno alla fine di quest’anno potrebbe essere difficile votare a giugno per le elezioni europee, con il Trattato di Lisbona in vigore. Oggi l’Europa deve dare una dimostrazione di saper lavorare, di non fermarsi perche´ c’e` stato il no dell’Irlanda.

Per questo motivo, i Capi di Governo hanno deciso di parlare di questo tema, che e` pure di grande importanza, nella cena di questa sera e non in sede di conclusioni.
Vi sara` un paragrafo dedicato alle conclusioni del Consiglio europeo di venerdi` mattina che saranno incentrate pero` – ecco la seconda parte delle mie riflessioni – sulla politica migratoria europea, sull’azione in materia di politica energetica e di cambiamenti climatici, sull’intervento europeo per la stabilizzazione dei prezzi dei prodotti alimentari e dei prezzi dei prodotti petroliferi. Questi saranno i temi di discussione del Consiglio europeo e non la crisi della ratifica del Trattato di Lisbona dopo il no di Dublino, perche´ cio` significherebbe che l’Europa si e` fermata e che le risposte che dobbiamo dare non vengono date.

E` questo in conclusione il motivo per cui il Governo italiano auspica, in primo luogo, che il Parlamento continui a discutere e ratifichi il Trattato: sarebbe un segnale politico. E lo sarebbe anche se il Trattato non entrasse in vigore domani: dobbiamo saperlo. Un segnale politico che pero` non puo` essere disgiunto da una  discussione politica – che auspico fortemente in questo Parlamento – su cosa deve fare l’Europa non per cambiare le regole sul voto a maggioranza, ma per rispondere alla crisi dei prezzi; non per dare un presidente che dura due anni e mezzo o sei mesi (lo abbiamo gia` scritto e non si rinegozia), ma per risolvere il problema migratorio a livello europeo e non piu` solo nazionale.

Questo e` il dibattito che – credo – dovrebbe avere ad oggetto cosa vuole il cittadino dall’Europa, piuttosto che difficili emendamenti ai Trattati esistenti o uno ulteriore; quest’ultimo serve per arrivare ad un fine, che ritengo siano la politica o le politiche. Ecco l’oggetto del dibattito – almeno secondo il punto di vista del Governo italiano – che dovrebbe accompagnare il nostro voto di ratifica del Trattato.
Mi fermo qui, ovviamente per lasciare spazio alle eventuali risposte …

… FRATTINI, ministro degli affari esteri. Il Governo si aspetta di dare un segnale al resto dell’Europa, anche se – come e` stato detto – il Trattato di Lisbona potrebbe non entrare in vigore ne´ a gennaio, ne´ probabilmente a giugno del 2009. Il  segnale dovrebbe essere quello di avere un risultato in questo Parlamento, un’adozione prima delle ferie. Ovviamente cio` non vuol dire strozzare il dibattito parlamentare, perche´ ci vuole una grande iniziativa politica; inoltre, credo sia piu` opportuno interrogarsi su cosa vuole e cosa deve fare l’Europa, piuttosto che – come ho gia` accennato – se occorre modificare o meno qualche parte del Trattato, che non sara` modificata. Questo deve essere evidente.

Un tema che sottoporremo molto chiaramente agli amici irlandesi e a tutti quelli che hanno perplessita` sull’Europa e` stato gia` accennato da qualche collega. Un’Europa a` la carte e` difficilmente immaginabile e accettabile per una semplice ragione. Diamo per scontate cose che anche coloro che «ritengono l’Europa inutile e burocratica» non debbono dimenticare, come non debbono dimenticare gli amici irlandesi, gli amici polacchi e tutti gli amici che anche in Francia hanno votato no: il 42 per cento degli enormi fondi europei va agli aiuti agricoli. Cosa succederebbe Se domani venissero meno gli enormi fondi destinati all’Obiettivo 1, che per l’Italia vuol dire tutto il Sud? Li diamo per scontati perche´ ci sono, ma l’Europa e` anche questo.

Se facessimo venir meno la politica europea sull’immigrazione, da domani non avremmo piu` neanche la prospettiva di fare un rimpatrio europeo; ebbene, oggi,  grazie alla direttiva che e` stata appena adottata e che entrera` in vigore ce l’abbiamo. Queste cose andrebbero spiegate piuttosto che dire che ci piace un grande presidente stabile del Consiglio europeo.

Andrebbe spiegato che con l’Europa il risultato e` «questo, questo, questo e questo» e che senza Europa e` «questo e questo».
Cari amici, fate la differenza: ecco perche´ gli irlandesi all’80 per cento hanno risposto affermativamente, dimostrando di volere fortemente l’Europa, aggiungendo poi pero` di volere anche un trattamento preferenziale.

Infine, come sapete, in assenza di modifiche, dal giugno 2009, dovremo ridurre il numero dei commissari europei. Deve essere chiaro a tutti: non avremo piu` 27 commissari, ma 27 meno un numero indefinito.

In altri termini, l’Italia entrera` o no nella rotazione? Perdera` un giro e non avra` il commissario europeo? Quali saranno i criteri di nomina dei commissari? Quale il criterio di rotazione? Quanti commissari avremo in meno rispetto ai 27 attuali? Dobbiamo deciderlo ora: se sara` approvato il Trattato di Lisbona, verra` confermata fino al 2014 la regola di avere un commissario per ogni paese; senza il Trattato di Lisbona, questo non accadra`.


Dobbiamo considerare anche questo aspetto, perche´ il prezzo della mancata adozione del Trattato e` che l’Italia potrebbe entrare nel criterio di rotazione normale (che prima o poi tocchera`), senza avere un membro nella Commissione Europea.


Luogo:

Roma

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