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Governo Italiano

Dettaglio intervento

Data:

13/12/2008


Dettaglio intervento

(Fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)

Santità,
Eminenze Reverendissime, Eccellenze Reverendissime, Reverendissimi Monsignori, Signori Ministri e Sottosegretari, Rappresentanti del Corpo diplomatico presso la Santa Sede, Signore e Signori, è con una certa emozione che diamo alla Santità vostra, oggi, il benvenuto nell’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede. Sono passati ormai più di 22 anni, dall’ultima visita di un Pontefice a Palazzo Borromeo: il Suo predecessore Giovanni Paolo II fu qui nel 1986, prima di Lui, nel 1964, venne a via Flaminia Paolo VI  e ancor prima Pio XII, il 2 giugno del 1951.
Queste graditissime visite, che si ripetono nel tempo a distanza periodica, quasi a un quarto di secolo l’una dall’altra, rappresentano una testimonianza importante della profonda consonanza che, negli anni, continua a caratterizzare le relazioni fra lo Stato e la Chiesa in Italia. Fra due mesi, nel febbraio prossimo, celebreremo un doppio anniversario: gli 80 anni della chiusura della questione romana, con la firma del Trattato Lateranense, e i venticinque anni dall’Accordo di modificazione del Concordato. Si tratterà di una occasione, che auspico possa essere utile anche al grande pubblico, per conoscere meglio lo strumento concordatario e sottolineare il suo significato e la sua perdurante attualità.

Santità,
la sua presenza oggi a Palazzo Borromeo ci consente di cogliere, nell’ambito di questo complesso ma  armonioso rapporto che lega le due sponde del Tevere, un aspetto cruciale per la vita della Chiesa, e al quale l’Italia assicura il suo convinto contributo. Mi riferisco alla nostra profonda identità di vedute nella costante azione a tutela dei diritti dell’uomo.

Proprio nel corso di questa settimana il Presidente Napolitano ha presenziato insieme a Lei nell’Aula Paolo VI  alla manifestazione che la Santa Sede ha organizzato a ricordo del sessantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. La presenza, in tale circostanza, del Capo dello Stato ben rappresenta quel comune sentire che accomuna Italia e Santa Sede nella costante difesa dell’essere umano e della sua dignità in tutto il mondo. Siamo convinti che i diritti fondamentali devono rimanere gli stessi per ogni individuo. Non dobbiamo inseguire, soprattutto in Europa, astratti modelli di integrazione multiculturale a scapito del rispetto dei diritti individuali. Deve essere la promozione di questi ultimi, un nuovo umanesimo, fondato sui diritti della persona, a forgiare oggi l’identità europea e a porsi come condizione per l’integrazione.

Desidero poi, ribadire - Santità - come il Governo italiano ritenga centrale, nell’ambito dei diritti umani, la tutela della libertà di culto, che non significa solamente possibilità di vivere il proprio credo in privato, ma soprattutto libertà di espressione pubblica delle convinzioni religiose di ciascun individuo e gruppo. Per questo l’Italia  ha sempre mostrato profonda sensibilità per la sorte delle minoranze cristiane in ogni parte del mondo esercitando una costante azione a loro supporto. Penso, in particolare, alla minoranza presente in India per la quale, di fronte ai recenti luttuosi avvenimenti, siamo intervenuti sia bilateralmente che nell’ambito dell’Unione europea. Siamo inoltre fortemente convinti che la stabilizzazione del Medio Oriente passi anche attraverso la salvaguardia delle diverse comunità cristiane storicamente presenti nella regione alle quali, in particolare in Libano e in Iraq, forniamo il nostro supporto e aiuto.

Mi consenta infine di toccare un aspetto al quale ci richiama il luogo nel quale ci troviamo. L’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede è l’organo del Ministero degli Esteri che collabora giornalmente con la Segreteria di Stato di Vostra Santità per rendere concretamente possibile quel diritto di legazione attivo e passivo che la Santa Sede possiede per antica consuetudine, codificata anche nei Patti Lateranensi.
Si tratta di un servizio talvolta oscuro e di poca visibilità, ma che crediamo ugualmente importante affinché gli organi centrali della Chiesa possano godere di quella piena libertà  necessaria all’esercizio del proprio alto magistero.

Santità,
è con questi sentimenti che Le do il benvenuto a palazzo Borromeo, formulando fervidi auguri per la Sua persona e la Sua altissima missione.


Luogo:

Roma

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