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Governo Italiano

Dettaglio intervento

Data:

10/12/2008


Dettaglio intervento

(Fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)

• Con la firma - nel luglio scorso -  del decreto con cui è stata indetta la prima Conferenza dei Giovani Italiani nel Mondo abbiamo avviato una iniziativa importante, certo uno dei punti maggiormente qualificanti della politica di questo  Governo nei confronti delle collettività italiane all’estero.

• La straordinaria partecipazione al processo di selezione dei delegati, processo attuato lo scorso ottobre, lo ricordo, d’intesa tra i Comites, il CGIE e le nostre Ambasciate conferma che avevamo visto giusto, che c’è una voglia di Italia, che ancora vive e cresce e si tramanda attraverso le generazioni.

• Questo dato è confermato ancor più dal successo riscontrato dal “blog” istituito dal Segretariato, e cioè lo spazio cibernetico in cui i giovani delegati hanno dibattuto tra di loro e con i coordinatori sui temi sui quali si articola la Conferenza, che si è rivelato un utilissimo strumento per la preparazione dei lavori, un’esperienza da non disperdere anche una volta concluso l’evento.

• Il senso e la finalità di questa Conferenza sono  racchiusi in un semplice messaggio che vorrei qui subito sottolineare. Gli Italiani all’estero e in particolare i giovani sono parte del nostro sistema Paese. Voi, siete tutti ambasciatori dell’Italia all’estero e come tali chiamati a valorizzare il nostro Paese, mentre l’Italia ha il dovere di valorizzare voi e le vostre capacità. Molti italiani, peraltro, vivono da protagonisti all’estero e credo sia giusto continuino a farlo mantenendo certo uno stretto legame con la madrepatria ma senza necessariamente aspirare a tornarvi. “Esportare” italiani bravi e capaci non deve essere letto soltanto sotto l’ottica della “fuga di cervelli”, è anche un modo per mettere in vetrina a livello internazionale le nostre qualità, per farle  apprezzare meglio. Da Vice-Presidente della Commissione Europea ho potuto conoscere e apprezzare molti giovani italiani che lavoravano all’estero tenendo alto il nome dell’Italia.

• Lasciatemi anche dire che questa Conferenza dimostra come – nonostante una fase internazionale critica sul piano finanziario ed economico - il nostro Governo abbia saputo trovare il modo per organizzare un evento che conferma il suo forte attaccamento alla comunità italiana all’estero e in particolare ai Giovani.

• Il Comitato Organizzatore di questa Conferenza, presieduto efficacemente dal Senatore Mantica, ha elaborato lo scenario ed i suoi cinque temi, che qui ricordo: (1) identità italiana, (2) lingua e cultura, (3) informazione e comunicazione, (4) rappresentanza e partecipazione, (5) mondo del lavoro e lavoro nel mondo.

(1) L’identità italiana è la questione centrale che alimenta anche tutte le altre: cosa vuol dire sentirsi italiani oggi, per voi che vivete fuori dell’Italia, e che cosa vorrà dire fra dieci o venti anni, quando sarete  nella piena maturità della stagione della vita, avrete una famiglia, dei figli cui trasmettere valori e esperienze? Potremmo dire che questa è “la” domanda, alla quale io vorrei contribuire dicendo e dicendovi: che voi dovete sentire l’orgoglio di appartenere ad un’Italia che è cambiata. Che vi dovete ormai sentire parte di un sistema allargato e coordinato. Che noi guardiamo a voi come ad un patrimonio italiano che aiuta l’immagine italiana a crescere.
Senza che questo faccia venir meno il nostro impegno è però importante che insieme condividiamo questa idea di nuova identità italiana, che si allontana dalla vecchia e cara idea un poco autarchica del “ritorno a casa”. Che cioè il vostro successo, il vostro impegno all’estero, anche in Paesi lontani, si traduce in un valore aggiunto per il vostro Paese. La nostra immagine vive e migliora grazie alle vostre affermazioni.

(2) La lingua e la cultura italiana sono il collante che ha mantenuto coeso questo senso di appartenenza, il segnale di immediata riconoscibilità delle nostre collettività, ovunque fossero presenti nel mondo. È un patrimonio che va salvaguardato e promosso con gli strumenti tradizionali – e penso alla Dante Alighieri ed ai nostri Istituti Italiani di Cultura –  ma soprattutto con le potenzialità che lo sviluppo tecnologico ci mette oggi a disposizione. È un impegno e un sfida anche di razionalizzazione (e di ricognizione dello stato attuale dell’insegnamento che ho disposto), di fronte alle ristrettezze economiche che abbiamo incontrato. Ma una sfida che per la parte di sua competenza il Governo, non ho dubbi, saprà raccogliere facendo di necessità una virtù che sappia tradursi in un’offerta organica e sistematica.

(3) L’informazione e la comunicazione non possono certamente restare fuori da questo quadro. Sono convinto che la stampa ed i nuovi media, sia  in  Italia, sia quelli editi o prodotti all’estero, che si rivolgono alle nostre collettività, assicurano la crescita delle nostre società civili, il confronto ed il dialogo,  l’essenza stessa di un  processo democratico che guarda al futuro, alle nuove sfide, alla ricchezza e complessità della nuova identità italiana che voi esprimete.

(4) Al processo democratico vorrei legare il quarto tema oggetto della Conferenza, rappresentanza e partecipazione. L’approvazione della legge sul voto all’estero vi ha consentito di partecipare attivamente alla vita politica italiana, esercitando all’estero il diritto di voto ed eleggendo in Parlamento i vostri rappresentanti. Dobbiamo saper considerare con attenzione gli strumenti e le forme della nostra partecipazione adattandoli alle sfide ed alle attese dei tempi. 

(5) L’ultimo tema, ma solo in ordine di elencazione, che tratterete è quello del mondo del lavoro. In realtà, è una delle tematiche che probabilmente più vi sta a cuore, in una fase della vita in cui molti di voi si confrontano con scelte, opportunità o anche situazioni di difficoltà. L’attuale crisi finanziaria ed economica sembra inoltre aver messo una cappa al futuro e all’ottimismo. Ma sono certo che l’Italia abbia le risorse necessarie per uscire da questa situazione. Ho conosciuto molti giovani italiani all’estero nella mia esperienza di ministro degli esteri e di Vice Presidente della Commissione Europea.

• La scelta di questi temi mi sembra una scelta felice, che vi permetterà di esaminare e sviluppare, nei corrispondenti Gruppi di Lavoro di domani, praticamente tutte le tematiche che hanno attinenza con la vostra esperienza di italiani che vivono all’estero. Il taglio e l’angolazione che riserverete a ciascun argomento ci sarà di estrema utilità per conoscervi meglio, permettendo di completare ed arricchire la visione “tradizionale”, seppur rispettabile, che offre il mondo legato all’emigrazione. Dalla conoscenza delle nuove realtà e delle nuove esigenze di cui voi giovani vi farete portatori, contiamo di disegnare un percorso innovativo per definire le politiche e gli interventi del Governo nei confronti degli italiani all’estero.

• In quest’ottica, vale la pena soffermarsi un momento sull’aspetto generazionale della nostra emigrazione. Più della metà degli italiani all’estero (54%, pari a circa 2.013.000 persone) è costituita da giovani al di sotto dei 35 anni. Di questi, 3 su 10 sono minorenni (606.000, circa un sesto dell’intera popolazione italiana che vive oltreconfine), oltre 2 su 5 hanno un’età compresa tra i 18 e i 24 anni (quasi 860.000) e più di un quarto (27%, pari a circa 547.000 individui) appartiene alla fascia d’età più avanzata, quella compresa tra i 25 e i 34 anni.

• Più della metà di questi giovani è concentrata in Europa (1,2 milioni, pari al 60% del totale, all’incirca 3 su 5), probabilmente perché si tratta di un continente non solo più vicino, ma anche più affine culturalmente: è qui che gli studenti, i lavoratori e i professionisti trovano maggiori opportunità di formazione e di avviamento occupazionale, grazie anche al supporto di specifici programmi di ricerca e di scambio in ambito comunitario.

• Da un’indagine di Almalaurea (2007), il Consorzio delle più importanti Università italiane, a cinque anni dalla laurea le ragioni dell’emigrazione (definitiva e a lungo termine) sono dovute, in quasi la metà dei casi, alla ricerca di migliori condizioni di lavoro solitamente presso grandi aziende. Coloro che hanno lasciato l’Italia si sono diretti prevalentemente verso il Regno Unito (19,2%), la Francia (12,6%), la Spagna (11,4%) e gli USA (9,8%). Con il trascorrere del tempo l’ipotesi di un rientro diventa sempre meno probabile, sia per le donne che per gli uomini: a 5 anni dalla laurea sono 52 su 100 i laureati occupati all’estero che considerano molto improbabile il loro ritorno.

• Pur in una Conferenza dedicata ai giovani, mi sembrerebbe ingeneroso non riservare un tributo ai “pionieri”, sia quelli che nell’immediato dopoguerra lasciarono il paese,  che  i  figli  di  quelli  partiti  nelle iniziali ondate migratorie, a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento.

• Il primo motivo per non cancellare dalla nostra memoria questi anziani è la riconoscenza. Anche grazie alla loro coraggiosa decisione di emigrare e di vivere all’estero, oggi l’Italia è collocata ai vertici mondiali per ricchezza e sviluppo. Il secondo motivo è legato strettamente alle implicazioni culturali attuali. L’Italia sta conoscendo intensi flussi immigratori dai paesi più poveri, paragonabili a quelli che una volta partivano dal nostro Paese. I nostri connazionali sono un ricordo vivente delle cause che stanno all’origine di questo sradicamento, delle difficoltà di adattamento in una società diversa dalla propria, della necessità della reciproca comprensione, dello sviluppo del paese di accoglienza inteso come impegno che coinvolge anche i nuovi venuti.

• Oggi è sempre più necessario inquadrare congiuntamente la nostra storia passata (di esodo) e quella attuale (di immigrazione). In questo senso vorrei ricordare l’iniziativa di creare il Museo nazionale dell’emigrazione, che sarà certamente realizzato e avrà sede a Roma, presso il complesso monumentale del Vittoriano. Sono lieto di potervi informare che la data di inaugurazione sarà il 2 giugno del prossimo anno, Festa della Repubblica.

• Quello dell’identità delle seconde generazioni – e la cronaca non smette di offrirne dimostrazioni, ai livelli più diversi – è uno dei temi cruciali del fenomeno migratorio. Di qui l’interesse della politica a ricercare gli strumenti più utili – come questa Conferenza – per ascoltare le esigenze dei Giovani all’estero al fine di offrire loro le necessarie risposte.

• I giovani rappresentano il futuro del nostro Paese all’estero: devono saper essere specchio della storia e delle radici che ci appartengono, ma anche trovare uno slancio sempre più incisivo e protagonista verso le sfide che ci attendono. Sfide ormai globali che hanno cambiato il profilo internazionale del nostro paese ed è con questo nuovo ruolo dell’Italia che anche voi dovete confrontarvi.

• Negli ultimi vent’anni il quadro geopolitico e geoeconomico mondiale è profondamente mutato. E’diventato molto più complesso, dinamico ed imprevedibile. Una pluralità di nuove potenze, grandi e medie, non Occidentali, ha creato una nuova complessità e nuovi problemi di governance del sistema internazionale nel suo complesso. La globalizzazione ha inoltre mostrato il suo duplice volto: l’aumento della competizione tra gli stati per coglierne, in positivo, le opportunità economiche e di sviluppo delle rispettive società, da un lato; i ‘dark sides’ (le ‘nuove’ minacce globali, non convenzionali, l’ambiente, l’energia, il gap crescente tra ricchi e poveri, le migrazioni, la proliferazione nucleare) che minacciano la stabilità e creano nuove paure, dall’altro.

• In questo nuovo mondo c’è bisogno da parte nostra oggi più di ieri, di una politica estera attiva ed intraprendente sia per prevenire le crisi e proteggere i nostri interessi di sicurezza nazionali  sia per competere efficacemente sul piano economico e politico nel mondo complesso e globalizzato, per mantenere e consolidare le nostre posizioni tra le ‘potenze che contano’.

• Qualsiasi discorso sul futuro dell’Italia nel sistema globale deve insomma partire dalla consapevolezza delle nuove responsabilità internazionali del nostro Paese, responsabilità per esercitare le quali abbiamo bisogno anche del supporto dei nostri italiani all’estero, della vivacità e del dinamismo dei nostri giovani.


Luogo:

Roma

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