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Governo Italiano

Dettaglio intervento

Data:

30/03/2009


Dettaglio intervento

(fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)

Signore e Signori,

sono davvero molto lieto di poter intervenire, alla vigilia del Vertice di celebrazione del 60° anniversario dell’Alleanza Atlantica, su un tema così attuale e rilevante come i rapporti NATO-Russia. Nel concludere i lavori di questo interessante Convegno, vorrei quindi ringraziare il Centro Studi Difesa e Sicurezza per aver organizzato un  evento che, sono certo, stimolerà ulteriori riflessioni e dibattiti.

Negli ultimi 20 anni, la maturazione della relazione NATO-Russia è passata attraverso due passaggi cruciali che hanno tratteggiato un rapporto articolato e complesso; difficile ma ineludibile; competitivo ma indispensabile. Un rapporto che ha messo in luce, nonostante vecchi riflessi psicologici e culturali, interessi comuni rilevanti e l’opportunità di perseguirli insieme.

Il primo snodo significativo risale al luglio del 1990 quando, all'indomani della caduta del Muro di Berlino, i capi di Stato e di governo dell’Alleanza Atlantica definirono l'allora URSS non più un avversario ma "un partner". Dopo che nel 1997 – con il Founding Act - si cercò di fare in modo che il primo Allargamento dell’Alleanza ai Paesi dell’Est non fosse percepito dalla Russia come un atto ostile,  la seconda tappa chiave fu poi segnata, nel maggio 2002, dalla prima riunione del neo istituito Consiglio NATO-Russia (NRC) a Pratica di Mare.

Sulla scia dei tragici eventi dell'11 settembre 2001 e grazie all’impegno personale del Presidente Berlusconi la cooperazione NATO-Russia subì, in quell’occasione, una notevole accelerazione. Tra l’Alleanza e Mosca prese forma uno spirito nuovo. Pur mantenendo la propria autonomia decisionale e operativa, la NATO riconobbe infatti alla Russia un partenariato su basi paritarie: non solo quindi dialogo, coordinamento e confronto, ma anche cooperazione ed eventualmente azioni comuni su dossier di interesse reciproco.

Negli anni successivi il NRC non è però mai riuscito a sfruttare appieno le sue potenzialità. Tra alti e bassi, momenti di distacco e fasi di riavvicinamento, il filo del rapporto tra Mosca e Bruxelles si è dipanato al di sotto delle aspettative sino all’estate del 2008 quando la crisi georgiana lo ha drammaticamente spezzato.

Superati, non senza difficoltà, i momenti più acuti della crisi russo-georgiana, si sta ormai avviando una nuova stagione nei rapporti tra NATO e Russia. Se il conflitto dell’estate scorsa e il riconoscimento di Abkhazia e Ossetia del sud hanno incrinato sensibilmente la fiducia tra Mosca e Occidente, riaccendendo la paura di un rinato imperialismo russo, la scelta dell’Amministrazione Obama di cambiare registro nel rapporto con Mosca ha impresso una diversa dinamica anche a quello tra la Federazione russa e l’Alleanza Atlantica. E’ vero, il pensiero americano sulla Russia è ancora fluido e le reciproche diffidenze non sono state ancora eliminate del tutto: stiamo solo scrivendo le prime righe di un nuovo capitolo, ma la pagina è stata ormai voltata e il prossimo vertice Obama-Medvedev che si terrà a Londra a margine del G20 ci darà certamente qualche indicazione più chiara.    

Nel “risettaggio” del suo approccio alla Russia, l’Amministrazione Obama ha optato per un atteggiamento pragmatico e non ideologico, che mira a valorizzare le aree di cooperazione senza peraltro sottacere quelle di divergenza; che implica una posizione  maggiormente dialogica anche su temi delicati come il futuro dello spazio post-sovietico e la difesa missilistica. Il tutto, comunque, all’interno di un perimetro segnato da precise “linee rosse” che anche l’Italia condivide: no al riconoscimento delle repubbliche caucasiche; no alla (ri)costituzione di sfere di influenza; no a diritti di veto sull’ingresso di nuovi membri nella NATO. In altri termini, Washington è disposta ad attribuire alla Russia titolo ad essere ascoltata sulle esigenze di cui è portatrice, ma non le riconosce certo un potere di interferenza sulle scelte di Washington e dell’Alleanza.

In tale contesto, la Riunione Ministeriale NATO del 5 marzo scorso ha sancito la ripresa del dialogo dell’Alleanza Atlantica con la Russia. Ci attendiamo adesso che il Vertice di Strasburgo-Kehl dia un segnale in questa direzione da parte dei Capi di Stato e di Governo. Fattore centrale di questa ripresa sarà il rilancio dell’NRC la cui prima riunione a livello politico dovrebbe tenersi dopo il Vertice. Da semplice foro di cooperazione pratica volto ad individuare un minimo comune denominatore con i russi, l’NRC dovrebbe finalmente diventare un efficace foro di discussione politica. Non si tratterà quindi soltanto di riattivarne il funzionamento, quanto di dargli un ruolo ed una vitalità propositiva che in realtà non ha mai avuto. L’obiettivo è recuperare quanto più possibile dello “spirito” di Pratica di Mare, associando Mosca in una cooperazione ad ampio spettro sulla base di una formula paritaria.

Dialogo politico e cooperazione pratica dovranno però andare di pari passo. Bisogna cioè evitare che il dialogo politico, una volta recuperato, non riesca a tradursi in indicazioni di carattere operativo. Il meccanismo NRC “a 27” e tra poco “a 29” deve esser messo alla prova, passando - tutte le volte che si può - dal “sentire comune” su specifici temi al “fare in comune”.  Serve, in ultima istanza, una visione strategica della cooperazione NATO-Russia, affinché lavorando insieme le ragioni del cooperare si moltiplichino e producano risultati.

Nell’ottica italiana, l’NRC dovrebbe inoltre diventare il foro per la trattazione sia di questioni che offrono punti di convergenza, come il terrorismo; sia di problematiche su cui vi sono chiare divergenze, come la Georgia. Si tratterà di un banco di prova importante per la coesione dell’azione politica degli Alleati. Inutile nascondere, infatti, che nei confronti della Russia convivono all’interno dell’Alleanza sensibilità diverse. Trovare un loro punto di equilibrio sarà quindi un esercizio che richiederà abilità, creatività e disponibilità al compromesso.

Nel processo di riattivazione dell’NRC e di ricostruzione della fiducia tra Russia e Occidente, l’Italia ha svolto e continua a svolgere un ruolo chiave, come da più parti è stato riconosciuto. La nostra posizione si ispira ad una precisa convinzione. Il rapporto tra Occidente e Russia va improntato cioè alla cooperazione e non al confronto, all’engagement e non al containment. Mosca rimane infatti per noi un partner strategico fondamentale. Non abbiamo alcun interesse a farla sentire insicura. E’ invece essenziale realizzare appieno il potenziale di partnership politica ed economica che condividiamo con la Russia e consolidare l’interdipendenza che esiste tra noi. L’Italia e l’Europa tutta sanno bene, per esperienza diretta, come sia preferibile una sicurezza basata sulla fiducia piuttosto che sull’equilibrio di potenza o sulle sfere di influenza. Costruire o ricostruire fiducia è un’arte difficile: richiede tempo e pazienza. Ma è un compito al quale non possiamo e non vogliamo sottrarci. 

Sulla base di questa convinzione, l’apporto specifico che l’Italia ha dato, durante e dopo la crisi russo-georgiana, per riannodare il filo del dialogo tra la NATO e Mosca è stato duplice. Da un lato, abbiamo contribuito ad una più corretta percezione interna ed esterna all’Alleanza, delle prospettive di dialogo e cooperazione della NATO con Ucraina e Georgia, che non possono esser sacrificate sull’altare dei buoni rapporti con Mosca, ma nemmeno essere artificialmente accelerate. L’obiettivo finale dell’Allargamento della NATO non è infatti quello di importare instabilità. Dall’altro, abbiamo cercato di mantenere i canali di dialogo con Mosca quanto più possibile aperti, sia pure su un piano informale, evitando che si tornasse a vecchie contrapposizioni e ad un clima da guerra fredda. 

Per quanto concerne i temi concreti sui quali NATO e Russia potranno lavorare insieme nel quadro NRC, le idee non mancano: Afghanistan, controllo degli armamenti convenzionali, non-proliferazione, architettura di sicurezza in Europa,  Difesa Missilistica, lotta al terrorismo, prevenzione e gestione dei conflitti. Ma vi sono anche altre questioni potenzialmente interessanti sebbene al momento non tutte pienamente mature per essere discusse: dalla lotta alla pirateria ai conflitti congelati, alla c.d. High North Dimension, cioè il futuro dell’Artico, in termini di sicurezza ma non solo.

Desidero qui soffermarmi, in particolare, su tre questioni: (1) Afghanistan; (2) architettura di sicurezza europea; (3) controllo degli armamenti convenzionali.

(1) L’Afghanistan rappresenta uno degli ambiti più importanti di collaborazione tra la NATO e la Russia. Come noto, tale cooperazione si esplica già nella concessione di permessi da parte russa al trasporto di materiali non militari per ISAF e negli accordi con alcuni Stati membri della NATO per il transito di quelli militari. Mosca ha un chiaro interesse nella stabilizzazione dell’Afghanistan e dell’intera regione per due ragioni. Anzitutto, perché è particolarmente esposta ai flussi di instabilità di provenienza afgana: teme in particolare infiltrazioni dell’estremismo islamico attraverso l’Asia centrale fino alla Russia meridionale. In secondo luogo, in quanto deve affrontare un serio problema di traffico di eroina che alimenta la piaga della tossicodipendenza nel Paese e che finanzia attività terroristiche.

Questo interesse russo è stato reso evidente anche dalla Conferenza sull’Afghanistan che Mosca ha organizzato il 27 marzo scorso nel quadro della SCO (Shanghai Cooperation Organization). La Russia parteciperà anche alla Conferenza dell’Aja, domani, e a quella che l’Italia organizzerà, in veste di Presidente del G8, a Trieste nel giugno prossimo. In questo senso, Mosca condivide un approccio regionale al problema afgano, che coinvolga gli attori rilevanti a partire da Pakistan, India e Iran; che metta in sinergia la dimensione civile con quella militare e che responsabilizzi sempre di più Kabul nell’opera di stabilizzazione del Paese. Vi sono dunque tutte le premesse per una cooperazione utile e fruttuosa sulla questione.

(2) La riattivazione del NRC servirà sicuramente a imprimere una dinamica più costruttiva anche alla discussione sul tema più ampio della nuova architettura di sicurezza europea. A questo riguardo lasciatemi però sottolineare con molta chiarezza un punto: se vogliamo che il confronto con Mosca possa produrre risultati positivi anche su tale difficile questione bisognerà che ognuno faccia diligentemente e responsabilmente la sua parte. L’Occidente dovrà quindi accettare la Russia per quello che è, una grande potenza con le sue peculiarità, la sua tradizione storica, la sua cultura, la sua dimensione geo-politica, i suoi complessi psicologici. E’ illusorio condizionare la cooperazione con Mosca alla nostra aspettativa di identificarla pienamente con l’Occidente. Non funziona.

Dal canto suo, Mosca dovrà anzitutto porsi in modo costruttivo di fronte alle aperture della nuova Amministrazione USA: accettando che il concetto di sicurezza non sia più concepito come un gioco a somma zero, dove alcuni vincono e altri perdono, ma sia il frutto di dialogo e cooperazione; riconoscendo che, anche nel così detto “vicinato comune”, ogni Paese ha il diritto di fare le proprie scelte di politica estera e di decidere le proprie alleanze; rispettando – infine – i principi di sovranità e integrità territoriale, pietre angolari dell’architettura di sicurezza internazionale.

Nella cornice di queste due premesse potrebbe risultare più agevole discutere la proposta russa di negoziare un nuovo Trattato di sicurezza europea, che ridisegni una visione comune delle regole di convivenza nello spazio da Vancouver a Vladivostok.
 
L’Italia ha reagito positivamente allo spirito di questa iniziativa lanciata dal Presidente Medvedev, operando affinché da parte europea si rispondesse con un approccio aperto e flessibile. Certo, i principi tradizionali della sicurezza europea non andranno rimessi in discussione. Penso, solo per citarne alcuni, alla indivisibilità del concetto di sicurezza; alla solidarietà transatlantica; alla libertà di ciascuno di scegliere i propri alleati; al rispetto di tutti i principi di Helsinki; al rigetto della logica delle sfere di influenza.

L’OSCE, per la sua estensione geografica e la sua membership inclusiva, costituisce il foro più adatto ad accogliere una riflessione del genere che anche altri fori, compreso appunto il NRC possono preparare. Siamo pertanto favorevoli ad una discussione informale, ad alto livello, sulla architettura di sicurezza europea e suggeriamo che l’OSCE apra un “Tavolo per le questioni della Sicurezza Paneuropea” che potrebbe riunire i Paesi e le Organizzazioni regionali interessate. Il carattere pragmatico di un tale esercizio non pregiudicherebbe la possibilità, il tempo venuto, per provare a definire anche obiettivi politico-strategici più ambiziosi, puntando ad una Helsinki plus.

(3) Un discorso a parte merita il controllo degli armamenti e la crisi del CFE generata dalla sospensione unilaterale della Russia dal Trattato. E’ un tema complesso che impegna a fondo la stessa solidarietà atlantica e sul quale i progressi devono fare i conti con un continuo lavorio di sintonizzazione di tutte le posizioni nazionali alleate. L’NRC può avere un suo ruolo e la porta abbiamo contribuito, anche in tal caso, a tenerla aperta. Occorre nondimeno che Mosca faccia i necessari passi per promuovere un recupero del  necessario clima di fiducia. Le condizioni di base non mancano ma l’impressione è che molto dipenderà anche dal livello di attenzione politico che sapremo portare alla soluzione di questo controverso dossier.

Signore e Signori,

sono dunque questi alcuni temi chiave sui quali il rapporto NATO-Russia si misurerà nel prossimo futuro. Non si tratterà di un esercizio semplice, né lineare. Ne siamo consapevoli. L’Italia continuerà tuttavia ad offrire il suo attivo contributo affinché questa cooperazione funzioni e con essa si rafforzi la sicurezza di tutti.

Andando oltre il quadro dell’Alleanza Atlantica e le competenze del NRC, riteniamo che nei rapporti con la Russia sia ormai tempo di lavorare su un’agenda positiva e globale. Vogliamo che Mosca affronti insieme a noi le nuove sfide di questo secolo anche al di là di quelle di sicurezza. Mi riferisco alla crisi economica e finanziaria, ai cambiamenti climatici, all’energia. Dobbiamo sviluppare una cooperazione ampia e costruttiva con la Russia al fine di cercare soluzioni comuni per problemi comuni.


Luogo:

Roma

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