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Governo Italiano

Riunione G8 Lavoro - Intervento Ministro Frattini (Roma, 30 marzo 2009)

Data:

30/03/2009


Riunione G8 Lavoro - Intervento Ministro Frattini (Roma, 30 marzo 2009)

(fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)

Signore e Signori, distinti ospiti,

è un grande onore darvi ufficialmente il benvenuto, a nome del Governo italiano, al Social Summit 2009 organizzato dal Ministro  del Lavoro, della salute e delle Politiche Sociali, Maurizio Sacconi, nel quadro della Presidenza Italiana del G8. La Farnesina è orgogliosa di ospitare oggi uno degli eventi chiave del nostro calendario G8 e certamente uno dei più attesi da parte dell’opinione pubblica internazionale. Desidero sottolineare l’intenso lavoro di preparazione svolto dal Ministro Sacconi e dal suo staff e l’eccellente collaborazione stabilita fra i nostri Ministeri nell’organizzazione di questa conferenza, insieme ai nostri partner G8 e G5, all’Egitto ed a FMI, OCSE e ILO.

Ho apprezzato molto la scelta del Ministro Sacconi di dedicare questo incontro alla dimensione umana della crisi, una scelta che attira la nostra attenzione su una delle conseguenze più rilevanti della crisi economica e finanziaria che colpisce attualmente il sistema globale: le difficili condizioni di vita di milioni di lavoratori in tutto il mondo.

Questo incontro è stato anticipato da maggio a marzo a causa del rapido peggioramento dello scenario economico e finanziario ed ha luogo in coincidenza con una fase particolarmente difficile della crisi. Stiamo  assistendo ad un considerevole aumento degli indicatori di disoccupazione quasi ovunque ed in molti paesi si sono verificate preoccupanti tensioni sociali. La stabilità sociale nelle economie sviluppate ed in quelle in via di sviluppo sarà a rischio se non reagiremo in maniera pronta e coordinata e se non invieremo un chiaro messaggio ai mercati internazionali.

Quest’anno più che mai, il G8 è chiamato a dimostrare la sua capacità di leadership. La Presidenza italiana, attraverso un approccio inclusivo e capace di promuovere un’associazione stabile e strutturata delle economie emergenti, intende assicurare il necessario impulso politico alla nostra azione, coinvolgendo negli incontri G8 tutti gli attori rilevanti in base alle specifiche tematiche affrontate.

Problemi complessi, come la riforma del sistema finanziario, i piani di rilancio dell’economia internazionale e la lotta contro il protezionismo, l’Africa e gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, la lotta contro la povertà, il cambiamento climatico, l’insicurezza alimentare e idrica, la lotta al terrorismo e le crisi regionali, sono al centro dell’attuale agenda globale. Questi temi sono oggi affrontati in vari fori ed in diversi formati, tra i quali è necessario che  si stabilisca uno stretto coordinamento.  

E’ pertanto motivo di grande soddisfazione il fatto che, in linea con l’attuale collaborazione fra la Presidenza Italiana del G8 e la Presidenza britannica del G20, è stato deciso che i risultati principali di questo incontro saranno tenuti in considerazione in occasione del Vertice di Londra, che si terrà il prossimo 2 aprile. Il Meeting G8 dei Ministri del Lavoro e della Salute potrà dare inoltre un contributo alla riunione informale dell’Unione Europea che avrà luogo a Praga il 7 maggio e che tratterà nello specifico il problema dell’impatto della crisi sul lavoro. Questo evento è la chiara indicazione dell’impegno dei Paesi del G8 per il raggiungimento di soluzioni comuni alle sfide globali che stiamo affrontando e della nostra intenzione di collaborare pienamente con tutti i partners per raggiungere gli obiettivi che ci siamo posti.

Signore e signori, distinti ospiti,

i governi hanno reagito alla crisi adottando importanti misure di emergenza di dimensioni senza precedenti sia nel settore finanziario che in quello fiscale. Queste misure stanno avendo un ruolo fondamentale nell’evitare ulteriori danni ai sistemi economici nazionali. L’adozione di pacchetti di stimolo ha consentito in alcuni casi di ridurre parzialmente l’impatto negativo della crisi economica e finanziaria sul lavoro, ma i risultati sono stati significativamente diversi a seconda della struttura economica e sociale di ciascun Paese. Vi è stato un coordinamento attivo fra i Paesi più industrializzati, ma siamo consapevoli che sulla dimensione sociale della crisi possiamo e dobbiamo proseguire nei nostri sforzi.

Oggi siamo chiamati a dare risposte immediate e concrete alle richieste pressanti che provengono dai settori produttivi. Dobbiamo aumentare i nostri sforzi per combattere la disoccupazione e creare politiche che proteggano il reddito dei lavoratori e preservino il capitale umano delle nostre economie. Dobbiamo aiutare quanti hanno perso il loro lavoro a trovare nuove opportunità e nuove prospettive per il futuro. E’ necessario quindi promuovere programmi di formazione e facilitare lo sviluppo di nuove professionalità, con particolare attenzione ai settori cruciali per un rilancio sostenibile dell’economia, quali quelli delle energie rinnovabili e delle nuove tecnologie nel campo dell’ambiente.

Il passaggio fra lavori diversi deve essere reso più agevole attraverso l’adozione di adeguati incentivi alla mobilità e la creazione di nuovi strumenti che contribuiscano a rendere il mercato del lavoro più efficiente e trasparente. Le nostre imprese devono essere sostenute nel loro impegno teso ad assicurare la continuità delle linee di produzione ed il mantenimento della loro competitività. L’accesso al credito, specialmente per le piccole e medie imprese, deve essere garantito, anche grazie ad una regolamentazione finanziaria adeguata, sia a livello globale che nazionale.

Allo stesso tempo, siamo oggi chiamati ad aggiornare i nostri sistemi di welfare e ad adattarli ad un ambiente sociale in rapido mutamento. Nel difendere i diritti dei più anziani, le nuove generazioni devono essere adeguatamente protette attraverso politiche di rilancio economico che siano mirate a raggiungere una stabilità di lungo periodo ed una crescita sostenibile. Gli interventi dei governi per contrastare la crisi dovrebbero essere quindi tempestivi ma temporanei, in modo tale da evitare distorsioni nei meccanismi di mercato e l’insorgere di tendenze protezionistiche, che si rivelerebbero dannose per tutti.

Affrontare insieme la dimensione sociale della crisi significa anche difendere gli interessi dei più poveri. La crisi ha ormai cominciato a colpire duramente le economie più fragili, riducendo il trend positivo di crescita che molti Paesi in via di sviluppo avevano fatto registrare negli ultimi anni, ed in particolare in Africa.

La crisi rischia di accentuare i problemi sociali nei Paesi più poveri, i quali pur non essendo al centro dei problemi finanziari risentono comunque del declino del commercio internazionale, degli investimenti e delle rimesse dei migranti. Oltre alle conseguenze occupazionali, di reddito e sociali in quei paesi, potrebbe anche verificarsi un aumento della pressione migratoria verso le economie avanzate. È quindi necessario un maggiore impegno per la definizione di politiche indirizzate al miglioramento del tessuto sociale dei Paesi in via di sviluppo. L’adozione di programmi di sicurezza sociale deve essere incoraggiata assieme a meccanismi di protezione dei salari, delle pensioni, insomma dei diritti fondamentali dei lavoratori.

Standards adeguati e comparabili nei mercati del lavoro sono inoltre essenziali per favorire uno sviluppo sostenibile ed un giusto commercio internazionale basato su una competizione equa. Siamo per questo impegnati a dare il nostro impulso politico affinché si raggiunga una conclusione positiva dei negoziati del Doha Round, che fornirebbe un contributo fondamentale alla ripresa del sistema economico internazionale. In tale ottica, è necessario che le economie industrializzate e quelle emergenti collaborino per ridurre l’impatto della crisi economica sui Paesi in via di sviluppo affinché la globalizzazione possa essere una fonte di crescita per tutti.

Signore e signori, distinti ospiti,

la crisi ci ha dimostrato che una economia globalizzata ha bisogno di regole globali per poter essere fonte di benefici per tutti. Il sistema finanziario internazionale non può garantire un’equa distribuzione del benessere in assenza di un’equa distribuzione delle opportunità. Allo stesso tempo una migliore regolamentazione finanziaria internazionale deve frenare i comportamenti eccessivi ma senza impedire l’innovazione, la capacità di intraprendere e di creare alla base della crescita economica che le economia di mercato sanno garantire. Ciò pregiudicherebbe seriamente i nostri sforzi per un rilancio della crescita globale e provocherebbe seri danni agli scambi internazionali e quindi alle condizioni di vita di milioni di persone, specie nelle economie più vulnerabili.

In questi tempi difficili, abbiamo una grande responsabilità: ridare fiducia alla gente e costruire insieme una nuova consapevolezza sociale collettiva, una consapevolezza il cui punto di riferimento non risieda più esclusivamente all’interno dei nostri confini nazionali ma li travalichi, fino ad abbracciare l’intero pianeta.Vi ringrazio molto della vostra attenzione e vi auguro un buon lavoro.


Luogo:

Roma

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