Questo sito usa cookie per fornirti un'esperienza migliore. Proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra OK Approfondisci
Governo Italiano

Dettaglio intervento

Data:

28/05/2009


Dettaglio intervento

(fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)

Signor Presidente della Repubblica,
Illustri Ambasciatori,
Autorità presenti,
Signore e Signori,

desidero anzitutto ringraziare il Signor Presidente della Repubblica per aver scelto di ospitare al Quirinale questa Giornata dedicata all’Africa, a riprova della grande e costante attenzione Sua personale e dell’Italia per questo continente. Quello dell’Italia  verso l’Africa è un interesse storico, concreto e realistico. E lo è ancor di più quest’anno, nel momento in cui - esercitando la Presidenza del G8 – il nostro governo ha posto l’impegno in favore dei Paesi africani tra le priorità della nostra agenda internazionale.

Partendo da tale premessa, credo che l’obiettivo principale di questa Giornata, che celebra il 46° anniversario della fondazione dell’Unione africana, sia di trasmettere un messaggio positivo, ottimistico e di speranza sull’Africa. Senza naturalmente sottovalutare le forti criticità che ancora esistono, ma mettendo in luce anche i tanti aspetti positivi già emersi e spesso non sufficientemente conosciuti e valorizzati. I segni di un continente che si sta trasformando da generatore di crisi in catalizzatore di opportunità e potenzialità.

Più volte, nei dodici mesi dal mio ritorno al Ministero degli Esteri, mi sono recato in Africa settentrionale: Egitto, Tunisia, Marocco. Tre mesi fa ho visitato quattro Paesi dell’Africa sub-sahariana: Angola, Nigeria, Sierra Leone e Senegal. Si tratta di Paesi completamente diversi tra loro, ma in ognuno ho potuto cogliere i segni di un dinamismo economico impensabile fino a pochi anni fa e incontrare classi dirigenti moderne, impegnate a lavorare seriamente perché i propri popoli possano avere un futuro di pace, libero dalla miseria.

Sul piano economico e commerciale, l’Africa si sta progressivamente affrancando dalla sua tradizionale immagine di giacimento di materie prime, per affermarsi sempre più come un importante partner internazionale. Il Governo italiano ne è consapevole ed incoraggia le proprie imprese a cogliere le opportunità di investimento che l’Africa presenta. Al contempo, il nostro impegno mira, anche con il coinvolgimento di regioni ed enti locali, a facilitare la definizione di Partenariati economici stabili e duraturi con i paesi africani, quali strumenti in grado di favorire un benessere reciproco.

Tuttavia, per continuare a progredire lungo la sua parabola di crescita economica, l’Africa ha ancora varie sfide da vincere di fronte a sé: anzitutto, quella di superare gli effetti negativi della crisi che stiamo vivendo; in secondo luogo, la possibilità per i Paesi africani di accedere più facilmente ai mercati internazionali; infine, la capacità di definire un modello equilibrato di sviluppo sostenibile, che concili la necessità di una crescita vigorosa con il rispetto dell’ambiente e con la gestione dei cambiamenti climatici.

Gli effetti di quest’ultimi rappresentano un problema grave per tutti, ma per l’Africa in particolare. Bisogna affrontarlo attraverso un’accresciuta collaborazione internazionale, ad esempio in materia di energie rinnovabili, efficienza energetica, lotta alla deforestazione. Siccità, desertificazione, distruzione di aree agricole, scarsità d’acqua, pandemie stanno colpendo severamente i Paesi africani, penalizzandone lo sviluppo e accentuando fenomeni migratori non solo verso l’Europa, come l’Italia ben sa, ma anche all’interno del continente, ad esempio dall’Africa sub-sahariana a quella del Nord, e dalle campagne alle città.

Quanto alle conseguenze della crisi economica globale, il tema è stato posto al centro della prossima riunione dei Ministri dello Sviluppo del G8 che presiederò a Roma l’11 e 12 giugno e nella quale sarà per la prima volta coinvolta, in una logica outreach, anche una nutrita rappresentanza di partners africani. In quell’occasione verranno inoltre discussi, in un’ottica onnicomprensiva, le tematiche dei cambiamenti climatici e della mobilità umana in Africa, nonché della capacità istituzionale dei paesi del continente.

Nonostante la crisi, l’Africa rimane al centro delle priorità di cooperazione dell’Italia, come dimostra l’impegno preso di destinare a quel continente, nel triennio 2009-2011, non meno del 50% delle risorse di aiuto pubblico allo sviluppo da utilizzare sul canale bilaterale.  In questo contesto, l’Italia si sta facendo inoltre promotrice di un concetto di sviluppo che, ribadendo la centralità dell’aiuto pubblico, valorizzi tutte le politiche di lotta alla povertà: commercio, investimenti, cancellazione del debito, efficacia degli aiuti; metta a sistema tutte le risorse a disposizione, quindi anche partenariati pubblico-privati; mobiliti tutti gli attori coinvolti: non solo Governi, ma anche enti locali, fondazioni, organizzazioni della società civile, settore privato; punti ad un maggiore coordinamento tra i donatori internazionali e ad una migliore complementarietà tra i loro interventi.

Signore e Signori,

sebbene continui a necessitare di aiuti e sostegno, in questi ultimi anni l’Africa non ha soltanto rafforzato il suo peso economico, ma ha dato spessore anche alla sua dimensione politica, manifestando una legittima aspirazione a contare di più, a dare il proprio contributo anche in termini di “governance globale”. Detto altrimenti, l’Africa ha posto da tempo la questione di una sua maggiore rappresentatività a livello internazionale, affinché anche la sua voce possa trovare più spazio ed essere ascoltata. A quest’ultimo riguardo, credo vi siano tre esercizi le cui potenzialità vanno sfruttate appieno per dare all’Africa un profilo più marcato sul piano globale.

(1) Il Vertice G8 dell’Aquila. Per quanto concerne il continente africano, il messaggio politico di fondo che emergerà dal Vertice dell’Aquila sarà quello di una collaborazione rafforzata e paritaria tra G8 e Africa per affrontare insieme le comuni sfide della globalizzazione. In quell’occasione, l’Italia proporrà due elementi innovativi che riguardano specificamente l’Africa. Da un lato, la decisione di far partecipare al dialogo con i Paesi emergenti “G8-G5” un altro grande Paese africano come l’Egitto. Dall’altro, la scelta di associare al tradizionale incontro tra i Capi di Stato e di Governo del G8 e i leaders africani , una seconda sessione in formato più ampio, che coinvolga cioè, oltre all’Egitto e alla rappresentanza africana, anche i G5, i quali negli ultimi anni si sono affermati come donatori e preziosi investitori per il continente. Un modo concreto per sottolineare come i problemi dell’Africa siano i problemi di tutti e debbano essere risolti con il concorso, la responsabilità e l’impegno solidale di tutti.

(2) La riforma delle Nazioni Unite – Il punto di vista dell’Africa è cruciale anche per definire la riforma del sistema delle Nazioni Unite a cominciare dal Consiglio di Sicurezza. Su questo tema l’Italia, che mira ad una riforma complessiva e ampiamente condivisa, ha sempre cercato di promuovere un dialogo costruttivo con i Paesi africani, ai quali ci accomuna non solo la convinzione di dover prestare un’attenzione particolare al concetto di rappresentatività regionale, ma anche la volontà di rendere le Nazioni Unite più efficaci, rappresentative, trasparenti e democratiche. L’Italia riconosce la legittimità della richiesta dei Paesi africani di far sentire adeguatamente la loro voce. E condivide la necessità di rimediare a quella che viene percepita come una ingiustizia storica per quanto riguarda la loro rappresentanza in seno all’organo cui è stata affidata la responsabilità primaria per la pace e la sicurezza internazionale. Le nostre proposte di riforma del Consiglio di Sicurezza rispondono anche a questa aspirazione del continente africano.

(3) Il Partenariato UE-Africa – Europa ed Africa hanno bisogno di un’alleanza globale e di un autentico partenariato strategico. La prossimità geografica tra i due continenti, le vicende che ne hanno intrecciato la storia, le interdipendenze economiche, sociali ed umane che si sono create, i legami culturali intensi che esistono, sono tutti elementi che ci spingono verso un futuro insieme, un destino comune. L’adozione - in occasione del Vertice di Lisbona dell’8-9 dicembre 2007 - di una Strategia Congiunta UE-Africa ha posto le premesse per il rilancio di questo rapporto sulla base di una visione unitaria del Continente africano. L’idea è ormai quella di superare la logica donatore-ricevente, prevedere un sostegno europeo allo sforzo d'integrazione dell’Africa nel suo insieme, sviluppare con essa un dialogo politico tra eguali. In questo senso, il Partenariato UE-Africa può senza dubbio rappresentare uno strumento utile per rafforzare il profilo politico africano e con esso quello della stessa Europa. 

Occorre, in questo quadro, mantenere la più alta attenzione alle aree di crisi che ci preoccupano.

Penso, ad esempio, al Sudan, dove non dobbiamo perdere di vista il nostro interesse primario, e cioè l’applicazione dell’accordo di pace tra Nord e Sud, la pacificazione del Darfur, la “costruzione” di un Paese nel quale tutte le componenti regionali, etniche e religiose possano riconoscersi e avere pari opportunità. Penso alla regione dei Grandi Laghi, dove non vi sarà una pace stabile e duratura senza un equo e trasparente utilizzo delle sue risorse naturali. Penso alla delicata situazione politica in Zimbabwe, e alle tante fragilità – traffico di droga, desertificazione, flussi migratori, infiltrazioni terroristiche - dell’Africa Occidentale. Penso, infine, alla Somalia, dilaniata da 18 anni di guerra civile.

Ed è proprio su questa ultima crisi che vorrei spendere qualche parola. La situazione in Somalia è e rimane molto delicata, come la cronaca di questi giorni ci ricorda. L’Italia appoggia l’attuale Governo somalo di unità nazionale perché ci appare seriamente impegnato a costruire una pace duratura, attraverso un consenso ampio, senza esclusioni, di tutte quelle componenti della società somala che rifiutano la violenza ed il terrorismo. Mi piace a questo proposito importante sottolineare come l’Italia sia stata il primo Paese donatore ad inviare nei giorni scorsi aiuti umanitari d’emergenza alle popolazioni somale colpite dai recenti combattimenti.

Dobbiamo mantenere viva l’attenzione della comunità internazionale, risvegliatasi di recente a causa della “novità” pirateria, su questo Paese. Anche per questo abbiamo deciso di ospitare a Roma, il 9 e 10 giugno prossimi, una riunione dell’International Contact Group sulla Somalia. Una Somalia instabile produce effetti negativi non solo sulla regione del Corno d’Africa, ma anche sul Mediterraneo, l’Europa e l’intera comunità internazionale. Lo stesso fenomeno della pirateria, la cui recrudescenza - più 98% di attacchi nel primo trimestre 2009 - cerchiamo di fronteggiare soprattutto in mare, ha in realtà le sue cause a terra, nell’endemica instabilità somala.

Come gestire dunque le situazioni di crisi in Africa e contribuire ad avviare questo continente sulla strada della progressiva stabilizzazione? Oltre al ruolo che svolge evidentemente l’Unione Europea, sono convinto che le Nazioni Unite e l’Unione Africana abbiano una responsabilità primaria nella prevenzione dei conflitti e nella gestione delle crisi. Ritengo, inoltre, che al di là delle rispettive specificità tutte le crisi meritino la nostra attenzione, senza distinzioni tra crisi di “serie A” e crisi di “serie B”. Ciò premesso, mi sembrano soprattutto tre i binari da percorrere per spegnere i focolai di instabilità in Africa. Tre percorsi strettamente interconnessi: (1) la crescita del ruolo dell’Unione Africana a favore della pace del continente; (2) lo sviluppo delle attività di formazione peace-keeping; (3) i processi di integrazione regionale.

(1) Il ruolo crescente della UA per la pace e la sicurezza. L’Unione Africana e le organizzazioni sub-regionali africane svolgono un ruolo crescente a favore della pace nel continente. L’UA - la cui Presidenza viene quest’anno assicurata dalla Libia nella persona del Leader Gheddafi, tra pochi giorni in visita qui in Italia - è ormai diventata un interlocutore chiave dell’Unione Europea e delle Nazioni Unite. Essa ha saputo svolgere, per conto dell’intera comunità internazionale, una funzione politica ed operativa di fondamentale importanza, tramite iniziative di mediazione o l’invio di forze di mantenimento della pace. Come indicato anche dal recente Rapporto del Panel ONU, presieduto dal Presidente Prodi, occorre però stabilire una relazione strategica più efficace tra Nazioni Unite e Unione Africana. Bisogna assicurare la sostenibilità finanziaria delle operazioni di pace UA e prestare particolare attenzione alla formazione del personale coinvolto nelle operazioni di pace. L’Italia è tra i principali sostenitori dell’impegno dell’Unione Africana, in particolare attraverso lo strumento finanziario della Italian Africa Peace Facility, un fondo ad hoc costituito nel 2008 e con una dotazione iniziale di 40 milioni di Euro.

(2) Il rafforzamento delle capacità africane di peace-keeping. In questo importante settore, G8 e Nazioni Unite si stanno già impegnando, ma vi è la necessità di rafforzare le iniziative già prese. Se ne occuperà anche il Vertice G8 dell’Aquila con l’obiettivo di rafforzare il sostegno ai centri di formazione regionali africani, le cui attività vanno sempre più raccordate con quelle dei centri di eccellenza situati nei paesi G8. Tra questi, per quanto concerne l’Italia vorrei citare il COESPU di Vicenza, specializzato nella formazione di peace-keepers e di unità di polizia, che ha addestrato sinora più di 1900 ufficiali e sottoufficiali, circa la metà provenienti da paesi africani; e la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa che opera in stretto raccordo con l’Unione Europea e quella Africana.

(3) I processi di integrazione regionale. In Africa è stato ormai avviato un processo di progressiva integrazione del continente. L’Unione Africana e le organizzazioni sub-regionali - penso all’IGAD che opera nel Corno d’Africa, ma anche all’ECOWAS, alla SADC ed altre ancora - vanno però sostenute perché possono essere un efficace ed originale strumento di integrazione regionale e quindi di sviluppo economico e di pace. Molti Stati africani hanno piccole dimensioni: attraverso la creazione di infrastrutture comuni, ampliano i loro mercati, sviluppano l’economia e creano una rete di contatti tra i rispettivi popoli, presupposto prezioso per far crescere relazioni pacifiche.

Signore e Signori,

lasciatemi concludere queste considerazioni con un’ultima riflessione. Parlare di politiche dell’Africa o verso l’Africa equivale sempre a parlare, nella sostanza, della vita dell’uomo sulla terra, delle condizioni della sua esistenza e della dignità della persona. E’ questa, alla radice, la madre di tutte le sfide che l’Africa pone a se stessa e all’intera comunità internazionale. Nel ridisegnarsi convulso di una globalizzazione che è giustamente chiamata in causa per i suoi squilibri, le sue asimmetrie e le sue incongruenze, l’Africa costituisce un laboratorio di questa intersezione tra politica e vita. Ecco perché l’Italia si è sempre avvicinata all’Africa con grande rispetto, rifuggendo da logiche di mero sfruttamento economico e mettendo invece al centro della sua azione l’uomo e la sua dignità. Ecco perché, nel rispetto della legalità e dei diritti umani, siamo stati sempre solidali verso coloro che chiedevano rifugio e accoglienza. Ecco perché oggi siamo interlocutori naturali e privilegiati di questo straordinario continente con il quale vogliamo lavorare insieme per migliorare il suo futuro e quello di tutti noi.

 


Luogo:

Roma

9107
 Valuta questo sito