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Governo Italiano

Dettaglio intervento

Data:

23/06/2009


Dettaglio intervento

(fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)

Signor Sindaco di Roma,
Signora Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per i bambini e i conflitti armati,
Signora Direttrice del Centro di Ricerca Innocenti dell'UNICEF,
Signora Segretario Generale della International Save the Children Alliance,
Ragazzi del NYPAW,
Signore e Signori,

lasciate che prima di tutto ringrazi coloro che hanno permesso la realizzazione di questo importante evento, a cominciare dal Sindaco di Roma che ha generosamente offerto i prestigiosi spazi del Campidoglio per il nostro incontro e per la mostra fotografica che abbiamo appena aperto. Un caloroso ringraziamento va anche a tutti gli enti ed associazioni coinvolte, l’Ufficio della Rappresentante Speciale del Segretario Generale dell’ONU per i bambini e i conflitti armati, l’UNICEF, Save the Children, i Musei Capitolini e il network dei ragazzi colpiti dai conflitti armati di cui abbiamo appena ascoltato una toccante testimonianza attraverso il racconto di Grace Akallo.

Ed è proprio dalle parole di Grace, che ringrazio di essere oggi qui con noi, che vorrei cominciare il mio intervento. La sua testimonianza è per noi un importante momento di riflessione, che ci permette di toccare con mano i devastanti effetti del coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati.

Ma ancora più importante e’ la presenza qui di ragazzi come Grace e Kon che hanno deciso anche di impegnarsi in prima persona per lavorare concretamente, insieme ad altri ragazzi che provengono dalle loro stesse esperienze, per aiutare la Nazioni Unite e la comunità internazionale nel difficile compito di proteggere i bambini colpiti dai conflitti. E’ quindi con particolare piacere che l’Italia ha appoggiato il lancio del loro Network, il NYPAW, nel novembre scorso al Palazzo di Vetro. Il Governo italiano è pronto, insieme alle Nazioni Unite, all’UNICEF e alle organizzazioni non-governative qui presenti, ad appoggiare il programma di azione che state sviluppando e ad essere uno dei vostri Partner nell’importante percorso che state affrontando.

Mi ha molto colpito il racconto del ruolo svolto nella storia di Grace da una italiana,  Sorella Rachele, la quale, inseguendo nella giungla i ribelli che avevano rapito Grace e le sue compagne di scuola, è riuscita, a rischio della sua vita, ad ottenere la liberazione di gran parte di loro.

Nell’eroismo di Sorella Rachele vedo l’impegno che l’Italia tutta, dal Governo, agli enti locali con i loro numerosi programmi di cooperazione decentrata, alle organizzazioni della società civile, religiose e non, hanno profuso per anni nella protezione ed assistenza in tutto il mondo dei bambini vittime dei conflitti armati.

Si comprende quindi con quale determinazione perseguiamo da anni l’opera instancabile di protezione e assistenza in tutto il mondo dei bambini e delle bambine vittime dei conflitti armati. Abbiamo focalizzato la nostra azione su tre obiettivi fondamentali: la prevenzione, il recupero delle vittime, la loro reintegrazione nel tessuto sociale.

Vorrei sottolineare come la prevenzione sia fondamentale. Tra i vari settori di intervento, l’Italia dedica grande attenzione al contrasto dei traffici illeciti di armi leggere e di piccolo calibro, purtroppo facilmente maneggiabili dai bambini. I nostri punti di riferimento sono l’applicazione dei principi contenuti nel Programma di Azione dell’ONU sulle armi leggere e di piccolo calibro, e nell’apposita Strategia adottata dall’Unione Europea nel 2005. Desidero inoltre ricordare gli sforzi realizzati dall’Italia per prevenire ed alleviare le sofferenze causate dalle mine antipersona; ne sono un concreto esempio le operazioni portate avanti in Libano e in Afghanistan, che l’Italia ha finanziato.

Vorrei anche menzionare che nei due anni in cui l’Italia è stata membro del Consiglio di Sicurezza, abbiamo proposto di inserire nei mandati delle operazioni di pace delle Nazioni Unite specifiche misure per la protezione dei bambini. Partendo dalla Missione ONU in Costa d’Avorio e nella Repubblica Democratica del Congo, fino ai mandati più recenti delle Missioni in Afghanistan e Sudan, queste misure vengono oggi regolarmente inserite dal Consiglio di Sicurezza nei compiti delle operazioni delle Nazioni Unite. Siamo anche particolarmente fieri di essere stati lo scorso anno tra i principali promotori della Risoluzione 1820 sulla violenza sessuale nei conflitti armati. E’ una piaga che colpisce sempre di più proprio i bambini.

Voglio infine menzionare l’importante opera svolta in questo settore dalla  Cooperazione Italiana, che ha finanziato da diversi anni numerosi progetti in moltissimi Paesi in situazioni di conflitto e post-conflitto, praticamente in ogni continente: attualmente sono in corso programmi in Libano, in Somalia, nei Territori Palestinesi, in Siria, in Sudan, in Uganda, in Sierra Leone e nella Repubblica Democratica del Congo. La Cooperazione Italiana agisce inoltre attraverso l’UNICEF ed altre Agenzie delle Nazioni Unite, finanziando programmi mirati al recupero e all’educazione, con particolare attenzione alla riabilitazione psicofisica dei bambini che hanno subito violenze e traumi, promuovendo la loro reintegrazione in società.

Siamo confortati dai risultati ottenuti sinora ma molto resta da fare. E’ dall’azione di personalità come Radhika Coomaraswamy, dallo scambio continuo di idee, dalla collaborazione con le agenzie e le figure istituzionali delle Nazioni Unite preposte a questo tema, dall’azione concertata con gli enti locali e dal fertile confronto con la società civile che nascono quelle sinergie che fanno compiere il salto di qualità decisivo alle azioni dei Governi. E’ anche per questo motivo che abbiamo fortemente voluto l’evento di oggi.

Sono certo che dallo svolgimento dei lavori di oggi nasceranno spunti di riflessione e preziose indicazioni per la nostra azione futura. Oltre al continuo sostegno che intendiamo dare al Network degli ex-bambini soldato, stiamo discutendo con le Nazioni Unite, e in particolare con il Dipartimento per le Operazioni di Pace, la possibilità di organizzare in Italia corsi di addestramento sulla protezione dei bambini rivolti al personale delle operazioni di pace dell’ONU. Per quanto riguarda la nostra Cooperazione allo sviluppo, posso confermare che il nostro impegno continuerà con la stessa determinazione di sempre.

Voglio infine assicurare di avere raccolto le raccomandazioni che mi sono state recentemente rivolte dalla coalizione di ONG “Stop all’uso dei bambini soldato”. Come giustamente ci fa osservare la coalizione, la difesa dei diritti dei minori vittime dei conflitti armati deve partire con coerenza da casa nostra. Ho chiesto ai miei Uffici di avviare un dialogo con le istituzioni governative interessate dalle vostre richieste.

Per concludere, è proprio da casa nostra che vogliamo che venga lanciato un nuovo, forte appello alla società civile e alla comunità internazionale. L’incontro di oggi e, visivamente, la mostra fotografica che abbiamo appena inaugurato, vogliono essere un deciso segnale in questo senso: vogliamo che le italiane e gli italiani e le migliaia di ospiti stranieri che visitano Roma sappiano che, quando si parla di bambini vittime dei conflitti armati, si parla di quei visi e di quegli sguardi; ascoltino le denunce delle migliaia di Grace Akallo e abbiano la consapevolezza del danno irreparabile che l’umanità subisce quando anche una sola di queste infanzie viene spezzata.

Auguro a tutti un proficuo svolgimento dei lavori.


Luogo:

Roma

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