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Governo Italiano

Dettaglio intervento

Data:

21/07/2009


Dettaglio intervento

Presidente Formigoni,

Presidente Ermolli,

Grazie a tutti voi per essere qui, e grazie a tutti coloro che hanno contribuito, insieme al Ministero degli Esteri, ad organizzare un evento destinato a lasciare il segno per il valore dei contributi, delle riflessioni, degli spunti che lo hanno animato, come il Presidente Ermolli ci ha ricordato e ora il Presidente Formigoni ci ha confermato. Un “grazie” particolare lo rivolgo a Stefania Craxi.

É chiaro che le mie riflessioni non si limiteranno a riassumere gli spunti piú importanti che sono emersi dagli interventi che ho ascoltato e da quelli che mi sono stati sintetizzati. Ho in mente in particolare l’intervento del Presidente Berlusconi ieri, quello del Presidente d’Egitto Mubarak e di altri importanti leader politici e rappresentanti della comunità economica.

Cercherò anche di indicare le linee della politica Euro-Mediterranea che il Governo italiano, nell’ambito dell’Unione Europea, continuerà a perseguire anche alla luce della tradizione e dei portati profondi della nostra storia comune.

In primo luogo sono molto d’accordo, e lo sono anche istituzionalmente come responsabile del Ministero degli Esteri, sull’ idea che finalmente questo Forum di Milano divenga, in armonia con l’ impegno politico e diplomatico, un’occasione permanente, su base annuale, di riflessione, approfondimento e decisione sulle strategie economiche Euro-Mediterranee.

Per andare avanti, dobbiamo prendere le mosse dallo stato dell’arte dei lavori dell’Unione per il Mediterraneo. Con sincerità: senza nascondere i risultati che in prospettiva si potranno raggiungere, ma anche i punti di criticità che gli addetti ai lavori conoscono e che la politica deve affrontare.

Noi stiamo attraversando un periodo positivo, di ripresa dello slancio che aveva caratterizzato la nascita dell’Unione per il Mediterraneo. Pochi giorni fa si sono riuniti i Ministri membri dell’ Ecofin ed i titolari dei Dicasteri Economici dei Paesi Mediterranei, e hanno approfondito, sul versante economico e finanziario, l’importante riflessione a livello Euro-Mediterraneo sulle prospettive per affrontare l’attuale crisi.

Ma sapete anche, ed é la realtà, che sinora nessuna delle riunioni di livello politico, che erano state prospettate un anno fa, ha potuto aver luogo. Avevamo fissato un calendario ambizioso. Ma finora, dobbiamo ammetterlo, l’Unione per il Mediterraneo non é riuscita a svolgere a pieno il ruolo di soggetto politico attivo nella regione, al contrario ha finito per rimanere oggetto, per non dire vittima, delle problematiche tipiche dei momenti di crisi. Bisogna essere sinceri, la crisi di Gaza ha provocato il congelamento delle attività politiche dell’Unione per il Mediterraneo, e da quella situazione non siamo ancora completamente usciti. Ecco perché il nostro impegno deve essere ancora piú convinto. Sapete che ancora sono in corso i negoziati per la definizione dello Statuto per il Segretariato dell’Unione per il Mediterraneo, si decide ancora sui meccanismi di finanziamento, si stanno valutando i tempi delle co-presidenze dell’Unione Europea.

Al nostro interno ancora non c’é un perfetto accordo, nemmeno sulla durata delle co-presidenze dell’Unione Europea.

Se poi passiamo alla dimensione progettuale, dobbiamo ammettere che le iniziative concrete rimangono congelate a causa delle crisi di ordine politico.

Vorrei però, per cominciare, ricordare che la regione Euro-Mediterranea può essere una regione chiave per lo sviluppo del mondo intero, a condizione che sia integrata sotto il profilo economico. Ora il problema più urgente è come affrontare la crisi ed evitare il protezionismo. Io sono convinto che il vero antidoto alla tentazione protezionistica sia il partenariato. Il che vuol dire integrazione tra partner che si riconoscono reciprocamente, con eguaglianza di condizioni, di diritti e di prospettive. Questo io credo sia l’antidoto contro il protezionismo.

Ciò detto, se non vi è dubbio che il protezionismo va rinnegato, è indispensabile un sistema di regole del commercio internazionale universalmente condivise e rispettate da tutti. E il sistema delle regole internazionali deve diventare una tematica portante della dinamica euro-mediterranea. E’ un tema che prima o poi dobbiamo affrontare, come abbiamo fatto con il Mercato Unico Europeo. Qualcuno ha parlato di pericolo asiatico, dei rischi connessi ad una presenza cinese sui mercati sempre più incombente ed invasiva. Ebbene: se abbiamo detto no alla commercializzazione selvaggia da parte di Paesi come la Cina, non possiamo non promuovere un sistema di regole condivise anche con quei Paesi.

Al G8 abbiamo parlato, come voi sapete, del via libera alla ripresa del negoziato globale sul commercio, affinché si arrivi ad un accordo condiviso ed equo. Abbiamo scritto nella Dichiarazione finale che a Pittsburgh, a settembre, dobbiamo ottenere che il negoziato sul commercio riprenda ed entro il 2010 si concluda. Ricordo anche che all’ Aquila per la prima volta si è seduto al tavolo un grande Paese arabo dell’Africa come l’Egitto.

Naturalmente tutti questi discorsi hanno un senso se si ha ben chiaro che l’economia é il corpo con cui camminare, con cui correre, con cui andare avanti, ma la politica é il cuore. Se non c’é la politica che dà l’ impulso, se non c’é la politica che si prende la responsabilità di affrontare le crisi e gli ostacoli al processo di integrazione economica, probabilmente i risultati che noi vogliamo, come si é visto nel Processo di Barcellona, non li realizzeremo. La politica è essenziale affinché il processo di integrazione economica Euro-Mediterranea vada avanti.

Il processo di pace in Medio Oriente deve riavviarsi con concretezza. Dobbiamo dare ai giovani israeliani e palestinesi la possibilità di impegnarsi per la crescita economica di due Stati che vivano pacificamente l’ uno accanto all’ altro, e non per difendersi chi da un missile, chi da un muro. Su questo terreno, l’ economia aiuta, ma la politica fa la differenza. La normalizzazione dei rapporti tra Israele e gli Stati Arabi non si realizzerà per via economica, ma soltanto se verrà favorita la ripresa del negoziato tra Israele e Siria, con la mediazione della Turchia, e se si penserà un domani anche alla normalizzazione dei rapporti con il Libano e alla regolazione delle dispute territoriali.

Non possiamo, peraltro, immaginare una crescita del Mediterraneo se non risolviamo prima il problema di Cipro.

E dobbiamo dire con convinzione che la Turchia ha un futuro europeo, non possiamo dire al mondo musulmano che la tagliamo fuori perché in quel Paese ci sono 80 milioni di musulmani.

Tutte queste sono le scelte politiche da prendere per aiutare davvero il processo di integrazione economica euro-mediterranea.

Dopo molti anni, Europa e Stati Uniti parlano oggi con una voce sola. Hanno una ricetta unica e condivisa per la pace in Medio Oriente, per la normalizzazione tra Israele e Mondo Arabo, per contrastare la radicalizzazione ed il reclutamento dei giovani da parte dei gruppi estremisti. Dobbiamo cogliere questo momento magico in cui Europa e Stati Uniti si trovano a parlare davvero in sintonia.

I tre temi che sono stati scelti per il Forum di quest’anno sono temi chiave ovviamente anche per l’Italia.

Anzitutto, il tema delle piccole e medie imprese. L’Italia si candida ad essere la sede dell’Agenzia Euro-Mediterranea per le piccole e medie imprese. Si candida perché é un’idea italiana, varata insieme alla Spagna, che dal canto suo ha ottenuto il Segretariato dell’Unione per il Mediterraneo a Barcellona e che, ne sono certo, non farà mancare il sostegno a questa nostra aspirazione. Si candida per mettere a frutto l’ operosità di migliaia e migliaia di piccole e medie imprese italiane che hanno dimostrato nelle regioni a noi più vicine - i Balcani, il vicino Oriente, il Mediterraneo - come dar vita a quelle reti, a quei distretti che hanno fatto il successo della nostra economia e hanno fatto dell’internazionalizzazione del nostro sistema produttivo uno dei cavalli vincenti della nostra politica economica internazionale. Milano, ponte tra il centro dell’Europa industriale e il Mediterraneo, è il candidato naturale ad essere la sede dell’ Agenzia. É evidente che sussistono motivi storici, geografici ma anche di strategia economica che ci inducono, come Governo, a sostenere con convinzione questa proposta.

Ma vi sono altri temi sui quali un gruppo del Ministero lavora in permanenza, un gruppo che abbiamo chiamato “Forum strategico di riflessione”.

Il tema chiave su cui dobbiamo lavorare é quello della good governance, senza la quale non si puó arrivare all’integrazione economica.

Senza regole di governance, e senza adeguate innovazioni nel tessuto e nelle reti delle pubbliche amministrazioni, é difficile offrire un terreno attrattivo per la circolazione degli investimenti, il che invece è un obiettivo fondamentale. Certamente, se il tessuto delle pubbliche amministrazioni non é ispirato all’innovazione, alla modernità e al buon governo della macchina amministrativa, un grande ostacolo si pone dinanzi a voi imprenditori al momento di decidere se avviare un investimento in questo o in quel Paese. Voi sapete perfettamente che la qualità della governance amministrativa é uno degli elementi sulla cui base si decide se investire in un Paese oppure in un altro. Visto che questa Unione per il Mediterraneo la stiamo costruendo insieme, pensiamoci ora, e non dopo, rincorrendo il problema. Vedete, questa non é l’unica delle riflessioni che noi dovremmo fare preliminarmente. Prima ho accennato alle regole del commercio, ma pensate anche a due ulteriori ambiti in cui le regole dovremmo cominciare a costruirle ora, come fecero i padri fondatori dell’Unione Europea molti decenni fa, dicendo da dove cominciare se vogliamo creare un mercato integrato: la libera circolazione dei beni e delle persone; e, se vogliamo fare in modo che tale libera circolazione sia effettiva, dobbiamo pensare a regole omogenee per gli strumenti con cui gli imprenditori concretamente operano, e mi riferisco alle società. Uno dei risultati piú importanti nel processo di integrazione europea é stata la legislazione comune europea in materia societaria. Come sarà mai possibile una vera integrazione Euro-Mediterranea se non cerchiamo di avvicinare i sistemi normativi societari dei paesi delle due rive del Mediterraneo?

Abbiamo un’esperienza decennale delle società di diritto europeo: offriamo, dunque, questo contributo per aprire una discussione, che andrà fatta; e, se vogliamo davvero una libera circolazione dei beni e delle persone, come é possibile che vi sia l’obbligo del visto per una persona che deve andare da un Paese all’altro della stessa area, ad esempio del Maghreb, e che ci voglia un visto anche per uno studente che intenda venire in Europa per frequentare un corso di studi?

Credo che l’Europa dovrebbe progressivamente avviarsi ad una liberalizzazione dei visti per quelle categorie di cittadini che sono ritenute protagoniste della costruzione dell’ Unione Euro-Mediterranea. D’altronde, l’abbiamo fatto e lo stiamo facendo per i Balcani Occidentali, e funziona assai bene. E’ stata la chiave del successo per portare quei Paesi piú vicino all’Europa dopo il crollo della Yugoslavia. Politica dei visti, libera circolazione dei beni, lotta alla criminalità: questi sono i tre settori che hanno bisogno di regole efficaci, e l’Europa, con la sua politica di vicinato, ha molto da offrire ai Paesi della sponda Sud. Si era parlato di un Erasmus tra i Paesi del Mediterraneo, ma poi non se ne è fatto nulla. Oggi giustamente il Presidente Formigoni ci propone un programma di scambi tra studenti delle Università delle due sponde. Che aspettiamo a concretizzare questi obiettivi? Non sono piccoli particolari, sono vere e proprie precondizioni, dobbiamo ricordarci di avere un destino comune. Se non è nemmeno possibile venire liberamente in Sicilia o a Milano per un concerto, perché bisogna chiedere il visto, andare al Consolato, all’Ambasciata - questo vale per quei giovani di cui stiamo parlando – non può che derivarne frustrazione. Ebbene, nell’Unione Europea non è stata ancora raggiunta una posizione comune, ci sono ancora dubbi su questo. Dobbiamo far svanire questi dubbi.

Vengo al tema delle infrastrutture. L’Italia ovviamente é in prima fila in tema di grandi infrastrutture per i trasporti, vi é un importante fondo Inframed per le infrastrutture, ne avete ampiamente dibattuto, la Cassa Depositi e Prestiti Italiana é in prima linea nel promuovere questa iniziativa. Si tratta di un’operazione finanziaria concreta e ambiziosa. Io credo che vada fortemente condivisa e appoggiata. Avete parlato del settore dei trasporti, delle Autostrade del Mare, dei porti, tutto assolutamente importante e tutto condivisibile. Io aggiungerei un paragrafo a questa politica dei trasporti: la sicurezza. Mi riferisco non solo alla protezione delle navi e del loro carico, ma alla dimensione complessiva della sicurezza: per evitare tragedie come quelle che hanno provocato l’inquinamento terribile di alcune parti del nostro Mediterraneo, per assicurare pattugliamenti comuni, per condividere le informazioni. Un presidio contro il traffico internazionale di esseri umani, droga, armi, contro la circolazione dei terroristi.

Sull’ ultimo tema, quello dell’energia, non c’é nulla da aggiungere a quello che é stato detto, a parte due sole cose. Uno: occorre un mercato Euro-Mediterraneo più integrato, il Ministro Scajola ne ha parlato, ne stiamo parlando a livello di Unione Europea, molti progetti nel settore delle infrastrutture energetiche europee grazie all’Italia sono stati rimodulati allo scopo di finanziare programmi di interconnessione e integrazione tra la Sponda Sud e la Sponda Nord. Accanto all’energia c’è, ancora una volta, l’ambiente. Il tema delle energie pulite é stato pure affrontato nell’ ambito del Piano Solare per il Mediterraneo. Merita l’attenzione dell’intera comunità internazionale.

Ecco, in conclusione, i punti su cui credo l’Italia possa a ragione dire di aver elaborato una visione, che non si limita a questa o a quella iniziativa. Oggi a Milano c’é un sistema Italia che si confronta con i Partner mediterranei. C’é un sistema Italia che vuole lavorare insieme per realizzare una strategia condivisa che non si esaurirà in questo Forum ma certamente proseguirà. Siamo consapevoli di avere un destino comune, lo diciamo sempre, siamo convinti di doverci confrontare attraverso il dialogo e il rispetto reciproco, che é la precondizione del dialogo stesso. Noi amiamo fortemente le regole europee, i modelli democratici europei, ma non ci passa neanche per la testa di metterli su un tavolo, dicendo: “Cari amici mediterranei, questa é la nostra ricetta, pensiamo che voi la dobbiate imitare perché é la migliore che c’é.” Sarebbe una mancanza di rispetto in cui noi non cadremo mai perché noi sappiamo, in Italia, rispettare e comprendere, anche quando non siamo d’accordo con i nostri interlocutori. Continueremo a lavorare, perché occorre uno sviluppo condiviso.

E l’ultimissimo tema che dobbiamo certamente ricordare é la cultura. Noi siamo un paese che fa della cultura forse uno dei migliori biglietti da visita della propria politica internazionale.

La cultura é educazione, é la condizione basilare affinché questa Unione per il Mediterraneo possa crescere. Le giovani generazioni debbono essere rese consapevoli, attraverso l’educazione, che la strada giusta non è quella dello scontro tra civiltà, bensì quella dell’incontro tra civiltà. Tra un estremista e un moderato si deve scegliere la moderazione, tra la strada dell’accordo e la strada dello scontro si deve scegliere l’accordo, e questa convinzione soltanto la cultura ce la puó dare: senza cultura non c’é politica, tanto meno economia.

Grazie.


Luogo:

Milano

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