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Governo Italiano

Dettaglio intervento

Data:

09/09/2009


Dettaglio intervento

(fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)

Signor Presidente della Repubblica,
On.le Ministro per le Pari Opportunità
Eccellenze,
Signore e Signori,

ringrazio innanzitutto il Signor Presidente della Repubblica per aver voluto onorarci della Sua presenza. Le Sue considerazioni sono il miglior modo per iniziare queste due giornate di lavori su un tema che ci tocca da vicino, per la sua importanza ai fini dello sviluppo e della pace, come avremo modo di constatare nel prosieguo.

Desidero inoltre ringraziare il Ministro per le Pari Opportunità, l'On. Carfagna, per avere voluto questa Conferenza che ha riunito presso il Ministero degli Esteri tante personalità internazionali che, con la loro presenza e il loro contributo ai lavori, renderanno possibile la riuscita di questo incontro.

Quando l'On. Carfagna mi ha accennato per la prima volta della sua idea di legare la nostra Presidenza del G8 a un grande evento internazionale in favore della promozione dei diritti delle donne, ho subito accettato con entusiasmo di mettere a disposizione il Ministero degli Esteri con la sua struttura, per collaborare al suo successo.

Si tratta di un’innovazione, perché nella cornice del G8 vengono in genere affrontate questioni diverse da quelle tipicamente di diritti umani. Tuttavia, esiste uno stretto legame tra il godimento dei diritti umani e lo sviluppo; ed è anche per questo motivo che per il Governo italiano i diritti umani rimangono una priorità assoluta della sua politica estera.

Il contributo dei paesi del G8, che all’Aquila si sono impegnati in difesa della salute e della sicurezza alimentare, dovrebbe infatti essere quello di ricordare che - senza azioni specifiche per i diritti umani e in particolare per la lotta alla violenza contro le donne - quei finanziamenti globali rischiano di non raggiungere il loro obiettivo.

L’Italia è in questo impegnata su più fronti: sul piano multilaterale sta per terminare il nostro mandato in seno al Consiglio Diritti Umani ma ci siamo già candidati per il 2011, proprio per non fare mancare il nostro contributo e il nostro impegno a livello internazionale. Ci avviciniamo alla 64ma Assemblea Generale convinti che essa costituisca un'occasione per continuare a far valere, insieme ai nostri partners europei, principi e valori per noi essenziali quali naturalmente il rispetto dei diritti delle donne, ma anche la libertà religiosa o la lotta alla pena di morte, solo per citarne alcuni. Dal punto di vista bilaterale, monitoriamo costantemente il rispetto dei diritti umani nei vari paesi, intervenendo con la diplomazia, laddove necessario.

Per tornare al tema di questa Conferenza, è auspicabile dunque che tutti i Paesi, le organizzazioni internazionali e le associazioni delle donne possano lavorare insieme per fare in modo che vengano definite leggi nazionali e specifiche azioni contro la violenza sessuale e di genere. Certamente, il processo non sarà rapido né semplice, ma è importante che la lotta a ogni forma di violenza sessuale e di genere sia riconosciuta come uno dei presupposti dello sviluppo del pianeta. La parità di genere è uno degli obiettivi di sviluppo del Millennio e la discriminazione certo si nutre e spesso si accompagna alla violenza. In questo quadro, dunque, una Conferenza internazionale in ambito G8 sulla violenza contro le donne non poteva che essere benvenuta.

Anche in virtù del fatto che la legislazione nazionale ha adottato specifiche norme per il contrasto alla violenza contro le donne, l’Italia ha accompagnato attivamente, sin dal suo avvio, l’azione delle Nazioni Unite in questo particolare settore ed è stata tra i primi Paesi a sostenere lo specifico fondo di UNIFEM. La cooperazione italiana inoltre, ha assunto questo obiettivo come prioritario nelle Linee Guida per le tematiche di genere e sviluppo e, a partire dagli anni novanta, ha avviato programmi di lotta alle diverse forme di violenza contro le donne, soprattutto nei Balcani e nel bacino Mediterraneo.

Attualmente la nostra cooperazione è impegnata in iniziative a sostegno delle vittime di violenza sessuale e domestica in: Albania, Afghanistan, Libano, Mozambico e Africa Occidentale. Di particolare rilievo a questo riguardo è l’iniziativa realizzata nel 2004 nei Territori Palestinesi, che ha dato vita, a Betlemme, ad un centro in grado di offrire, pur in un contesto particolarmente difficile, non solo protezione alle donne ma anche prevenzione e sensibilizzazione della comunità e dei media sui temi della violenza domestica.

Allo stesso tempo, l’impegno italiano nel contrasto al traffico di donne e minori è stato notevole sia in termini procedurali che operativi. I numerosi programmi di lotta alla tratta dei bambini in Africa, Asia e Europa hanno accompagnato gli interventi di cooperazione nelle aree di conflitto, in attuazione della Risoluzione del Consiglio di Sicurezza 1325/2000 e della nuova Risoluzione 1820/2008, che lega indissolubilmente la violenza contro le donne impiegata come tattica di guerra agli impedimenti al ripristino della pace. L’approvazione di questa risoluzione è una pietra importante nell’edificio di tutela dei diritti delle donne ed è un risultato che va ascritto non solo ai Paesi che l’hanno promossa e votata (tra cui anche l’Italia), ma anche a tutto il sistema delle Nazioni Unite che, da anni, è in prima linea su questo tema.

Vorrei qui ricordare anche il nostro impegno affinché, in Afghanistan, venisse modificata la Legge sul diritto di famiglia sciita, nel rispetto delle sensibilità della stessa società civile afgana e avendo come obiettivo il rispetto dei diritti delle donne e degli obblighi internazionali del Paese.

L’Italia ha assunto dunque un ruolo da protagonista nell’ambito della battaglia condotta su scala mondiale contro la violenza sulle donne. E’ pertanto naturale che il nostro Paese abbia voluto suggellare questa propria forte volontà politica mediante un’azione specifica mirante allo sradicamento di una pratica ancora oggi largamente in uso presso alcuni Paesi e che costituisce una forma aberrante di violazione fisica del corpo femminile: le mutilazioni genitali femminili.

Si tratta di un tema sul quale l’Italia si è attivata sin dalla metà degli anni ottanta, a partire dalla Somalia, e che vede oggi il Ministero degli Esteri Italiano impegnato per una vera e propria strategia di prevenzione del fenomeno, anche attraverso una specifica campagna internazionale della Cooperazione insieme a UNFPA e UNICEF. Naturalmente, per ottenere risultati consistenti, la collaborazione e un ruolo di primo piano anche dei Governi direttamente interessati è un passaggio cruciale.

In questo quadro, ho deciso di promuovere un primo incontro a New York, il 25 settembre prossimo a margine della 64° UNGA, per riunire i Partners – tra cui vari Paesi africani, ONG e agenzie delle Nazioni Unite - che sinora hanno deciso di sposare questa causa e definire insieme un’efficace strategia comune.

Per concludere, su un piano più generale, non posso che ribadire l’impegno del Governo sulla promozione e tutela dei diritti umani ovunque nel mondo. In questo contesto, rinnovo l’assicurazione di un’attenzione del tutto particolare per il tema che affronterete in questa Conferenza, impegnandomi personalmente affinché le conclusioni della Presidenza vengano portate all’attenzione dei miei colleghi del G8: sarebbe questo un segnale concreto di speranza - per le milioni di donne vittime di violenza e per le nostre società - di un futuro migliore per tutti.

Vi ringrazio per l’attenzione e cedo volentieri la parola all’ On. Carfagna


Luogo:

Roma

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